martedì 26 febbraio 2013


 Esaminate tutto e ritenete ciò che è buono.
San Paolo





OGGI E’ IL FUTURO, L’APOCALISSE E’ OGGI

( Già “AVVERTENZE   PER  IL TERZO MILLENNIO”  scritte nel dicembre 2001 aggiornate nel dicembre 2007)




a) I kamikaze giapponesi -Il suicidio come omicidio assoluto

La sera di domenica 10 settembre 2001 la trascorsi dinanzi alla tivù a guardare, sulla Terza rete della Rai,  la Grande storia in prima serata. Il programma era dedicato ai kamikaze giapponesi della Seconda Guerra Mondiale. Sullo schermo sfilavano le immagini di aeroplani, giocattolini per bimbi se paragonati agli attuali, che si andavano a schiantare contro navi e portaerei degli americani, impreparati a fronteggiare attacchi suicidi. Era imprevedibile che il nemico potesse combattere suicidandosi. Gli americani ne furono sconcertati. Pensarono che, contro un nemico che mostrava di non tenere in alcun conto la propria vita, tutto era permesso, anche l’uso della bomba atomica. Infatti non si sbagliavano. L’uso dei kamikaze dimostrava che la guerra era considerata “totale” senza  né vinti né vincitori per mancanza di sopravvissuti. Il suicidio è un fenomeno di autodistruzione attuato quando non vi è altro modo per l’affermazione di se stessi e non si ha altro mezzo per uccidere il proprio nemico. Il suicidio non è altro che un omicidio compiuto su se stessi non potendo uccidere l’altro in diverso modo; soddisfa un bisogno di autoaffermazione paranoico perché la morte non può certo considerarsi come realizzazione di se stessi. Nel caso del kamikaze il suicidio si connota, quindi, come omicidio assoluto in quanto rivolto contro il mondo intero. Infatti il kamikaze uccide uccidendosi per non lasciare sopravvissuti. E’ l’atto di chi non crede più al mondo. Il kamikaze si appaga di una paranoica giustizia del taglione, morte mia con morte tua, che non prevede sopravvissuti. Un comportamento del genere tradisce una concezione della vita umana incompatibile con l’era nucleare. Pertanto un popolo che utilizza l’arma dei kamikaze nel caso si trovasse ad avere la disponibilità di una “bomba atomica” dimostra di essere pronto ad usarla anche a costo della propria autodistruzione nel caso non riuscisse a eliminare il proprio nemico in altro modo e vedesse esclusa la possibilità di autorealizzarsi in un mondo che non accetta come proprio. Diventa, quindi, comprensibile che L’Amministrazione statunitense non abbia escluso che possa essere utilizzata anche nei confronti degli “Stati canaglia”, se necessario.







b) I kamikaze islamici

Non immaginavo che l’indomani sullo schermo del p.c. collegato ad  internet, quasi in diretta, avrei rivisto la stessa scena di attacco aereo  kamikaze ma ambientata nel cielo di New York con le Torri gemelle del World Trade Center  al posto delle portaerei e due Boeing 767 delle American Airlines che vi si dirigono contro a tutta velocità. Dopo circa un’ora i due grattacieli alti quattrocento metri erano ridotti ad un polveroso e fumante cumulo di macerie. Il numero delle vittime, appartenenti a 80 nazioni diverse, liquefatte dalle fiamme o finite polverizzate e maciullate nel crollo, quarantamila, cinquantamila, non si saprà mai. Quelle torri, il più grande centro finanziario del mondo, simbolo della globalizzazione, non esistevano più. Al loro posto vi erano macerie inquinanti alte sei piani. Erano state progettate da un architetto americano di origine giapponese, Minoru Yamasaki. Dal Giappone sia l’uomo che le aveva costruite sia la “tecnica” con cui erano state abbattute. In verità, l’idea non è stata originale, già il 28 luglio 1945 un bombardiere bimotore B-25 era finito contro un grattacielo a Manhattan, l’Empire State Building. In quel caso i morti furono “appena” 14 e i feriti 25 . Dopo tre mesi di lavoro il “buco” fatto dall’aereo fu riparato. Il famoso grattacielo tornò come prima.

c) La vulnerabilità  della nazione invulnerabile

E’ bastata un’ora per cambiare la faccia della Terra e la sicurezza di una nazione nell’inviolabilità del suo territorio. Il profilo di New York con quelle Torri svettanti apparteneva ormai al genere umano, era patrimonio dell’umanità, come le piramidi, la torre Eiffel, il Colosseo, la basilica di San Pietro. Il mondo da quel momento non era più lo stesso, non sarà mai più quello di un’ora prima. La sensazione di vivere nel migliore dei mondi possibili non c’era più. Quel crollo aveva dimostrato la fragilità delle conquiste umane. Era iniziato il Terzo Millennio. Nulla di nuovo sotto il sole. Gli esseri umani continuano a combattersi per i loro interessi materiali né più né meno che al tempo dell’età della pietra. La differenza sta nel mezzo con cui si uccide. Oggi il cranio dell’avversario non viene spaccato soltanto con un colpo di clava o da una pietra. Alle armi primordiali se ne sono aggiunte altre di sofisticatissima  tecnologia. Il risultato alla fine non cambia. Per chi viene ucciso non fa molta differenza il modo. Il morto vive la sua personale fine del mondo, la sua ineluttabile Apocalisse e si trova a fare i conti con l’eternità.


d) Sembriamo americani ma siamo tutti israeliani

Una istintiva solidarietà fa proclamare dai media occidentali: siamo tutti americani. Nei campi profughi del sud del Libano, i palestinesi, alla notizia dell’ecatombe newyorkese, si lasciano andare a manifestazioni di giubilo così come il pubblico in uno stadio della Turchia. Anche la guerra ha le sue opposte tifoserie. Nei giorni seguenti appariva chiaro che, se nel dolore in Occidente si è tutti americani, riguardo alla vita di tutti i giorni si diventava tutti israeliani. Questi son cinquant’anni che convivono col terrorismo. Il conflitto mediorientale, dal giorno dell’attentato, è come se si fosse esteso al mondo intero. Un tempo si parlava di “brasilizzazione” della società ora è più giusto dire “palestinizzazione”. Rivolte come quella  nelle banlieue in Francia dell’autunno 2005 ci dicono che i “campi palestinesi” esistono anche all’interno delle nostre città. L’abolizione delle frontiere con i paesi europei che



erano al di là dell’ <<ex-cortina di ferro sovietica>> porterà altri “palestinesi” nelle metropoli dell’Europa occidentale intorpidita da un benessere sempre più precario. Tutto il globo si avvia a diventare uno sconfinato Israele esposto agli attacchi terroristici di un fondamentalismo il cui obiettivo sembra essere il controllo dei destini dell’umanità ma, sotto sotto, ci sono le solite “banali” questioni d’interesse e di potere. Umberto Galimberti nell’articolo su La Repubblica, 25 settembre 2001, dal titolo Quando Dio arma gli eserciti lucidamente mette in evidenza che: Israeliani e palestinesi, nel loro piccolo, ci hanno già raccontato il futuro. Un esercito tra i più attrezzati del mondo e una povertà tra le più disperate del mondo da cinquant’anni sono l’uno nelle mani dell’altro. Se questo decidiamo sia il nostro futuro, non abbiamo che da seguire passivamente la storia. A Galimberti, però, sfugge la dimensione “spirituale” della faccenda e questo gli impedisce di vedere l’altra guerra in svolgimento, la guerra divina. E’ la cecità della visione laica della Storia.     

e) La rabbia e l’orgoglio

Oriana Fallaci dal suo ritiro newyorkese a quattro isolati dal luogo della tragedia rompe un lungo silenzio stampa e dalla colonne del Corriere della Sera del 29 settembre in un articolo dal titolo La rabbia e l’orgoglio tuona contro l’Islam: Non capite o non volete capire che se non ci si oppone, se non ci si difende, se non si combatte, la jihad vincerà. Tradotto in parole povere, il petrolio ci costerà molto di più e il tenore di vita di tutti noi si potrà abbassare di parecchio, se questi musulmani l’avranno vinta. Ma una grande giornalista non può buttare la questione del contendere su un piano così terra terra, deve fornire grandi ideali alle masse, fornire alla morte dei motivi più nobili delle mere questioni di interesse.  Non può dire che i due “capintesta”  che si fronteggiano l’un contro l’altro armati, Bush e Bin Laden, di mestiere nella vita privata fanno i petrolieri o appartengono a famiglie di petrolieri che negli anni 70’ e 80’ sono state anche in affari tra loro. L’Afghanistan, con i suoi sei confini, è un paese-perno nel Grande Oriente petrolifero. La striscia di territorio afgano, nel parte Nord del paese, tra il Pakistan e il Tagikistan è un corridoio vitale sulle rotte del petrolio, del gas e delle risorse energetiche dell’Asia centrale. Per coprire la contesa sull’oro nero si scomodano addirittura le Civiltà con la C “maiuscola”. Vengono sbandierati i soliti paroloni, utilizzati da sempre per coprire le
fiamme delle guerre. I ricchi devono pur trovare gente disponibile a farsi ammazzare per loro. Il miglior mezzo di convinzione, tra l’altro a buon mercato, ripagato con qualche luccicante medaglia appesa a un nastrino multicolore, è quello fornito dal repertorio dei cosiddetti “Grandi Ideali”: Libertà, Democrazia, Patria, Civiltà, Islam ecc.. Fino a quando ci saranno poveri disposti a farsi ammazzare per difendere le ragioni dei ricchi le guerre non mancheranno mai. Presi singolarmente siamo tutti poveri ma questa consapevolezza manca in chi si sente “ricco” e fino alla morte si mobilita per difendere il “suo” Grande Ideale. Una delle vere ragioni  dell’attuale “guerra globale al terrorismo”  è che i combustibili fossili, tra cui il petrolio, si stanno esaurendo. Si prospettano le conseguenze descritte nel già citato libro “Collasso – Sopravvivere alle attuali guerre e catastrofi in attesa di un inevitabile ritorno al passato” di James Howard Kunstler.  La guerra in atto deciderà quali sono i popoli a dover scivolare per primi nel “medioevo prossimo venturo”. 




f) La forbice di Dio

E’ da considerare, comunque, che l’Islam, sin dal suo sorgere nel 622, ha svolto il ruolo storico di  forbice di Dio. Cristo lo ha usato in passato per potare la sua “vite”, come nella omonima parabola evangelica, dei tralci secchi della Cristianità. Esempio storico più evidente è dato dalla definitiva cancellazione dell’Impero bizantino, nemico della Chiesa cattolica apostolica, ad opera degli eserciti musulmani. Ne parleremo dettagliatamente nella seconda parte di questo libro: L’intelligenza segreta. Gli islamici tirati in ballo come autori dell’attentato di New York per parte loro smentiscono; l’arte della simulazione è tenuta in gran conto nel mondo arabo, mentire al nemico non è né scorretto né sleale, si sa che in guerra e in amore tutto è permesso. Yeslam Bin Laden, fratello di Osama indicato come organizzatore degli attentati, consegna a Panorama ( 11/10/2001) una lettera di cordoglio per le stragi dell’11 settembre: La vita è sacra e condanno qualsiasi assassinio e qualsiasi attentato contro la libertà ed i valori umani.  Su Libero del 20 settembre si legge: La stampa tunisina: Israele già sapeva dell’attacco in USA …secondo l’emittente tv ( Al Manar ndr) quattromila ebrei americani e israeliani che lavoravano negli uffici del World Trade Center non si sono presentati al lavoro il giorno dell’attentato perché “avvertiti in anticipo” degli attacchi dal servizio segreto israeliano Mossad. Lo sceicco Ahmed Yassin, alleato di Bin Laden, in un’intervista pubblicata su Panorama in data 04.10.2001, osserva che: Per individuare i responsabili ( degli attentati dell’11 settembre) bisogna chiedersi a chi fanno comodo: a Israele o al mondo arabo? Certamente non ai palestinesi. Il movimento islamico è sempre più forte e questo non piace ai sionisti e alle loro lobby negli USA. E alla domanda dell’intervistatore: “ Vuole dire che dietro gli attentati ci sarebbero il Mossad e il governo d’Israele?” Lo sceicco risponde: Ci sono molte probabilità che sia davvero così.  La tesi che dubita che l’attentato dell’11 settembre sia attribuibile a Osama Bin Laden è esposta in maniera esauriente nel libro “ 11 settembre: Colpo di Stato in USA” di Maurizio Blondet ( Milano 2002 Effedieffe Edizioni) .

g) Il sette ottobre 2001

( Nel marzo 2003 gli USA, affiancati dalla Gran Bretagna, danno inizio all’operazione “Libertà per l’Iraq” e bombardano Bagdad che sarà conquistata un mese dopo. Questa occupazione, sostanzialmente, non offre alcun elemento per modificare quanto scrivemmo nel 2001 a proposito dell’intervento in Afganistan. Non si poteva lasciare nelle mani del dittatore Saddam Hussein il controllo dei ricchissimi pozzi petroliferi  iracheni. )

Il sette ottobre, anniversario della battaglia di Lepanto, festa della regina delle Vittorie, gli americani danno inizio ai bombardamenti in Afghanistan. Si avvia l’operazione bellica che con linguaggio biblico lo stesso Bush aveva annunciato come Giustizia infinita. In serata le televisioni di tutto il mondo hanno ripreso dall’emittente araba  Al Jazeera le immagini di Bin Laden apparso per compiacersi degli attentati negli USA ma senza rivendicarli. Non ci si poteva aspettare altro. Lo stile è quello mafioso. La mafia, infatti, non rivendica mai i suoi crimini. Bin Laden non spreca l’occasione per inutili rivendicazioni ma proclama la “guerra santa” contro gli americani e i suoi alleati. E’ chiaro il suo intendimento: accreditarsi verso la “nazione” islamica, più di un miliardo di persone, come guida contro i suoi nemici.



La posta in gioco è evidente: compattare il mondo islamico per farne una potenza  da contrapporre a quella occidentale rappresentata oggi dagli Stati Uniti d’America. In parole povere Osama Bin Laden cerca di convincere un miliardo di persone a combattere per lui senza averne alcuna legittimazione in quanto, non essendo un amir cioè un califfo ( successore di Maometto), non ha alcun titolo né a proclamare la jihad ( guerra santa) né a guidare la umma ( la nazione dei credenti). Alla legittimazione divina, astutamente, tenta di sostituire quella democratica, dal basso, delle masse islamiche. Quella tentata dallo sceicco Osama bin Laden è una sorta di Rivoluzione francese, di 1789, dell’Ancien Regime  delle monarchie arabe e saudite. Un astuto spot di promozione personale preconfezionato ad arte prima dell’attacco e gratuitamente diffuso da tutte le emittenti televisive del mondo, propaga il suo verbo rivoluzionario. Dovendolo pagare, miliardi. L’ineffabile sceicco riesce ad averlo gratis. Dimostra ancora una volta di saper combattere utilizzando i mezzi del nemico, senza metterci quasi niente di suo se non qualche kamikaze. Si dice che sia stata la CIA ad istruirlo nell’arte militare e ad armare gli sgherri che lo nascondono e lo proteggono. Quella stessa CIA che armò con i missili Stinger, ora puntati contro gli aerei USA, i talebani ai tempi della occupazione sovietica dell’Afghanistan  e che ora riceve dal Governo americano uno stanziamento di mille miliardi di lire per catturare Bin Laden vivo o morto. Sembra di rivedere quei vecchi film western ove i bianchi vendevano di nascosto ai pellerossa le armi che questi usavano per assaltare i ranch  dei visi pallidi e per combattere le giubbe blu del Settimo cavalleggeri guidate all’assalto dal solito John Wayne.       


h) Tutti ebrei tutti palestinesi

Fatto sta che la popolazione mondiale rischia, volente o nolente, come già detto, di dividersi in ebrei e palestinesi. Per vedere il nostro futuro basta guardare come vivono questi due popoli, in perenne conflitto. Nel cosiddetto Occidente la prospettiva è di vivere accerchiati come i coloni ebrei nei territori occupati paventando attentati con bombe nucleari “tascabili” o a base di armi chimiche e batteriologiche. Sta di fatto che gli attentati dell’11 settembre hanno portato allo scoperto ed esteso al mondo intero una guerra fino ad ora contenuta in zone limitate del pianeta che ha come obiettivo l’instaurarsi di un nuovo ordine mondiale necessario dopo lo sfaldamento dell’Impero sovietico.


i) La militarizzazione della società. Guerra globale - Stato globale.

Cominciano a volare le parole con la maiuscola tipiche dei tempi di guerra, Libertà, Civiltà, Giustizia, utilizzate secondo la bisogna a giustificare qualsiasi “necessario” intervento per riportare ordine pacifico nel mondo. Gli Stati si ricompattano dentro le frontiere e il filo spinato torna ad essere srotolato lungo i confini.  E’ prevedibile una militarizzazione della società come nelle epoche più buie della storia umana. Angelo Panebianco, sul Corriere della Sera ( 17 ottobre 2001), in un articolo intitolato Il ritorno dello Stato, in guerra e in pace, dal sottotitolo Nell’era globale sembrava destinato a scomparire, ma l’11 settembre ha cambiato qualcosa, riporta una citazione del politologo americano Charles Tilly:<< La guerra fece lo Stato, lo Stato



fece la guerra.>> e da questa evidentemente trae lo spunto per osservare che:…Ma la globalizzazione era l’indiziato principale nelle inchieste sulla <<fine>> dello Stato. Se la globalizzazione arretra o ristagna, allora lo Stato torna a svolgere un ruolo politico di primo piano. La causa di ciò è proprio la guerra. Cinquanta e passa anni di pace hanno fatto credere a molti, in Europa, che lo Stato sia, essenzialmente, un erogatore di servizi, si tratti di pensioni, scuola o sicurezza interna. Non è così. Lo Stato, nella sua vera essenza, è una macchina da guerra. Lo Stato nasce, sulle ceneri dell’anarchia feudale, dalla guerra. Ed è la guerra che lo fa diventare, nei secoli, una grande organizzazione burocratica.  In Europa, terra che gli dà i natali, lo Stato sbaraglia, in una lunga competizione (armata) di tipo darwiniano, ogni altro genere di organizzazione politica, proprio perché si rivela la macchina da guerra più efficiente.[…] Con la guerra scatenata dall’islamismo radicale lo Stato è immediatamente tornato ad occupare l’intera scena. Gli Stati Uniti hanno dato vita a una coalizione antiterrorismo, ovviamente tutta composta di Stati. […] Lo stesso terrorismo, nonostante la sua pretesa di agire in nome della <<umma>>, la comunità dei credenti, ha in realtà di mira la conquista di alcuni Stati, Arabia Saudita in testa. E, per giunta, anche nell’epoca che era stata troppo facilmente definita post-statale e <<transnazionale>> da una certa vulgata sociologica, il terrorismo mostra di poter vivere solo finché può contare sulla complicità di certi Stati.  […] La dimensione dello Stato adeguata per combattere le guerre, naturalmente, varia al variare delle condizioni tecnologiche, politiche, economiche. Se la sfida bellica in corso dovesse durare anni ( e purtroppo nulla fa pensare che non sia così), persino ciò che gli addetti ai lavori hanno fin qui ritenuto assai improbabile, ossia un conferimento parziale, ma comunque significativo, di vera <<statualità>> all’Unione Europea, potrebbe, nel volger di poco tempo, realizzarsi. Mai nella storia sistemi statali federali sono nati senza lo stimolo di qualche tremenda minaccia militare. Lo Stato che alla fine verrà prodotto da questa guerra senza confini e senza frontiere, sarà uno Stato profondamente diverso da come lo abbiamo conosciuto fino ad ora. Uno Stato senza un proprio territorio ma che ha un unico territorio: il mondo. Questo è definito nella sua estensione dalle esigenze, principalmente, di difesa, e si estende fino a dove possono arrivare i suoi interessi economici. Il popolo di questo Stato non sarà solo quello all’interno dei suoi confini, questi, di fatto, sono mobili, ma quello di volta in volta legittimato come tale dallo Stato stesso. Infatti non è più il popolo a fare lo Stato ma viceversa. La guerra avviata a seguito dei fatti terroristici dell’11 settembre somiglia molto a quelle della Roma imperiale degli ultimi Cesari. L’Impero anche allora aveva confini fluttuanti. La romanitas era l’unico modello di civiltà consentito e tutto quanto non era ricompreso nell’Impero era barbaro. Anche gli dei dovevano adeguarsi a questo principio. Il cristianesimo che lo rifiutò fu considerato infiltrazione barbara, religione, destabilizzante e ribelle, contro l’ordine costituito e come tale venne perseguitata. L’obiettivo della guerra imperiale, allora, e globale, oggi, sostanzialmente è identico: eliminare la “barbarie” cioè quanto e quanti non si riconosco nel modello di civiltà imperiale, allora, globale, oggi. La condizione di “barbaro” si perde solo se e quando, anche, la propria diversità è vissuta all’interno dell’<<Impero>> . L’obiettivo della guerra globale non è più la conquista territoriale ma il controllo del sistema tecnologico, economico e finanziario imposto al mondo intero o con la forza o con il consenso. Questo non è altro che l’instaurarsi di quello che abbiamo definito l’Impero Mondiale Servile (Le sue caratteristiche verranno



descritte nella Seconda Parte di questo libro). Gli Usa si propongono in tutto questo come Stato che legittima tutti gli altri Stati a far parte dell’Impero, nella funzione di fonte internazionale della sovranità per i governanti di tutti gli altri Paesi. Il Governo che venisse delegittimato dagli Usa non ha più titolo ad esercitare il potere, diventa automaticamente illegittimo, perciò stesso antidemocratico, contrario all’ordine costituito mondiale di cui la superpotenza statunitense si fa garante. Il presidente degli Usa, già oggi, nei confronti dei governanti degli altri Paesi del resto del mondo, svolge informalmente la funzione legittimante simile a quella che nel Medioevo fu svolta dal Papato, assiso fra i simboli imperiali romani, come garante dell’origine divina del potere dei monarchi dell’epoca sui rispettivi popoli. Ieri la legittimazione papale veniva accordata previa un’analisi di conformità istituzionale alla dottrina cattolica. Oggi il gradimento statunitense è subordinato ad una verifica sulla democraticità  dell’ordinamento, di fatto  secondo gli interessi americani. Se fino al 1989 questo potere “imperiale” era spartito con l’Unione Sovietica oggi è monopolio della sola superpotenza statunitense. La guerra in atto serve a sancire tale situazione di fronte a tutti i popoli della Terra. Come verrà combattuta la guerra per l’instaurazione dell’Impero Mondiale Servile, lo si può leggere su L’Espresso dell’11 ottobre 2001, sotto il titolo Con i missili e con il computer, è detto esplicitamente da Donald H. Rumsfeld, Segretario alla Difesa Usa: Questa sarà una guerra diversa da tutte le altre finora combattute dall’America. Non si tratterà di formare una grande alleanza unita per sconfiggere un’asse di potenze ostili, ma di creare paesi, che possono cambiare ed evolvere.Le varie nazioni coinvolte avranno funzioni e ruoli diversi. Alcune forniranno un sostegno diplomatico, altre finanziario, altre ancora, logistico o militare. Alcune ci aiuteranno pubblicamente, altre  invece, date le loro particolari circostanze, in modo riservato e segreto. In questa guerra sarà la missione da compiere a definire la coalizione, non il contrario. I paesi che consideriamo amici potranno aiutarci attivamente o passivamente, mentre altre azioni che intraprenderemo potranno dipendere dal coinvolgimento di Paesi che abbiamo considerato invece meno che amici. In questo contesto,la decisione degli Emirati Arabi Uniti e dell’Arabia saudita, amici degli Stati Uniti, di rompere i rapporti con i talebani è un primo importante successo, ma ciò non significa che parteciperanno ad ogni azione da noi concepita. Questa non sarà necessariamente una guerra in cui studieremo attentamente gli obiettivi militari e quali forze impiegare per raggiungerli. Le armi saranno soltanto uno degli strumenti che utilizzeremo per fermare individui, gruppi e nazioni che ricorrono al terrorismo. La nostra risposta potrà prevedere il lancio di missili Cruise contro bersagli militari in qualche parte del mondo. Ma già stiamo combattendo una guerra elettronica per individuare e bloccare investimenti di capitali che si spostano attraverso centri finanziari esteri. Le uniformi di questo conflitto non saranno soltanto le tute mimetiche, ma sicuramente anche le grisaglie dei funzionari di banca e gli abiti trasandati dei programmatori. Questa non è una guerra contro un singolo individuo, un gruppo, una religione o un paese. Il nostro nemico è una rete internazionale di organizzazioni terroristiche e di Stati che le proteggono, che impedisce agli uomini liberi di vivere come meglio credono. Pur contemplando azioni contro governi stranieri che favoriscono il terrorismo, possiamo anche stringere alleanze con i popoli che questi opprimono. Persino il vocabolario di questa guerra sarà diverso. Quando parliamo di “invasione del territorio nemico” , possiamo intendere anche l’invasione del suo cyberspazio. Non si tratta soltanto di lanciare teste di ponte ma


anche di restringere i movimenti dell’avversario. Non dobbiamo pensare a strategie risolutive rapide, bensì prepararci a sostenere uno sforzo prolungato senza scadenze. Non abbiamo regole rigide sul dispiegamento delle nostre truppe, ma dovremo invece adottare dei criteri per stabilire se la forza militare sia o meno il modo migliore di raggiungere un determinato obiettivo. L’opinione pubblica può assistere a grandi mobilitazioni che non portano ad alcuna vittoria, o può non essere a conoscenza di altre azioni che invece producono grandi successi. Molte “battaglie” verranno combattute da funzionari di dogana che fermeranno persone sospette ai nostri confini e da diplomatici che otterranno una cooperazione nella lotta contro il riciclaggio di denaro sporco. Ma anche se questo è un diverso tipo di guerra, una cosa tuttavia non cambia: gli Stati Uniti restano indomabili. La nostra vittoria dipenderà dalla capacità degli americani di vivere la loro vita ogni giorno, andare al lavoro, allevare i figli e fare progetti per il futuro come ha sempre fatto questo popolo libero e coraggioso. ( traduzione di Mario Baccianini)  Mancano solo gli <<uomini in nero>>, i MIB, i Men in Black, protagonisti dell’omonimo film di fantascienza di Barry Sonnenfeld, girato negli USA nel 1997. Questi, nel film sopra citato, hanno il compito di controllare, segretamente, gli extraterrestri infiltratisi sotto sembianze umane fra la popolazione mondiale. Nel numero dell’Espresso del 3 gennaio 2008, in un articolo, intitolato “Desiderio di stelle e strisce” , a firma di Moises Naim ,direttore di “Foreign Policy” ,( traduzione di Anna Bissanti) si riscontra che il ruolo “imperiale” degli Stati Uniti sta evolvendo dalla fase dell’intervento “armato” a quello, di fatto, “governativo”. Come dicevamo, questo ricalca la strategia imperiale dell’Impero romano. Dalla fase “hard”, attuata se necessario anche con le armi, si passa a quella “soft” , l’instaurazione, attraverso la costruzione, con i mezzi di persuasione di massa, del consenso popolare, di un governo di “civiltà”. L’America è la superpotenza che sa farsi promotrice di iniziative internazionali innovative per affrontare le grandi sfide globali della nostra epoca, quali il cambiamento del clima, la proliferazione nucleare,il fondamentalismo islamico radicale e la criminalità.....Un esponente di primo piano del Governo americano ha dichiarato che <<Il successo consisterà sempre meno nell’imporre la propria volontà, e sempre più nel saper plasmare il comportamento di alleati, avversari e, più importante ancora, delle popolazioni di entrambi...Dobbiamo affrettarci a migliorare e incrementare sostanzialmente le spese legate al perfezionamento degli strumenti civili che garantiscono la sicurezza nazionale: la diplomazia, le comunicazioni strategiche,l’assistenza ai Paesi stranieri, l’azione civile, la ricostruzione e lo sviluppo economico>> ( dall’articolo sopra citato di Moises  Naim). Tutto questo l’America non lo farà “gratis” , neppure lo si può pretendere, ma  come si legge nel citato articolo ....l’alternativa alla passività o alla negligenza americana ha un costo molto più alto, equivarrebbe a vivere in un vuoto anarchico, o peggio ancora in un mondo nel quale i vuoti sono riempiti in maniera incompleta o ancor più maldestramente dai regimi autocratici della Russia e della Cina, o ancora riempiti senza vigore dalla spesso impreparata Europa. Nel mondo, da quando si è instaurata la civiltà, basata su regole giuridiche, inaugurata dall’Impero romano, non si è potuto più fare a meno di una potenza imperiale che assicurasse l’ordine e la giustizia, non solo tra gli uomini ma anche tra i popoli. Il Governo mondiale è una necessità. Proprio questo rende indispensabile stabilire nel nome di quali valori di giustizia esso deve essere attuato. Quelli voluti dagli americani, dagli islamici, dai buddisti, dai laici, dai cattolici, eccetera, eccetera.? Su




questo terreno si gioca la partita della civiltà e della pace, si decide il destino stesso del genere umano cioè l’esito della Guerra divina.     


l) La guerra senza nemico

(Anche questa parte, nonostante sia stata scritta nel 2001, è ancora attuale.Le stragi di cristiani in tutto il mondo continuano. Oggi sul “soglio di Pietro” c’è il cardinale Joseph Ratzinger, Papa Benedetto XVI. E’ succeduto a papa Wojtyla che i “papa-boys”, appena morto nell’aprile 2005, proclamano “subito santo” a dimostrazione che, per quanto diremo, il giudizio del popolo è sempre fallace in fatto di santità. Il Papa attuale lascia ben sperare. Infatti, a partire dal 14 settembre 2007, con il Motu proprio “Summorum Pontificium” del luglio 2007, ha ristabilito nei suoi diritti la “messa di sempre”, quella “tridentina”. Con il ripristino della Messa Romana, codificata in eterno dal Missale Romanum,  promulgato da San Pio V e in uso secondo l’edizione di San Pio X ,finisce la pena, inflitta, ai cattolici nel 1969, da Paolo VI che varò il Novus Ordo Missae  e dispose l’ adozione “ordinaria” di quella “nuova messa postconciliare”, definita “bastarda e luterana”, con illuminato giudizio teologico e dottrinario, da mons. Lefebvre, fondatore della Fraternità S.Pio X )

Beniamino Franklin, uno dei padri fondatori degli USA, disse: Non ci sono mai state una buona guerra o una cattiva pace. L’ammonimento risulta oggi inutilizzabile; non si sa bene contro chi fare la guerra e di conseguenza con chi fare la pace; un nemico è necessario sia per l’una che per l’altra. Questa è la paradossale situazione in cui si trova l’Europa coinvolta in una guerra “senza nemico”. Ma è proprio così? La Storia insegna che quando l’Impero ha bisogno di una guerra per i suoi scopi  non esita a suscitare il nemico più adatto al raggiungimento dei suoi fini. L’Impero è capace di combattere se stesso come un organismo combatte i propri microbi; mai come nella guerra in atto è vera la definizione marinettiana e futurista  di guerra come igiene del mondo. Il Papa, “istituzionalmente”  preposto a risolvere il problema indicando dove è il Male, come è avvenuto nelle epoche passate, non riesce ad assolvere il compito. (n.d.r. : Questa parte è stata scritta durante il pontificato di Giovanni Paolo II) . Mostra di non tener conto della condanna contenuta nel Terzo Libro dell’Apocalisse, vv.15-16: Ti conosco attraverso le tue opere, non sei né caldo né freddo; fossi stato freddo o caldo! Ma poiché sei stato tiepido cioè né caldo né freddo, ti vomiterò dalla mia bocca. La Chiesa dai tempi del Concilione ha proclamato che non vi sono nemici e se per caso vi fossero sono da amare. Come cristiano nulla in contrario, se è nello spirito con cui lo raccomanda San Paolo: State attenti che nessuno renda ad un altro male per male, ma cercate sempre il bene tanto fra voi che verso tutti. Siate sempre allegri, pregate incessantemente, rendete grazie a Dio di ogni cosa perché questa è la volontà di Dio in Cristo Gesù a vostro riguardo. Non estinguete lo spirito e non disprezzate le profezie. Esaminate tutto e ritenete ciò che è buono. Astenetevi da ogni specie di male. ( da Lettera Prima ai Tessalonicesi  5, 15-22). Intanto i cristiani continuano ad essere ammazzati. L’ultima strage nella chiesa di San Domenico a Bahawalpur, in Pakistan, durante la messa di domenica 28 ottobre 2001, una ventina di vittime fra cui donne e bambini di due e tre


anni, un’intera famiglia, povera gente, da quelle parti il cristianesimo è la religione dei poveri fra i poveri. Una suora ha raccontato: Ci avevano dato un solo poliziotto di guardia: è stato il primo ad essere ucciso. Gli assassini hanno sparato all’impazzata, poi sono fuggiti in motocicletta. L’aspettavamo da quando è cominciata la crisi in Afghanistan. Gli estremisti islamici ci avevano già minacciato in passato. Ci considerano occidentali, anche se siamo pakistani. Siamo gente senza una patria, senza un paese. ( da la Repubblica 29/10/2001). Questa è oggi la condizione verso cui si avvia il cristiano, straniero, senza patria né paese, pellegrino in terra, come nei primi secoli.   Il cardinale Achille Silvestrini commentando la strage di Bahawalpur ha detto: Esiste una preoccupazione diffusa. Più si prolunga il
conflitto e più si crea la possibilità che gli animi vengano avvelenati con l’esito di suscitare sentimenti di contrapposizione fra civiltà e religioni. Mentre così non deve essere assolutamente. Un conto, tra l’altro, è l’Occidente con la sua realtà socio-economica complessa e un conto è il cristianesimo. Sono due cose distinte. Il fondamentalismo vuole creare confusione fra queste due realtà, bisogna evitarlo. ( da la Repubblica 29/10/2001 ). Non è facile evitare quanto auspica il cardinale Silvestrini. Le difficoltà sono quelle esposte da Bernardo Valli nell’articolo dal titolo << Ma questa non è una guerra santa>>:…Il massacro di Bahawalpur rischia di risvegliare miriadi di demoni nel mondo musulmano. E’ un episodio di sangue che può essere contagioso, che può sollecitare non nobili istinti di imitazione. La sorte dei cristiani in paesi in cui la laicità dello Stato è spesso fragile o inesistente non può lasciare indifferenti. Persino nell’Africa nera, dove l’intolleranza è inferiore a quella registrata in Asia e nel mondo arabo, dall’Indonesia all’Egitto, ci sono stati gravi atti di violenza, con un alto numero di vittime. Mi riferisco a quel che è accaduto a Kano, in Nigeria. All’altra estremità del pianeta, in Indonesia, non sono mancate altre aggressioni. Dove è in vigore la sharia, ossia la legge coranica, le libertà religiose sono seriamente compromesse, poiché essa condanna a morte l’apostasia. Per cui una conversione ( o un’abiura) può essere pagata con la vita. Oggi la sharia viene interpretata in modo variabile nei paesi in cui viene applicata. Essa pesa sui musulmani e riduce lo spazio dei non musulmani. Nel Sudan, i <<liberali>> sostengono che l’accusa di apostasia non deve costituire un casus belli tra musulmani e cristiani. La minaccia della pena di morte sarebbe soltanto virtuale, perché un convertito non può essere perseguito nel nome di una legge religiosa che riguarda soltanto i musulmani. Secondo Hassan el-Turabi, un tempo il massimo ispiratore dell’islamismo sudanese, la condanna dell’apostasia contenuta nel Corano colpisce soltanto il tradimento dello Stato islamico in tempo di guerra. In Nigeria i convertiti al cristianesimo sono invitati a trasferirsi nelle regioni del Sud dove non è in vigore la sharia. La <<zona verde>> abbraccia i Paesi dell’Africa e dell’Asia in cui i cittadini non musulmani sono considerati infedeli, subiscono forti discriminazioni o godono di minori diritti rispetto alla maggioranza della popolazione. Secondo il Rapporto 2000 sulla libertà religiosa nel mondo ( fatto dall’Acs, L’aiuto alla Chiesa che Soffre,i cui risultati sono apparsi su “Civiltà cattolica” del 2 dicembre 2000) in quelle regioni la tolleranza e il rispetto della diversità di fede sono valori spesso ignorati. Su tutto il territorio dell’Arabia Saudita, fatta eccezione delle ambasciate, non vi è un metro quadro in cui un ministro del culto cristiano, ebreo, buddista o induista possa celebrare un rito, benché nel Paese vi siano circa sei milioni di immigrati non musulmani. E i cattolici
siano più di mezzo milione. Lo stesso moderato Egitto, dove la costituzione promulgata nel 1980 considera la sharia la fonte principale del diritto, non concede una rappresentanza politica alla comunità dei cristiani copti ( i quali sono il dieci per cento della popolazione). In Pakistan i cristiani sono il due per cento ( dei centosessanta milioni di abitanti), e i cattolici un milione sessantaduemila. Secondo padre Andrei Francio, che vive in quel Paese, le principali difficoltà sono la nazionalizzazione delle scuole cattoliche, il divieto di insegnare il catechismo ai bambini cristiani, costretti a studiare la dottrina islamica,la limitazione del diritto di voto per i non musulmani, l’ampio uso della legge sulla bestemmia per colpire le minoranze religiose. Dopo il colpo di Stato dell’ottobre ’99,il generale Pervez  Musharraf ha auspicato che anche i non musulmani possano godere <<pienamente dei diritti e della protezione che spetta loro come cittadini uguali agli altri nelle lettera e nello spirito del vero Islam>>.La cornice politico-giuridica in cui vivono i non musulmani non è certo rassicurante. La forte discriminazione favorisce le angherie, e indica i bersagli quando il fanatismo supera il livello di guardia. In questa congiuntura le minoranze cristiane sono più che mai esposte, perché appaiono come schegge occidentali nell’Islam, anche se i cristiani, come quelli uccisi nella chiesa di Bahawalpur, erano pachistani come i loro assassini. Pure quello è un fronte da difendere. Uno dei tanti, ma uno dei più carichi di significato, e sensibili in questo momento. Difendere le minoranze deve essere un punto d’onore per i governi. Sotto tutti i cieli e tutte le costituzioni. Soprattutto per i paesi che partecipano alla coalizione che rifiuta le guerre sante. ( da la Repubblica del 29/10/2001).   Non è  una questione di difesa delle minoranze, la questione è ben altra, più grave e più seria ed è stata ben messa in evidenza da Gianni Baget Bozzo, su Panorama dell’11 ottobre 2001, in un articolo dal titolo “eretico” La fallibilità del Papa. Il celebre opinionista e scrittore riesce ad esprimere tutta la preoccupata perplessità di quanti ancora vogliono essere cattolici: Nella sua allocuzione al Sinodo dei vescovi, il Papa ha condannato il terrorismo. L’arcivescovo di Genova ha detto anche meglio: << Né con il terrorismo né con l’ingiustizia>>. Il che era una bella copia dell’antico << né con lo Stato né con le Brigate rosse>>. Che cosa la Chiesa intenda per <<ingiustizia>> è chiaro: è l’Occidente, la globalizzazione, il capitalismo, il <<pensiero unico>>.  La Chiesa cattolica ha scelto, con Giovanni Paolo II, di non stare con l’Occidente; ha scelto, come l’Europa socialdemocratica, il cosmopolitismo. Il Papa non ha preso atto che tutte le sue aperture verso l’Islam, sino a togliersi le scarpe nella moschea di Damasco, non hanno prodotto pace. E’ da pensare che, guardando la cosa dal punto di vista islamico, esse abbiano prodotto il contrario. Hanno mostrato che l’avversario era cedevole e spiritualmente disarmato. Mai il Papato si era piegato tanto dinanzi all’Islam: nemmeno quando Roma stessa era minacciata. E poi la Chiesa appoggia i no global, nonostante sia chiaro a tutti il fatto che essi sono una protesta, intrinsecamente violenta contro l’Occidente. Non si rende conto che il no global riprende i temi che furono del comunismo e li radicalizza in una lotta morale contro il capitalismo << amorale>>. Si può pensare che l’omaggio di Damasco e i no global di Genova siano il prologo dell’attacco di New York. L’Occidente non crede in se stesso, questi fatti ne hanno dato la prova. Il Papa non può dimenticare che non esiste nel mondo un qualunque terrorismo, ma un terrorismo islamico, cioè specificamente una guerra di religione che attacca l’Occidente in quanto terra della Cristianità; e non può non comprendere che non si tratta di un episodio ma che è veramente iniziata la terza guerra mondiale cioè quella del terrorismo islamico contro l’Occidente e la Cristianità, la strategia islamica è chiara: colpire i luoghi simbolo dell’Occidente, mostrare che il martirio sfida la potenza tecnologica, che gli alti luoghi della religione e della civiltà occidentale sono luoghi abbandonati dallo Spirito, luoghi per cui non vale più la pena di vivere e di morire. Distruggere il simbolo significa mostrare che esso è un



simbolo morto. Anche se contiene uomini vivi: come a New York. Dinanzi a questi fatti, il Papa romano tace o divaga. L’Occidente non ha più identità: né cristiana né illuminista. Sono stati i rappresentanti della cultura illuministica ad attaccare più duramente Berlusconi per aver difeso la verità della civiltà liberale. Per gli occidentali l’Occidente è solo un mercato? Ebbene allora esso non troverà più combattenti disposti a vivere e a morire per esso. Il termine <<valori>> non indica
più le verità cristiane, non indica più nemmeno le qualità illuministiche. La Chiesa cattolica abbandona l’Occidente: abbandona la sua storia, abbandona se stessa. Il Papato gioca con il fuoco: e un fuoco può toccare San Pietro.     



m) La Cristianità e il Grande campo di Babilonia

Contrariamente, però, da quanto possa pensare Baget Bozzo, la Cristianità non è minacciata dall’Islam per il semplice fatto che è data per scomparsa dagli stessi “uomini di Chiesa”. La guerra in atto si svolge tutta in “ quel grande campo di Babilonia” secondo lo schema descritto da S.Ignazio di Loyola negli Esercizi Spirituali e il suo obiettivo è esclusivamente economico, il controllo delle risorse minerarie e petrolifere in Asia e in particolare nei paesi del Medio Oriente. La “vera” guerra è un’altra e si nasconde dietro la guerra combattuta con il fragore delle armi. Cristo stesso ha messo in guardia allorché ha detto: Quando sentirete parlare di guerre e rivoluzioni non abbiate  paura. Devono infatti accadere prima queste cose, ma non significa che subito dopo ci sarà la fine. ( Vangelo secondo Luca, 21-9)

n) La guerra è un grande affare

Come avviene in tutte le guerre anche questa guerra per alcuni sarà morte, rovina e miseria ma ad altri porterà più ricchezza. Il dio denaro, mammona, va a nozze con le divinità della guerra. Già questo si è verificato appena dopo il compimento degli  attacchi terroristici dell’11 settembre 2001 negli Usa. E’ interessante in proposito  leggere quanto pubblicato dal quotidiano L’Espresso del 27 settembre 2001 in un trafiletto dal titolo  << Qualcuno sapeva, ha guadagnato miliardi >> : Bin Laden era forse l’unico miliardario al mondo a sapere in anticipo della tragedia. E poteva lucrarci somme importanti. Chi ha venduto i future sull’indice di Francoforte alla vigilia e li ha ricomprati l’11 settembre ha guadagnato il 125 per cento. Chi ha fatto lo stesso a Wall Street ha realizzato un capital gain del 60 per cento. E a Milano del 105 per cento. In piazza degli Affari sono stati trattati future per quasi 20 mila miliardi di lire nel giorno dell’attentato e in quello seguente. << In questo mare, un’operazione suddivisa in tanti piccoli ordini può passare inosservata>>, avverte Paolo Barbieri, direttore di Akros Alternative Investments. Ma i terroristi possono nascondersi ancor meglio: il primo ordine parte, per esempio, da una banca di Cipro ed è poi spalmato su diversi conti aperti in paradisi fiscali: questi conti ne figliano altri presso piccole banche americane o europee che poi danno le disposizioni finali all’operatore specializzato che opera in Borsa. Il future è lo strumento perfetto: vendi un contratto che non hai versando un margine di garanzia del 5-10 per cento che ti puoi far prestare da una banca compiacente: quando lo ricompri, uno o due giorni dopo, la differenza è tua. Con un patrimonio di 600



milioni di dollari, Bin Laden non avrebbe avuto difficoltà a ottenere affidamenti da diverse banche per 100 milioni per un paio di giorni: avrebbe guadagnato il 100 per cento senza rischiare un dollaro. Non sono solo gli speculatori “informati” a fare festa  ma anche tutta la grande industria americana: Per loro l’11 settembre potrebbe
trasformarsi in un affare, scrive Federico Rampini su la Repubblica ( 2 novembre 2001) in un articolo dal titolo: Dalle Torri agli affari Bush ripaga le lobby.   

o) La gioia per la fine della Cristianità

Il gesuita Sorge ha dichiarato: Le dirò che con il Concilio Vaticano II abbiamo tutti (?) salutato con gioia la fine della Cristianità. ( La Stampa 17-1-2001). Di fatto è vero, la Cristianità come società civile retta da leggi e istituzioni conformi alla Legge divina non esiste più. E’ sconcertante però che un uomo di Chiesa ne gioisca. Gli unici rimasti a rivendicare i diritti di Dio anche in ambito sociale sono rimasti gli islamici ma lo fanno nel nome di Allah e ispirandosi a Maometto e non a Cristo. Se la Cristianità non c’è più un cristiano cosa ha da perdere ancora? Cosa gli può essere tolto?  Occorre chiarire che la “Cristianità” come diritto di Dio non solo sugli individui ma sulla società non è finita; nessuno può togliere a Dio i suoi diritti. Questi permangono, sono indefettibili. In verità la Cristianità, come vedremo, di fatto è cessata ancor prima del Concilio Vaticano II. Sono secoli che l’Europa cristiana ha voltato le spalle al Cristianesimo cui deve le fondamenta della sua civiltà e valgono nei confronti degli europei le parole rivolte da Mosè al popolo eletto: Hai abbandonato il Dio che ti ha generato e hai dimenticato il Signore, tuo Creatore. ( Dt. 32,18). “E’ probabile che il tempo dei gentili sia finito ( cfr. Lc.21,24). Le Nazioni uscite con il Cristianesimo dalle tenebre e dalle turpitudini del paganesimo gareggiano oggi in infedeltà con gli ebrei che rifiutarono Cristo. Con il Concilio Vaticano II  è cessata la proclamazione della Cristianità di diritto da parte di uomini di Chiesa imbevuti di idee laiciste ed assurti al potere. “Il che vuol dire che ha avuto fine la proclamazione da parte degli uomini di Chiesa dei sacrosanti diritti di Dio sulla società. […] Tradimento a Dio e tradimento all’umanità che non ha vero bene e vera pace fuori dall’ordine stabilito da Dio. Ed infatti il cantico di Mosè così prosegue: Il Signore vide ciò e s’accese di sdegno…e disse: “Nasconderò loro la mia faccia, starò a vedere la loro fine” ( Deut.32, 19-20). Perché, per punire l’uomo, basta che Dio lo abbandoni alla sua malizia e noi oggi stiamo a vedere la “fine” dell’Europa già cattolica, che fu Maestra di civiltà e verità: a furia di rivendicare “diritti” e “libertà” alle più disordinate passioni è giunta oggi a decretare “diritti” e “libertà” persino per i peccati impuri contro natura, che degradano l’uomo al di sotto delle bestie e attirano sui popoli, come già su Sodoma e Gomorra, i più terribili castighi di Dio. […] Certo cessata la “Cristianità” restano i singoli credenti, ma Sorge, da religioso e da sacerdote, dovrebbe sapere che la “ Cristianità” ovvero la società regolata dalla Legge divina naturale ed evangelica, agevola la salvezza eterna degli individui mentre una società “scristianizzata”  ovvero organizzata contro il diritto divino naturale e positivo rende ardua, fino all’eroismo, la vita cristiana. Non c’è bisogno di dimostrarlo: è la dura realtà che ogni cristiano deve oggi affrontare ogni giorno. E, poiché l’eroismo non è dei più, ecco che molti si raffreddano nella carità e s’illanguidiscono nella fede col respirare di continuo un’atmosfera sociale infetta di ateismo pratico e teorico. La Chiesa non teme diceva Pio XII parlando dell’ondata antireligiosa nel mondo presente, però il suo cuore sanguina, non per sé (



essa ha le promesse divine) ma per la perdita di tante anime ( allocuzione al Sacro Collegio 24 dicembre 1946). Ma il gesuita Sorge ( e non è il solo), quasi non fosse né religioso né sacerdote, “gioisce” dove la Chiesa piange lacrime di sangue. Il gesuita
Sorge, inoltre, sa o almeno dovrebbe sapere che non c’è errore fuori della Chiesa che non finisca per infiltrarsi in qualche modo tra i figli della Chiesa e questa infiltrazione nel mondo cattolico di quello spirito di ribellione ad ogni autorità divina e umana che domina il mondo è oggi arrivata al segno che persino riviste “cattoliche” accettano e giustificano le cosiddette “famiglie” omosessuali, benché la Legge divina le riprovi come connubi contro natura che gridano vendetta al cospetto di Dio. Ma il gesuita Sorge continua a salutare con gioia la fine della Cristianità. Ora, che le nazioni europee camminano per la via dell’apostasia è già cosa molto grave, ma che all’errore di fatto si aggiunga, come fa Sorge con molti altri ecclesiastici, l’errore di principio asserendo che esse fanno bene e meglio non potrebbero fare, questo è molto più grave e rende l’errore di fatto irreparabile: se il sale della terra diventa scipito, con che cosa mai si salerà la terra e con che cosa mai si restituirà al sale svanito la sua virtù? La Chiesa, benché indefettibile per divina promessa, è sempre più paralizzata nella sua influenza sociale ed è spinta dai suoi nemici, interni ed esterni, verso le medesime condizioni dei primi tre secoli quando i cristiani erano ovunque, ma non c'era la Cristianità. Quale fu la sorte allora dei cristiani tutti lo sanno. Quale sarà ancora la loro sorte ce lo dice quanto è stato rivelato del “Terzo Segreto” di Fatima: in verità il passo dallo Stato neopagano allo Stato nuovamente persecutore è breve. E’ questo che il gesuita Sorge saluta  con gioia? C’è poco da gioire. Ma – sia ben chiaro – non c’è neppure da essere pusillanimi. Questa è l’arena nella quale Dio ci ha messo a combattere per la Sua gloria e ce ne ha assicurato la grazia; a combattere, non a scendere a compromessi con un mondo, sempre più nemico di Cristo.”  ( Paulinus da SI SI NO NO n.16 del 30 settembre 2001) . L’evento capitale del XX secolo, come ha scritto il prof. Paolo Pasqualucci, è stato la perdita della Fede presso gran parte delle Gerarchia cattolica, emersa a partire dal Concilio Ecumenico Vaticano II ( 1962-1965). Ci riferiamo naturalmente alla fede quale risulta dai documenti ufficiali del Magistero attuale. ( da “ SI SI NO NO”  n.17 del 15 ottobre 2001) 


p) La fine della Religione

Questa è la “vera” guerra, la guerra divina. Il Terzo millennio inizia con il fragore d’armi di una guerra nel grande campo di Babilonia ma i cristiani non possono farsi distogliere, confusi dal fragore delle armi, dalla “vera” guerra, quella contro Cristo. Una delle conseguenze della guerra in atto sarà la proibizione di ogni culto religioso pubblico. La religione verrà consentita soltanto nella sfera strettamente privata dell’individuo e incoraggiato l’ateismo. I provvedimenti restrittivi della libertà di culto verranno giustificati con la necessità di impedire il sorgere di fanatismi religiosi, in particolare islamici, ma colpirà indifferentemente ogni culto, anche e soprattutto quello cattolico. Allora avrete occasione di dare testimonianza. ( Vangelo secondo Luca 21-13 ).Si sta inesorabilmente andando in questa direzione. Per rendersene conto basterà leggere l’intervista a JÜrgen Habermas, dal titolo “Anche la fede ha un limite” , riportata sul numero 52 de L’Espresso in data 3 gennaio 2008.



q) Il Mondo Prossimo Venturo

Il Terzo millennio vedrà il ritorno delle persecuzioni religiose cruente e la condizione dell’umanità somiglierà sempre  più a quella descritta da Aldous Huxley nel suo libro più visionario Il Mondo Nuovo, ne parleremo più ampiamente nel prosieguo di quest’opera.



r) La Terza Guerra Mondiale

Nel libro Pawns in the Game ( Pedine nel gioco pubblicato s.d. in U.S.A. – Palmdale CA 93590) del commodoro William Guy Carr viene riportata la lettera che il massone Albert Pike (1809-1891) 33° grado Gran Commendatore del Rito Scozzese Antico Accettato  scrisse a Giuseppe Mazzini il 15 agosto 1871:..La Terza Guerra Mondiale dovrà essere fomentata approfittando delle divergenze suscitate dagli agenti degli Illuminati fra sionismo politico e dirigenti del mondo islamico. La guerra dovrà essere orientata in modo che Islam ( mondo arabo e quello musulmano) e sionismo politico ( incluso lo Stato d’Israele) si distruggano a vicenda, mentre nello stesso tempo le nazioni rimanenti, una volta di più divise e contrapposte fra loro saranno in tal frangente forzate a combattersi fra loro fino al completo esaurimento fisico, mentale, spirituale ed economico. […] Noi  scateneremo i nichilisti e gli atei e provocheremo un cataclisma sociale formidabile che mostrerà chiaramente, in tutto il suo orrore, alle nazioni, l’effetto dell’ateismo assoluto, origine della barbarie e della sovversione sanguinaria. Allora ovunque i cittadini, obbligati a difendersi contro una minoranza mondiale di rivoluzionari, questi distruttori della civiltà, e la moltitudine disingannata dal cristianesimo, i cui adoratori saranno da quel momento privi di orientamento alla ricerca di un ideale, senza più sapere ove dirigere l’adorazione, riceveranno la vera luce attraverso la manifestazione universale della pura dottrina di Lucifero rivelata finalmente alla vista del pubblico, manifestazione alla quale seguirà la distruzione della Cristianità e dell’ateismo conquistati e schiacciati allo stesso tempo! ( da pag. 110-111 di Massoneria e sette segrete: la faccia occulta della storia – Epiphanius – Editrice “Ichthys” – Gardolo (TN) – s.d.). A distanza di centotrenta anni le “previsioni” di Albert Pike si dimostrano  spaventosamente attendibili. Trascurare il ruolo delle sette massoniche nell’interpretare i fatti storici è come voler capire la Storia delle vicende umane ignorando la presenza nel Mediterraneo dell’Impero romano. Per questo motivo risulta di estremo interesse la notizia pubblicata, con questo titolo “ Svelati dopo due secoli i riti della setta segreta dei Bush”,  su Il Giornale del 19 aprile 2001: Per quasi due secoli il famoso quanto segreto rito d’iniziazione degli “Skull and Bones” ( Teschio e tibie) dell’università di Yale ha forgiato il carattere degli uomini che hanno forgiato il carattere dell’America, compresi tre capi della Casa Bianca. Ora grazie all’intraprendenza di un giornalista del settimanale New York Observer, il misterioso rituale dell’associazione studentesca del prestigioso ateneo diventa per la prima volta di pubblico dominio, provocando, più che grandi sorprese, imbarazzo





e qualche risata. Ron Rosenbaum, il reporter che ha compiuto la <<missione impossibile>> rivelando all’America il cerimoniale iniziatico della setta, si è avvalso della complicità di due studenti e di un sofisticato equipaggiamento che comprendeva tre videocamere digitali in grado di filmare nell’oscurità della <<Tomba>>, come viene chiamata la cripta dove gli <<Skull and Bones>> svolgono i loro riti. Riti che, a suo dire, <<sono più segreti e significativi in termini di potere reale di quelli di Cosa Nostra>>. Solo 15 studenti tra i 1.300 di ogni corso di Yale vi sono ammessi. E nella cripta della cerimonia sono passati, oltre ai presidenti Bush padre e figlio, senatori, banchieri, diplomatici, baroni dei mass media, capi della Cia, insomma il Gotha della classe dirigente americana. La setta fu fondata nel 1832 sulla falsariga di una società segreta tedesca che adorava il demonio. L’intero cerimoniale, scrive Rosenbaum, ruota intorno all’idea della morte, che ispira, oltre al nome della setta, i costumi ( scheletri, diavoli e incappucciati), l’arredamento ( teschi e bare) e il frasario un po’ paranoico ( << L’impiccato è uguale alla morte. Il demonio è uguale alla morte. La morte è uguale alla morte>>). <<Uno psicodramma dell’occulto>>, definisce Rosenbaum la cerimonia a cui ha assistito sabato 12 aprile, notte dell’iniziazione. Una notte affollata di ombre, di grida e gemiti, di maestri cerimonieri chiamati <<patriarchi>> di controfigure di Bush jr e di personaggi ispirati al romanzo Tristam Shandy di Laurence Stern. Per spaventare i neofiti, un incappucciato chiamato <<Zio Toby>> chiede ad un altro iniziato: << Toglimi lo sturalavandini dal sedere>>. Un altro, imitando con aria solenne Bush jr, gli fa eco: << Te lo metterò in quel posto come l’ho messo ad Al Gore. Ti ucciderò come ho ucciso Al Gore>>. Dopo qualche secondo di silenzio e grida di <<Aiuto, il diavolo!<<, voci di donne esortano i neofiti a fuggire ( le donne sono state ammesse tra gli <<Skull and Bones>> alla fine degli anno 80), mentre gli incappucciati corrono nel buio. Poi i neofiti devono entrare in una bara e <<morire al mondo barbarico>>  per rinascere come membri dell’ <<Ordine>>. Un <<patriarca>>  vestito da Satana li conduce in una tenda da cui riemergono con un femore in mano. Infine devono inginocchiarsi, baciare un teschio e partecipare a una cerimonia in cui si finge di tagliare la gola ad una donna discinta coperta di sangue.Rosenbaum si chiede il significato simbolico di questo misticismo un po’ paranoico, e avanza l’ipotesi che il teschio rappresenti il potere e la sottomissione all’Ordine. E avanza anche inquietanti interrogativi sulle esenzioni fiscali di cui beneficerebbe la setta degli << Skull and Bones>>. C’è di che stare sconcertati. Ma si può anche sorridere, come fa Rosenbaum, all’idea di un presidente degli Stati Uniti che bacia uno scheletro. Chi ha letto fin qui queste Avvertenze per il Terzo Millennio  non ci troverà niente da ridere. 



s) Gli Stati mafiosi


Il giudice Carlo Palermo intervistato da Attilio Giordano dichiara: Noi oggi scopriamo bin Laden come guida del terrore islamico. Ma lui non fa che mettere in pratica concetti vecchissimi. Il radicalismo dell’Islam è datato alla prima metà del Novecento. Senta cosa scrive Sayyid Qutb negli anni Sessanta: “Occorre creare…un nucleo formato da una ristretta e scelta élite, l’avanguardia dei rivoluzionari di


professione che dedicano tutta la loro vita ad un unico scopo. Ben disciplinati, perfettamente organizzati e animati dallo spirito missionario di una nuova età nella
storia dell’Islam, essi non possono che  vincere”. Sembra di sentire bin Laden. […] Gli intrecci di interessi che ho incontrato nel mio lavoro di giudice, e anche dopo, mi danno una risposta, per terribile che sia: la relazione tra Occidente ed estremismo islamico si è consolidata su traffici di armi, di droga, di petrolio, che non hanno consentito di interromperla. Voglio dire non credo si tratti di errata previsione, ma di impossibilità di intervenire. E’ come per la mafia: se si sgominasse si creerebbero anche problemi sociali ed economici. Alla domanda conclusiva: “E oggi, come le appare lo scenario?”, l’ex-giudice risponde: Da anni, intanto, c’è un nuovo fortissimo fornitore di morte potenziale: l’ex Unione Sovietica, ormai collegata – attraverso le sue mafie – ai boss siciliani nella cosiddetta “Star”, la nuova mafia internazionale. Solo in Germania, in pochi mesi, sono stati individuati più di cento episodi di traffici di materiale nucleare dall’ex Unione Sovietica. Dove finiscono? E’ impensabile un Kamikaze nucleare? Non so, non sono un tecnico, ma ci rifletterei. Di fondo c’è, ancora, la dipendenza dal nostro stesso, imperturbabile, bisogno di affari…Attenzione: l’estremismo islamico tratta con noi ma lo fa in una prospettiva di dominio. Vende la droga a noi ma la vieta ai suoi popoli, compra le armi da noi e poi le usa per uccidere occidentali. Parlo dell’estremismo: chi dice guerra all’Islam è un pazzo, l’Islam non è l’estremismo islamico. Ma  trovo che anche dire, semplicemente, “guerra”- come ha fatto il presidente americano Bush – è pericolosissimo: è quello che i bin Laden del mondo vogliono, la legittimazione. Bin Laden è un terrorista, e basta. Non si fa guerra con un terrorista. E non si batte nessuno prendendo bin Laden. Come dire che si batte la mafia prendendo i suoi killer. La mafia è molto di più. Il pericolo islamico è molto di più. Ci siamo dentro anche noi, legati strettamente. E non so se siamo in grado di rompere questi legami. (Il Venerdì di Repubblica 19 ottobre 2001 n.709).  Anche il giudice Palermo non riesce a percepire la dimensione “spirituale”  delle vicende, sembra intuire che tutto il mondo è ridotto ad un “gran campo di Babilonia”  ma dimostra di essere privo degli strumenti di interpretazione che San Ignazio de Loyola  ha messo a disposizione di quanti con fede si sottopongono ai suoi Esercizi spirituali.


t) La visione di Sant’Ignazio di Loyola

S. Ignazio di Loyola nella parte dei suoi Esercizi Spirituali ove propone la meditazione sui “Due stendardi” così descrive la moltitudine demoniaca e il satanico “caporione”  di tutti i nemici nel grande campo di Babilonia: …chiama a raccolta innumerevoli demoni e li sparge gli uni in questa, altri in quella città, e così per tutto il mondo, non tralasciando province, luoghi, stati di vita, né alcuna persona in particolare. […] Li istiga poi  a gettare reti e catene; che per prima cosa tentino gli uomini con la cupidigia delle ricchezze, come accade il più delle volte, per condurli più facilmente al vano onore del mondo e poi ad una grande superbia. Di modo che il primo gradino sia quello delle ricchezze, il secondo dell’onore, il terzo della superbia; e da questi tre gradini trascina a tutti gli altri vizi.







u) Il Governo Mondiale


La guerra in atto innescata dagli attacchi terroristici alla Torri Gemelle di New York dell’11 settembre 2001 alla fine mostrerà la necessità a tutta l’umanità  di un Governo Mondiale per riportare sotto controllo il traffico di armi di distruzione di massa, la circolazione destabilizzante  dei capitali, la diffusione incontrollata della droga, la pacifica coesistenza di tutte le religioni, ecc. Già in occasione del G8 a Genova, il 21 luglio 2001, si era prospettata la necessità di istituzionalizzare l’incontro dei Capi di Stato, in un organismo che avesse legittimità planetaria. La bagarre contestatrice accesa per le strade di Genova, in quella occasione, aveva l’obiettivo di delegittimare, attraverso i moti di piazza, lo svolgimento del G8  per reclamarne uno esteso a tutti i paesi del mondo. La contestazione assurgeva a simbolico colpo di stato, a colorata “presa della Bastiglia”, con cui  venivano delegittimati tutti i Governi del G8 rispetto ai problemi del Mondo. Il Governo Mondiale legittimo e sovrano sarà quello legittimato dal “basso”, da tutti i popoli della Terra, riuniti in un sol popolo, “quello di Seattle”, popolo immaginario e virtuale dell’ unico Stato, quello Universale ed omogeneo prospettato dallo scrittore nippoamericano Fukuyama nel suo libro La fine della Storia e l’ultimo uomo, oppure quello Stato Servile pronosticato nell’omonimo saggio di H. Bellock. I cosiddetti “No global” e movimenti similari che tanto si sono agitati a Genova in occasione del G8  non sono affatto contrari all’instaurarsi di un Governo Mondiale soltanto lo vogliono legittimato “dal basso” e di stampo socialcomunista anziché liberalcapitalista.  ( Al riguardo può risultare utile anche la lettura del libro di Maurizio Blondet “No Global” - Edizioni Ares - 2002 Milano).  


v) Il Sovrano Universale

Una volta instaurato il Governo Mondiale, si dovrà, di conseguenza, provvedere all’elezione di quel Sovrano Universale citato nelle antiche profezie sulle età ultime del genere umano.


x) L’obelisco egizio di Central Park

Come mai alcuni avvenimenti si verificano proprio in un certo posto e non in un altro? C’è una sorta di predestinazione dei luoghi, così come avviene per le persone?   A New York in Central Park sulla sommità del Graywacke Knoll c’è un obelisco egizio. Probabilmente oggi  è un monumento dimenticato, trascurato, quasi passa inosservato, raramente si trova  citato nelle guide turistiche e sicuramente nessuno si propone di andare a New York per andarlo a vedere, eppure  questo obelisco è stato il primo “grattacielo” di New York e, centoventi anni fa, il suo sbarco sul suolo americano fu un avvenimento di grande emozione. La sua vicenda può aiutare a capire, per chi sa leggere anche nei particolari più insignificanti, perché alcuni avvenimenti storici accadono in un posto e non altrove.  Vi arrivò da Alessandria con la nave da carico Dessug  il 20 luglio 1880, un  dono graditissimo da parte del Governo egiziano. Gli Stati Uniti d’America ci tenevano moltissimo ad avere sul loro


territorio un simile monumento presente nelle capitali dei grandi imperi mondiali: Roma, Parigi, Londra, Istanbul. Non poteva mancare per questo nella città destinata 
ad essere la  futura capitale del prossimo Impero mondiale, quello basato sul predominio dell’ <<etere>>, sulla tecnologia missilistica e delle telecomunicazioni. L’obelisco insieme alle piramidi è il simbolo della civiltà egizia e gli antichi egizi lo ritenevano sacro al dio Sole. “ Un blocco di pietra modellato in forma di pyramidion o cuspide di obelisco fu presumibilmente considerato sacro al dio sole anche prima del faraone iniziatore della prima dinastia ( ca. 3100-2890 a.C.). Si riteneva che tali pietre dette, ben o benben, fossero esistite a Eliopoli da tempo immemorabile quali feticci del dio primordiale Atum ( il sole al tramonto) e del dio Re o He-Harakhti ( il sole all’alba). Tali pietre erano altresì associate all’uccello Benu o fenice. Per tradizione questo uccello dopo essersi autogenerato, giungeva dall’oriente a Eliopoli dove viveva per cinquecento anni, poi ritornava in oriente per essere sepolto dalla nuova fenice che gli succedeva a Eliopoli. Secondo un’altra versione del mito, in luogo di essere sostituito, l’uccello risuscitava se stesso e perciò si trovava associato al dio dei morti. Difatti tra le divinità raffigurate nelle tombe compare anche la fenice.” ( da pag.12-13 di Gli obelischi egizi – Labib Habachi – GTE Newton 1996 ). Il Boeing 767 che, alle 8.46, entra all’altezza del 90° piano della Torre Nord, è la prima grande “fenice”, con i suoi 90 mila litri di cherosene, sprigiona una palla di fuoco della temperatura di 1000 C° all’interno del grattacielo le cui strutture portanti, in acciaio, fondono provocando l’implosione della costruzione, di essa, alle 10.28,  resta soltanto una montagna di cenere. La seconda grande “fenice” colpisce la Torre Sud alle 9.03, all’altezza del 70° piano, e l’attraversa come una spada di fuoco. Questa torre è la prima  a crollare alle ore 9.59. Sette anni c’erano voluti per costruirle appena un’ora e mezza per distruggerle. Nel cuore di Manhattan al posto dei  giganteschi “obelischi” alti 417 metri, brulicanti di vita, ci sono un milione e mezzo di tonnellate di detriti inceneriti. E’ la montagna di cenere al centro del mondo da cui risorgerà la fenice, simbolo di resurrezione?           L’obelisco di Tutmosi III, in Central Park, con i suoi 21 metri d’altezza, al confronto delle due Torri gemelle, è un simbolo depotenziato e insignificante al confronto delle due Torri Gemelle ma è ancora in piedi dopo oltre tremilacinquecento anni: ” […] Gli elementi della gradinata di fondazione vennero sistemati nel Central Park nella stessa posizione in cui erano stati trovati ad Alessandria, sebbene sia stato lasciato fra di essi un vano per custodire, ermeticamente sigillate, scatole di piombo contenenti i depositi di fondazione.  Il 9 ottobre del 1880 fu messo in opera il basamento con una cerimonia presieduta dal Gran Maestro della massoneria dello stato di New York, con la partecipazione di nove mila massoni e non meno di trentamila spettatori. Sistemato il basamento, rimaneva ancora il lavoro di rimozione dell’obelisco dal Dessug al Central Park. Furono elaborati diversi progetti circa il metodo di sbarco e la via da  seguire per raggiungere la destinazione. Alla fine il luogo di sbarco scelto risultò Staten Island. Con l’aiuto della marea la prora del Dessug  fu tirata fuori dall’acqua presso la Luxor’s Marine Railway sulla riva orientale dell’isola e il monolito venne estratto dalla nave. Collocato sopra un pontone e rimorchiato attraverso la baia di Manhattan, avanzò maestosamente attraverso le strade della città alla velocità di m.29,5 al giorno. Compì il viaggio di m.3323,5 dal luogo dello sbarco al punto scelto del Central Park in 112 giorni, arrivando il 5 gennaio 1881. Poco più di due settimane dopo l’obelisco fu eretto tra gli applausi di diecimila spettatori. La grande impresa era giunta al termine. Erano trascorsi quindici mesi dal giorno in cui era iniziata la rimozione ad Alessandria. Rimaneva la donazione formale dell’obelisco da


parte della nazione alla città di New York, avvenimento che ebbe luogo il 22 febbraio alla presenza di molte autorità e di una folla di ventimila persone. La cerimonia fu illustrata da un lungo discorso di William Maxwell Evarts, allora Segretario di Stato. In esso ringraziò l’Egitto per il generoso dono e lodò Gorringe per il successo nel trasferire l’obelisco senza danni negli Stati Uniti. Evarts rievocò gli imperi assiro, romano e bizantino: essi pure avevano prelevato monoliti dall’Egitto e le loro grandi civiltà, come quella dell’Egitto stesso, erano tramontate. Che cosa avverrà, si chiese, delle civiltà dell’Inghilterra, della Francia e degli Stati Uniti che in questi ultimi tempi si sono procurati degli obelischi? “ ( da  Gli obelischi egizi di Habachi Labib op. cit. ).
             

y) Gli interrogativi di William Maxwell Evarts


E’ stupefacente, oggi, leggere la parte conclusiva del discorso che William Maxwell Evarts tenne il 22 febbraio 1881 in occasione della cerimonia per la donazione dell’obelisco di Tutmosi III alla città di New York  e vale la pena di riportarla integralmente: Chi può davvero prevedere che cosa mai potrà fare la nostra nazione dal momento che ogni perversione è attuabile? Questo obelisco può ancora domandarci: “Sperate di prosperare sempre? Sperate di arricchirvi ulteriormente e che l’uomo non declini mai? Potrete supporre che le mollezze del lusso avvolgeranno sempre di più questa nazione e che la forza e il vigore della sua gente non subiranno mai un declino? Può esso insinuarsi in voi e la nazione non subire la decadenza?” Questi sono interrogativi ai quali si sarebbe potuto rispondere al tempo dell’obelisco ma non ai nostri tempi.Gli interrogativi restarono senza risposta. L’obelisco è ancora lì, a indicare, con la sua punta, il cielo verso il quale l’uomo deve alzare lo sguardo per avere le risposte che, oggi, nei tempi presenti, si fanno quanto mai pressanti.E’ questione vitale per tutta l’umanità, non solo per la città di New York e la nazione americana, ricevere ed accettare la Verità. Gli avvenimenti di questo inizio di secolo e di millennio possono essere avvertimenti provvidenziali  per un’inversione di rotta, per prendere consapevolezza della serietà della vita, l’occasione irripetibile, unica, concessaci da Dio, per conseguire la vita eterna. Solo Gesù, con la seconda venuta, porterà la Pace. Ogni giorno è tempo di attesa messianica e nessuno può sottrarsi alla guerra, quella divina. Questa è la “vera” guerra e la posta in gioco è la nostra vita eterna, la nostra anima. Occorre recuperare la trascendenza dell’esistenza. Non c’è altro, se non si ha fede può sembrare incredibile, è da pazzi crederlo, ma non c’è altro, se non quello che è dopo la morte, l’eternità. Occorre andare oltre il tempo e riappropriarsi dell’eternità, ritornare a vivere in funzione dell’eternità. Una visione comune a tutti gli esseri umani fino a che noi italiani, non abbiamo cominciato a scherzarci sopra, e che abbiamo intaccato per primi con l’umanesimo rinascimentale e i versi beoti di Lorenzo il Magnifico sul  doman non c’è certezza, chi vuol esser lieto sia. A ricordarci la “certezza” del domani ci pensa la morte, la “vecchia signora”, il vieux capitain del Viaggio di Baudelaire. Diversamente si finirà come i personaggi del Fantasma della libertà di Buñuel, si cammina per strade deserte senza sapere dove andare, senza che nessuno sappia dove stiamo andando. Davanti a noi c’è la traversata del “deserto”.




z)La rivincita dei maghi

Antrace, taglia sui terroristi – Allarme anche per il vaiolo. Bush: vaccini per tutti gli americani, è il titolo a tutta pagina su la Repubblica del 19 ottobre 2001. Incubo antrace si teme una strage- Washington: sospetti sulla morte di due postini, altri due sono gravi. Questo il titolo in prima pagina sul quotidiano L’Arena del 23 ottobre 2001. C’è nell’aria un’atomica al DNA è il titolo di un servizio sul settimanale Panorama del 23/10/2001. Sabato 29 settembre 2001 su Italia 1 alle ore 21.00 è stato trasmesso il film di fantascienza L’esercito delle 12 scimmie girato in USA nel 1995, la trama: nel 1996 la popolazione mondiale è stata decimata da un virus, creato in laboratorio da un gruppo di animalisti,  che uccide gli uomini ma non gli animali. Appare sempre meno fantascientifica la storia, immaginata da Richard Preston nel libro Il giorno del Cobra, dello scienziato pazzo che modifica il virus del vaiolo per distruggere la popolazione mondiale iniziando proprio da quella di New York. Sembra sia stata  la lettura di questo romanzo a spingere Bill Clinton, nel 1999, quando era in carica come presidente degli Stati Uniti, a chiedere al Congresso uno stanziamento di 5 mila miliardi di lire per combattere il bioterrorismo. ( da Panorama del 25/10/2001)  Si ha l’impressione che i mezzi di comunicazione facciano di tutto per accrescere la psicosi di un attentato batteriologico. Mano a  mano che vengono intensificati gli attacchi aerei sull’Afghanistan, aumenta il ritrovamento di buste “all’antrace” spedite via posta negli USA. Ethan Rubinstein ha definito questo bacillo la “bomba atomica dei poveri”. Pertanto usare missive all’antrace, per colpire membri del Governo statunitense o anche solo inermi cittadini, è come attaccare la popolazione statunitense con una bomba atomica, anche se “ da poveracci” e legittima, quindi, l’uso del nucleare “da ricchi” come ritorsione. La guerra in atto, pertanto, non esclude nessuna arma neppure quelle di distruzione totale del paese nemico.Jeremy Rifkin, autore di L’era dell’accesso ( Mondadori 2000) e presidente di The Foundation on economic trends di Washington D.C., in proposito, ha avvertito: …Purtroppo, finora i politici, gli esperti di strategia militare e i media hanno trascurato una realtà ancor più preoccupante, che sta alla base delle nuove paure sul bioterrorismo. Il fatto è che le nuove informazioni sul genoma recentemente scoperte e utilizzate per gli scopi commerciali dell’ingegneria genetica nei settori dell’agricoltura, dell’allevamento e della medicina sono potenzialmente convertibili nello sviluppo di una vasta gamma di nuovi organismi patogeni che possono attaccare piante, animali ed esseri umani.Inoltre, a differenza delle bombe nucleari, i materiali e gli strumenti necessari per creare agenti biologici da impiegare per scopi bellici sono facilmente accessibili ed economici: ed è perciò che questo tipo di armi viene spesso definito << la bomba nucleare dei poveri>>. Un laboratorio biologico all’avanguardia potrebbe essere allestito e reso operativo con un investimento di soli 10 mila dollari e potrebbe occupare anche una stanza di soli 4,5 x 4,5 metri. L’occorrente si limita a un fermentatore di birra, una coltura a base di proteine, un telo di plastica e una maschera antigas. Un aspetto altrettanto allarmante è rappresentato dal fatto che migliaia di studenti che frequentano i laboratori dei centri di perfezionamento postlaurea di tutto il mondo sono sufficientemente informati sulle tecniche rudimentali di utilizzo della tecnologia di clonazione e del dna ricombinante per progettare e produrre in serie armi di questo tipo. Ironicamente, se da un lato il governo Bush manifesta una profonda apprensione per il bioterrorismo, proprio quest’estate la Casa Bianca ha stupito la


comunità mondiale rifiutando le nuove proposte di intensificazione della Convenzione sulle armi biologiche. L’ostacolo è rappresentato dalle procedure di verifica che permetterebbero ai governi di ispezionare i laboratori delle ditte di biotecnologia statunitensi. Il 40 per cento delle aziende farmaceutiche e biotecnologiche mondiali risiede negli Usa e queste società hanno detto a chiare lettere ai negoziatori americani che non avrebbero tollerato una sorveglianza dei loro impianti, per paura del furto di brevetti e segreti commerciali. Il fallimento delle trattative attesta l’esistenza di un nuovo, sgradevole scenario con cui nessuno di noi sembra disposto a confrontarsi. In futuro, le applicazioni distruttive della rivoluzione biotecnologica saranno altrettanto cruciali quanto quelle costruttive.  La guerra biologica implica l’impiego di organismi viventi per scopi militari. Le armi biologiche possono essere virali, batteriche, fungose, protozoiche e rickettsiali. Gli agenti biologici possono mutare, riprodursi, moltiplicarsi e diffondersi su vaste aree geografiche grazie al vento, all’acqua, agli insetti, nonché alla trasmissione umana e animale. Una volta diffusi, molti agenti patogeni sono in grado di sviluppare nicchie vitali e di mantenersi nell’ambiente per sempre. Gli agenti biologici convenzionali includono: la Yersinia pestis (peste), la tularemia, la febbre della Rift Valley, la Coxiella burnetii ( febbre Q), l’encefalite equina orientale, l’antrace e il vaiolo.Le armi biologiche non sono mai state utilizzate in modo diffuso in ragione dei rischi e dei costi connessi alla lavorazione e allo stoccaggio di grandi quantitativi di sostanze tossiche, nonché a causa della difficoltà di orientare su un bersaglio la disseminazione degli agenti biologici. Tuttavia, i progressi compiuti nelle tecniche dell’ingegneria genetica nel corso dell’ultimo decennio hanno reso la guerra biologica possibile per la prima volta nella storia. Le <<armi geneticamente modificate>>, messe a punto con il dna ricombinante, possono essere prodotte in diversi modi. Le nuove tecnologie possono essere impiegate per programmare i geni affinché si trasformino in microorganismi infettivi, al fine di aumentare la loro resistenza agli antibiotici, la loro virulenza e la loro stabilità ambientale. E’ possibile inoculare geni in organismi per influenzare le funzioni regolatrici che controllano lo stato d’animo, il comportamento e la temperatura corporea. Gli scienziati affermano di essere in grado di clonare tossine selettive per eliminare determinati gruppi etnici o razziali la cui costituzione genotipica li predispone a particolari tipi di malattie. L’ingegneria genetica può venire utilizzata anche per distruggere specifiche razze o specie di piante o animali domestici, nell’intento di minare l’economia di un paese. Le nuove tecnologie dell’ingegneria genetica forniscono una tipologia versatile di armi che possono essere utilizzate per un’ampia gamma di scopi militari, che spaziano dal terrorismo e dalle operazioni controinsurrezionali alle azioni di guerra su vasta scala dirette contro intere popolazioni. Molti governi, tra cui gli Stati Uniti, sostengono che le loro attività belliche biologiche sono solo difensive e affermano che il Trattato sulle armi biologiche in vigore permette una ricerca difensiva. Ma è risaputo che è virtualmente impossibile distinguere tra ricerca difensiva e offensiva nel settore. Robert L. Sinsheimer, noto biofisico ed ex rettore della University of California di Santa Cruz, scriveva alcuni anni fa nel Bulletin of atomic scientists ( Bollettino degli scienziati atomici, N.d.T.) che, a causa della natura di questa particolare categoria di sperimentazione, non esiste un modo appropriato per distinguere debitamente tra l’uso per scopi pacifici e quello per fini militari delle tossine letali. Lo studio esaustivo sulla guerra chimica e biologica condotto dall’Istituto internazionale di ricerche sulla pace di Stoccolma concorda con l’affermazione di Sinsheimer e


conclude che << alcuni metodi di produzione di vaccini sono tecnicamente molto affini alla produzione di agenti per la guerra biologica e pertanto offrono facili opportunità di conversione>>. Quindi, l’attuale Convenzione sulle armi biologiche è seriamente compromessa, anche al di là della questione della verifica e dello sviluppo. Osservatori militari professionisti non sono ottimisti circa la possibilità di tenere la rivoluzione genetica fuori dalla portata degli strateghi militari. Come strumento di distruzione di massa, le armi genetiche uguagliano gli armamenti nucleari e possono venire sviluppate per una frazione del costo di questi ultimi. E ciò basta per fare della tecnologia genetica l’arma ideale del futuro. La notizia che l’Iraq aveva stoccato ingenti quantitativi di germi patogeni per scopi bellici e ed era pronto a usarli durante la guerra del Golfo Persico ha rinnovato l’interesse del Pentagono nella ricerca difensiva, per neutralizzare la prospettiva di un’escalation nella corsa agli armamenti biologici. Il governo di Saddam Hussein aveva preparato quello che esso stesso aveva battezzato il <<grande livellatore>>, un arsenale di 25 testate missilistiche con oltre 5 mila chili di agenti biologici, inclusi i germi letali del botulismo e dell’antrace. Altri 15 mila chili di microrganismi patogeni erano stati collocati in bombe da lanciare da velivoli militari. Se i germi fossero stati effettivamente impiegati per questi scopi bellici, i risultati sarebbero stati catastrofici. Per avere un’idea dei danni potenziali, basta considerare l’arsenale iracheno alla luce di uno studio condotto dal Governo Usa nel 1993, da cui risultò che lo spargimento di soli 90 chili di spore di antrace da un aereo su Washington avrebbe potuto uccidere 3 milioni di persone.L’Iraq non è l’unico stato ad avere interesse a sviluppare una nuova generazione di armi biologiche. In uno studio del 1995, la CIA riferì che 17 paesi erano sospettati di ricercare ed accumulare microrganismi patogeni per uso bellico. Tra queste nazioni vi sono l’Iraq, la Libia, la Siria, la Corea del Nord, Taiwan, Israele, il Vietnam, Cuba, l’India, la Corea del Sud, il Sud Africa, la Cina e la Russia. Poiché le nozioni sulla congiunzione per incastro tra i geni divengono sempre più accessibili, è probabile che la prossima generazione sarà coinvolta in una nuova, mortale corsa alle armi biologiche. La diffusione della sperimentazione con armi prodotte per modificazione genetica, sia per scopi offensivi sia per ricerca difensiva, aumenta la probabilità che si verifichino spargimenti accidentali. Nessun laboratorio, per quanto controllato e sicuro, è esente da guasti. Disastri naturali, quali inondazioni e incendi, come pure violazioni della sicurezza, sono possibili e ineluttabili. E’ inoltre altrettanto probabile che terroristi e fuorilegge ricorrano alle nuove armi genetiche per seminare la paura e il caos, nel tentativo di spingere la società ad accogliere le loro richieste. […]    E’ la minaccia delle piaghe bibliche  a pendere come una spada di Damocle sul capo di tutti. Alcuni storici sono giunti alla conclusione che la guerra chimico-batteriologica sembra sia stata utilizzata per la prima volta dal profeta biblico Aronne per punire il Faraone egiziano e il suo popolo, colpevoli di impedire agli ebrei di uscire dall’Egitto sotto la guida di Mosè. Questi storici, infatti,  ipotizzano che la subitanea peste che sterminò le greggi degli egiziani, quinta piaga, e la sesta, epidemia di ulcere che colpì uomini e animali, abbattutesi sull’Egitto nel 1500 a.C., siano da attribuirsi all’antrace. L’episodio delle 10 piaghe riportato nella Bibbia ( Esodo 7-12)  sembra sul punto di ripetersi ora, a distanza di oltre 3500 anni. La prima piaga rese non più potabili le acque del Nilo e di tutti i fiumi d’Egitto, trasformandole in sangue.La seconda fu un’invasione di rane, perfino nel palazzo del Faraone. La terza  trasformò la polvere in zanzare. La quarta suscitò mosche velenose. La quinta e la sesta, abbiamo già detto, provocò ulcere su uomini e animali. La settima  una furiosa


grandinata. L’ottava le locuste onnivore. La nona una caligine che per tre giorni avvolse nelle tenebre tutto l’Egitto. La decima fu la decimazione dei primogeniti. Gli unici ad essere risparmiati dalle dieci calamità furono gli ebrei. La cosa che colpisce di più, nel leggere l’episodio biblico, è il fatto che il potere di suscitare le calamità fosse riservato soltanto ad Aronne, fratello di Mosè, che lo aveva ricevuto direttamente da Dio. Gli bastava “stendere il bastone” per provocare le piaghe. I maghi egizi cercavano di fare altrettanto nei confronti degli ebrei senza però riuscirvi. Si legge infatti: I maghi cercarono di far lo stesso con le loro arti occulte per produrre le zanzare, ma non poterono. ( Esodo7-14) e lo stesso avviene riguardo alle altre calamità. I maghi nulla possono sia per contrastarle che per suscitarne di simili nei confronti del popolo ebraico. La capacità di suscitare le piaghe, infatti, derivava ad Aronne direttamente da Dio, era un potere divino e non umano.  Oggi sembra che i maghi abbiamo rubato questo potere a Dio e che Dio voglia punire l’umanità per la sua infedeltà e l’abbia abbandonata in balia di moderni maghi malvagi. Ai primi di novembre, di questo primo anno del Millennio, a Londra è stata proiettata la prima cinematografica del film Harry Potter e la pietra filosofale. Il commento dei critici britannici è stato unanime: Magico: è l’unico aggettivo degno del film. E’ un film, costato 350 miliardi di lire, tratto da un libro “per bambini” della scrittrice inglese J. K. Rowling che ha venduto nel mondo oltre cento milioni di copie. Il critico del giornale Independent ha scritto: Nonostante sia lungo più del doppio di un film medio per bambini quando finisce un po’ ti dispiace. Il solo neo è il terrore che ispirano alcune scene . Se ho avuto paura io immagino che alcuni bambini rimarranno traumatizzati. La storia di Harry Potter si svolge in una scuola di magia e stregoneria di Hogwarts e tratta della guerra che si svolge fra maghi buoni e maghi cattivi sullo sfondo di scenografie neogotiche in cui svolazzano fantasmi e avvengono sortilegi e prodigi di ogni genere. Proprio quella che si profila sul nostro orizzonte con le probabili conseguenze rappresentate da altri due film in programmazione in questo novembre 2001, il remake del famoso Pianeta delle scimmie e l’ultimo film distribuito dalla Disney dal titolo Monsters Inc. <<Se c’è una cosa di cui eravamo tutti sicuri da bambini è il fatto che dentro ogni armadio ci fosse un mostro pronto in qualsiasi momento ad uscire e spaventarci a morte.>>  dice ridendo John Lassiter, vicepresidente della Pixar e produttore esecutivo di Monsters Inc. […] Il film è ambientato a Mostropolis, una florida cittadina abitata da mostri di ogni forma e dimensione impegnati con gusto a lavorare nella Monsters Inc., la più grande fabbrica di urla di ragazzini umani del mondo, urla necessarie per generare elettricità nel mondo dei mostri, che in realtà sono bonaccioni e inventano falsi ghigni per spaventare i bambini, considerati tossici e dunque inavvicinabili. ( da la Repubblica del 16 ottobre 2001). Il cinema sembra volerci abituare ad una “normalità”  fatta di mostri  e personaggi infernali e governata da maghi e stregoni. Il settimanale Panorama  del 6 dicembre 2001 porta in copertina il viso raggiante  di un ragazzino con occhialini tondi sopra al titolo Voglio essere Harry Potter , di fianco, la scritta: Passioni collettive – Perché tutti i ragazzini ( e non solo loro) sognano di cambiare il mondo con un colpo di bacchetta magica. La copertina della settimana è dedicata a questo film-evento in arrivo per Natale anche nelle sale cinematografiche italiane e si prevede lo stesso successo avuto negli USA e negli altri paesi europei. E’ la dimostrazione di un’aspirazione di massa alla magia e della tendenza ad una spiritualità magica tipica delle società pagane.   Sul sito www.alicebot.org è possibile fare una chiacchierata con il robot Alice: “ Sono io la più umana del mondo” dice di sé. “ Sono una entità linguistica artificiale. Sono stata attivata a Bethlehem,


Pennsylvania, il 23 novembre 1995. Il mio istruttore Richard Wallace mi ha anche insegnato a cantare. Posso farlo?”   Questa “entità” che si definisce “la più umana del mondo” è un caso sia “nata” proprio in una cittadina che si chiama Bethlehem? La stampa mondiale  in questi giorni ( fine novembre 2001) ha dato la notizia che a Worcester vicino a Boston (USA) in un laboratorio di un’azienda specializzata in biotecnologie, la Advanced Cell Technology, il 13 ottobre scorso, dopo alcuni mesi di esperimenti è stato clonato un embrione umano. Il Papa e il presidente americano Bush hanno deplorato questo successo “scientifico” e sulla stessa linea si sono posti gli altri leader mondiali. Intanto a Wall Street le aziende impegnate in questo tipo di ricerche, quelle cosiddette del biotech, hanno visto aumentare le loro quotazioni borsistiche dal 9,5 al 15 %. Anche le aziende europee del settore hanno goduto di analoghi rialzi nonostante gli esperimenti sulla clonazione siano soggetti a norme e proibizioni più rigide che negli Stati Uniti.  Nessuno metterebbe i suoi soldi in tali aziende se non si sapesse che le condanne etiche delle autorità politiche sono una mera formalità per non spaventare l’ uomo della strada, il popolino. Infatti quando tali tecniche saranno perfezionate ed applicabili con sicurezza allora si potrà dare avvio all’umanità “ a numero chiuso” , non solo non vi sarà più posto per tutti ma la libertà di  procreare verrà abolita, come già oggi è in Cina, e saranno consentiti solo mezzi artificiali per giungere ad una umanità “selezionata” secondo criteri stabiliti dall’autorità politica.  Sull’Espresso in data 3 gennaio 2008 nell’articolo “Nuove regole per l’embrione” è riportato un colloquio tra Stephen Minger, direttore del laboratorio di biologia delle cellule staminali del Kong’s College di Londra e Ignazio Marino, chirurgo, presidente della commissione Sanità del Senato. Le conclusioni a cui giungono i due luminari è che “La ricerca sulle cellule staminali è indispensabile. Ma serve un’Authority scientifica che decida quando e come dare il via libera agli esperimenti. Come è stato fatto nel Regno Unito.”  Sull’Arena del 06.02.2008 è apparso un articolo dal titolo “Londra, un embrione con papà e 2 mamme” – “L’annuncio dai ricercatori dell’Università di Newcastle”.  La strada per scongiurare i flagelli incombenti è quella già indicata in precedenza, recuperare la dimensione spirituale e religiosa della esistenza umana e soprattutto osservare il primo comandamento: Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho tratto dal paese d’Egitto, dalla casa di schiavitù. Non avere altri dei di fronte a me. Questo è il comandamento che apre il Decalogo, fu dato a Mosè dopo l’uscita dall’Egitto, a seguito delle dieci piaghe che convinsero il Faraone a lasciare libero il popolo ebraico.Bisogna chiedersi preliminarmente chi è “ Il Signore, tuo Dio” e quali sono gli “altri dei” proibiti. La “guerra divina”  vede schierati due “eserciti” , da una parte i seguaci di “questo Dio” e dall’altra quelli degli “altri dei”. Quali siano gli uni e quali gli altri, in che consista la “guerra divina”, quale sia la posta in gioco, è già stato accennato, lo si dirà più ampiamente nel prosieguo di questo libro. Qui è sufficiente avvertire che la “guerra” è in pieno svolgimento e che non è possibile sottrarsi ad essa, come ci ricordano le parole con cui Giobbe conclude la meditazione sulle proprie sventure: E’ una milizia la vita degli uomini sulla terra. Ed il gregge cristiano è senza guida. Manca il Vicario. Il dott. Carlo Alberto Agnoli a conclusione del suo studio La teologia del mea culpa: dalla Chiesa dogmatica alla chiesa mondialista scrive : …Invero se andiamo a rileggere la storia dei martiri cristiani dei primi secoli, - così Felicita coi suoi sette figli, così Giustino così innumerevoli altri – vediamo che essi morirono fra i più atroci tormenti per non aver voluto rendere omaggio, sia pure di un solo momento, agli dei pagani o alla Fortuna di Cesare. Giovanni Paolo II al contrario, volontariamente e pubblicamente bacia, in segno di venerazione, riconoscendone l’ispirazione divina, il Corano, che considera la Trinità e la Divinità di Cristo altrettante bestemmie, volontariamente e pubblicamente si inchina di fronte a un bonzo per rendere omaggio all’ateismo buddista e, all’insegna del sincretismo cabalistico, nella grande cerimonia di Assisi del 27 ottobre 1986, raccoglie e accoglie in segno di onore tutte le religioni e tutti gli dei. Ciò che era bene è diventato male e ciò che era male è diventato bene. Il martirio, cioè la testimonianza, si è capovolta. La trasformazione non avrebbe potuto essere più radicale. (  tratto da << Glorie di Abele e “Glorie” di Caino Dalla Cristianità al Nuovo Ordine mondiale: bilancio e prospettive>>  “ Atti del 8° Convegno di Studi Cattolici – Rimini, 27- 28 – 29 ottobre 2000”  Riserba (RN) 2001).Non sappiamo se al prossimo incontro interreligioso, programmato in Assisi per il 24 gennaio 2002, papa Wojtyla inviterà anche i seguaci della “religione” di Yoda. La notizia, pubblicata dal settimanale Il Venerdì di Repubblica, è di quelle che fanno gongolare quanti sperano nella distruzione della Chiesa. E’ significativa della incapacità dell’attuale gerarchia ecclesiastica a contrastare il dilagare del moderno paganesimo che riesce a conquistare sempre più “fedeli” perfino con forme di spiritualità fantascientifica: Che gli appassionati della saga di Guerre Stellari avessero deciso di raccogliersi in culto è cosa strana ma nota. Che costringessero le autorità inglesi a essere presi sul serio, però, è una sconvolgente novità. Pare che sotto la voce <<religione>> del censimento 2001 un numero imprecisato ma considerevole di cittadini britannici abbia infatti scritto <<Jedi>>. Tanto che i curatori del censimento hanno dovuto inserire la nuova categoria <<Jedi>> accanto alle religioni maggiori e minori, con un codice numerico proprio. E se Obi-Wan Cenobi e Yoda hanno di che essere fieri, per la Chiesa, non solo anglicana ma anche cattolica, i pensieri sembrano essere assai più seri. In una settimana si sono succedute la notizia di un calo del 90% dei novizi ordinati in Francia negli ultimi anni, la richiesta del Papa ai vescovi scozzesi di rinviare le domande di pensionamento almeno fino ai 75 anni e l’annuncio della prima chiusura di una cattedrale in Gran Bretagna dai tempi della Riforma, quella di Ayr in Scozia, consacrata nel 1957. Pochi preti, pochi fedeli, le ragioni di tutti e tre gli eventi. E il paganesimo rinasce e benedice. Con lo slogan dal film: <<La spada sia con te>>. L’albero si giudica dai frutti e se i frutti sono quelli sopra descritti, costante diminuzione di vocazioni sacerdotali e progressiva perdita di fedeli in ogni parte del mondo, papa Wojtyla dovrebbe rivedere la linea perdente sulla quale si è condotta la Chiesa a partire dal Concilio Vaticano II. L’avanzare del paganesimo e delle false religioni vengono invece sistematicamente ignorati e con pervicacia si insiste in una sconcertante evangelizzazione invertita. Papa Wojtyla continua con l’ormai noiosa predicazione della colpa, a cui si è aggiunta ora la condanna per gli abusi sessuali dei preti, e il subdolo trasbordo della comunità dei fedeli verso la banalizzazione religiosa. Su la Repubblica del 23 novembre 2001, sotto il titolo La prima e-mail del Papa “Aborigeni, perdonateci”, si legge la cronaca del penoso evento: …E’ un altro mea culpa che si aggiunge all’elenco degli atti di pentimento compiuti da Giovanni Paolo II. Il Papa è convinto che se la Chiesa fa ammenda delle colpe del passato, ne uscirà avvantaggiata la rievangelizzazione del mondo moderno. << Il male fatto ai popoli indigeni – dichiara il pontefice – deve essere onestamente riconosciuto>>. L’affermazione è contenuta nell’Esortazione apostolica Ecclesia in Oceania che conclude idealmente i lavori del Sinodo speciale dei vescovi di quel continente svoltosi tre anni fa in Vaticano. Per la prima volta nella storia della Chiesa Giovanni Paolo II ha promulgato un documento papale con un clic elettronico, via e-mail. In Vaticano si è rivissuto un po’ l’atmosfera emozionante di quando Guglielmo Marconi da Genova, battendo un tasto, accese le luci del municipio di Sidney. Attorniato da vescovi e cardinali nella Sala Clementina, papa Wojtyla ha cliccato sul suo computer portatile dopo una breve cerimonia di



danze tribali del continente australe. E d’incanto il suo messaggio è arrivato nei lontani arcipelaghi di Polinesia, Melanesia, Micronesia, in Australia, Nuova Zelanda, Tasmania e Nuova Guinea. Per sister Web, la suora americana Judith Zoebelein che ha organizzato la rete telematica del Vaticano, è stato un giorno di particolare soddisfazione. […] Nel documento il pontefice ammette che i missionari, pur portando la <<verità del Vangelo>>, talvolta << cercarono di imporre elementi che erano estranei a quei popoli>>. A ciò si aggiunsero le immigrazioni coloniali che resero gli indigeni minoranza nella propria terra. << La Chiesa chiede perdono là dove i suoi figli sono stati o sono tuttora complici di errori>>, ribadisce il pontefice. Ora la Chiesa è impegnata a sostenere i popoli indigeni nella lotta per il giusto riconoscimento dei propri diritti. L’Esortazione apostolica definisce anche un grave danno alla vita della Chiesa le vicende degli abusi sessuali causati dal clero. << L’abuso sessuale all’interno della Chiesa – dice esplicitamente il Papa – è una profonda contraddizione alla testimonianza di Gesù Cristo>>. Si ignora se la condanna degli ”abusi sessuali ”  è limitata a quelli commessi dal clero in Oceania e per il clero lussurioso di tutto il mondo si provvederà con una condanna successiva o se questa condanna è omnicomprensiva e definitiva. Questi atti, a parte la loro banalità, creano sconcerto perché si è spinti a pensare che, se in passato una simile esplicita condanna non vi è stata, prima di questo papa, vi sia stato, da parte dei suoi predecessori, un colpevole silenzio, una omertosa e complice disattenzione. Wojtyla con la predicazione della colpa sembra volersi accreditare come un novello “Cristo” che prende su di sé non tanto tutti i peccati del mondo ma quelli della Chiesa che per definizione dovrebbe essere in quanto corpo mistico di Cristo senza macchia, senza peccato. In breve questo papa compie l’atto assurdo di chiedere perdono per “peccati” non suoi  ma di Dio. Fatto sta che appena un mese prima, il 24 ottobre 2001, papa Wojtyla aveva espresso il suo <<rammarico per errori e limiti>> commessi da membri della Chiesa nei confronti della Cina durante gli ultimi secoli. ( la Repubblica 23/11/2001). Il risultato è stato: Cina, schiaffo alla Chiesa arrestati dodici sacerdoti – Blitz antireligioso, sparisce il vescovo Lucas Li. Questo il titolo di un articolo, a firma di Omero Ciai, apparso su la Repubblica del 28 novembre 2001 nel quale si legge tra l’altro: La Cina cambia ma la religione non trova diritto di cittadinanza. A novembre, nel giro di un mese, il regime di Pechino ha chiuso tre conventi cattolici, uno maschile e due femminili; ha arrestato e fatto sparire un vescovo e il suo assistente; ha ordinato gli arresti domiciliari per dodici sacerdoti. […] Il regime di Pechino ha aperto un Ufficio per gli affari religiosi, il cui scopo è quello di registrare i cattolici nella Chiesa ufficiale – quella che non riconosce il Vescovo di Roma – e farli iscrivere all’Associazione patriottica. L’AP è l’organismo, gestito da membri del partito comunista, che controlla i sacerdoti della Chiesa ufficiale. Li segue, li spia, li indottrina e fa rapporto ai dirigenti del Partito. Per essere liberi i cattolici in Cina formano comunità clandestine, si rifiutano di iscriversi all’Associazione e rispondono direttamente al Vaticano. In alcune regioni officiano la messa segretamente e, nelle campagne si riuniscono anche nelle grotte, come le antiche catacombe. E’ da quel momento che scatta il braccio di ferro col regime in seguito al quale, solo negli ultimi cinque anni, sono “scomparsi” in Cina una decina di vescovi. […] Ma ci sono anche delle novità: nella prospettiva di una futura normalizzazione dei rapporti fra la Cina e la Chiesa di Roma, in Vaticano considerano ormai superata la distinzione  fra “chiesa ufficiale” e “clandestina”,







per la semplice ragione che la maggioranza dei vescovi ufficiali sarebbero già “in comunione segreta” con Giovanni Paolo II.[…]. Quest’ultimo particolare ci preoccupa. La situazione cinese ricorda quella che si venne a creare in Francia  sotto Napoleone allorché fu emanata la Costituzione civile del clero che in un primo momento Pio VI condannò come eretica e scismatica e in seguito nel 1796 tollerò invitando i preti refrattari a prestare giuramento allo Stato francese. Probabilmente papa Wojtyla  si appresta a ripetere l’errore di Pio VI  riconoscendo la Chiesa “di Stato”. Sappiamo quale fu il castigo patito da Pio VI: perse il Papato e morì in esilio. Il dialogo  con la “rivoluzione”  e il compromesso in materia di fede non ha mai pagato ma è stato sempre corretto da Dio con dolorosi castighi. L’attuale gerarchia ecclesiastica sembra ignorarlo. Papa Wojtyla annuncia per il 14 dicembre 2001 una giornata di digiuno straordinaria. Questa data ha un alto valore simbolico è il primo giorno del Tempo di Avvento per i cristiani e ultima giornata del ramadam per i musulmani. L’intenzione del Papa è quella di affratellare gli uni e gli altri quasi a sottolineare una ideale continuità fra le due pratiche e a legittimare quella islamica riguardo ai cristiani che in quella data, il 14 dicembre, sono anch’essi un po’ musulmani e questi ultimi sono un po’ cristiani. Wojtyla continua con la banalizzazione delle religioni accreditandole tutte come idonee, valide e vere. Non a caso l’iniziativa è piaciuta non solo ai musulmani ma, soprattutto, ai comunisti, ai verdi e ai cosiddetti non-credenti. Queste adesioni, quantomeno sospette da parte del “mondo”, non impensieriscono minimamente il pontefice.Possono anche essere valide dal punto di vista “politico” ma riguardo alla Fede e la Carità peccano. Wojtyla sarà pure un gran politico ma come vicario di Cristo sembra tradire il proprio mandato. Una delle poche voci critiche al riguardo è stata quella di don Baget Bozzo, teologo ed ex consigliere dell’attuale Presidente del Consiglio Berlusconi : L’iniziativa del Papa è senza base né fondamento nella teologia e nella tradizione cristiana…singolare l’iniziativa di far pregare insieme persone che si rivolgono ad un Dio diverso, con intenzioni diverse. ( da la Repubblica del 20 novembre 2001). Vengono ignorati non solo gli avvertimenti umani ma anche quelli divini. Da parte di Dio, infatti, non è mancata la “risposta” alle iniziative papali. Come avvenne nel 1997, in occasione della commemorazione del decennale dell’incontro interreligioso di Assisi del 1986, la terra in Umbria ha ricominciato a tremare appena dopo otto giorni che il Papa aveva annunciato, il 18 novembre 2001, il ripetersi dell’incontro interreligioso nella cittadina del Poverello. La scossa del sesto grado Mercalli con epicentro tra Anghiari, Sansepolcro e Pieve Santo Stefano, è stata avvertita in Emilia Romagna, Umbria e Marche, ex-territori del Papato. Sordi e ciechi a questi “segni dei tempi” e in coerenza con la linea delle commistioni sacrileghe è l’inaugurazione entro la fine dell’anno (2001) a Pistoia della prima cappella multietnica e multireligiosa d’Italia : Alla cerimonia inaugurale ha dato la sua adesione anche la diocesi di Pistoia che manderà anzi il vicario a presenziare, segno che anche la Chiesa, almeno per ora, ha visto in modo positivo l’iniziativa. ( da L’Arena del 29 novembre 2001 ) La Chiesa è il corpo mistico di Cristo e si avverano le parole evangeliche: Sarà consegnato ai pagani, sarà insultato, coperto di offese e di sputi. ( Vangelo secondo Luca, 18-32) I maghi, gli stregoni, i negromanti, al servizio dei demoni e del loro principe Lucifero, sembra siano riusciti a comprare il potere che gli Apostoli ricevettero da Gesù e vincano su tutti i fronti e il loro regno di tenebre sia sul punto di realizzarsi. Il cristiano sa che in questa battaglia non è solo, al suo fianco c’è Cristo, in virtù della promessa evangelica: Ed ecco: io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine del mondo. ( Vangelo secondo Matteo 28-20 ). In questi ultimi giorni di novembre 2001 dall’Afghanistan arrivano notizie sulla disfatta dei talebani convinti, come tanti nel corso della Storia, di avere Dio con loro. Le cronache parlano di suicidi di massa e di esecuzioni sommarie fra gli integralisti islamici ridotti alla disperazione allorché si sono trovati di fronte alla sconfitta. La guerra in atto potrà servire a qualcosa se tutti, vincitori e vinti, capiranno che c’è un solo modo per combattere: Vegliate e pregate in ogni momento, per avere la forza di sfuggire a tutti questi mali che stanno per accadere e per comparire davanti al Figlio dell’uomo. ( Vangelo secondo Luca, 21 – 36 ). Aspettiamo la conversione a Cristo, unico vero Dio, di tutta l’umanità. Diversamente anche questo Terzo Millennio, un battito di ciglia riguardo all’eternità, si appresta a trascorrere invano.
( Fine allegato dal titolo “La Guerra divina- Oggi è il futuro, l’Apocalisse è oggi “  da “Avvertenze per il Terzo Millennio –2001 ” - numero Zamlap XXIV – ( Novembre-Dicembre 2007) dal titolo “Sapere Aude!” di complessive pagine trentotto più quattro di rivista)
P.S.  Non ci saranno scialuppe di salvataggio
 Oggi è caos immobile.  Le conclusioni formulate nel numero Zamlap XIX ( Ottobre- Novembre- Dicembre 2006 ) dal titolo “ Dio unico o Dio vero? “, possono ritrascriversi: L’Impero Americano continuerà nella sua politica di “lotta al terrorismo”. Come annunciò Bush, la guerra sarà lunga, potrà continuare per decenni. Il mondo si dovrà abituare alla “guerra continua” fino a quando l’intera umanità non si sarà decisa a compiere una conversione spirituale. Questa non potrà che essere verso il Cristianesimo “di sempre”.  Siamo in guerra e l’economia non può che essere di guerra. Le previsioni fatte su Zamlap XIV( Dicembre 2005 – Gennaio 2006) dal titolo “600 anni al 2666 ( prime avvisaglie)”-, si stanno ora puntualmente avverando in particolare riguardo all’Italia: Si profila una situazione di stagflazione: inflazione per l’ineluttabile accrescersi del peso delle tasse sulla produzione a seguito della crescita del debito pubblico e dei consumi dell’apparato politico e stagnazione per il calo dei consumi, a causa dell’aumento dei prezzi, e della produzione, a causa dell’aumento dei costi.  E’ probabile un “crack economico” innescato dalla caduta del dollaro, nessuna moneta si salverà. In Europa si profitterà della “destabilizzazione” monetaria per azzerare con l’inflazione il debito pubblico e vanificare gli effetti del welfare. In Italia, infatti, è noto che, in occasione del cambio Lira/Euro, se ne avvantaggiò lo Stato che, in tal modo, dimezzò i propri debiti, in particolare verso pensionati e dipendenti. Questi possono dire: “Grazie, Ciampi!” L’economia rinascerà dove vi saranno risorse locali. Lo svuotamento di valore delle monete accoppiato all’imminente “ collasso energetico per l’esaurimento dei combustibili fossili a buon mercato”, metterà in grave difficoltà le zone dove l’economia “reale” ( agricoltura, artigianato, industria) è stata smobilitata. La situazione peggiorerà se sono fortemente inquinate e governate da una classe politica corrotta e “managerialmente” inadeguata. In Italia nell’aprile prossimo si ripeterà il rito elettorale per l’elezione delle Camere; servirà solo ad attribuire le “poltrone”. I Parlamenti nazionali contano poco nell’Europa Unita e non decidono più la politica, cioè i “fini”. Ai singoli Stati è stata lasciata la gestione e l’organizzazione della “cosa pubblica”. Gli elettori devono essere consapevoli che eleggono “amministratori” e non politici. Il voto va dato, pertanto,  a chi dimostra di saper organizzare e gestire il Bene pubblico con onestà e competenza. Diversamente si finisce come a Napoli: casse svuotate e monnezza fin dentro casa. Questa volta se la nave affonda non ci saranno scialuppe di salvataggio.      

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