sabato 5 novembre 2016


DICIAMO A PAPA BERGOGLIO che va ad abbracciare i luterani 


o) Il concetto cristiano e quello pagano di proprietà
 
 
Il protestantesimo cancella i legami feudali, riafferma il concetto di proprietà secondo il diritto romano, come possesso pieno con facoltà di usare e abusare. Nel Medioevo era prevalso il concetto cristianizzato di proprietà. Il padrone di fatto era un usufruttuario. Dalla terra era legittimato a trarre quanto necessario al suo sostentamento secondo lo stato ed il rango. Non poteva per il resto sottrarla all’uso altrui. Solo al nobile era concesso di cacciare nei suoi boschi ma non poteva impedire che la popolazione raccogliesse legna. Ognuno usava della proprietà secondo il proprio rango e nei limiti dei suoi bisogni. Con il protestantesimo il diritto si ispira di nuovo ai criteri della mentalità pagana romana.  Al nobile va la terra. Al contadino le braccia e per vivere deve trovare chi le compra.
 
p) L’inizio dell’Epoca capitalista. Il mercato
 
La nobiltà terriera ha usato l’eresia luterana per impadronirsi dell’intero sistema produttivo. Era iniziata l’epoca capitalista sullo scambio che si realizza nel punto in cui tutti i possibili scambi potenzialmente si incontrano: il mercato. Caratteristica fondamentale del sistema è che una controprestazione del rapporto di scambio è costituita sempre da moneta che, con reminiscenza pitagorica, può definirsi misura di tutte le cose.
 
q) Un unico prodotto: il denaro
 
Il fine dell’economia capitalista non è produrre beni ma denaro. I beni sono solo il mezzo con cui nel mercato ci si procura denaro, paragonabile al sangue in un organismo vivente. Quanto non è idoneo a produrre denaro è fuori mercato, di conseguenza, fuori dal sistema. La spiegazione delle enormi masse di disoccupati, oggi in Europa, è tutta qui. Il lavoro umano è sempre di più una merce fuori mercato, senza  valore di scambio in quanto sempre meno idonea a produrre denaro. Si continua a parlare di fattori di produzione ma la produzione non ha alcuna autonomia di scopo se non quello di essere destinata allo scambio con moneta. La terra non serve più a produrre cibo, né le officine aratri, né le fabbriche beni, né i cantieri case o navi ma tutto serve solo se produce denaro.
 
r) Le pecore hanno diritto a vivere, gli uomini no
 
In Inghilterra la rivoluzione protestante realizza con maggiore efficienza, rispetto alla Germania, i suoi obiettivi. Dall’Inghilterra la rivoluzione sarà esportata nel mondo come rivoluzione industriale e  nel modello, attualmente vincente, tecnologico-finanziario. Anche in Inghilterra il popolo cercò di ribellarsi al suo destino servile. Nel 1549 scoppiò la rivolta di Kent. I lord avevano recintato tutte le loro proprietà per far pascolare le loro pecore. I contadini si ritrovarono senza terra da coltivare e senza boschi dove far legna. Le pecore si ingrassavano e gli uomini morivano di fame. Secondo l’etica capitalista il comportamento dei Lord era pienamente legittimo. Il padrone può recintare la sua proprietà quando gli pare e piace. Se le pecore procurano denaro e gli uomini no, è più giusto assicurare l’esistenza alle pecore anziché agli uomini, improduttivi o poco remunerativi. I contadini insorsero contro l’etica capitalista ma finì come in Germania; furono massacrati dai soldati professionisti del Re e dei suoi Lord.
 
s) Il musulmanesimo finanziario
 
Il protestantesimo attraverso il calvinismo e il suo principale dogma, la predestinazione, offrì alla nascente società capitalista, fondata sulla redditività del capitale cioè della moneta a fini produttivi, la sua religione ideale, una sorta di islamismo economico in cui la sottomissione ad Allah veniva sostituita con la sottomissione al dio-moneta. Il dogma della predestinazione legittima anche la sottomissione, nell’organizzazione del lavoro. Il lavoratore deve essere sottomesso al suo datore di lavoro a cui spetta il ruolo di esecutore della volontà di Dio nel mondo produttivo. Il buon protestante deve accettare la condizione a cui il “Buon Dio”  lo ha predestinato e adoperarsi con tutte le sue forze allo svolgimento dei  compiti a tale condizione connessi, ad majorem gloriam Dei.
 
 
t) Lo Stato fagociterà mercato e moneta
 
L’accentramento di tutti mezzi di produzione in poche mani, iniziato con la rivoluzione protestante, è una tappa del processo il cui obiettivo finale è l’accentramento di tutti i mezzi di produzione nello Stato Unico a cui seguirà l’eliminazione della moneta e del mercato. Lo Stato, in questo modo, avrà, non solo, il controllo dei fattori della produzione ma, anche, il controllo totale di tutti i beni e i servizi. Potrà così  decidere chi ammettere e chi no alla loro fruizione. Non più, come avviene oggi, attraverso il possesso della moneta ma con una tessera magnetica, la cui attivazione e disattivazione sarà decisa unicamente dal potere statale.
                                      


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