domenica 29 novembre 2015

LA DIVINA AZIONE CREATIVA
La trasformazione alchemica spirituale


CRISI: TUTTO GIA’ PREVISTO: Dal 2006 chi legge “Zamlap” sa che quello che accade ed è accaduto è stato previsto con congruo anticipo. Basta leggere il numero XIV del Gennaio 2006 : 600 anni al 2666 . “Zamlap” non tralascia alcun settore della Scienza, neppure quella profetica, scienza della previsione.. Questa è  esercitata non fine a se stessa ma per proporre le soluzioni in anticipo, non a cose avvenute ma affinché accada ciò che vogliamo, prevedere per creare,  questo è il fondamento dell’azione creativa fatta di “azione” e “non-azione”,  per essere sempre padroni del “vuoto”, ognuno di noi è centro dell’Universo, l’unico Universo esistente è quello che è in noi e promana da noi, non c’è altra realtà. Senza previsione si brancola nel “vuoto” che viene riempito non da noi ma da forze estranee ed esterne a noi,. La forza consiste nell’essere padroni e dominatori del proprio “vuoto”, del “nulla” che venendo al mondo siamo condannati a riempire nel tempo e col tempo che ci è assegnato. Chi ha la “forza” crea gli eventi non li subisce, è “padrone del proprio vuoto”. Il miglior modo di riempire il proprio vuoto è con Dio che è il Tutto. La pienezza della vita si raggiunge solo con Dio. L’uomo deve attingere la propria “forza” da Dio, l’unico “Padrone” del vuoto e del tutto, dell’essere e del nulla. L’uomo senza la forza di Dio non può essere  padrone del vuoto, spalancato davanti a sé fin dal primo istante che viene al mondo. Solo se Dio è con noi riusciamo a dare pienezza alla nostra vita. Solo così l’azione creativa si trasforma in divina azione creativa. Diversamente la nostra vita resta sospesa nel vuoto, destinata al nulla, perdiamo il centro dell’Universo, noi stessi. E’ l’alienazione, il “fuori di sé”, la follia. La ragione si addormenta e genera mostri, quelli che Goya ha reso visibili con la sua maestria d’artista figurativo. Non siamo più noi il centro intorno al quale  gira la ruota della vita. Siamo sospesi nel vuoto, precipitiamo nel nulla.  La “crisi” è una forma di alienazione politica, economica e sociale. In quanto evento, si spera,  non voluto, è l’effetto della mancanza di “azione creativa”, di “divina azione creativa”, della incapacità a realizzare “azione creativa” principalmente a livello politico poi, a ascendere nella piramide, a livello sociale ed individuale. Faber est suae quisque fortunae (Sallustio) è il motto del pragmatismo romano, dell’azione creativa fondatrice di impero e civiltà. I romani, anche se non crisitianizzati,  avevano consapevolezza della divina azione nel destino umano. Erano un popolo profondamente religioso, nel senso etimologico del termine di religio intesa come rapporto, legame con il divino. Senza Dio, l’uomo non ha la capacità di riempire il vuoto, di fare di se stesso il centro dell’Universo. La Creazione è un divenire, si espande all’infinito in eterno nel vuoto eterno ed infinito. Dio è il vuoto  infinito ed eterno che riempie se stesso con la sua eterna ed infinita azione creatrice. Dio crea il  Caos come materia prima su cui agisce l’azione creativa. L’uomo è il più alto prodotto dell’azione creativa di Dio. Questo in quanto Dio tende a ricreare se stesso, a trasformare tutto in se stesso. Alla fine tutto sarà simile a Dio. L’Universo e Dio tendono a coincidere. Alla fine della Creazione questa coinciderà perfettamente con Dio stesso. Quanto non è perfettamente coincidente con Dio è  materia del Caos su cui l’azione creativa di Dio non è ancora intervenuta. L’uomo, quindi, deve trasformarsi da materia del Caos in “materia divina”. Questo è il suo scopo, l’unico modo di  sottrarsi in eterno al divenire, di conquistare l’essere immutabile ed eterno della perfezione divina, quello su cui nessuna azione è possibile perché perfetto. Chi sperimenta la creazione artistica conosce questo momento in cui l’azione si arresta, è il compimento dell’opera. L’opera è. Il vuoto è riempito, l’azione si arresta. Dio si riposa, è il settimo giorno. La beatitudine della contemplazione dell’opera perfettamente compiuta e realizzata dell’essere, in esso ogni divenire si arresta, non c’è più spazio per l’azione. E’ il Paradiso. Non c’è più tempo, non c’è più vuoto, non c’è più azione. Tutto è perfettamente compiuto, ogni cosa è Dio e nulla esiste che non sia Dio. La condizione storica in cui ci troviamo a vivere è qualcosa che non esiste, nella dimensione eterna di Dio è già passata. Noi viviamo in un passato fuori dall’eternità. Il passaggio dal tempo all’eternità dipende da noi. Se riusciamo a trasformare la nostra materia umana in “materia” divina. E’ un procedimento alchemico da compiere su noi stessi. Sottrarci al divenire per conquistare l’essere. Questo è stato intuito da tutte le religioni ma un’unica religione ha rivelato la strada per  raggiungere l’obiettivo, l’unica religione “rivelata”, quella cristiana. Solo Dio stesso poteva rivelare all’uomo il “procedimento alchemico” giusto per trasformare la nostra materia umana in “materia” divina. Cristo riporta l’uomo “fuori di sé” a se stesso ed in se stesso. Cristo è il grande segreto alchemico della trasformazione della materia umana in “materia” divina. L’uomo ha, quindi,  l’obbligo di trasformarsi. Trasformazione significa perfezione. Raggiungere la perfezione dell’opera compiuta. Questa si ha quando il vuoto è stato riempito in modo che nessuna azione è più necessaria. Si è raggiunto l’essere, non c’è più spazio per agire, la “materia” divina è immutabile, il divenire si arresta. Le Sacre Scritture ci indicano questo obiettivo del  “procedimento alchemico” da applicare a noi stessi ma non ne trattano direttamente né lo espongono in maniera esplicita e dettagliata. “Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste” ( Estote ergo vos perfecti, sicut et Pater vester celestis perfectus est.) (Matteo, V,48).  Questo è l’imperativo del cristiano: essere perfetti come il Padre celeste. La perfezione divina è l’obiettivo della trasformazione della propria natura umana.  «Lo scopo dell'Alchimia sul piano materiale era la purificazione dei metalli o la loro evoluzione progressiva; il problema Alchimico consiste nell'accelerare questa evoluzione metallica che la natura può compiere in modo lento». ( J.Castelot). Il problema umano è alchemico. L’alchimia è una scienza simbolica, il “metallo” non è altro che l’essere umano che chiuso nel crogiolo del corpo viene trasformato dal fuoco dell’amore spirituale, quello che si accende quando si ama Dio e si è amati da Dio, la “Carità”. Il procedimento alchemico è una lotta, come  la descrive S.Paolo, una “porta stretta”, una “via angusta” Contendite entrare per angustam portam. ( Luca, XIII,24- Matteo.VII,13,14). Per affrontare la lotta occorre essere armati da capo a piedi come un soldato romano:”…cinti i lombi con la verità, vestiti dell’usbergo della giustizia, calzati i piedi pronti ad annunziare il Vangelo della pace, con lo scudo della Fede, l’elmo della salute e la spada dello Spirito…” State ergo succinti lombos vestros in veritate, et induti loricam justitiae, et calceati pedes in preparatione evangelii pacis; in omnibus sumentes scutum fidei..te galeam salutis assunte et gladium Spiritus…( Efesini, VI,14-17). Il nemico che abbiamo di fronte è la carne e il sangue, il nemico “interno” : la “triplice concupiscenza [ la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi (curiosità, avarizia), l’orgoglio della vita]; i nemici “esterni” : il mondo (che atterrisce e seduce), il demonio. Teniamo ben presente, inoltre, che nel “procedimento alchemico spirituale” non progredire è regredire, una volta avviato bisogna persistere nella perfezione fino all’ultimo istante di vita, siamo obbligati a diventare santi.e nella perfezione fino all'i..te galeam salutis assunite do dell aFede,



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