Esaminate tutto e ritenete ciò che è buono.
San Paolo
OGGI E’ IL FUTURO, L’APOCALISSE E’ OGGI
( Già “AVVERTENZE PER
IL TERZO MILLENNIO” scritte nel
dicembre 2001 aggiornate nel dicembre 2007)
a) I kamikaze giapponesi -Il suicidio come omicidio
assoluto
La sera di domenica 10
settembre 2001 la trascorsi dinanzi alla tivù a guardare, sulla Terza rete
della Rai, la Grande storia in prima serata.
Il programma era dedicato ai kamikaze giapponesi della Seconda Guerra Mondiale.
Sullo schermo sfilavano le immagini di aeroplani, giocattolini per bimbi se
paragonati agli attuali, che si andavano a schiantare contro navi e portaerei
degli americani, impreparati a fronteggiare attacchi suicidi. Era imprevedibile
che il nemico potesse combattere suicidandosi. Gli americani ne furono
sconcertati. Pensarono che, contro un nemico che mostrava di non tenere in
alcun conto la propria vita, tutto era permesso, anche l’uso della bomba
atomica. Infatti non si sbagliavano. L’uso dei kamikaze dimostrava che la guerra
era considerata “totale” senza né vinti
né vincitori per mancanza di sopravvissuti. Il suicidio è un fenomeno di
autodistruzione attuato quando non vi è altro modo per l’affermazione di se
stessi e non si ha altro mezzo per uccidere il proprio nemico. Il suicidio non
è altro che un omicidio compiuto su se stessi non potendo uccidere l’altro in
diverso modo; soddisfa un bisogno di autoaffermazione paranoico perché la morte
non può certo considerarsi come realizzazione di se stessi. Nel caso del kamikaze
il suicidio si connota, quindi, come omicidio assoluto in quanto rivolto contro
il mondo intero. Infatti il kamikaze uccide uccidendosi per non lasciare
sopravvissuti. E’ l’atto di chi non crede più al mondo. Il kamikaze si appaga
di una paranoica giustizia del taglione, morte mia con morte tua, che non
prevede sopravvissuti. Un comportamento del genere tradisce una concezione
della vita umana incompatibile con l’era nucleare. Pertanto un popolo che
utilizza l’arma dei kamikaze nel caso si trovasse ad avere la
disponibilità di una “bomba atomica” dimostra di essere pronto ad usarla anche
a costo della propria autodistruzione nel caso non riuscisse a eliminare il
proprio nemico in altro modo e vedesse esclusa la possibilità di
autorealizzarsi in un mondo che non accetta come proprio. Diventa, quindi,
comprensibile che L’Amministrazione statunitense non abbia escluso che possa
essere utilizzata anche nei confronti degli “Stati canaglia”, se necessario.
b) I kamikaze
islamici
Non immaginavo che l’indomani
sullo schermo del p.c. collegato ad
internet, quasi in diretta, avrei rivisto la stessa scena di attacco
aereo kamikaze ma ambientata nel cielo
di New York con le Torri gemelle del World Trade Center al posto delle portaerei e due Boeing 767
delle American Airlines che vi si dirigono contro a tutta velocità. Dopo circa
un’ora i due grattacieli alti quattrocento metri erano ridotti ad un polveroso
e fumante cumulo di macerie. Il numero delle vittime, appartenenti a 80 nazioni
diverse, liquefatte dalle fiamme o finite polverizzate e maciullate nel crollo,
quarantamila, cinquantamila, non si saprà mai. Quelle torri, il più grande
centro finanziario del mondo, simbolo della globalizzazione, non esistevano
più. Al loro posto vi erano macerie inquinanti alte sei piani. Erano state
progettate da un architetto americano di origine giapponese, Minoru Yamasaki.
Dal Giappone sia l’uomo che le aveva costruite sia la “tecnica” con cui erano
state abbattute. In verità, l’idea non è stata originale, già il 28 luglio 1945
un bombardiere bimotore B-25 era finito contro un grattacielo a Manhattan, l’Empire
State Building. In quel caso i morti furono “appena” 14 e i feriti 25 .
Dopo tre mesi di lavoro il “buco” fatto dall’aereo fu riparato. Il famoso
grattacielo tornò come prima.
c) La
vulnerabilità della nazione
invulnerabile
E’
bastata un’ora per cambiare la faccia della Terra e la sicurezza di una nazione
nell’inviolabilità del suo territorio. Il profilo di New York con quelle Torri
svettanti apparteneva ormai al genere umano, era patrimonio dell’umanità, come
le piramidi, la torre Eiffel, il Colosseo, la basilica di San Pietro. Il mondo
da quel momento non era più lo stesso, non sarà mai più quello di un’ora prima.
La sensazione di vivere nel migliore dei mondi possibili non c’era più. Quel
crollo aveva dimostrato la fragilità delle conquiste umane. Era iniziato il
Terzo Millennio. Nulla di nuovo sotto il sole. Gli esseri umani continuano a
combattersi per i loro interessi materiali né più né meno che al tempo dell’età
della pietra. La differenza sta nel mezzo con cui si uccide. Oggi il cranio
dell’avversario non viene spaccato soltanto con un colpo di clava o da una
pietra. Alle armi primordiali se ne sono aggiunte altre di sofisticatissima tecnologia. Il risultato alla fine non
cambia. Per chi viene ucciso non fa molta differenza il modo. Il morto vive la
sua personale fine del mondo, la sua ineluttabile Apocalisse e si trova a fare i conti con l’eternità.
d) Sembriamo
americani ma siamo tutti israeliani
Una istintiva
solidarietà fa proclamare dai media occidentali: siamo tutti americani. Nei campi profughi del sud del Libano, i
palestinesi, alla notizia dell’ecatombe newyorkese, si lasciano andare a
manifestazioni di giubilo così come il pubblico in uno stadio della Turchia.
Anche la guerra ha le sue opposte tifoserie. Nei giorni seguenti appariva
chiaro che, se nel dolore in Occidente si è tutti americani, riguardo alla vita di tutti i giorni si diventava tutti israeliani. Questi son cinquant’anni che
convivono col terrorismo. Il conflitto mediorientale, dal giorno
dell’attentato, è come se si fosse esteso al mondo intero. Un tempo si parlava
di “brasilizzazione” della società ora è più giusto dire “palestinizzazione”.
Rivolte come quella nelle banlieue
in Francia dell’autunno 2005 ci dicono che i “campi palestinesi” esistono anche
all’interno delle nostre città. L’abolizione delle frontiere con i paesi
europei che
erano al
di là dell’ <<ex-cortina di ferro sovietica>> porterà altri
“palestinesi” nelle metropoli dell’Europa occidentale intorpidita da un
benessere sempre più precario. Tutto il globo si avvia a diventare uno
sconfinato Israele esposto agli attacchi terroristici di un fondamentalismo il
cui obiettivo sembra essere il controllo dei destini dell’umanità ma, sotto
sotto, ci sono le solite “banali” questioni d’interesse e di potere. Umberto
Galimberti nell’articolo su La
Repubblica, 25 settembre 2001, dal titolo Quando Dio arma gli eserciti lucidamente mette in evidenza che: Israeliani e palestinesi, nel loro piccolo,
ci hanno già raccontato il futuro. Un esercito tra i più attrezzati del mondo e
una povertà tra le più disperate del mondo da cinquant’anni sono l’uno nelle
mani dell’altro. Se questo decidiamo sia il nostro futuro, non abbiamo che da seguire
passivamente la storia. A Galimberti, però, sfugge la dimensione
“spirituale” della faccenda e questo gli impedisce di vedere l’altra guerra in
svolgimento, la guerra divina. E’ la
cecità della visione laica della Storia.
e) La rabbia
e l’orgoglio
Oriana
Fallaci dal suo ritiro newyorkese a quattro isolati dal luogo della tragedia
rompe un lungo silenzio stampa e dalla colonne del Corriere della Sera del 29 settembre in un articolo dal titolo La rabbia e l’orgoglio tuona contro
l’Islam: Non capite o non volete capire
che se non ci si oppone, se non ci si difende, se non si combatte, la jihad
vincerà. Tradotto in parole povere, il petrolio ci costerà molto di più e
il tenore di vita di tutti noi si potrà abbassare di parecchio, se questi
musulmani l’avranno vinta. Ma una grande giornalista non può buttare la
questione del contendere su un piano così terra terra, deve fornire grandi
ideali alle masse, fornire alla morte dei motivi più nobili delle mere
questioni di interesse. Non può dire che
i due “capintesta” che si fronteggiano
l’un contro l’altro armati, Bush e Bin Laden, di mestiere nella vita privata
fanno i petrolieri o appartengono a famiglie di petrolieri che negli anni 70’ e
80’ sono state anche in affari tra loro. L’Afghanistan, con i suoi sei confini,
è un paese-perno nel Grande Oriente petrolifero. La striscia di territorio
afgano, nel parte Nord del paese, tra il Pakistan e il Tagikistan è un
corridoio vitale sulle rotte del petrolio, del gas e delle risorse energetiche
dell’Asia centrale. Per coprire la contesa sull’oro nero si scomodano
addirittura le Civiltà con la C “maiuscola”. Vengono sbandierati i soliti
paroloni, utilizzati da sempre per coprire le
fiamme
delle guerre. I ricchi devono pur trovare gente disponibile a farsi ammazzare
per loro. Il miglior mezzo di convinzione, tra l’altro a buon mercato, ripagato
con qualche luccicante medaglia appesa a un nastrino multicolore, è quello
fornito dal repertorio dei cosiddetti “Grandi Ideali”: Libertà, Democrazia, Patria, Civiltà, Islam ecc.. Fino a quando ci
saranno poveri disposti a farsi ammazzare per difendere le ragioni dei ricchi
le guerre non mancheranno mai. Presi singolarmente siamo tutti poveri ma questa
consapevolezza manca in chi si sente “ricco” e fino alla morte si mobilita per
difendere il “suo” Grande Ideale. Una
delle vere ragioni dell’attuale “guerra
globale al terrorismo” è che i
combustibili fossili, tra cui il petrolio, si stanno esaurendo. Si prospettano
le conseguenze descritte nel già citato libro “Collasso – Sopravvivere alle
attuali guerre e catastrofi in attesa di un inevitabile ritorno al passato” di
James Howard Kunstler. La guerra in atto
deciderà quali sono i popoli a dover scivolare per primi nel “medioevo prossimo
venturo”.
f) La forbice di Dio
E’ da
considerare, comunque, che l’Islam, sin dal suo sorgere nel 622, ha svolto il
ruolo storico di forbice di Dio. Cristo lo ha usato in passato per potare la sua
“vite”, come nella omonima parabola evangelica, dei tralci secchi della
Cristianità. Esempio storico più evidente è dato dalla definitiva cancellazione
dell’Impero bizantino, nemico della Chiesa cattolica apostolica, ad opera degli
eserciti musulmani. Ne parleremo dettagliatamente nella seconda parte di questo
libro: L’intelligenza segreta. Gli islamici
tirati in ballo come autori dell’attentato di New York per parte loro
smentiscono; l’arte della simulazione è tenuta in gran conto nel mondo arabo,
mentire al nemico non è né scorretto né sleale, si sa che in guerra e in amore
tutto è permesso. Yeslam Bin Laden, fratello di Osama indicato come
organizzatore degli attentati, consegna a Panorama
( 11/10/2001) una lettera di cordoglio per le stragi dell’11 settembre: La vita è sacra e condanno qualsiasi
assassinio e qualsiasi attentato contro la libertà ed i valori umani. Su Libero
del 20 settembre si legge: La stampa
tunisina: Israele già sapeva dell’attacco in USA …secondo l’emittente tv ( Al
Manar ndr) quattromila ebrei americani e israeliani che lavoravano negli uffici
del World Trade Center non si sono presentati al lavoro il giorno
dell’attentato perché “avvertiti in anticipo” degli attacchi dal servizio
segreto israeliano Mossad. Lo sceicco Ahmed Yassin, alleato di Bin Laden,
in un’intervista pubblicata su Panorama in
data 04.10.2001, osserva che: Per
individuare i responsabili ( degli attentati dell’11 settembre) bisogna chiedersi a chi fanno comodo: a
Israele o al mondo arabo? Certamente non ai palestinesi. Il movimento islamico
è sempre più forte e questo non piace ai sionisti e alle loro lobby negli USA.
E alla domanda dell’intervistatore: “ Vuole dire che dietro gli attentati ci
sarebbero il Mossad e il governo d’Israele?” Lo sceicco risponde: Ci sono molte probabilità che sia davvero
così. La tesi che dubita che
l’attentato dell’11 settembre sia attribuibile a Osama Bin Laden è esposta in
maniera esauriente nel libro “ 11 settembre: Colpo di Stato in USA” di Maurizio
Blondet ( Milano 2002 Effedieffe Edizioni) .
g) Il sette
ottobre 2001
( Nel
marzo 2003 gli USA, affiancati dalla Gran Bretagna, danno inizio all’operazione
“Libertà per l’Iraq” e bombardano Bagdad che sarà conquistata un mese dopo.
Questa occupazione, sostanzialmente, non offre alcun elemento per modificare
quanto scrivemmo nel 2001 a proposito dell’intervento in Afganistan. Non si
poteva lasciare nelle mani del dittatore Saddam Hussein il controllo dei
ricchissimi pozzi petroliferi iracheni.
)
Il sette
ottobre, anniversario della battaglia di Lepanto, festa della regina delle
Vittorie, gli americani danno inizio ai bombardamenti in Afghanistan. Si avvia
l’operazione bellica che con linguaggio biblico lo stesso Bush aveva annunciato
come Giustizia infinita. In serata le
televisioni di tutto il mondo hanno ripreso
dall’emittente araba Al Jazeera le immagini di Bin Laden
apparso per compiacersi degli attentati negli USA ma senza rivendicarli. Non ci
si poteva aspettare altro. Lo stile è quello mafioso. La mafia, infatti, non
rivendica mai i suoi crimini. Bin Laden non spreca l’occasione per inutili
rivendicazioni ma proclama la “guerra santa” contro gli americani e i suoi
alleati. E’ chiaro il suo intendimento: accreditarsi verso la “nazione”
islamica, più di un miliardo di persone, come guida contro i suoi nemici.
La posta
in gioco è evidente: compattare il mondo islamico per farne una potenza da contrapporre a quella occidentale
rappresentata oggi dagli Stati Uniti d’America. In parole povere Osama Bin
Laden cerca di convincere un miliardo di persone a combattere per lui senza
averne alcuna legittimazione in quanto, non essendo un amir cioè un califfo ( successore di Maometto), non ha alcun titolo
né a proclamare la jihad ( guerra
santa) né a guidare la umma ( la
nazione dei credenti). Alla legittimazione divina, astutamente, tenta di
sostituire quella democratica, dal basso, delle masse islamiche. Quella tentata
dallo sceicco Osama bin Laden è una sorta di Rivoluzione francese, di 1789,
dell’Ancien Regime delle monarchie arabe e saudite. Un astuto
spot di promozione personale preconfezionato ad arte prima dell’attacco e gratuitamente
diffuso da tutte le emittenti televisive del mondo, propaga il suo verbo
rivoluzionario. Dovendolo pagare, miliardi. L’ineffabile sceicco riesce ad
averlo gratis. Dimostra ancora una volta di saper combattere utilizzando i
mezzi del nemico, senza metterci quasi niente di suo se non qualche kamikaze.
Si dice che sia stata la CIA ad istruirlo nell’arte militare e ad armare gli
sgherri che lo nascondono e lo proteggono. Quella stessa CIA che armò con i
missili Stinger, ora puntati contro
gli aerei USA, i talebani ai tempi
della occupazione sovietica dell’Afghanistan
e che ora riceve dal Governo americano uno stanziamento di mille
miliardi di lire per catturare Bin Laden vivo o morto. Sembra di rivedere quei
vecchi film western ove i bianchi vendevano di nascosto ai pellerossa le armi
che questi usavano per assaltare i ranch
dei visi pallidi e per combattere le giubbe blu del Settimo cavalleggeri
guidate all’assalto dal solito John Wayne.
h) Tutti
ebrei tutti palestinesi
Fatto sta
che la popolazione mondiale rischia, volente o nolente, come già detto, di
dividersi in ebrei e palestinesi. Per vedere il nostro futuro basta guardare
come vivono questi due popoli, in perenne conflitto. Nel cosiddetto Occidente
la prospettiva è di vivere accerchiati come i coloni ebrei nei territori
occupati paventando attentati con bombe nucleari “tascabili” o a base di armi
chimiche e batteriologiche. Sta di fatto che gli attentati dell’11 settembre
hanno portato allo scoperto ed esteso al mondo intero una guerra fino ad ora
contenuta in zone limitate del pianeta che ha come obiettivo l’instaurarsi di
un nuovo ordine mondiale necessario
dopo lo sfaldamento dell’Impero sovietico.
i) La
militarizzazione della società. Guerra globale - Stato globale.
Cominciano
a volare le parole con la maiuscola tipiche dei tempi di guerra, Libertà,
Civiltà, Giustizia, utilizzate secondo la bisogna a giustificare qualsiasi
“necessario” intervento per riportare ordine pacifico nel mondo. Gli Stati si
ricompattano dentro le frontiere e il filo spinato torna ad essere srotolato
lungo i confini. E’ prevedibile una
militarizzazione della società come nelle epoche più buie della storia umana.
Angelo Panebianco, sul Corriere della
Sera ( 17 ottobre 2001), in un
articolo intitolato Il ritorno dello
Stato, in guerra e in pace, dal sottotitolo Nell’era globale sembrava destinato a scomparire, ma l’11 settembre ha
cambiato qualcosa, riporta una citazione del politologo americano Charles
Tilly:<< La guerra fece lo Stato, lo Stato
fece la
guerra.>> e da questa evidentemente trae lo spunto per osservare che:…Ma la globalizzazione era l’indiziato
principale nelle inchieste sulla <<fine>> dello Stato. Se la
globalizzazione arretra o ristagna, allora lo Stato torna a svolgere un ruolo
politico di primo piano. La causa di ciò è proprio la guerra. Cinquanta e passa
anni di pace hanno fatto credere a molti, in Europa, che lo Stato sia,
essenzialmente, un erogatore di servizi, si tratti di pensioni, scuola o
sicurezza interna. Non è così. Lo Stato, nella sua vera essenza, è una macchina
da guerra. Lo Stato nasce, sulle ceneri dell’anarchia feudale, dalla guerra. Ed
è la guerra che lo fa diventare, nei secoli, una grande organizzazione
burocratica. In Europa, terra che gli dà
i natali, lo Stato sbaraglia, in una lunga competizione (armata) di tipo
darwiniano, ogni altro genere di organizzazione politica, proprio perché si
rivela la macchina da guerra più efficiente.[…] Con la guerra scatenata
dall’islamismo radicale lo Stato è immediatamente tornato ad occupare l’intera
scena. Gli Stati Uniti hanno dato vita a una coalizione antiterrorismo,
ovviamente tutta composta di Stati. […] Lo stesso terrorismo, nonostante la sua
pretesa di agire in nome della <<umma>>, la comunità dei credenti,
ha in realtà di mira la conquista di alcuni Stati, Arabia Saudita in testa. E,
per giunta, anche nell’epoca che era stata troppo facilmente definita
post-statale e <<transnazionale>> da una certa vulgata sociologica,
il terrorismo mostra di poter vivere solo finché può contare sulla complicità
di certi Stati. […] La dimensione dello
Stato adeguata per combattere le guerre, naturalmente, varia al variare delle
condizioni tecnologiche, politiche, economiche. Se la sfida bellica in corso
dovesse durare anni ( e purtroppo nulla fa pensare che non sia così), persino
ciò che gli addetti ai lavori hanno fin qui ritenuto assai improbabile, ossia
un conferimento parziale, ma comunque significativo, di vera
<<statualità>> all’Unione Europea, potrebbe, nel volger di poco
tempo, realizzarsi. Mai nella storia sistemi statali federali sono nati senza
lo stimolo di qualche tremenda minaccia militare. Lo Stato che alla fine
verrà prodotto da questa guerra senza confini e senza frontiere, sarà uno Stato
profondamente diverso da come lo abbiamo conosciuto fino ad ora. Uno Stato
senza un proprio territorio ma che ha un unico territorio: il mondo. Questo è
definito nella sua estensione dalle esigenze, principalmente, di difesa, e si
estende fino a dove possono arrivare i suoi interessi economici. Il popolo di
questo Stato non sarà solo quello all’interno dei suoi confini, questi, di
fatto, sono mobili, ma quello di volta in volta legittimato come tale dallo
Stato stesso. Infatti non è più il popolo a fare lo Stato ma viceversa. La
guerra avviata a seguito dei fatti terroristici dell’11 settembre somiglia
molto a quelle della Roma imperiale degli ultimi Cesari. L’Impero anche allora
aveva confini fluttuanti. La romanitas era
l’unico modello di civiltà consentito e tutto quanto non era ricompreso nell’Impero
era barbaro. Anche gli dei dovevano adeguarsi a questo principio. Il
cristianesimo che lo rifiutò fu considerato infiltrazione barbara, religione,
destabilizzante e ribelle, contro l’ordine costituito e come tale venne
perseguitata. L’obiettivo della guerra imperiale, allora, e globale, oggi,
sostanzialmente è identico: eliminare la “barbarie” cioè quanto e quanti non si
riconosco nel modello di civiltà imperiale, allora, globale, oggi. La
condizione di “barbaro” si perde solo se e quando, anche, la propria diversità
è vissuta all’interno dell’<<Impero>> . L’obiettivo della guerra
globale non è più la conquista territoriale ma il controllo del sistema
tecnologico, economico e finanziario imposto al mondo intero o con la forza o
con il consenso. Questo non è altro che l’instaurarsi di quello che abbiamo
definito l’Impero Mondiale Servile (Le
sue caratteristiche verranno
descritte
nella Seconda Parte di questo libro).
Gli Usa si propongono in tutto questo come Stato che legittima tutti gli altri
Stati a far parte dell’Impero, nella funzione di fonte internazionale della
sovranità per i governanti di tutti gli altri Paesi. Il Governo che venisse
delegittimato dagli Usa non ha più titolo ad esercitare il potere, diventa
automaticamente illegittimo, perciò stesso antidemocratico, contrario
all’ordine costituito mondiale di cui la superpotenza statunitense si fa
garante. Il presidente degli Usa, già oggi, nei confronti dei governanti degli
altri Paesi del resto del mondo, svolge informalmente la funzione legittimante
simile a quella che nel Medioevo fu svolta dal Papato, assiso fra i simboli
imperiali romani, come garante dell’origine divina del potere dei monarchi
dell’epoca sui rispettivi popoli. Ieri la legittimazione papale veniva
accordata previa un’analisi di conformità istituzionale alla dottrina
cattolica. Oggi il gradimento statunitense è subordinato ad una verifica sulla democraticità dell’ordinamento, di fatto secondo gli interessi americani. Se fino al
1989 questo potere “imperiale” era spartito con l’Unione Sovietica oggi è
monopolio della sola superpotenza statunitense. La guerra in atto serve a
sancire tale situazione di fronte a tutti i popoli della Terra. Come verrà
combattuta la guerra per l’instaurazione dell’Impero
Mondiale Servile, lo si può leggere su L’Espresso
dell’11 ottobre 2001, sotto il titolo Con
i missili e con il computer, è detto esplicitamente da Donald H. Rumsfeld,
Segretario alla Difesa Usa: Questa sarà
una guerra diversa da tutte le altre finora combattute dall’America. Non si
tratterà di formare una grande alleanza unita per sconfiggere un’asse di
potenze ostili, ma di creare paesi, che possono cambiare ed evolvere.Le varie
nazioni coinvolte avranno funzioni e ruoli diversi. Alcune forniranno un
sostegno diplomatico, altre finanziario, altre ancora, logistico o militare.
Alcune ci aiuteranno pubblicamente, altre
invece, date le loro particolari circostanze, in modo riservato e
segreto. In questa guerra sarà la missione da compiere a definire la
coalizione, non il contrario. I paesi che consideriamo amici potranno aiutarci
attivamente o passivamente, mentre altre azioni che intraprenderemo potranno
dipendere dal coinvolgimento di Paesi che abbiamo considerato invece meno che
amici. In questo contesto,la decisione degli Emirati Arabi Uniti e dell’Arabia
saudita, amici degli Stati Uniti, di rompere i rapporti con i talebani è un
primo importante successo, ma ciò non significa che parteciperanno ad ogni
azione da noi concepita. Questa non
sarà necessariamente una guerra in cui studieremo attentamente gli obiettivi
militari e quali forze impiegare per raggiungerli. Le armi saranno soltanto uno
degli strumenti che utilizzeremo per fermare individui, gruppi e nazioni che
ricorrono al terrorismo. La nostra risposta potrà prevedere il lancio di
missili Cruise contro bersagli militari in qualche parte del mondo. Ma già
stiamo combattendo una guerra elettronica per individuare e bloccare
investimenti di capitali che si spostano attraverso centri finanziari esteri.
Le uniformi di questo conflitto non saranno soltanto le tute mimetiche, ma
sicuramente anche le grisaglie dei funzionari di banca e gli abiti trasandati
dei programmatori. Questa non è una guerra contro un singolo individuo, un
gruppo, una religione o un paese. Il nostro nemico è una rete internazionale di
organizzazioni terroristiche e di Stati che le proteggono, che impedisce agli
uomini liberi di vivere come meglio credono. Pur contemplando azioni contro
governi stranieri che favoriscono il terrorismo, possiamo anche stringere
alleanze con i popoli che questi opprimono. Persino il vocabolario di questa
guerra sarà diverso. Quando parliamo di “invasione del territorio nemico” ,
possiamo intendere anche l’invasione del suo cyberspazio. Non si tratta
soltanto di lanciare teste di ponte ma
anche di restringere i movimenti
dell’avversario. Non dobbiamo pensare
a strategie risolutive rapide, bensì prepararci a sostenere uno sforzo
prolungato senza scadenze. Non abbiamo regole rigide sul dispiegamento delle
nostre truppe, ma dovremo invece adottare dei criteri per stabilire se la forza
militare sia o meno il modo migliore di raggiungere un determinato obiettivo.
L’opinione pubblica può assistere a grandi mobilitazioni che non portano ad
alcuna vittoria, o può non essere a conoscenza di altre azioni che invece
producono grandi successi. Molte “battaglie” verranno combattute da funzionari
di dogana che fermeranno persone sospette ai nostri confini e da diplomatici
che otterranno una cooperazione nella lotta contro il riciclaggio di denaro
sporco. Ma anche se questo è un diverso tipo di guerra, una cosa tuttavia non
cambia: gli Stati Uniti restano indomabili. La nostra vittoria dipenderà dalla
capacità degli americani di vivere la loro vita ogni giorno, andare al lavoro,
allevare i figli e fare progetti per il futuro come ha sempre fatto questo
popolo libero e coraggioso. ( traduzione di Mario Baccianini) Mancano
solo gli <<uomini in nero>>, i MIB, i Men in Black, protagonisti
dell’omonimo film di fantascienza di Barry Sonnenfeld, girato negli USA nel
1997. Questi, nel film sopra citato, hanno il compito di controllare,
segretamente, gli extraterrestri infiltratisi sotto sembianze umane fra la
popolazione mondiale. Nel numero dell’Espresso del 3 gennaio 2008, in un
articolo, intitolato “Desiderio di stelle e strisce” , a firma di Moises Naim
,direttore di “Foreign Policy” ,( traduzione di Anna Bissanti) si riscontra che
il ruolo “imperiale” degli Stati Uniti sta evolvendo dalla fase dell’intervento
“armato” a quello, di fatto, “governativo”. Come dicevamo, questo ricalca la
strategia imperiale dell’Impero romano. Dalla fase “hard”, attuata se
necessario anche con le armi, si passa a quella “soft” , l’instaurazione,
attraverso la costruzione, con i mezzi di persuasione di massa, del consenso
popolare, di un governo di “civiltà”. L’America è la superpotenza che sa
farsi promotrice di iniziative internazionali innovative per affrontare le
grandi sfide globali della nostra epoca, quali il cambiamento del clima, la
proliferazione nucleare,il fondamentalismo islamico radicale e la
criminalità.....Un esponente di primo piano del Governo americano ha
dichiarato che <<Il successo consisterà sempre meno nell’imporre la
propria volontà, e sempre più nel saper plasmare il comportamento di alleati,
avversari e, più importante ancora, delle popolazioni di entrambi...Dobbiamo
affrettarci a migliorare e incrementare sostanzialmente le spese legate al
perfezionamento degli strumenti civili che garantiscono la sicurezza nazionale:
la diplomazia, le comunicazioni strategiche,l’assistenza ai Paesi stranieri,
l’azione civile, la ricostruzione e lo sviluppo economico>> (
dall’articolo sopra citato di Moises
Naim). Tutto questo l’America non lo farà “gratis” , neppure lo si può
pretendere, ma come si legge nel citato
articolo ....l’alternativa alla passività o alla negligenza americana ha un
costo molto più alto, equivarrebbe a vivere in un vuoto anarchico, o peggio
ancora in un mondo nel quale i vuoti sono riempiti in maniera incompleta o
ancor più maldestramente dai regimi autocratici della Russia e della Cina, o
ancora riempiti senza vigore dalla spesso impreparata Europa. Nel mondo, da
quando si è instaurata la civiltà, basata su regole giuridiche, inaugurata
dall’Impero romano, non si è potuto più fare a meno di una potenza imperiale
che assicurasse l’ordine e la giustizia, non solo tra gli uomini ma anche tra i
popoli. Il Governo mondiale è una necessità. Proprio questo rende
indispensabile stabilire nel nome di quali valori di giustizia esso deve essere
attuato. Quelli voluti dagli americani, dagli islamici, dai buddisti, dai
laici, dai cattolici, eccetera, eccetera.? Su
questo
terreno si gioca la partita della civiltà e della pace, si decide il destino
stesso del genere umano cioè l’esito della Guerra divina.
l) La guerra
senza nemico
(Anche questa parte,
nonostante sia stata scritta nel 2001, è ancora attuale.Le stragi di cristiani
in tutto il mondo continuano. Oggi sul “soglio di Pietro” c’è il cardinale
Joseph Ratzinger, Papa Benedetto XVI. E’ succeduto a papa Wojtyla che i
“papa-boys”, appena morto nell’aprile 2005, proclamano “subito santo” a
dimostrazione che, per quanto diremo, il giudizio del popolo è sempre fallace
in fatto di santità. Il Papa attuale lascia ben sperare. Infatti, a partire dal
14 settembre 2007, con il Motu proprio “Summorum Pontificium” del luglio
2007, ha ristabilito nei suoi diritti la “messa di sempre”, quella
“tridentina”. Con il ripristino della Messa Romana, codificata in eterno dal
Missale Romanum, promulgato da San
Pio V e in uso secondo l’edizione di San Pio X ,finisce la pena, inflitta, ai
cattolici nel 1969, da Paolo VI che varò il Novus Ordo Missae e dispose l’ adozione “ordinaria”
di quella “nuova messa postconciliare”, definita “bastarda e luterana”, con illuminato
giudizio teologico e dottrinario, da mons. Lefebvre, fondatore della Fraternità
S.Pio X )
Beniamino
Franklin, uno dei padri fondatori degli USA, disse: Non ci sono mai state una buona guerra o una cattiva pace. L’ammonimento
risulta oggi inutilizzabile; non si sa bene contro chi fare la guerra e di
conseguenza con chi fare la pace; un nemico è necessario sia per l’una che per
l’altra. Questa è la paradossale situazione in cui si trova l’Europa coinvolta
in una guerra “senza nemico”. Ma è proprio così? La Storia insegna che quando
l’Impero ha bisogno di una guerra per
i suoi scopi non esita a suscitare il
nemico più adatto al raggiungimento dei suoi fini. L’Impero è capace di combattere se stesso come un organismo combatte
i propri microbi; mai come nella guerra in atto è vera la definizione
marinettiana e futurista di guerra come igiene del mondo. Il Papa,
“istituzionalmente” preposto a risolvere
il problema indicando dove è il Male, come è avvenuto nelle epoche passate, non
riesce ad assolvere il compito. (n.d.r. : Questa parte è stata scritta durante
il pontificato di Giovanni Paolo II) . Mostra di non tener conto della condanna
contenuta nel Terzo Libro dell’Apocalisse,
vv.15-16: Ti conosco attraverso le
tue opere, non sei né caldo né freddo; fossi stato freddo o caldo! Ma poiché
sei stato tiepido cioè né caldo né freddo, ti vomiterò dalla mia bocca. La
Chiesa dai tempi del Concilione ha
proclamato che non vi sono nemici e se per caso vi fossero sono da amare. Come
cristiano nulla in contrario, se è nello spirito con cui lo raccomanda San
Paolo: State attenti che nessuno renda ad
un altro male per male, ma cercate sempre il bene tanto fra voi che verso
tutti. Siate sempre allegri, pregate incessantemente, rendete grazie a Dio di
ogni cosa perché questa è la volontà di Dio in Cristo Gesù a vostro riguardo.
Non estinguete lo spirito e non disprezzate le profezie. Esaminate tutto e ritenete ciò che è buono.
Astenetevi da ogni specie di male. ( da Lettera Prima ai Tessalonicesi 5, 15-22).
Intanto i cristiani continuano ad essere ammazzati. L’ultima strage nella
chiesa di San Domenico a Bahawalpur, in Pakistan, durante la messa di domenica
28 ottobre 2001, una ventina di vittime fra cui donne e bambini di due e tre
anni,
un’intera famiglia, povera gente, da quelle parti il cristianesimo è la
religione dei poveri fra i poveri. Una suora ha raccontato: Ci avevano dato un solo poliziotto di guardia: è stato il primo ad
essere ucciso. Gli assassini hanno sparato all’impazzata, poi sono fuggiti in
motocicletta. L’aspettavamo da quando è cominciata la crisi in Afghanistan. Gli
estremisti islamici ci avevano già minacciato in passato. Ci considerano
occidentali, anche se siamo pakistani. Siamo gente senza una patria, senza un
paese. ( da la Repubblica 29/10/2001).
Questa è oggi la condizione verso cui si avvia il cristiano, straniero, senza
patria né paese, pellegrino in terra, come nei primi secoli. Il cardinale Achille Silvestrini commentando
la strage di Bahawalpur ha detto: Esiste
una preoccupazione diffusa. Più si prolunga il
conflitto e più si crea la possibilità che
gli animi vengano avvelenati con l’esito di suscitare sentimenti di
contrapposizione fra civiltà e religioni. Mentre così non deve essere
assolutamente. Un conto, tra l’altro, è l’Occidente con la sua realtà
socio-economica complessa e un conto è il cristianesimo. Sono due cose
distinte. Il fondamentalismo vuole creare confusione fra queste due realtà,
bisogna evitarlo. ( da la Repubblica 29/10/2001
). Non è facile evitare quanto auspica il cardinale Silvestrini. Le difficoltà
sono quelle esposte da Bernardo Valli nell’articolo dal titolo << Ma
questa non è una guerra santa>>:…Il
massacro di Bahawalpur rischia di risvegliare miriadi di demoni nel mondo
musulmano. E’ un episodio di sangue che può essere contagioso, che può
sollecitare non nobili istinti di imitazione. La sorte dei cristiani in paesi
in cui la laicità dello Stato è spesso fragile o inesistente non può lasciare
indifferenti. Persino nell’Africa nera, dove l’intolleranza è inferiore a
quella registrata in Asia e nel mondo arabo, dall’Indonesia all’Egitto, ci sono
stati gravi atti di violenza, con un alto numero di vittime. Mi riferisco a
quel che è accaduto a Kano, in Nigeria. All’altra estremità del pianeta, in
Indonesia, non sono mancate altre aggressioni. Dove è in vigore la sharia,
ossia la legge coranica, le libertà religiose sono seriamente compromesse,
poiché essa condanna a morte l’apostasia. Per cui una conversione ( o
un’abiura) può essere pagata con la vita. Oggi la sharia viene interpretata in
modo variabile nei paesi in cui viene applicata. Essa pesa sui musulmani e
riduce lo spazio dei non musulmani. Nel Sudan, i <<liberali>>
sostengono che l’accusa di apostasia non deve costituire un casus belli tra musulmani
e cristiani. La minaccia della pena di morte sarebbe soltanto virtuale, perché
un convertito non può essere perseguito nel nome di una legge religiosa che
riguarda soltanto i musulmani. Secondo Hassan el-Turabi, un tempo il massimo
ispiratore dell’islamismo sudanese, la condanna dell’apostasia contenuta nel
Corano colpisce soltanto il tradimento dello Stato islamico in tempo di guerra.
In Nigeria i convertiti al cristianesimo sono invitati a trasferirsi nelle
regioni del Sud dove non è in vigore la sharia. La <<zona verde>>
abbraccia i Paesi dell’Africa e dell’Asia in cui i cittadini non musulmani sono
considerati infedeli, subiscono forti discriminazioni o godono di minori
diritti rispetto alla maggioranza della popolazione. Secondo il Rapporto 2000
sulla libertà religiosa nel mondo ( fatto dall’Acs, L’aiuto alla Chiesa che
Soffre,i cui risultati sono apparsi su “Civiltà cattolica” del 2 dicembre 2000)
in quelle regioni la tolleranza e il rispetto della diversità di fede sono
valori spesso ignorati. Su tutto il territorio dell’Arabia Saudita, fatta
eccezione delle ambasciate, non vi è un metro quadro in cui un ministro del
culto cristiano, ebreo, buddista o induista possa celebrare un rito, benché nel
Paese vi siano circa sei milioni di immigrati non musulmani. E i cattolici
siano più di mezzo milione. Lo stesso
moderato Egitto, dove la costituzione promulgata nel 1980 considera la sharia
la fonte principale del diritto, non concede una rappresentanza politica alla
comunità dei cristiani copti ( i quali sono il dieci per cento della
popolazione). In Pakistan i cristiani sono il due per cento ( dei centosessanta
milioni di abitanti), e i cattolici un milione sessantaduemila. Secondo padre
Andrei Francio, che vive in quel Paese, le principali difficoltà sono la nazionalizzazione
delle scuole cattoliche, il divieto di insegnare il catechismo ai bambini
cristiani, costretti a studiare la dottrina islamica,la limitazione del diritto
di voto per i non musulmani, l’ampio uso della legge sulla bestemmia per
colpire le minoranze religiose. Dopo il colpo di Stato dell’ottobre ’99,il
generale Pervez Musharraf ha auspicato
che anche i non musulmani possano godere <<pienamente dei diritti e della
protezione che spetta loro come cittadini uguali agli altri nelle lettera e
nello spirito del vero Islam>>.La cornice politico-giuridica in cui
vivono i non musulmani non è certo rassicurante. La forte discriminazione
favorisce le angherie, e indica i bersagli quando il fanatismo supera il
livello di guardia. In questa congiuntura le minoranze cristiane sono più che
mai esposte, perché appaiono come schegge occidentali nell’Islam, anche se i
cristiani, come quelli uccisi nella chiesa di Bahawalpur, erano pachistani come
i loro assassini. Pure quello è un fronte da difendere. Uno dei tanti, ma uno
dei più carichi di significato, e sensibili in questo momento. Difendere le
minoranze deve essere un punto d’onore per i governi. Sotto tutti i cieli e
tutte le costituzioni. Soprattutto per i paesi che partecipano alla coalizione
che rifiuta le guerre sante. ( da la
Repubblica del 29/10/2001). Non è
una questione di difesa delle minoranze, la questione è ben altra, più
grave e più seria ed è stata ben messa in evidenza da Gianni Baget Bozzo, su Panorama dell’11 ottobre 2001, in un
articolo dal titolo “eretico” La
fallibilità del Papa. Il celebre
opinionista e scrittore riesce ad esprimere tutta la preoccupata perplessità di
quanti ancora vogliono essere cattolici: Nella
sua allocuzione al Sinodo dei vescovi, il Papa ha condannato il terrorismo. L’arcivescovo
di Genova ha detto anche meglio: << Né con il terrorismo né con
l’ingiustizia>>. Il che era una bella copia dell’antico << né con
lo Stato né con le Brigate rosse>>. Che cosa la Chiesa intenda per
<<ingiustizia>> è chiaro: è l’Occidente, la globalizzazione, il
capitalismo, il <<pensiero unico>>.
La Chiesa cattolica ha scelto, con Giovanni Paolo II, di non stare con
l’Occidente; ha scelto, come l’Europa socialdemocratica, il cosmopolitismo. Il
Papa non ha preso atto che tutte le sue aperture verso l’Islam, sino a
togliersi le scarpe nella moschea di Damasco, non hanno prodotto pace. E’ da
pensare che, guardando la cosa dal punto di vista islamico, esse abbiano
prodotto il contrario. Hanno mostrato che l’avversario era cedevole e
spiritualmente disarmato. Mai il Papato si era piegato tanto dinanzi all’Islam:
nemmeno quando Roma stessa era minacciata. E poi la Chiesa appoggia i no
global, nonostante sia chiaro a tutti il fatto che essi sono una protesta,
intrinsecamente violenta contro l’Occidente. Non si rende conto che il no
global riprende i temi che furono del comunismo e li radicalizza in una lotta
morale contro il capitalismo << amorale>>. Si può pensare che
l’omaggio di Damasco e i no global di Genova siano il prologo dell’attacco di
New York. L’Occidente non crede in se stesso, questi fatti ne hanno dato la
prova. Il Papa non può dimenticare che non esiste nel mondo un qualunque
terrorismo, ma un terrorismo islamico, cioè specificamente una guerra di
religione che attacca l’Occidente in quanto terra della Cristianità; e non può
non comprendere che non si tratta di un episodio ma che è veramente iniziata la
terza guerra mondiale cioè quella del terrorismo islamico contro l’Occidente e
la Cristianità, la strategia islamica è chiara: colpire i luoghi simbolo
dell’Occidente, mostrare che il martirio sfida la potenza tecnologica, che gli
alti luoghi della religione e della civiltà occidentale sono luoghi abbandonati
dallo Spirito, luoghi per cui non vale più la pena di vivere e di morire.
Distruggere il simbolo significa mostrare che esso è un
simbolo morto. Anche se contiene uomini
vivi: come a New York. Dinanzi a questi fatti, il Papa romano tace o divaga.
L’Occidente non ha più identità: né cristiana né illuminista. Sono stati i
rappresentanti della cultura illuministica ad attaccare più duramente
Berlusconi per aver difeso la verità della civiltà liberale. Per gli
occidentali l’Occidente è solo un mercato? Ebbene allora esso non troverà più
combattenti disposti a vivere e a morire per esso. Il termine
<<valori>> non indica
più le verità cristiane, non indica più
nemmeno le qualità illuministiche. La Chiesa cattolica abbandona l’Occidente:
abbandona la sua storia, abbandona se stessa. Il Papato gioca con il fuoco: e
un fuoco può toccare San Pietro.
m) La
Cristianità e il Grande campo di
Babilonia
Contrariamente,
però, da quanto possa pensare Baget Bozzo, la Cristianità non è minacciata
dall’Islam per il semplice fatto che è data per scomparsa dagli stessi “uomini
di Chiesa”. La guerra in atto si svolge tutta in “ quel grande campo di
Babilonia” secondo lo schema descritto da S.Ignazio di Loyola negli Esercizi
Spirituali e il suo obiettivo è esclusivamente economico, il controllo delle
risorse minerarie e petrolifere in Asia e in particolare nei paesi del Medio
Oriente. La “vera” guerra è un’altra e si nasconde dietro la guerra combattuta
con il fragore delle armi. Cristo stesso ha messo in guardia allorché ha detto:
Quando sentirete parlare di guerre e rivoluzioni non abbiate paura. Devono infatti accadere prima queste
cose, ma non significa che subito dopo ci sarà la fine. ( Vangelo secondo
Luca, 21-9)
n) La guerra
è un grande affare
Come
avviene in tutte le guerre anche questa guerra per alcuni sarà morte, rovina e
miseria ma ad altri porterà più ricchezza. Il dio denaro, mammona, va a nozze con le divinità della guerra. Già questo si è
verificato appena dopo il compimento degli
attacchi terroristici dell’11 settembre 2001 negli Usa. E’ interessante
in proposito leggere quanto pubblicato
dal quotidiano L’Espresso del 27
settembre 2001 in un trafiletto dal titolo
<< Qualcuno sapeva, ha
guadagnato miliardi >> : Bin Laden
era forse l’unico miliardario al mondo a sapere in anticipo della tragedia. E
poteva lucrarci somme importanti. Chi ha venduto i future sull’indice di
Francoforte alla vigilia e li ha ricomprati l’11 settembre ha guadagnato il 125
per cento. Chi ha fatto lo stesso a Wall Street ha realizzato un capital gain
del 60 per cento. E a Milano del 105 per cento. In piazza degli Affari sono
stati trattati future per quasi 20 mila miliardi di lire nel giorno
dell’attentato e in quello seguente. << In questo mare, un’operazione
suddivisa in tanti piccoli ordini può passare inosservata>>, avverte
Paolo Barbieri, direttore di Akros Alternative Investments. Ma i terroristi
possono nascondersi ancor meglio: il primo ordine parte, per esempio, da una
banca di Cipro ed è poi spalmato su diversi conti aperti in paradisi fiscali:
questi conti ne figliano altri presso piccole banche americane o europee che
poi danno le disposizioni finali all’operatore specializzato che opera in
Borsa. Il future è lo strumento perfetto: vendi un contratto che non hai
versando un margine di garanzia del 5-10 per cento che ti puoi far prestare da
una banca compiacente: quando lo ricompri, uno o due giorni dopo, la differenza
è tua. Con un patrimonio di 600
milioni di dollari, Bin Laden non avrebbe
avuto difficoltà a ottenere affidamenti da diverse banche per 100 milioni per
un paio di giorni: avrebbe guadagnato il 100 per cento senza rischiare un
dollaro. Non sono solo gli speculatori “informati” a fare festa ma anche tutta la grande industria americana:
Per loro l’11 settembre potrebbe
trasformarsi in un affare, scrive
Federico Rampini su la Repubblica ( 2
novembre 2001) in un articolo dal titolo: Dalle
Torri agli affari Bush ripaga le lobby.
o) La gioia
per la fine della Cristianità
Il
gesuita Sorge ha dichiarato: Le dirò che
con il Concilio Vaticano II abbiamo tutti (?) salutato con gioia la fine della
Cristianità. ( La Stampa 17-1-2001). Di fatto è vero, la Cristianità come
società civile retta da leggi e istituzioni conformi alla Legge divina non
esiste più. E’ sconcertante però che un uomo di Chiesa ne gioisca. Gli unici
rimasti a rivendicare i diritti di Dio anche in ambito sociale sono rimasti gli
islamici ma lo fanno nel nome di Allah e ispirandosi a Maometto e non a Cristo.
Se la Cristianità non c’è più un cristiano cosa ha da perdere ancora? Cosa gli
può essere tolto? Occorre chiarire che
la “Cristianità” come diritto di Dio non solo sugli individui ma sulla società
non è finita; nessuno può togliere a Dio i suoi diritti. Questi permangono,
sono indefettibili. In verità la Cristianità, come vedremo, di fatto è cessata
ancor prima del Concilio Vaticano II. Sono secoli che l’Europa cristiana ha
voltato le spalle al Cristianesimo cui deve le fondamenta della sua civiltà e
valgono nei confronti degli europei le parole rivolte da Mosè al popolo eletto: Hai abbandonato il Dio che ti ha generato e
hai dimenticato il Signore, tuo Creatore. ( Dt. 32,18). “E’ probabile che il tempo dei gentili sia finito ( cfr. Lc.21,24). Le Nazioni uscite con il
Cristianesimo dalle tenebre e dalle turpitudini del paganesimo gareggiano oggi
in infedeltà con gli ebrei che rifiutarono Cristo. Con il Concilio Vaticano
II è cessata la proclamazione della
Cristianità di diritto da parte di uomini di Chiesa imbevuti di idee laiciste
ed assurti al potere. “Il che vuol dire che ha avuto fine la proclamazione da
parte degli uomini di Chiesa dei sacrosanti diritti di Dio sulla società. […]
Tradimento a Dio e tradimento all’umanità che non ha vero bene e vera pace
fuori dall’ordine stabilito da Dio. Ed infatti il cantico di Mosè così
prosegue: Il Signore vide ciò e s’accese
di sdegno…e disse: “Nasconderò loro la mia faccia, starò a vedere la loro fine”
( Deut.32, 19-20). Perché, per punire l’uomo, basta che Dio lo abbandoni
alla sua malizia e noi oggi stiamo a vedere la “fine” dell’Europa già
cattolica, che fu Maestra di civiltà e verità: a furia di rivendicare “diritti”
e “libertà” alle più disordinate passioni è giunta oggi a decretare “diritti” e
“libertà” persino per i peccati impuri contro natura, che degradano l’uomo al
di sotto delle bestie e attirano sui popoli, come già su Sodoma e Gomorra, i
più terribili castighi di Dio. […] Certo cessata la “Cristianità” restano i
singoli credenti, ma Sorge, da religioso e da sacerdote, dovrebbe sapere che la
“ Cristianità” ovvero la società regolata dalla Legge divina naturale ed
evangelica, agevola la salvezza eterna degli individui mentre una società
“scristianizzata” ovvero organizzata
contro il diritto divino naturale e positivo rende ardua, fino all’eroismo, la
vita cristiana. Non c’è bisogno di dimostrarlo: è la dura realtà che ogni cristiano
deve oggi affrontare ogni giorno. E, poiché l’eroismo non è dei più, ecco che
molti si raffreddano nella carità e s’illanguidiscono nella fede col respirare
di continuo un’atmosfera sociale infetta di ateismo pratico e teorico. La Chiesa non teme diceva Pio XII
parlando dell’ondata antireligiosa nel mondo presente, però il suo cuore sanguina, non per sé (
essa ha le promesse divine) ma per la
perdita di tante anime ( allocuzione al Sacro Collegio 24 dicembre 1946).
Ma il gesuita Sorge ( e non è il solo), quasi non fosse né religioso né
sacerdote, “gioisce” dove la Chiesa piange lacrime di sangue. Il gesuita
Sorge,
inoltre, sa o almeno dovrebbe sapere che non c’è errore fuori della Chiesa che
non finisca per infiltrarsi in qualche modo tra i figli della Chiesa e questa
infiltrazione nel mondo cattolico di quello spirito di ribellione ad ogni
autorità divina e umana che domina il mondo è oggi arrivata al segno che
persino riviste “cattoliche” accettano e giustificano le cosiddette “famiglie”
omosessuali, benché la Legge divina le riprovi come connubi contro natura che
gridano vendetta al cospetto di Dio. Ma il gesuita Sorge continua a salutare con gioia la fine della Cristianità.
Ora, che le nazioni europee camminano per la via dell’apostasia è già cosa
molto grave, ma che all’errore di fatto si aggiunga, come fa Sorge con molti
altri ecclesiastici, l’errore di principio asserendo che esse fanno bene e
meglio non potrebbero fare, questo è molto più grave e rende l’errore di fatto
irreparabile: se il sale della terra diventa scipito, con che cosa mai si
salerà la terra e con che cosa mai si restituirà al sale svanito la sua virtù?
La Chiesa, benché indefettibile per divina promessa, è sempre più paralizzata
nella sua influenza sociale ed è spinta dai suoi nemici, interni ed esterni,
verso le medesime condizioni dei primi tre secoli quando i cristiani erano
ovunque, ma non c'era la Cristianità. Quale fu la sorte allora dei cristiani
tutti lo sanno. Quale sarà ancora la loro sorte ce lo dice quanto è stato
rivelato del “Terzo Segreto” di Fatima: in verità il passo dallo Stato
neopagano allo Stato nuovamente persecutore è breve. E’ questo che il gesuita
Sorge saluta con gioia? C’è poco da gioire. Ma – sia
ben chiaro – non c’è neppure da essere pusillanimi. Questa è l’arena nella
quale Dio ci ha messo a combattere per la Sua gloria e ce ne ha assicurato la
grazia; a combattere, non a scendere a compromessi con un mondo, sempre più
nemico di Cristo.” ( Paulinus da SI SI NO NO n.16 del 30
settembre 2001) . L’evento capitale del XX secolo, come ha scritto il prof.
Paolo Pasqualucci, è stato la perdita della Fede presso gran parte delle
Gerarchia cattolica, emersa a partire dal Concilio Ecumenico Vaticano II (
1962-1965). Ci riferiamo naturalmente alla fede quale risulta dai documenti
ufficiali del Magistero attuale. ( da “ SI SI NO NO” n.17 del 15 ottobre 2001)
p) La fine
della Religione
Questa è
la “vera” guerra, la guerra divina.
Il Terzo millennio inizia con il fragore d’armi di una guerra nel grande campo di Babilonia ma i
cristiani non possono farsi distogliere, confusi dal fragore delle armi, dalla
“vera” guerra, quella contro Cristo. Una delle conseguenze della guerra in atto
sarà la proibizione di ogni culto religioso pubblico. La religione verrà consentita
soltanto nella sfera strettamente privata dell’individuo e incoraggiato
l’ateismo. I provvedimenti restrittivi della libertà di culto verranno
giustificati con la necessità di impedire il sorgere di fanatismi religiosi, in
particolare islamici, ma colpirà indifferentemente ogni culto, anche e
soprattutto quello cattolico. Allora avrete occasione di dare testimonianza.
( Vangelo secondo Luca 21-13 ).Si sta inesorabilmente andando in
questa direzione. Per rendersene conto basterà leggere l’intervista a JÜrgen
Habermas, dal titolo “Anche la fede
ha un limite” , riportata sul numero 52 de L’Espresso
in data 3 gennaio 2008.
q) Il Mondo Prossimo Venturo
Il Terzo
millennio vedrà il ritorno delle persecuzioni religiose cruente e la condizione
dell’umanità somiglierà sempre più a
quella descritta da Aldous Huxley nel suo libro più visionario Il Mondo Nuovo, ne parleremo più
ampiamente nel prosieguo di quest’opera.
r) La Terza
Guerra Mondiale
Nel libro
Pawns in the Game ( Pedine nel gioco
pubblicato s.d. in U.S.A. – Palmdale CA 93590) del commodoro William Guy Carr viene riportata la lettera che il
massone Albert Pike (1809-1891) 33° grado Gran Commendatore del Rito Scozzese
Antico Accettato scrisse a Giuseppe
Mazzini il 15 agosto 1871:..La Terza Guerra
Mondiale dovrà essere fomentata approfittando delle divergenze suscitate dagli
agenti degli Illuminati fra sionismo politico e dirigenti del mondo islamico.
La guerra dovrà essere orientata in modo che Islam ( mondo arabo e quello
musulmano) e sionismo politico ( incluso lo Stato d’Israele) si distruggano a
vicenda, mentre nello stesso tempo le nazioni rimanenti, una volta di più
divise e contrapposte fra loro saranno in tal frangente forzate a combattersi
fra loro fino al completo esaurimento fisico, mentale, spirituale ed economico.
[…] Noi scateneremo i nichilisti e gli atei e provocheremo un cataclisma
sociale formidabile che mostrerà chiaramente, in tutto il suo orrore, alle
nazioni, l’effetto dell’ateismo assoluto, origine della barbarie e della sovversione
sanguinaria. Allora ovunque i cittadini, obbligati a difendersi contro una
minoranza mondiale di rivoluzionari, questi distruttori della civiltà, e la
moltitudine disingannata dal cristianesimo, i cui adoratori saranno da quel
momento privi di orientamento alla ricerca di un ideale, senza più sapere ove
dirigere l’adorazione, riceveranno la vera luce attraverso la manifestazione
universale della pura dottrina di Lucifero rivelata finalmente alla vista del
pubblico, manifestazione alla quale seguirà la distruzione della Cristianità e
dell’ateismo conquistati e schiacciati allo stesso tempo! ( da pag. 110-111
di Massoneria e sette segrete: la faccia
occulta della storia – Epiphanius – Editrice “Ichthys” – Gardolo (TN) –
s.d.). A distanza di centotrenta anni le “previsioni” di Albert Pike si
dimostrano spaventosamente attendibili.
Trascurare il ruolo delle sette massoniche nell’interpretare i fatti storici è
come voler capire la Storia delle vicende umane ignorando la presenza nel
Mediterraneo dell’Impero romano. Per questo motivo risulta di estremo interesse
la notizia pubblicata, con questo titolo “ Svelati dopo due secoli i riti della
setta segreta dei Bush”, su Il Giornale del 19 aprile 2001: Per quasi due secoli il famoso quanto
segreto rito d’iniziazione degli “Skull and Bones” ( Teschio e tibie)
dell’università di Yale ha forgiato il carattere degli uomini che hanno
forgiato il carattere dell’America, compresi tre capi della Casa Bianca. Ora
grazie all’intraprendenza di un giornalista del settimanale New York Observer,
il misterioso rituale dell’associazione studentesca del prestigioso ateneo
diventa per la prima volta di pubblico dominio, provocando, più che grandi
sorprese, imbarazzo
e qualche risata. Ron Rosenbaum, il reporter
che ha compiuto la <<missione impossibile>> rivelando all’America
il cerimoniale iniziatico della setta, si è avvalso della complicità di due
studenti e di un sofisticato equipaggiamento che comprendeva tre videocamere
digitali in grado di filmare nell’oscurità della <<Tomba>>, come
viene chiamata la cripta dove gli <<Skull and Bones>> svolgono i
loro riti. Riti che, a suo dire, <<sono più segreti e significativi in
termini di potere reale di quelli di Cosa Nostra>>. Solo 15 studenti tra
i 1.300 di ogni corso di Yale vi sono ammessi. E nella cripta della cerimonia
sono passati, oltre ai presidenti Bush padre e figlio, senatori, banchieri,
diplomatici, baroni dei mass media, capi della Cia, insomma il Gotha della
classe dirigente americana. La setta fu fondata nel 1832 sulla falsariga di una
società segreta tedesca che adorava il demonio. L’intero cerimoniale, scrive
Rosenbaum, ruota intorno all’idea della morte, che ispira, oltre al nome della
setta, i costumi ( scheletri, diavoli e incappucciati), l’arredamento ( teschi
e bare) e il frasario un po’ paranoico ( << L’impiccato è uguale alla
morte. Il demonio è uguale alla morte. La morte è uguale alla morte>>).
<<Uno psicodramma dell’occulto>>, definisce Rosenbaum la cerimonia
a cui ha assistito sabato 12 aprile, notte dell’iniziazione. Una notte
affollata di ombre, di grida e gemiti, di maestri cerimonieri chiamati
<<patriarchi>> di controfigure di Bush jr e di personaggi ispirati
al romanzo Tristam Shandy di Laurence Stern. Per spaventare i neofiti, un incappucciato
chiamato <<Zio Toby>> chiede ad un altro iniziato: << Toglimi
lo sturalavandini dal sedere>>. Un altro, imitando con aria solenne Bush
jr, gli fa eco: << Te lo metterò in quel posto come l’ho messo ad Al
Gore. Ti ucciderò come ho ucciso Al Gore>>. Dopo qualche secondo di
silenzio e grida di <<Aiuto, il diavolo!<<, voci di donne esortano
i neofiti a fuggire ( le donne sono state ammesse tra gli <<Skull and
Bones>> alla fine degli anno 80), mentre gli incappucciati corrono nel
buio. Poi i neofiti devono entrare in una bara e <<morire al mondo
barbarico>> per rinascere come
membri dell’ <<Ordine>>. Un <<patriarca>> vestito da Satana li conduce in una tenda da
cui riemergono con un femore in mano. Infine devono inginocchiarsi, baciare un
teschio e partecipare a una cerimonia in cui si finge di tagliare la gola ad
una donna discinta coperta di sangue.Rosenbaum si chiede il significato
simbolico di questo misticismo un po’ paranoico, e avanza l’ipotesi che il
teschio rappresenti il potere e la sottomissione all’Ordine. E avanza anche
inquietanti interrogativi sulle esenzioni fiscali di cui beneficerebbe la setta
degli << Skull and Bones>>. C’è di che stare sconcertati. Ma si può
anche sorridere, come fa Rosenbaum, all’idea di un presidente degli Stati Uniti
che bacia uno scheletro. Chi ha letto fin qui queste Avvertenze per il Terzo Millennio non ci troverà niente da ridere.
s) Gli Stati
mafiosi
Il
giudice Carlo Palermo intervistato da Attilio Giordano dichiara: Noi oggi scopriamo bin Laden come guida del
terrore islamico. Ma lui non fa che mettere in pratica concetti vecchissimi. Il
radicalismo dell’Islam è datato alla prima metà del Novecento. Senta cosa
scrive Sayyid Qutb negli anni Sessanta: “Occorre creare…un nucleo formato da
una ristretta e scelta élite, l’avanguardia dei rivoluzionari di
professione che dedicano tutta la loro vita
ad un unico scopo. Ben disciplinati, perfettamente organizzati e animati dallo
spirito missionario di una nuova età nella
storia dell’Islam, essi non possono che vincere”. Sembra di sentire bin Laden. […]
Gli intrecci di interessi che ho incontrato nel mio lavoro di giudice, e anche
dopo, mi danno una risposta, per terribile che sia: la relazione tra Occidente
ed estremismo islamico si è consolidata su traffici di armi, di droga, di
petrolio, che non hanno consentito di interromperla. Voglio dire non credo si
tratti di errata previsione, ma di impossibilità di intervenire. E’ come per la
mafia: se si sgominasse si creerebbero anche problemi sociali ed economici. Alla
domanda conclusiva: “E oggi, come le appare lo scenario?”, l’ex-giudice
risponde: Da anni, intanto, c’è un nuovo
fortissimo fornitore di morte potenziale: l’ex Unione Sovietica, ormai
collegata – attraverso le sue mafie – ai boss siciliani nella cosiddetta “Star”,
la nuova mafia internazionale. Solo in Germania, in pochi mesi, sono stati
individuati più di cento episodi di traffici di materiale nucleare dall’ex
Unione Sovietica. Dove finiscono? E’ impensabile un Kamikaze nucleare? Non so,
non sono un tecnico, ma ci rifletterei. Di fondo c’è, ancora, la dipendenza dal
nostro stesso, imperturbabile, bisogno di affari…Attenzione: l’estremismo
islamico tratta con noi ma lo fa in una prospettiva di dominio. Vende la droga
a noi ma la vieta ai suoi popoli, compra le armi da noi e poi le usa per
uccidere occidentali. Parlo dell’estremismo: chi dice guerra all’Islam è un
pazzo, l’Islam non è l’estremismo islamico. Ma
trovo che anche dire, semplicemente, “guerra”- come ha fatto il presidente
americano Bush – è pericolosissimo: è quello che i bin Laden del mondo
vogliono, la legittimazione. Bin Laden è un terrorista, e basta. Non si fa
guerra con un terrorista. E non si batte nessuno prendendo bin Laden. Come dire
che si batte la mafia prendendo i suoi killer. La mafia è molto di più. Il
pericolo islamico è molto di più. Ci siamo dentro anche noi, legati
strettamente. E non so se siamo in grado di rompere questi legami. (Il Venerdì di Repubblica 19 ottobre 2001
n.709). Anche il giudice Palermo non
riesce a percepire la dimensione “spirituale”
delle vicende, sembra intuire che tutto il mondo è ridotto ad un “gran
campo di Babilonia” ma dimostra di
essere privo degli strumenti di interpretazione che San Ignazio de Loyola ha messo a disposizione di quanti con fede si
sottopongono ai suoi Esercizi spirituali.
t) La visione
di Sant’Ignazio di Loyola
S.
Ignazio di Loyola nella parte dei suoi Esercizi
Spirituali ove propone la meditazione sui “Due stendardi” così descrive la
moltitudine demoniaca e il satanico “caporione”
di tutti i nemici nel grande campo di Babilonia: …chiama a raccolta innumerevoli demoni e li sparge gli uni in questa,
altri in quella città, e così per tutto il mondo, non tralasciando province,
luoghi, stati di vita, né alcuna persona in particolare. […] Li istiga poi a
gettare reti e catene; che per prima cosa tentino gli uomini con la cupidigia
delle ricchezze, come accade il più delle volte, per condurli più facilmente al
vano onore del mondo e poi ad una grande superbia. Di modo che il primo gradino
sia quello delle ricchezze, il secondo dell’onore, il terzo della superbia; e
da questi tre gradini trascina a tutti gli altri vizi.
u) Il Governo
Mondiale
La guerra
in atto innescata dagli attacchi terroristici alla Torri Gemelle di New York
dell’11 settembre 2001 alla fine mostrerà la necessità a tutta l’umanità di un Governo
Mondiale per riportare sotto controllo il traffico di armi di distruzione
di massa, la circolazione destabilizzante
dei capitali, la diffusione incontrollata della droga, la pacifica
coesistenza di tutte le religioni, ecc. Già
in occasione del G8 a Genova, il 21 luglio 2001, si era prospettata la
necessità di istituzionalizzare l’incontro dei Capi di Stato, in un organismo
che avesse legittimità planetaria. La bagarre contestatrice accesa per le
strade di Genova, in quella occasione, aveva l’obiettivo di delegittimare,
attraverso i moti di piazza, lo svolgimento del G8 per reclamarne uno esteso a tutti i paesi del
mondo. La contestazione assurgeva a simbolico colpo di stato, a colorata “presa
della Bastiglia”, con cui venivano
delegittimati tutti i Governi del G8 rispetto ai problemi del Mondo. Il Governo
Mondiale legittimo e sovrano sarà quello legittimato dal “basso”, da tutti i
popoli della Terra, riuniti in un sol popolo, “quello di Seattle”, popolo
immaginario e virtuale dell’ unico Stato, quello Universale ed omogeneo prospettato dallo scrittore nippoamericano
Fukuyama nel suo libro La fine della
Storia e l’ultimo uomo, oppure quello Stato Servile pronosticato nell’omonimo saggio di H. Bellock. I
cosiddetti “No global” e movimenti similari che tanto si sono agitati a Genova
in occasione del G8 non sono affatto
contrari all’instaurarsi di un Governo Mondiale soltanto lo vogliono legittimato
“dal basso” e di stampo socialcomunista anziché liberalcapitalista. ( Al riguardo può risultare utile anche la
lettura del libro di Maurizio Blondet “No Global” - Edizioni Ares - 2002
Milano).
v) Il Sovrano
Universale
Una volta
instaurato il Governo Mondiale, si dovrà, di conseguenza, provvedere
all’elezione di quel Sovrano Universale citato nelle antiche profezie sulle età
ultime del genere umano.
x) L’obelisco
egizio di Central Park
Come mai
alcuni avvenimenti si verificano proprio in un certo posto e non in un altro?
C’è una sorta di predestinazione dei luoghi, così come avviene per le
persone? A New York in Central Park
sulla sommità del Graywacke Knoll c’è un obelisco egizio. Probabilmente
oggi è un monumento dimenticato,
trascurato, quasi passa inosservato, raramente si trova citato nelle guide turistiche e sicuramente
nessuno si propone di andare a New York per andarlo a vedere, eppure questo obelisco è stato il primo
“grattacielo” di New York e, centoventi anni fa, il suo sbarco sul suolo
americano fu un avvenimento di grande emozione. La sua vicenda può aiutare a
capire, per chi sa leggere anche nei particolari più insignificanti, perché
alcuni avvenimenti storici accadono in un posto e non altrove. Vi arrivò da Alessandria con la nave da
carico Dessug il 20 luglio 1880, un dono graditissimo da parte del Governo
egiziano. Gli Stati Uniti d’America ci tenevano moltissimo ad avere sul loro
territorio
un simile monumento presente nelle capitali dei grandi imperi mondiali: Roma,
Parigi, Londra, Istanbul. Non poteva mancare per questo nella città
destinata
ad essere
la futura capitale del prossimo Impero
mondiale, quello basato sul predominio dell’ <<etere>>, sulla
tecnologia missilistica e delle telecomunicazioni. L’obelisco insieme alle
piramidi è il simbolo della civiltà egizia e gli antichi egizi lo ritenevano
sacro al dio Sole. “ Un blocco di pietra modellato in forma di pyramidion o cuspide di obelisco fu
presumibilmente considerato sacro al dio sole anche prima del faraone
iniziatore della prima dinastia ( ca. 3100-2890 a.C.). Si riteneva che tali
pietre dette, ben o benben, fossero esistite a Eliopoli da
tempo immemorabile quali feticci del dio primordiale Atum ( il sole al
tramonto) e del dio Re o He-Harakhti ( il sole all’alba). Tali pietre erano
altresì associate all’uccello Benu o
fenice. Per tradizione questo uccello dopo essersi autogenerato, giungeva
dall’oriente a Eliopoli dove viveva per cinquecento anni, poi ritornava in
oriente per essere sepolto dalla nuova fenice che gli succedeva a Eliopoli.
Secondo un’altra versione del mito, in luogo di essere sostituito, l’uccello
risuscitava se stesso e perciò si trovava associato al dio dei morti. Difatti
tra le divinità raffigurate nelle tombe compare anche la fenice.” ( da
pag.12-13 di Gli obelischi egizi –
Labib Habachi – GTE Newton 1996 ). Il Boeing 767 che, alle 8.46, entra
all’altezza del 90° piano della Torre Nord, è la prima grande “fenice”, con i
suoi 90 mila litri di cherosene, sprigiona una palla di fuoco della temperatura
di 1000 C° all’interno del grattacielo le cui strutture portanti, in acciaio,
fondono provocando l’implosione della costruzione, di essa, alle 10.28, resta soltanto una montagna di cenere. La
seconda grande “fenice” colpisce la Torre Sud alle 9.03, all’altezza del 70°
piano, e l’attraversa come una spada di fuoco. Questa torre è la prima a crollare alle ore 9.59. Sette anni c’erano
voluti per costruirle appena un’ora e mezza per distruggerle. Nel cuore di
Manhattan al posto dei giganteschi
“obelischi” alti 417 metri, brulicanti di vita, ci sono un milione e mezzo di
tonnellate di detriti inceneriti. E’ la montagna di cenere al centro del mondo
da cui risorgerà la fenice, simbolo di resurrezione? L’obelisco di Tutmosi III, in Central Park, con i suoi 21
metri d’altezza, al confronto delle due Torri gemelle, è un simbolo
depotenziato e insignificante al confronto delle due Torri Gemelle ma è ancora
in piedi dopo oltre tremilacinquecento anni: ” […] Gli elementi della gradinata
di fondazione vennero sistemati nel Central Park nella stessa posizione in cui
erano stati trovati ad Alessandria, sebbene sia stato lasciato fra di essi un
vano per custodire, ermeticamente sigillate, scatole di piombo contenenti i
depositi di fondazione. Il 9 ottobre del
1880 fu messo in opera il basamento con una cerimonia presieduta dal Gran
Maestro della massoneria dello stato di New York, con la partecipazione di nove
mila massoni e non meno di trentamila spettatori. Sistemato il basamento,
rimaneva ancora il lavoro di rimozione dell’obelisco dal Dessug al Central Park. Furono elaborati diversi progetti circa il
metodo di sbarco e la via da seguire per
raggiungere la destinazione. Alla fine il luogo di sbarco scelto risultò Staten
Island. Con l’aiuto della marea la prora del Dessug fu tirata fuori
dall’acqua presso la Luxor’s Marine Railway sulla riva orientale dell’isola e
il monolito venne estratto dalla nave. Collocato sopra un pontone e rimorchiato
attraverso la baia di Manhattan, avanzò maestosamente attraverso le strade
della città alla velocità di m.29,5 al giorno. Compì il viaggio di m.3323,5 dal
luogo dello sbarco al punto scelto del Central Park in 112 giorni, arrivando il
5 gennaio 1881. Poco più di due settimane dopo l’obelisco fu eretto tra gli
applausi di diecimila spettatori. La grande impresa era giunta al termine.
Erano trascorsi quindici mesi dal giorno in cui era iniziata la rimozione ad
Alessandria. Rimaneva la donazione formale dell’obelisco da
parte
della nazione alla città di New York, avvenimento che ebbe luogo il 22 febbraio
alla presenza di molte autorità e di una folla di ventimila persone. La
cerimonia fu illustrata da un lungo discorso di William Maxwell Evarts, allora
Segretario di Stato. In esso ringraziò l’Egitto per il generoso dono e lodò
Gorringe per il successo nel trasferire l’obelisco senza danni negli Stati
Uniti. Evarts rievocò gli imperi assiro, romano e bizantino: essi pure avevano
prelevato monoliti dall’Egitto e le loro grandi civiltà, come quella
dell’Egitto stesso, erano tramontate. Che cosa avverrà, si chiese, delle
civiltà dell’Inghilterra, della Francia e degli Stati Uniti che in questi
ultimi tempi si sono procurati degli obelischi? “ ( da Gli
obelischi egizi di Habachi Labib op. cit. ).
y) Gli interrogativi di William Maxwell Evarts
E’
stupefacente, oggi, leggere la parte conclusiva del discorso che William
Maxwell Evarts tenne il 22 febbraio 1881 in occasione della cerimonia per la
donazione dell’obelisco di Tutmosi III alla città di New York e vale la pena di riportarla integralmente: Chi può davvero prevedere che cosa mai potrà fare la nostra nazione dal momento che
ogni perversione è attuabile? Questo obelisco può ancora domandarci: “Sperate
di prosperare sempre? Sperate di arricchirvi ulteriormente e che l’uomo non
declini mai? Potrete supporre che le mollezze del lusso avvolgeranno sempre di
più questa nazione e che la forza e il vigore della sua gente non subiranno mai
un declino? Può esso insinuarsi in voi e la nazione non subire la decadenza?”
Questi sono interrogativi ai quali si sarebbe potuto rispondere al tempo
dell’obelisco ma non ai nostri tempi.Gli interrogativi restarono senza
risposta. L’obelisco è ancora lì, a indicare, con la sua punta, il cielo verso
il quale l’uomo deve alzare lo sguardo per avere le risposte che, oggi, nei
tempi presenti, si fanno quanto mai pressanti.E’ questione vitale per tutta
l’umanità, non solo per la città di New York e la nazione americana, ricevere
ed accettare la Verità. Gli avvenimenti di questo inizio di secolo e di
millennio possono essere avvertimenti provvidenziali per un’inversione di rotta, per prendere
consapevolezza della serietà della vita, l’occasione irripetibile, unica,
concessaci da Dio, per conseguire la vita eterna. Solo Gesù, con la seconda
venuta, porterà la Pace. Ogni giorno è tempo di attesa messianica e nessuno può
sottrarsi alla guerra, quella divina.
Questa è la “vera” guerra e la posta in gioco è la nostra vita eterna, la
nostra anima. Occorre recuperare la trascendenza dell’esistenza. Non c’è altro,
se non si ha fede può sembrare incredibile, è da pazzi crederlo, ma non c’è
altro, se non quello che è dopo la morte, l’eternità. Occorre andare oltre il
tempo e riappropriarsi dell’eternità, ritornare a vivere in funzione
dell’eternità. Una visione comune a tutti gli esseri umani fino a che noi
italiani, non abbiamo cominciato a scherzarci sopra, e che abbiamo intaccato
per primi con l’umanesimo rinascimentale e i versi beoti di Lorenzo il
Magnifico sul doman non c’è certezza, chi vuol esser lieto sia. A ricordarci la
“certezza” del domani ci pensa la morte, la “vecchia signora”, il vieux capitain del Viaggio di Baudelaire. Diversamente si finirà come i personaggi del
Fantasma della libertà di Buñuel, si
cammina per strade deserte senza sapere dove andare, senza che nessuno sappia
dove stiamo andando. Davanti a noi c’è la traversata del “deserto”.
z)La rivincita dei maghi
Antrace, taglia sui terroristi – Allarme
anche per il vaiolo. Bush: vaccini per tutti gli americani, è il titolo a
tutta pagina su la Repubblica del 19
ottobre 2001. Incubo antrace si teme una
strage- Washington: sospetti sulla morte di due postini, altri due sono gravi.
Questo il titolo in prima pagina sul quotidiano L’Arena del 23 ottobre 2001. C’è
nell’aria un’atomica al DNA è il titolo di un servizio sul settimanale Panorama del 23/10/2001. Sabato 29
settembre 2001 su Italia 1 alle ore
21.00 è stato trasmesso il film di fantascienza L’esercito delle 12 scimmie girato in USA nel 1995, la trama: nel
1996 la popolazione mondiale è stata decimata da un virus, creato in
laboratorio da un gruppo di animalisti,
che uccide gli uomini ma non gli animali. Appare sempre meno
fantascientifica la storia, immaginata da Richard Preston nel libro Il giorno del Cobra, dello scienziato
pazzo che modifica il virus del vaiolo per distruggere la popolazione mondiale
iniziando proprio da quella di New York. Sembra sia stata la lettura di questo romanzo a spingere Bill
Clinton, nel 1999, quando era in carica come presidente degli Stati Uniti, a chiedere
al Congresso uno stanziamento di 5 mila miliardi di lire per combattere il
bioterrorismo. ( da Panorama del
25/10/2001) Si ha l’impressione che
i mezzi di comunicazione facciano di tutto per accrescere la psicosi di un
attentato batteriologico. Mano a mano
che vengono intensificati gli attacchi aerei sull’Afghanistan, aumenta il
ritrovamento di buste “all’antrace” spedite via posta negli USA. Ethan
Rubinstein ha definito questo bacillo la “bomba atomica dei poveri”. Pertanto
usare missive all’antrace, per colpire membri del Governo statunitense o anche
solo inermi cittadini, è come attaccare la popolazione statunitense con una
bomba atomica, anche se “ da poveracci” e legittima, quindi, l’uso del nucleare
“da ricchi” come ritorsione. La guerra in atto, pertanto, non esclude nessuna
arma neppure quelle di distruzione totale del paese nemico.Jeremy Rifkin,
autore di L’era dell’accesso (
Mondadori 2000) e presidente di The
Foundation on economic trends di Washington D.C., in proposito, ha
avvertito: …Purtroppo, finora i politici,
gli esperti di strategia militare e i media hanno trascurato una realtà ancor
più preoccupante, che sta alla base delle nuove paure sul bioterrorismo. Il
fatto è che le nuove informazioni sul genoma recentemente scoperte e utilizzate
per gli scopi commerciali dell’ingegneria genetica nei settori
dell’agricoltura, dell’allevamento e della medicina sono potenzialmente
convertibili nello sviluppo di una vasta gamma di nuovi organismi patogeni che
possono attaccare piante, animali ed esseri umani.Inoltre, a differenza delle
bombe nucleari, i materiali e gli strumenti necessari per creare agenti
biologici da impiegare per scopi bellici sono facilmente accessibili ed
economici: ed è perciò che questo tipo di armi viene spesso definito <<
la bomba nucleare dei poveri>>. Un laboratorio biologico all’avanguardia
potrebbe essere allestito e reso operativo con un investimento di soli 10 mila
dollari e potrebbe occupare anche una stanza di soli 4,5 x 4,5 metri.
L’occorrente si limita a un fermentatore di birra, una coltura a base di
proteine, un telo di plastica e una maschera antigas. Un aspetto altrettanto
allarmante è rappresentato dal fatto che migliaia di studenti che frequentano i
laboratori dei centri di perfezionamento postlaurea di tutto il mondo sono
sufficientemente informati sulle tecniche rudimentali di utilizzo della
tecnologia di clonazione e del dna ricombinante per progettare e produrre in
serie armi di questo tipo. Ironicamente, se da un lato il governo Bush
manifesta una profonda apprensione per il bioterrorismo, proprio quest’estate
la Casa Bianca ha stupito la
comunità mondiale rifiutando le nuove
proposte di intensificazione della Convenzione sulle armi biologiche.
L’ostacolo è rappresentato dalle procedure di verifica che permetterebbero ai
governi di ispezionare i laboratori delle ditte di biotecnologia statunitensi.
Il 40 per cento delle aziende farmaceutiche e biotecnologiche mondiali risiede
negli Usa e queste società hanno detto a chiare lettere ai negoziatori
americani che non avrebbero tollerato una sorveglianza dei loro impianti, per
paura del furto di brevetti e segreti commerciali. Il fallimento delle
trattative attesta l’esistenza di un nuovo, sgradevole scenario con cui nessuno
di noi sembra disposto a confrontarsi. In futuro, le applicazioni distruttive
della rivoluzione biotecnologica saranno altrettanto cruciali quanto quelle
costruttive. La guerra biologica implica
l’impiego di organismi viventi per scopi militari. Le armi biologiche possono
essere virali, batteriche, fungose, protozoiche e rickettsiali. Gli agenti
biologici possono mutare, riprodursi, moltiplicarsi e diffondersi su vaste aree
geografiche grazie al vento, all’acqua, agli insetti, nonché alla trasmissione
umana e animale. Una volta diffusi, molti agenti patogeni sono in grado di sviluppare
nicchie vitali e di mantenersi nell’ambiente per sempre. Gli agenti biologici
convenzionali includono: la Yersinia pestis (peste), la tularemia, la febbre
della Rift Valley, la Coxiella burnetii ( febbre Q), l’encefalite equina
orientale, l’antrace e il vaiolo.Le armi biologiche non sono mai state
utilizzate in modo diffuso in ragione dei rischi e dei costi connessi alla
lavorazione e allo stoccaggio di grandi quantitativi di sostanze tossiche,
nonché a causa della difficoltà di orientare su un bersaglio la disseminazione
degli agenti biologici. Tuttavia, i progressi compiuti nelle tecniche
dell’ingegneria genetica nel corso dell’ultimo decennio hanno reso la guerra
biologica possibile per la prima volta nella storia. Le <<armi
geneticamente modificate>>, messe a punto con il dna ricombinante,
possono essere prodotte in diversi modi. Le nuove tecnologie possono essere
impiegate per programmare i geni affinché si trasformino in microorganismi
infettivi, al fine di aumentare la loro resistenza agli antibiotici, la loro
virulenza e la loro stabilità ambientale. E’ possibile inoculare geni in
organismi per influenzare le funzioni regolatrici che controllano lo stato
d’animo, il comportamento e la temperatura corporea. Gli scienziati affermano
di essere in grado di clonare tossine selettive per eliminare determinati
gruppi etnici o razziali la cui costituzione genotipica li predispone a
particolari tipi di malattie. L’ingegneria genetica può venire utilizzata anche
per distruggere specifiche razze o specie di piante o animali domestici,
nell’intento di minare l’economia di un paese. Le nuove tecnologie
dell’ingegneria genetica forniscono una tipologia versatile di armi che possono
essere utilizzate per un’ampia gamma di scopi militari, che spaziano dal terrorismo
e dalle operazioni controinsurrezionali alle azioni di guerra su vasta scala
dirette contro intere popolazioni. Molti governi, tra cui gli Stati Uniti,
sostengono che le loro attività belliche biologiche sono solo difensive e
affermano che il Trattato sulle armi biologiche in vigore permette una ricerca
difensiva. Ma è risaputo che è virtualmente impossibile distinguere tra ricerca
difensiva e offensiva nel settore. Robert L. Sinsheimer, noto biofisico ed ex
rettore della University of California di Santa Cruz, scriveva alcuni anni fa
nel Bulletin of atomic scientists ( Bollettino degli scienziati atomici,
N.d.T.) che, a causa della natura di questa particolare categoria di
sperimentazione, non esiste un modo appropriato per distinguere debitamente tra
l’uso per scopi pacifici e quello per fini militari delle tossine letali. Lo
studio esaustivo sulla guerra chimica e biologica condotto dall’Istituto
internazionale di ricerche sulla pace di Stoccolma concorda con l’affermazione
di Sinsheimer e
conclude che << alcuni metodi di
produzione di vaccini sono tecnicamente molto affini alla produzione di agenti
per la guerra biologica e pertanto offrono facili opportunità di
conversione>>. Quindi, l’attuale Convenzione sulle armi biologiche è seriamente
compromessa, anche al di là della questione della verifica e dello sviluppo.
Osservatori militari professionisti non sono ottimisti circa la possibilità di
tenere la rivoluzione genetica fuori dalla portata degli strateghi militari.
Come strumento di distruzione di massa, le armi genetiche uguagliano gli
armamenti nucleari e possono venire sviluppate per una frazione del costo di
questi ultimi. E ciò basta per fare della tecnologia genetica l’arma ideale del
futuro. La notizia che l’Iraq aveva stoccato ingenti quantitativi di germi
patogeni per scopi bellici e ed era pronto a usarli durante la guerra del Golfo
Persico ha rinnovato l’interesse del Pentagono nella ricerca difensiva, per
neutralizzare la prospettiva di un’escalation nella corsa agli armamenti biologici.
Il governo di Saddam Hussein aveva preparato quello che esso stesso aveva
battezzato il <<grande livellatore>>, un arsenale di 25 testate
missilistiche con oltre 5 mila chili di agenti biologici, inclusi i germi
letali del botulismo e dell’antrace. Altri 15 mila chili di microrganismi
patogeni erano stati collocati in bombe da lanciare da velivoli militari. Se i
germi fossero stati effettivamente impiegati per questi scopi bellici, i
risultati sarebbero stati catastrofici. Per avere un’idea dei danni potenziali,
basta considerare l’arsenale iracheno alla luce di uno studio condotto dal
Governo Usa nel 1993, da cui risultò che lo spargimento di soli 90 chili di
spore di antrace da un aereo su Washington avrebbe potuto uccidere 3 milioni di
persone.L’Iraq non è l’unico stato ad avere interesse a sviluppare una nuova
generazione di armi biologiche. In uno studio del 1995, la CIA riferì che 17
paesi erano sospettati di ricercare ed accumulare microrganismi patogeni per
uso bellico. Tra queste nazioni vi sono l’Iraq, la Libia, la Siria, la Corea
del Nord, Taiwan, Israele, il Vietnam, Cuba, l’India, la Corea del Sud, il Sud
Africa, la Cina e la Russia. Poiché le nozioni sulla congiunzione per incastro
tra i geni divengono sempre più accessibili, è probabile che la prossima
generazione sarà coinvolta in una nuova, mortale corsa alle armi biologiche. La
diffusione della sperimentazione con armi prodotte per modificazione genetica,
sia per scopi offensivi sia per ricerca difensiva, aumenta la probabilità che
si verifichino spargimenti accidentali. Nessun laboratorio, per quanto
controllato e sicuro, è esente da guasti. Disastri naturali, quali inondazioni
e incendi, come pure violazioni della sicurezza, sono possibili e ineluttabili.
E’ inoltre altrettanto probabile che terroristi e fuorilegge ricorrano alle
nuove armi genetiche per seminare la paura e il caos, nel tentativo di spingere
la società ad accogliere le loro richieste. […] E’ la minaccia delle piaghe
bibliche a pendere come una spada di
Damocle sul capo di tutti. Alcuni storici sono giunti alla conclusione che la
guerra chimico-batteriologica sembra sia stata utilizzata per la prima volta
dal profeta biblico Aronne per punire il Faraone egiziano e il suo popolo,
colpevoli di impedire agli ebrei di uscire dall’Egitto sotto la guida di Mosè.
Questi storici, infatti, ipotizzano che
la subitanea peste che sterminò le greggi degli egiziani, quinta piaga, e la
sesta, epidemia di ulcere che colpì uomini e animali, abbattutesi sull’Egitto
nel 1500 a.C., siano da attribuirsi all’antrace. L’episodio delle 10 piaghe riportato nella Bibbia ( Esodo 7-12) sembra sul punto di ripetersi ora, a distanza
di oltre 3500 anni. La prima piaga rese non più potabili le acque del Nilo e di
tutti i fiumi d’Egitto, trasformandole in sangue.La seconda fu un’invasione di
rane, perfino nel palazzo del Faraone. La terza
trasformò la polvere in zanzare. La quarta suscitò mosche velenose. La
quinta e la sesta, abbiamo già detto, provocò ulcere su uomini e animali. La
settima una furiosa
grandinata.
L’ottava le locuste onnivore. La nona una caligine che per tre giorni avvolse
nelle tenebre tutto l’Egitto. La decima fu la decimazione dei primogeniti. Gli
unici ad essere risparmiati dalle dieci calamità furono gli ebrei. La cosa che
colpisce di più, nel leggere l’episodio biblico, è il fatto che il potere di
suscitare le calamità fosse riservato soltanto ad Aronne, fratello di Mosè, che
lo aveva ricevuto direttamente da Dio. Gli bastava “stendere il bastone” per
provocare le piaghe. I maghi egizi cercavano di fare altrettanto nei confronti
degli ebrei senza però riuscirvi. Si legge infatti: I maghi cercarono di far lo stesso con le loro arti occulte per
produrre le zanzare, ma non poterono. ( Esodo7-14) e lo stesso avviene
riguardo alle altre calamità. I maghi nulla possono sia per contrastarle che
per suscitarne di simili nei confronti del popolo ebraico. La capacità di
suscitare le piaghe, infatti, derivava ad Aronne direttamente da Dio, era un
potere divino e non umano. Oggi sembra
che i maghi abbiamo rubato questo potere a Dio e che Dio voglia punire
l’umanità per la sua infedeltà e l’abbia abbandonata in balia di moderni maghi
malvagi. Ai primi di novembre, di questo primo anno del Millennio, a Londra è
stata proiettata la prima cinematografica del film Harry Potter e la pietra filosofale. Il commento dei critici
britannici è stato unanime: Magico: è
l’unico aggettivo degno del film. E’ un film, costato 350 miliardi di lire,
tratto da un libro “per bambini” della scrittrice inglese J. K. Rowling che ha
venduto nel mondo oltre cento milioni di copie. Il critico del giornale Independent ha scritto: Nonostante sia lungo più del doppio di un
film medio per bambini quando finisce un po’ ti dispiace. Il solo neo è il
terrore che ispirano alcune scene . Se ho avuto paura io immagino che alcuni
bambini rimarranno traumatizzati. La storia di Harry Potter si svolge in
una scuola di magia e stregoneria di Hogwarts e tratta della guerra che si
svolge fra maghi buoni e maghi cattivi sullo sfondo di scenografie neogotiche
in cui svolazzano fantasmi e avvengono sortilegi e prodigi di ogni genere.
Proprio quella che si profila sul nostro orizzonte con le probabili conseguenze
rappresentate da altri due film in programmazione in questo novembre 2001, il remake
del famoso Pianeta delle scimmie e
l’ultimo film distribuito dalla Disney dal titolo Monsters Inc. <<Se c’è una cosa di cui eravamo tutti sicuri
da bambini è il fatto che dentro ogni armadio ci fosse un mostro pronto in
qualsiasi momento ad uscire e spaventarci a morte.>> dice ridendo John Lassiter,
vicepresidente della Pixar e produttore esecutivo di Monsters Inc. […] Il film
è ambientato a Mostropolis, una florida cittadina abitata da mostri di ogni
forma e dimensione impegnati con gusto a lavorare nella Monsters Inc., la più
grande fabbrica di urla di ragazzini umani del mondo, urla necessarie per
generare elettricità nel mondo dei mostri, che in realtà sono bonaccioni e
inventano falsi ghigni per spaventare i bambini, considerati tossici e dunque inavvicinabili.
( da la Repubblica del 16 ottobre
2001). Il cinema sembra volerci abituare ad una “normalità” fatta di mostri e personaggi infernali e governata da maghi e
stregoni. Il settimanale Panorama del 6
dicembre 2001 porta in copertina il viso raggiante di un ragazzino con occhialini tondi sopra al
titolo Voglio essere Harry Potter , di fianco, la scritta: Passioni collettive – Perché tutti i
ragazzini ( e non solo loro) sognano di cambiare il mondo con un colpo di
bacchetta magica. La copertina
della settimana è dedicata a questo film-evento in arrivo per Natale anche
nelle sale cinematografiche italiane e si prevede lo stesso successo avuto
negli USA e negli altri paesi europei. E’ la dimostrazione di un’aspirazione di
massa alla magia e della tendenza ad una spiritualità magica tipica delle
società pagane. Sul sito www.alicebot.org è possibile fare una
chiacchierata con il robot Alice: “ Sono io la più umana del mondo” dice di sé.
“ Sono una entità linguistica artificiale. Sono stata attivata a Bethlehem,
Pennsylvania,
il 23 novembre 1995. Il mio istruttore Richard Wallace mi ha anche insegnato a
cantare. Posso farlo?” Questa “entità” che si definisce “la più
umana del mondo” è un caso sia “nata” proprio in una cittadina che si chiama
Bethlehem? La stampa mondiale in questi
giorni ( fine novembre 2001) ha dato la notizia che a Worcester vicino a Boston
(USA) in un laboratorio di un’azienda specializzata in biotecnologie, la Advanced
Cell Technology, il 13 ottobre scorso, dopo alcuni mesi di esperimenti è
stato clonato un embrione umano. Il Papa e il presidente americano Bush hanno
deplorato questo successo “scientifico” e sulla stessa linea si sono posti gli
altri leader mondiali. Intanto a Wall Street le aziende impegnate in questo
tipo di ricerche, quelle cosiddette del biotech, hanno visto aumentare
le loro quotazioni borsistiche dal 9,5 al 15 %. Anche le aziende europee
del settore hanno goduto di analoghi rialzi nonostante gli esperimenti sulla clonazione
siano soggetti a norme e proibizioni più rigide che negli Stati Uniti. Nessuno metterebbe i suoi soldi in tali
aziende se non si sapesse che le condanne etiche delle autorità politiche sono
una mera formalità per non spaventare l’ uomo della strada, il popolino.
Infatti quando tali tecniche saranno perfezionate ed applicabili con sicurezza
allora si potrà dare avvio all’umanità “ a numero chiuso” , non solo non vi
sarà più posto per tutti ma la libertà di
procreare verrà abolita, come già oggi è in Cina, e saranno consentiti
solo mezzi artificiali per giungere ad una umanità “selezionata” secondo
criteri stabiliti dall’autorità politica.
Sull’Espresso in data 3 gennaio 2008 nell’articolo “Nuove regole
per l’embrione” è riportato un colloquio tra Stephen Minger, direttore del
laboratorio di biologia delle cellule staminali del Kong’s College di Londra e
Ignazio Marino, chirurgo, presidente della commissione Sanità del Senato. Le
conclusioni a cui giungono i due luminari è che “La ricerca sulle cellule
staminali è indispensabile. Ma serve un’Authority scientifica che decida quando
e come dare il via libera agli esperimenti. Come è stato fatto nel Regno
Unito.” Sull’Arena del 06.02.2008
è apparso un articolo dal titolo “Londra, un embrione con papà e 2 mamme” –
“L’annuncio dai ricercatori dell’Università di Newcastle”. La strada per scongiurare i
flagelli incombenti è quella già indicata in precedenza, recuperare la
dimensione spirituale e religiosa della esistenza umana e soprattutto osservare
il primo comandamento: Io sono il
Signore, tuo Dio, che ti ho tratto dal paese d’Egitto, dalla casa di schiavitù.
Non avere altri dei di fronte a me. Questo è il comandamento che apre il
Decalogo, fu dato a Mosè dopo l’uscita dall’Egitto, a seguito delle dieci
piaghe che convinsero il Faraone a lasciare libero il popolo ebraico.Bisogna
chiedersi preliminarmente chi è “ Il Signore, tuo Dio” e quali sono gli “altri
dei” proibiti. La “guerra divina” vede
schierati due “eserciti” , da una parte i seguaci di “questo Dio” e dall’altra
quelli degli “altri dei”. Quali siano gli uni e quali gli altri, in che
consista la “guerra divina”, quale sia la posta in gioco, è già stato
accennato, lo si dirà più ampiamente nel prosieguo di questo libro. Qui è
sufficiente avvertire che la “guerra” è in pieno svolgimento e che non è
possibile sottrarsi ad essa, come ci ricordano le parole con cui Giobbe
conclude la meditazione sulle proprie sventure: E’ una milizia la vita degli uomini sulla terra. Ed il gregge
cristiano è senza guida. Manca il Vicario. Il dott. Carlo Alberto Agnoli a
conclusione del suo studio La teologia del mea culpa: dalla Chiesa dogmatica
alla chiesa mondialista scrive : …Invero se andiamo a rileggere la
storia dei martiri cristiani dei primi secoli, - così Felicita coi suoi sette
figli, così Giustino così innumerevoli altri – vediamo che essi morirono fra i
più atroci tormenti per non aver voluto rendere omaggio, sia pure di un solo
momento, agli dei pagani o alla Fortuna di Cesare. Giovanni Paolo II al contrario,
volontariamente e pubblicamente bacia, in segno di venerazione, riconoscendone
l’ispirazione divina, il Corano, che considera la Trinità e la Divinità di
Cristo altrettante bestemmie, volontariamente e pubblicamente si inchina di
fronte a un bonzo per rendere omaggio all’ateismo buddista e, all’insegna del
sincretismo cabalistico, nella grande cerimonia di Assisi del 27 ottobre 1986,
raccoglie e accoglie in segno di onore tutte le religioni e tutti gli dei. Ciò
che era bene è diventato male e ciò che era male è diventato bene. Il martirio,
cioè la testimonianza, si è capovolta. La trasformazione non avrebbe potuto
essere più radicale. ( tratto da
<< Glorie di Abele e “Glorie” di Caino Dalla Cristianità al Nuovo
Ordine mondiale: bilancio e prospettive>>
“ Atti del 8° Convegno di Studi Cattolici – Rimini, 27- 28 – 29 ottobre
2000” Riserba (RN) 2001).Non sappiamo se
al prossimo incontro interreligioso, programmato in Assisi per il 24 gennaio
2002, papa Wojtyla inviterà anche i seguaci della “religione” di Yoda. La
notizia, pubblicata dal settimanale Il Venerdì di Repubblica, è di
quelle che fanno gongolare quanti sperano nella distruzione della Chiesa. E’
significativa della incapacità dell’attuale gerarchia ecclesiastica a
contrastare il dilagare del moderno paganesimo che riesce a conquistare sempre
più “fedeli” perfino con forme di spiritualità fantascientifica: Che gli
appassionati della saga di Guerre Stellari avessero deciso di
raccogliersi in culto è cosa strana ma nota. Che costringessero le autorità
inglesi a essere presi sul serio, però, è una sconvolgente novità. Pare che
sotto la voce <<religione>> del censimento 2001 un numero
imprecisato ma considerevole di cittadini britannici abbia infatti scritto
<<Jedi>>. Tanto che i curatori del censimento hanno dovuto inserire
la nuova categoria <<Jedi>> accanto alle religioni maggiori e
minori, con un codice numerico proprio. E se Obi-Wan Cenobi e Yoda hanno di che
essere fieri, per la Chiesa, non solo anglicana ma anche cattolica, i pensieri
sembrano essere assai più seri. In una settimana si sono succedute la notizia
di un calo del 90% dei novizi ordinati in Francia negli ultimi anni, la
richiesta del Papa ai vescovi scozzesi di rinviare le domande di pensionamento
almeno fino ai 75 anni e l’annuncio della prima chiusura di una cattedrale in
Gran Bretagna dai tempi della Riforma, quella di Ayr in Scozia, consacrata nel
1957. Pochi preti, pochi fedeli, le ragioni di tutti e tre gli eventi. E il
paganesimo rinasce e benedice. Con lo slogan dal film: <<La spada sia con
te>>. L’albero si giudica dai frutti e se i frutti sono quelli sopra
descritti, costante diminuzione di vocazioni sacerdotali e progressiva perdita
di fedeli in ogni parte del mondo, papa Wojtyla dovrebbe rivedere la linea
perdente sulla quale si è condotta la Chiesa a partire dal Concilio Vaticano
II. L’avanzare del paganesimo e delle false religioni vengono invece
sistematicamente ignorati e con pervicacia si insiste in una sconcertante
evangelizzazione invertita. Papa Wojtyla continua con l’ormai noiosa
predicazione della colpa, a cui si è aggiunta ora la condanna per gli abusi
sessuali dei preti, e il subdolo trasbordo della comunità dei fedeli verso la
banalizzazione religiosa. Su la Repubblica del 23 novembre 2001, sotto
il titolo La prima e-mail del Papa “Aborigeni, perdonateci”, si legge la
cronaca del penoso evento: …E’ un altro mea culpa che si aggiunge all’elenco
degli atti di pentimento compiuti da Giovanni Paolo II. Il Papa è convinto che
se la Chiesa fa ammenda delle colpe del passato, ne uscirà avvantaggiata la
rievangelizzazione del mondo moderno. << Il male fatto ai popoli
indigeni – dichiara il pontefice – deve essere onestamente
riconosciuto>>. L’affermazione è contenuta nell’Esortazione apostolica Ecclesia
in Oceania che conclude idealmente i lavori del Sinodo speciale dei vescovi
di quel continente svoltosi tre anni fa in Vaticano. Per la prima volta
nella storia della Chiesa Giovanni Paolo II ha promulgato un documento papale
con un clic elettronico, via e-mail. In Vaticano si è rivissuto un po’
l’atmosfera emozionante di quando Guglielmo Marconi da Genova, battendo un
tasto, accese le luci del municipio di Sidney. Attorniato da vescovi e
cardinali nella Sala Clementina, papa Wojtyla ha cliccato sul suo computer
portatile dopo una breve cerimonia di
danze
tribali del continente australe. E d’incanto il suo messaggio è arrivato nei
lontani arcipelaghi di Polinesia, Melanesia, Micronesia, in Australia, Nuova
Zelanda, Tasmania e Nuova Guinea. Per sister Web, la suora americana Judith
Zoebelein che ha organizzato la rete telematica del Vaticano, è stato un giorno
di particolare soddisfazione. […] Nel documento il pontefice ammette che i
missionari, pur portando la <<verità del Vangelo>>, talvolta
<< cercarono di imporre elementi che erano estranei a quei
popoli>>. A ciò si aggiunsero le immigrazioni coloniali che resero gli
indigeni minoranza nella propria terra. << La Chiesa chiede perdono là
dove i suoi figli sono stati o sono tuttora complici di errori>>, ribadisce
il pontefice. Ora la Chiesa è impegnata a sostenere i popoli indigeni nella
lotta per il giusto riconoscimento dei propri diritti. L’Esortazione apostolica
definisce anche un grave danno alla vita della Chiesa le vicende degli abusi
sessuali causati dal clero. << L’abuso sessuale all’interno della Chiesa
– dice esplicitamente il Papa – è una profonda contraddizione alla
testimonianza di Gesù Cristo>>. Si ignora se la condanna degli ”abusi
sessuali ” è limitata a quelli
commessi dal clero in Oceania e per il clero lussurioso di tutto il mondo si
provvederà con una condanna successiva o se questa condanna è omnicomprensiva e
definitiva. Questi atti, a parte la loro banalità, creano sconcerto perché si è
spinti a pensare che, se in passato una simile esplicita condanna non vi è
stata, prima di questo papa, vi sia stato, da parte dei suoi predecessori, un
colpevole silenzio, una omertosa e complice disattenzione. Wojtyla con la predicazione
della colpa sembra volersi accreditare come un novello “Cristo” che prende
su di sé non tanto tutti i peccati del mondo ma quelli della Chiesa che per
definizione dovrebbe essere in quanto corpo mistico di Cristo senza macchia,
senza peccato. In breve questo papa compie l’atto assurdo di chiedere perdono
per “peccati” non suoi ma di Dio. Fatto
sta che appena un mese prima, il 24 ottobre 2001, papa Wojtyla aveva espresso
il suo <<rammarico per errori e limiti>> commessi da membri della
Chiesa nei confronti della Cina durante gli ultimi secoli. ( la Repubblica 23/11/2001).
Il risultato è stato: Cina, schiaffo alla Chiesa arrestati dodici sacerdoti
– Blitz antireligioso, sparisce il vescovo Lucas Li. Questo il titolo di un
articolo, a firma di Omero Ciai, apparso su la Repubblica del 28
novembre 2001 nel quale si legge tra l’altro: La Cina cambia ma la religione
non trova diritto di cittadinanza. A novembre, nel giro di un mese, il regime
di Pechino ha chiuso tre conventi cattolici, uno maschile e due femminili; ha
arrestato e fatto sparire un vescovo e il suo assistente; ha ordinato gli arresti
domiciliari per dodici sacerdoti. […] Il regime di Pechino ha aperto un
Ufficio per gli affari religiosi, il cui scopo è quello di registrare i
cattolici nella Chiesa ufficiale – quella che non riconosce il Vescovo di Roma
– e farli iscrivere all’Associazione patriottica. L’AP è l’organismo, gestito
da membri del partito comunista, che controlla i sacerdoti della Chiesa
ufficiale. Li segue, li spia, li indottrina e fa rapporto ai dirigenti del
Partito. Per essere liberi i cattolici in Cina formano comunità clandestine, si
rifiutano di iscriversi all’Associazione e rispondono direttamente al Vaticano.
In alcune regioni officiano la messa segretamente e, nelle campagne si
riuniscono anche nelle grotte, come le antiche catacombe. E’ da quel momento
che scatta il braccio di ferro col regime in seguito al quale, solo negli
ultimi cinque anni, sono “scomparsi” in Cina una decina di vescovi. […] Ma ci
sono anche delle novità: nella prospettiva di una futura normalizzazione dei
rapporti fra la Cina e la Chiesa di Roma, in Vaticano considerano ormai
superata la distinzione fra “chiesa
ufficiale” e “clandestina”,
per la
semplice ragione che la maggioranza dei vescovi ufficiali sarebbero già “in
comunione segreta” con Giovanni Paolo II.[…]. Quest’ultimo particolare ci
preoccupa. La situazione cinese ricorda quella che si venne a creare in
Francia sotto Napoleone allorché fu
emanata la Costituzione civile del clero che in un primo momento Pio VI
condannò come eretica e scismatica e in seguito nel 1796 tollerò invitando i preti
refrattari a prestare giuramento allo Stato francese. Probabilmente papa
Wojtyla si appresta a ripetere l’errore
di Pio VI riconoscendo la Chiesa “di
Stato”. Sappiamo quale fu il castigo patito da Pio VI: perse il Papato e morì
in esilio. Il dialogo con la
“rivoluzione” e il compromesso in
materia di fede non ha mai pagato ma è stato sempre corretto da Dio con
dolorosi castighi. L’attuale gerarchia ecclesiastica sembra ignorarlo. Papa
Wojtyla annuncia per il 14 dicembre 2001 una giornata di digiuno straordinaria.
Questa data ha un alto valore simbolico è il primo giorno del Tempo di Avvento
per i cristiani e ultima giornata del ramadam per i musulmani. L’intenzione del
Papa è quella di affratellare gli uni e gli altri quasi a sottolineare una
ideale continuità fra le due pratiche e a legittimare quella islamica riguardo
ai cristiani che in quella data, il 14 dicembre, sono anch’essi un po’
musulmani e questi ultimi sono un po’ cristiani. Wojtyla continua con la
banalizzazione delle religioni accreditandole tutte come idonee, valide e vere.
Non a caso l’iniziativa è piaciuta non solo ai musulmani ma, soprattutto, ai
comunisti, ai verdi e ai cosiddetti non-credenti. Queste adesioni, quantomeno
sospette da parte del “mondo”, non impensieriscono minimamente il
pontefice.Possono anche essere valide dal punto di vista “politico” ma riguardo
alla Fede e la Carità peccano. Wojtyla sarà pure un gran politico ma come
vicario di Cristo sembra tradire il proprio mandato. Una delle poche voci
critiche al riguardo è stata quella di don Baget Bozzo, teologo ed ex
consigliere dell’attuale Presidente del Consiglio Berlusconi : L’iniziativa
del Papa è senza base né fondamento nella teologia e nella tradizione
cristiana…singolare l’iniziativa di far pregare insieme persone che si
rivolgono ad un Dio diverso, con intenzioni diverse. ( da la Repubblica del
20 novembre 2001). Vengono ignorati non solo gli avvertimenti umani ma anche
quelli divini. Da parte di Dio, infatti, non è mancata la “risposta” alle
iniziative papali. Come avvenne nel 1997, in occasione della commemorazione del
decennale dell’incontro interreligioso di Assisi del 1986, la terra in Umbria
ha ricominciato a tremare appena dopo otto giorni che il Papa aveva annunciato,
il 18 novembre 2001, il ripetersi dell’incontro interreligioso nella cittadina
del Poverello. La scossa del sesto grado Mercalli con epicentro tra
Anghiari, Sansepolcro e Pieve Santo Stefano, è stata avvertita in Emilia
Romagna, Umbria e Marche, ex-territori del Papato. Sordi e ciechi a
questi “segni dei tempi” e in coerenza con la linea delle commistioni
sacrileghe è l’inaugurazione entro la fine dell’anno (2001) a Pistoia della
prima cappella multietnica e multireligiosa d’Italia : Alla cerimonia
inaugurale ha dato la sua adesione anche la diocesi di Pistoia che manderà anzi
il vicario a presenziare, segno che anche la Chiesa, almeno per ora, ha visto
in modo positivo l’iniziativa. ( da L’Arena del 29 novembre 2001 )
La Chiesa è il corpo mistico di Cristo e si avverano le parole evangeliche:
Sarà consegnato ai pagani, sarà insultato, coperto di offese e di sputi. (
Vangelo secondo Luca, 18-32) I maghi, gli stregoni, i negromanti, al
servizio dei demoni e del loro principe Lucifero, sembra siano riusciti a
comprare il potere che gli Apostoli ricevettero da Gesù e vincano su tutti i
fronti e il loro regno di tenebre sia sul punto di realizzarsi. Il cristiano sa
che in questa battaglia non è solo, al suo fianco c’è Cristo, in virtù della
promessa evangelica: Ed ecco: io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine
del mondo. ( Vangelo secondo Matteo 28-20 ). In questi ultimi giorni
di novembre 2001 dall’Afghanistan arrivano notizie sulla disfatta dei talebani
convinti, come tanti nel corso della Storia, di avere Dio con loro. Le cronache
parlano di suicidi di massa e di esecuzioni sommarie fra gli integralisti
islamici ridotti alla disperazione allorché si sono trovati di fronte alla
sconfitta. La guerra in atto potrà servire a qualcosa se tutti, vincitori e
vinti, capiranno che c’è un solo modo per combattere: Vegliate e pregate in
ogni momento, per avere la forza di sfuggire a tutti questi mali che stanno per
accadere e per comparire davanti al Figlio dell’uomo. ( Vangelo secondo
Luca, 21 – 36 ). Aspettiamo la conversione a Cristo, unico vero Dio, di
tutta l’umanità. Diversamente anche questo Terzo Millennio, un battito di
ciglia riguardo all’eternità, si appresta a trascorrere invano.
( Fine allegato dal titolo “La Guerra divina- Oggi è il futuro,
l’Apocalisse è oggi “ da “Avvertenze per
il Terzo Millennio –2001 ” - numero Zamlap XXIV – ( Novembre-Dicembre 2007) dal
titolo “Sapere Aude!” di complessive pagine trentotto più quattro di rivista)
P.S. Non
ci saranno scialuppe di salvataggio
Oggi è caos immobile. Le conclusioni formulate nel numero Zamlap XIX
( Ottobre- Novembre- Dicembre 2006 ) dal titolo “ Dio unico o Dio vero? “,
possono ritrascriversi: L’Impero Americano continuerà nella sua politica di
“lotta al terrorismo”. Come annunciò Bush, la guerra sarà lunga, potrà
continuare per decenni. Il mondo si dovrà abituare alla “guerra continua” fino
a quando l’intera umanità non si sarà decisa a compiere una conversione
spirituale. Questa non potrà che essere verso il Cristianesimo “di sempre”. Siamo in guerra e l’economia non può che essere
di guerra. Le previsioni fatte su Zamlap XIV( Dicembre 2005 – Gennaio 2006) dal
titolo “600 anni al 2666 ( prime avvisaglie)”-, si stanno ora puntualmente
avverando in particolare riguardo all’Italia: Si profila una situazione di
stagflazione: inflazione per l’ineluttabile accrescersi del peso delle tasse
sulla produzione a seguito della crescita del debito pubblico e dei consumi
dell’apparato politico e stagnazione per il calo dei consumi, a causa
dell’aumento dei prezzi, e della produzione, a causa dell’aumento dei costi. E’ probabile un “crack economico” innescato
dalla caduta del dollaro, nessuna moneta si salverà. In Europa si profitterà
della “destabilizzazione” monetaria per azzerare con l’inflazione il debito
pubblico e vanificare gli effetti del welfare. In Italia, infatti, è noto che,
in occasione del cambio Lira/Euro, se ne avvantaggiò lo Stato che, in tal modo,
dimezzò i propri debiti, in particolare verso pensionati e dipendenti. Questi
possono dire: “Grazie, Ciampi!” L’economia rinascerà dove vi saranno risorse
locali. Lo svuotamento di valore delle monete accoppiato all’imminente “
collasso energetico per l’esaurimento dei combustibili fossili a buon mercato”,
metterà in grave difficoltà le zone dove l’economia “reale” ( agricoltura, artigianato,
industria) è stata smobilitata. La situazione peggiorerà se sono fortemente
inquinate e governate da una classe politica corrotta e “managerialmente”
inadeguata. In Italia nell’aprile prossimo si ripeterà il rito elettorale per
l’elezione delle Camere; servirà solo ad attribuire le “poltrone”. I Parlamenti
nazionali contano poco nell’Europa Unita e non decidono più la politica, cioè i
“fini”. Ai singoli Stati è stata lasciata la gestione e l’organizzazione della
“cosa pubblica”. Gli elettori devono essere consapevoli che eleggono
“amministratori” e non politici. Il voto va dato, pertanto, a chi dimostra di saper organizzare e gestire
il Bene pubblico con onestà e competenza. Diversamente si finisce come a Napoli:
casse svuotate e monnezza fin dentro casa. Questa volta se la nave
affonda non ci saranno scialuppe di salvataggio.
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