Diciamo a papa Bergoglio
La rivolta protestante come inizio dell’Impero Servile a) La prestazione e lo scambio
L’economia dell’era
feudale era fondata sulla prestazione. La rivolta protestante ribalta il
sistema ed avvia l’era capitalista basata sullo scambio. Tutto diventa merce e
può essere comprato e venduto. Misura di ogni valore è la moneta. Durante
l’epoca feudale la moneta ha un ruolo marginale nell’economia complessiva, di
fatto, serve solo in caso di guerra per pagare le truppe mercenarie. Il valore
economico è dato dalla prestazione che un dato bene è in grado di assicurare.
Il bene a più alto valore di prestazione è la terra, misura della ricchezza e
del peso del potere. Anche il lavoro viene valutato come prestazione, raramente
è remunerato con un salario. Di norma
viene ricompensato con una controprestazione: vitto, alloggio, vestiario,
protezione. Anche i soldati, spesso, combattono per avere in concessione più
terra che denaro.
b) La moneta
Dopo la rivolta protestante,
inizia ad affermarsi il principio che la moneta è la normale controprestazione
di ogni bene o servizio. All’inizio del XVI secolo, l’industria mineraria in
Germania si perfeziona e permette di estrarre rame e argento in quantità tali
da coniare abbastanza moneta. Si può, quindi, avviare un sistema di scambio fra
prestazione, di beni o servizi, e moneta.
I principi tedeschi, proprietari delle miniere, capirono che il
monopolio della moneta non avrebbe accresciuto il loro potere se non cambiava
il sistema economico e sociale. Era necessario passare da un sistema basato
sulla prestazione ad un sistema basato sullo scambio regolato dalla
moneta. La moneta aumentava la capacità
di reclutare truppe mercenarie ed, in caso di guerra, dava un evidente
vantaggio. Più utile poteva essere in tempo di pace per ricompensare tutte le
prestazioni; principalmente quelle applicate al principale mezzo di produzione:
la terra. Fino ad allora, non c’era stato alcun interesse a togliere la terra
ai contadini. Non c’era abbastanza moneta per pagare i salari alla manodopera
applicata alla conduzione dei terreni. La disponibilità di moneta rendeva,
ora, possibile coltivare la terra con
personale salariato. Se chi aveva il monopolio della moneta, principi e
sovrani, si fosse assicurato, anche, il
monopolio della terra, avrebbe avuto il controllo dell’ intero sistema
produttivo. A questo c’era un ostacolo, la Chiesa. La circolazione monetaria
aveva accresciuto, anche, le entrate finanziarie del Papato. Le decime in
natura, fino a quel momento, non avevano consentito di trasportare la ricchezza
a Roma, con la moneta questo divenne possibile.
c) La Germania ai tempi di Lutero-Il Paese delle trecento patrie
Non a caso, la rivolta
protestante scoppiò in Germania, nel paese dove maggiore era la quantità di
denaro in circolazione, prendendo spunto, proprio, dalla raccolta di denaro,
effettuata dalla Chiesa, con la vendita
delle indulgenze. La Germania, ai tempi di Lutero, dalle sue miniere estraeva
argento sufficiente ad alimentare una
disponibilità monetaria tale da assicurarle una posizione egemonica in campo
economico. L’egemonia tedesca si protrasse fino alla metà del Cinquecento
allorché cominciò ad affluire, in Europa, l’oro e l’argento dalle colonie
spagnole nelle Americhe. Al successo della rivolta luterana contribuì anche il
sistema politico frammentato di una Germania, all’epoca, definita “il paese
delle trecento patrie”. Il potere
politico, infatti, non era accentrato ma
diffuso fra molteplici principi e nobilotti locali che non dipendevano
dalla Chiesa per la loro legittimazione politica e, quindi, ne potevano anche
fare a meno. I principi tedeschi vedevano la Chiesa come un concorrente
finanziario, in quanto, rastrellava denaro con la vendita delle indulgenze,
oltre che un ostacolo al possesso
monopolistico della terra, in quanto, la Chiesa aveva terre che dava in
concessione ai contadini. Attendevano solo l’occasione propizia per eliminare
il “concorrente” dal loro territorio e questa fu fornita da Lutero.
Nessun commento:
Posta un commento