La trasformazione
alchemica spirituale
CRISI: TUTTO GIA’ PREVISTO: Dal 2006 chi legge “Zamlap” sa che quello che
accade ed è accaduto è stato previsto con congruo anticipo. Basta leggere il
numero XIV del Gennaio 2006 : 600 anni al
2666 . “Zamlap” non tralascia alcun settore della Scienza, neppure quella
profetica, scienza della previsione..
Questa è esercitata non fine a se stessa
ma per proporre le soluzioni in anticipo, non a cose avvenute ma affinché
accada ciò che vogliamo, prevedere per
creare, questo è il fondamento dell’azione
creativa fatta di “azione” e “non-azione”, per essere sempre padroni del “vuoto”, ognuno
di noi è centro dell’Universo, l’unico Universo esistente è quello che è in noi
e promana da noi, non c’è altra realtà. Senza previsione si brancola nel “vuoto” che viene riempito non da noi ma
da forze estranee ed esterne a noi,. La forza
consiste nell’essere padroni e dominatori del proprio “vuoto”, del “nulla”
che venendo al mondo siamo condannati a riempire nel tempo e col tempo che ci è
assegnato. Chi ha la “forza” crea gli eventi non li subisce, è “padrone del
proprio vuoto”. Il miglior modo di riempire il proprio vuoto è con Dio che è il
Tutto. La pienezza della vita si raggiunge solo con Dio. L’uomo deve attingere
la propria “forza” da Dio, l’unico “Padrone” del vuoto e del tutto, dell’essere
e del nulla. L’uomo senza la forza di Dio non può essere padrone del vuoto, spalancato davanti a sé
fin dal primo istante che viene al mondo. Solo se Dio è con noi riusciamo a
dare pienezza alla nostra vita. Solo così l’azione creativa si trasforma in divina
azione creativa. Diversamente la nostra vita resta sospesa nel vuoto,
destinata al nulla, perdiamo il centro dell’Universo, noi stessi. E’
l’alienazione, il “fuori di sé”, la follia. La ragione si addormenta e genera mostri,
quelli che Goya ha reso visibili con la sua maestria d’artista figurativo. Non
siamo più noi il centro intorno al quale
gira la ruota della vita. Siamo sospesi nel vuoto, precipitiamo nel
nulla. La “crisi” è una forma di
alienazione politica, economica e sociale. In quanto evento, si spera, non voluto, è l’effetto della mancanza di
“azione creativa”, di “divina azione creativa”, della incapacità a realizzare
“azione creativa” principalmente a livello politico poi, a ascendere nella
piramide, a livello sociale ed individuale. Faber
est suae quisque fortunae (Sallustio) è il motto del pragmatismo romano,
dell’azione creativa fondatrice di impero e civiltà. I romani, anche se non
crisitianizzati, avevano consapevolezza
della divina azione nel destino umano. Erano un popolo profondamente religioso,
nel senso etimologico del termine di religio
intesa come rapporto, legame con il divino. Senza Dio, l’uomo non ha la
capacità di riempire il vuoto, di fare di se stesso il centro dell’Universo. La
Creazione è un divenire, si espande all’infinito in eterno nel vuoto eterno ed
infinito. Dio è il vuoto infinito ed
eterno che riempie se stesso con la sua eterna ed infinita azione creatrice.
Dio crea il Caos come materia prima su
cui agisce l’azione creativa. L’uomo è il più alto prodotto dell’azione
creativa di Dio. Questo in quanto Dio tende a ricreare se stesso, a trasformare
tutto in se stesso. Alla fine tutto sarà simile a Dio. L’Universo e Dio tendono
a coincidere. Alla fine della Creazione questa coinciderà perfettamente con Dio
stesso. Quanto non è perfettamente coincidente con Dio è materia del Caos su cui l’azione creativa di
Dio non è ancora intervenuta. L’uomo, quindi, deve trasformarsi da materia del
Caos in “materia divina”. Questo è il suo scopo, l’unico modo di sottrarsi in eterno al divenire, di conquistare
l’essere immutabile ed eterno della perfezione divina, quello su cui nessuna
azione è possibile perché perfetto. Chi sperimenta la creazione artistica
conosce questo momento in cui l’azione si arresta, è il compimento dell’opera.
L’opera è. Il vuoto è riempito, l’azione si arresta. Dio si riposa, è il
settimo giorno. La beatitudine della contemplazione dell’opera perfettamente
compiuta e realizzata dell’essere, in esso ogni divenire si arresta, non c’è
più spazio per l’azione. E’ il Paradiso. Non c’è più tempo, non c’è più vuoto,
non c’è più azione. Tutto è perfettamente compiuto, ogni cosa è Dio e nulla
esiste che non sia Dio. La condizione storica in cui ci troviamo a vivere è
qualcosa che non esiste, nella dimensione eterna di Dio è già passata. Noi
viviamo in un passato fuori dall’eternità. Il passaggio dal tempo all’eternità
dipende da noi. Se riusciamo a trasformare la nostra materia umana in “materia”
divina. E’ un procedimento alchemico da compiere su noi stessi. Sottrarci al
divenire per conquistare l’essere. Questo è stato intuito da tutte le religioni
ma un’unica religione ha rivelato la strada per
raggiungere l’obiettivo, l’unica religione “rivelata”, quella cristiana.
Solo Dio stesso poteva rivelare all’uomo il “procedimento alchemico” giusto per
trasformare la nostra materia umana in “materia” divina. Cristo riporta l’uomo
“fuori di sé” a se stesso ed in se stesso. Cristo è il grande segreto alchemico
della trasformazione della materia umana in “materia” divina. L’uomo ha,
quindi, l’obbligo di trasformarsi.
Trasformazione significa perfezione. Raggiungere la perfezione dell’opera
compiuta. Questa si ha quando il vuoto è stato riempito in modo che nessuna
azione è più necessaria. Si è raggiunto l’essere,
non c’è più spazio per agire, la “materia” divina è immutabile, il divenire si arresta. Le Sacre Scritture ci indicano questo
obiettivo del “procedimento alchemico”
da applicare a noi stessi ma non ne trattano direttamente né lo espongono in maniera esplicita e dettagliata.
“Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste” ( Estote ergo vos perfecti, sicut et Pater vester celestis perfectus
est.) (Matteo, V,48). Questo è
l’imperativo del cristiano: essere perfetti come il Padre celeste. La perfezione divina è l’obiettivo della trasformazione
della propria natura umana. «Lo scopo dell'Alchimia sul
piano materiale era la purificazione dei metalli o la loro evoluzione
progressiva; il problema Alchimico consiste nell'accelerare questa evoluzione
metallica che la natura può compiere in modo lento». ( J.Castelot). Il problema umano è alchemico. L’alchimia è una
scienza simbolica, il “metallo” non è altro che l’essere umano che chiuso nel
crogiolo del corpo viene trasformato dal fuoco dell’amore spirituale, quello
che si accende quando si ama Dio e si è amati da Dio, la “Carità ”. Il procedimento
alchemico è una lotta, come la descrive S.Paolo ,
una “porta stretta”, una “via angusta” Contendite
entrare per angustam portam. ( Luca, XIII,24- Matteo.VII,13,14). Per
affrontare la lotta occorre essere armati da capo a piedi come un soldato
romano:”…cinti i lombi con la verità, vestiti dell’usbergo della giustizia, calzati
i piedi pronti ad annunziare il Vangelo della pace, con lo scudo della Fede,
l’elmo della salute e la spada dello Spirito…” State ergo succinti lombos vestros in veritate, et induti loricam
justitiae, et calceati pedes in preparatione evangelii pacis; in omnibus
sumentes scutum fidei..te galeam salutis assunte et gladium Spiritus…( Efesini,
VI,14-17). Il nemico che abbiamo di fronte è la carne e il sangue, il
nemico “interno” : la “triplice concupiscenza [ la concupiscenza della carne,
la concupiscenza degli occhi (curiosità, avarizia), l’orgoglio della vita]; i
nemici “esterni” : il mondo (che atterrisce e seduce), il demonio. Teniamo ben
presente, inoltre, che nel “procedimento alchemico spirituale” non progredire è
regredire, una volta avviato bisogna persistere nella perfezione fino
all’ultimo istante di vita, siamo obbligati a diventare santi..



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