Il maomettanesimo europeo
a) La definizione di De Maistre
Giuseppe
De Maistre definisce il protestantesimo maomettanesimo europeo: Questa
parola maomettanesimo potrebbe a prima vista sorprendervi: tuttavia si tratta
di una cosa semplicissima. Abbadie, uno dei primi dottori della chiesa
protestante, ha consacrato, come sapete, un volume intero alla sua meravigliosa
opera sulle verità della religione cristiana, alla prova della divinità del
Salvatore. Orbene, in quel volume, egli afferma con grande cognizione di causa,
che se Gesù Cristo non è Dio, Maometto deve essere incontestabilmente
considerato come l’apostolo e il benefattore del genere umano, perché l’avrebbe
sottratto alla più colpevole idolatria. Il cavaliere Jones ha notato non so
dove che il maomettanesimo è una setta cristiana, il che è incontestabile e
notissimo. L’islamismo dunque, poiché ammette l’unità di Dio e la missione
divina di Gesù Cristo, nel quale vede soltanto un’eccellente creatura, perché
non dovrebbe appartenere al Cristianesimo tanto quanto l’arianesimo che
professa la stessa dottrina? C’è di più; dal Corano si potrebbe ricavare una
professione di fede che metterebbe in grande imbarazzo la delicata coscienza
dei ministri protestanti, se dovessero sottoscriverla. Dunque, poiché il
protestantesimo, dovunque è diffuso, professa quasi generalmente il
socianesimo, esso ha annientato il Cristianesimo nella stessa proporzione.
( da pag.179,180 de “ Le serate di Pietroburgo” di Giuseppe De Maistre Edizioni
Paoline 1961 Traduzione di Gennaro Auletta).
b)
Islam, teologicamente protestante
Mohammed
Arkoun, islamista algerino, professore alla Sorbona, in un’intervista,
rilasciata a Magdi Allam, pubblicata su la Repubblica di sabato 11
aprile 1998, conferma la definizione di De Maistre: Bisogna sapere che
l’Islam è teologicamente protestante mentre è politicamente cattolico.
Politicamente tende ad un’entità centrale che è stata statalizzata. E’ lo Stato
che esercita il potere religioso nell’Islam sin dall’epoca dei califfati
islamici. Ma da un punto di vista teologico è prerogativa di ciascun musulmano
avere un rapporto personale e diretto con Dio. Questa è la ragione dell’assenza
di un’autorità centrale e di una gerarchia religiosa nell’Islam, così come è il
caso dei protestanti. Ora gli Stati vogliono confiscare questa libertà
teologica che è invece conforme alla modernità. Anche l’Occidente vorrebbe
imporre una gerarchia religiosa per controllare meglio i musulmani che
risiedono nei suoi paesi ma è un errore. Il protestantesimo ha la stessa
radice del musulmanesimo. In Europa il protestantesimo acquisì da subito quella
duttilità politica che manca al musulmanesimo orientale. Per il resto le due
religioni non differiscono. La Cristianità con la vittoria, a Lepanto, nel
1571, allontanò il pericolo di essere sottomessa al musulmanesimo islamico ma
fu espugnata, dall’interno, dal musulmanesimo europeo. Ciò che non riuscì a
Maometto lo realizzò Lutero.
c) Il frate agostiniano
Il 31 ottobre 1517, verso mezzogiorno, sul portale
della cattedrale di Ognissanti, nella cittadina di Wittenberg, in Sassonia, il
frate agostiniano Martin Lutero affisse le 95 tesi con cui contestava il
diritto del Papa di concedere le indulgenze. Il musulmanesimo europeo
dichiarava guerra alla Cristianità.
d)
Il Concilio protestante in Vaticano
Fu quello l’avvio della cosiddetta Riforma
Protestante tuttora in corso; il Concilio Vaticano II (1959-1965) è un atto di quella Riforma. Giovanni XXIII,
nel dicembre 1959, dichiarò espressamente che il Vaticano II non era da
considerarsi la continuazione del Concilio Vaticano I ( 1869-70). Quel
Concilio, pertanto, resta aperto e non concluso. Se ne deduce, inoltre, che se
non è possibile indire un Concilio quando ne è ancora aperto un altro, il
Concilio Vaticano II non può considerarsi un Concilio della Chiesa Cattolica ma
un Concilio della Riforma Protestante. In questa ottica il Concilio Vaticano II
è il maggiore evento della guerra divina nel XX secolo. La deduzione, di
cui sopra, non risulta affatto infondata e concorda con commenti autorevoli ed
imparziali quali quelli contenuti nell’aureo libro di Romano Amerio IOTA
UNUM - Studio delle variazioni della Chiesa cattolica nel secolo XX
(Milano-Napoli Riccardo Ricciardi Editore 1986 ).
e)
L’Epoca delle guerre di religione
L’eresia
luterana ammantò di pretesti spirituali una rivoluzione eminentemente mondana.
La riforma fu una rivolta temporale e politica contro la Chiesa per dilacerare
in maniera cruenta il Corpo mistico di Cristo. Infatti la riforma protestante
diede l’avvio ad una era di guerre di religione, sul suolo europeo, durata fino
al XX secolo, non ancora placata del tutto. Sono, infatti, da considerarsi
guerre di religione anche la Prima e la Seconda Guerra Mondiale. La Prima servì
a distruggere quello che restava in Europa degli imperi cattolici che ancora si
ispiravano all’idea imperiale di Carlo Magno cioè ad una visione religiosa
dell’ordine universale. La Provvidenza permise che questo avvenisse perché
quegli imperi non erano serviti ad evitare la distruzione dello Stato della
Chiesa da parte del Regno sabaudo d’Italia. Abbiamo già visto che quando un
regno non serve Dio scompare dalla Storia, viene potato dalla vite di Cristo.
La Seconda servì a punire, ancora una volta, l’orgoglio della nazione tedesca,
la superficialità del popolo italiano e il paganesimo del Giappone dove
l’imperatore era adorato come dio in terra. La Germania patì nella propria
carne il comunismo che Marx, un altro suo figlio, aveva “regalato” al
mondo. Al di là dell’aspetto “punitivo”,
il secondo conflitto mondiale servì a
stabilire il modello vincente di società secolarizzata e scristianizzata, a
gettare le basi economiche, politiche, sociali e militari per la realizzazione
del Governo Mondiale e per reinstaurare l’Impero Servile, di inspirazione
pagana, abbattuto dal cristianesimo. A questo obiettivo serve, anche, la
cosiddetta Riforma protestante.
f)
Concomitanza di interessi
Dal punto di vista teologico, la rivolta luterana
non aveva nulla di originale, rispetto alle tante eresie che l’avevano
preceduta, e, che sul piano teologico erano state confutate e neutralizzate. Il
terreno di coltura favorevole alla sua propagazione fu una concomitanza di
interessi dinastici, razziali, nazionali ed economici che solo il distacco
dall’influenza del Papato avrebbe consentito
di appagare. Lutero fornì l’alibi religioso all’ orgoglio della nazione tedesca di emanciparsi da Roma, ai nobili spiantati per
depredare, senza rimorsi di coscienza, i beni ecclesiastici (sarà un effetto
immancabile di tutte le rivoluzioni successive: francese, risorgimentale,
bolscevica, ecc. ), ai contadini per reclamare la proprietà della terra e ai
padroni per sterminarli senza pietà, ad Enrico VIII di avere sei mogli.
g)
Radice di assolutismo e plutocrazia
Il protestantesimo fu la radice da cui nacque
l’assolutismo e la plutocrazia, la poligamia e il divorzio, esaltò la libertà
di Dio, fino al punto di oscurare totalmente quella dell’uomo a cui la ragione
serviva solo da prostituta. L’uomo protestante era una marionetta legata alla
predestinazione di un dio tiranno. Così scriveva Lutero al duca di Savoia in
una lettera del 7 settembre 1523: Merito itaque censemus omnia monasteria et
cathedrales et quascumque similes abominationes in loco sancto stantes penitus
abolendas aut deserendas esse. E lo scenario si ripeterà in tutte le
successive rivoluzioni. Il potere per avere la strada libera dovrà spianare le
chiese e togliere di mezzo i crocifissi.
Da Lutero in poi varrà il principio: Cuius regio, eius religio
mentre Gesù aveva distinto la regio dalla religio, Cesare da Dio.
Questo avviò la proliferazione delle chiese nazionali e la religione divenne un
portato della politica, proprio come ai tempi di Decio e Caracalla. Quello che
i cristiani si erano conquistato a prezzo del sangue versato nelle persecuzioni
imperali fu cancellato. Cambiando principe il suddito doveva cambiare religione
e questa da diritto individuale divenne dovere collettivo. La
collettivizzazione spirituale forzata basata sul principio del cuius regio,
eius religio gettò le basi per tutte le concezioni collettivistiche
dei tempi a venire. Il protestantesimo riconobbe, di nuovo, come ai tempi della
Roma pagana, il diritto del potere politico di decidere della vita spirituale
dei cittadini . Chiunque si rende conto che se il potere politico può questo,
può tutto. La rivolta luterana sarà il
seme da cui nasceranno tutti i totalitarismi e gli assolutismi che
affliggeranno le generazioni future. Lutero portò il Vangelo fuori dalla Chiesa
e vale ancora quanto in proposito disse de Maistre : il Vangelo fuori dalla
Chiesa è veleno. A livello economico, il protestantesimo avvia la
distruzione di quel sistema distributivo, basato sul possesso diffuso dei mezzi
di produzione, che, sotto gli auspici cattolici, si era avviato nella società
medioevale. E’ un portato della mentalità protestante l’accentramento
piramidale dei mezzi di produzione che genera le attuali storture sociali del
sistema capitalistico, prima fra esse la disoccupazione di massa. Le terre
confiscate al clero da Enrico VIII finirono nelle mani di pochi lords (
a cui il suo successore Edoardo VI accordò con una legge persino il privilegio
dell’omicidio semplice) e crearono quelle masse di contadini diseredati che
costituirono le risorse umane per avviare l’attuale sistema capitalistico
industrializzato. Il sistema funziona,
ancora ai nostri giorni, sullo stesso principio: accentramento, in poche mani,
delle risorse tecnologiche e finanziarie da impiegare utilizzando una massa
sterminata di lavoratori dipendenti. E’ la struttura produttiva delle società
servili. Funzionava così anche l’impero romano precristiano. Così sarà anche
l’organizzazione del nascente Impero Mondiale Servile.
3-a)
La veste inconsutile
La
rivoluzione protestante non ebbe conseguenze solo sul piano religioso,
spirituale, culturale, filosofico, economico e sociale. Dal punto di vista
politico, il successo della rivolta luterana costituisce il definitivo
fallimento del progetto di unire politicamente i popoli europei intorno alla
religione cattolica, avviato, con l'incoronazione di Carlo Magno, nella notte
di Natale dell'anno 799. L'Europa con il protestantesimo si
tribalizzava e militarizzava di nuovo, come al tempo dei regni barbarici dei
Visigoti, dei Franchi, dei Longobardi, tornava indietro, di quasi mille anni,
nei secoli dal Quinto al Settimo. Le nuove tribù sono le nazioni create dal
trattato di Westfalia del 1648. Solo l'unità nel Sacro Romano Impero di Carlo
Magno aveva permesso all'Europa di arrestare la conquista islamica. Questa
unità veniva ora contestata dal protestante Erasmo da Rotterdam, il celebre
autore dell'Elogio della pazzia (1511), contrario a muovere guerra ai
turchi considerando la Chiesa il solo vero nemico. Ora che la Cristianità si
sfaldava, la potenza ottomana cominciava, provvidenzialmente, a declinare ma il
maomettanesimo europeo avrebbe compiuto dall'interno quanto non era riuscito
all'Islam. Il protestantesimo, infatti, non solo distrusse l'unità politica
della Cristianità ma annullò la stessa identità religiosa dei popoli europei di
cui la Chiesa, per secoli, era stata custode e sostenitrice. Con la rivolta
luterana iniziarono le guerre fratricide fra europei e si protrarranno fino al
XX secolo. Ancora non si sono placate; basta solo considerare la situazione
nell'Irlanda del Nord. L'eresia luterana riesce ad affermarsi perché,
diversamente da quelle passate, come abbiamo già detto, è fatta propria dai
detentori del potere politico e militare che le assicurano il braccio armato
per difendersi e imporsi con la forza delle armi.La Chiesa non poteva
rassegnarsi al dilagare dell'eresia sulla punta della spada e dovette
mobilitarsi per non essere spazzata via. La
Chiesa non si darà mai per vinta contro i suoi nemici fino al pontificato di
Giovanni XXIII. Con il Papa la Chiesa si rassegna alla frantumazione della
Cristianità e rinuncia a ricomporre l'unità cristiana nell'unica vera Chiesa,
quella fondata direttamente da Gesù Cristo su Pietro, ed accetta la perdita
dell'identità del popolo cristiano provocata dal protestantesimo. La Chiesa non
si era mai arresa al nemico e, sempre, aveva tenuto fermo il principio che
l'unità cristiana fosse solo quella cattolica che non può né essere lacerata né
rappezzata né ad essa possono essere aggiunti pezzi ma è unica e inconsutile
come la veste del suo fondatore, Gesù Cristo.
3-b)
Il mattatoio europeo
Nel
febbraio del 1531, otto principi tedeschi e undici città libere fondarono la
cosiddetta Lega Smalcaldica. In caso fossero stati attaccati per motivi
religiosi, si sarebbero dati reciproco aiuto e assistenza. Questo patto
sancisce la definitiva frattura della Cristianità. Carlo V, braccio armato del
papato, mosse guerra ai principati ribelli della Germania e sconfisse i
luterani a Muhlberg, in Sassonia, nel 1547 ma la vittoria non fu sufficiente ad
estirpare l'eresia e a far rientrare la rivolta. Intanto, nell'Inghilterra
anglicana del re-papa Enrico VIII, i cattolici che non accettano di aderire
allo scisma vengono perseguitati e messi a morte, come ai tempi di Decio e
Diocleziano. Le vittime furono migliaia. Morto Enrico VIII gli succede Edoardo
VI, di soli nove anni. Di fatto, governa lo zio materno, il fanatico calvinista
Edoardo Seymour. La Chiesa anglicana, da scismatica, diventa anche eretica e le
persecuzioni contro i cattolici si inaspriscono. Nel 1549 il Parlamento
inglese, come fosse un conclave cardinalizio, approva il "Libro della
Preghiera comune" (Prayer Book). Il regno di Edoardo VI dura solo sette
anni. Con l'ascesa al trono, nel 1553, di Maria d'Inghilterra, figlia legittima
di Enrico VIII e Caterina d'Aragona, lo scisma d'Inghilterra venne meno. Nel
1554 furono ripristinate le corti papali e la legge canonica per la condanna
dell'eresia. Durante i suoi cinque anni di regno, la regina Maria fece
giustiziare trecento eretici, ostinati e ribelli alla Corona. Nel novembre 1558, all'età di venticinque
anni, sale al trono Elisabetta, figlia dell'unione illegittima di Enrico VIII
con Anna Bolena. Elisabetta era stata calvinista sotto il regno calvinista di
Edoardo e cattolica con la cattolica Maria. Il giorno dell'incoronazione, il 15
gennaio 1559, giurò solennemente di restare fedele alla Religione Cattolica e
di ripristinare la Chiesa e il Clero negli antichi diritti, libertà e
privilegi. Dieci giorni dopo, in Parlamento, ritrattò tutto e ripristinò l'Atto
di supremazia (Supremacy Act) che fonda
la Chiesa Nazionale Anglicana, a capo della quale è il re che ha la guida e il
primato spirituale sulla Chiesa d'Inghilterra, con giuramento obbligò a
riconoscere nella persona della regina tale prerogativa. In tal modo,
Elisabetta è regina e papessa. Contemporaneamente, si avviava una spietata
persecuzione dei cattolici dissidenti, e, fu varato dal Parlamento l'Atto di
uniformità con cui si promulgava la seconda edizione del "Libro di preghiera".
I dogmi della Presenza Reale di Gesù Cristo nell'Eucarestia e della
transustanziazione venivano negati e la messa cattolica proibita. All'uopo fu
istituito un tribunale dell'inquisizione anticattolica. Nei sotterranei della
Torre di Londra furono torturati centinaia di cattolici e la carneficina
continuò anche sotto il regno dei successori di Elisabetta, Giacomo I, Carlo I
e Carlo II. Le leggi dell'inquisizione anglicana furono in vigore sino
all'inizio del XIX secolo. Nel 1689 fu varata la Dichiarazione dei diritti, uno
dei cardini della Carta Costituzionale inglese, dove veniva previsto che i
monarchi inglesi non possono essere cattolici né sposare un cattolico. Analoga
disposizione si ritrova, ancora oggi, nella Costituzione svedese e norvegese. Paradossalmente
oggi esistono stati confessionali di religione protestante ed islamica ma non
di religione cattolica, se si eccettua lo Stato del Vaticano. Nello stesso
anno(1689), fu emanato l'Atto di tolleranza che abrogò alcune leggi penali nei
confronti dei protestanti dissidenti e riconobbe agli stessi la libertà
religiosa ma né tolleranza né libertà furono riconosciute ai cattolici. Due
episodi, della storia inglese di quel periodo, assumono particolare rilevanza:
il martirio di Maria Stuarda, regina di Scozia, che fu decapitata l'8 febbraio
1547, perché fervente cattolica e fedele alla messa cattolica, e, la
decapitazione di Carlo I, nel 1649. Mai prima d'allora, nell'Europa delle
monarchie di origine divina, un re era stato fatto giustiziare pubblicamente
dal suo Parlamento. Veniva anticipata, di circa centocinquanta anni, la
desacralizzazione della figura del sovrano che sarebbe stata compiuta dai
rivoluzionari francesi, con la decapitazione di Luigi XVI, nel 1793.
L'Inghilterra, ancora una volta, si dimostrava anticipatrice degli eventi della
guerra divina. Questi si sarebbero poi ripetuti, nell'Europa continentale,
dove, dopo la Guerra della Lega Smalcaldica, le guerre di religione avevano
avuto una relativa tregua, a seguito del Trattato di Augusta, nel 1555. Veniva
sancito il principio cujus regio eius religio, in base ad esso, i
sudditi avrebbero aderito alla religione del loro principe che era libero di
scegliere, fra essere cattolico o protestante. Tale libertà era negata ai
sudditi ai quali non era lasciata altra scelta che accettare la religione di
Stato o emigrare.Con il Trattato di Augusta, l'unità religiosa di ogni singolo
stato germanico fu salva ma quella del Sacro Romano Impero fu definitivamente
distrutta. Intanto, anche in Francia, dopo la morte di Enrico II nel 1559,
scoppiarono le guerre di religione e si protrassero per circa quarant'anni.
Nella cosiddetta Terza Guerra (1568-70), i protestanti francesi, detti
Ugonotti, ebbero la meglio e con il trattato di Saint-Germain (1570) ottennero il
permesso di mantenere quattro cittadelle fortificate. Nell'agosto 1572, mentre
i capi degli Ugonotti erano convenuti a Parigi per assistere al matrimonio di
Margherita di Valois, fu scatenato il massacro, passato alla storia come strage
di San Bartolomeo. In due giorni furono uccisi 3000 Ugonotti e, prima della
fine dell'autunno, altri 10.000 verranno massacrati nei dintorni di Parigi.
Solo nel 1598, le guerre si placarono a seguito dell'Editto di Nantes,
promulgato da Enrico IV di Navarra, ramo borbone, con cui, agli Ugonotti veniva
riconosciuta una quasi completa libertà religiosa e i diritti civili. L'Editto
rimase in vigore fino al 1685 allorché fu revocato da Luigi XIV e,
successivamente, ripristinato da Luigi XVI, il re finito decapitato nel 1793 per
mano della rivoluzione. Ma il flagello della guerra, scatenatosi in Europa a
seguito dell'eresia protestante, non era destinato a placarsi. Ogni nazione
aveva, ormai, nel suo seno il germe della divisione e della ribellione, e, le
conseguenze peggiori non ancora si erano sviluppate, in tutta la loro forza
distruttiva, in particolare, dove l'eresia protestante era nata, la Germania.
Nel 1618, scoppiò la Guerra dei Trent'Anni che, nella sola Germania, provocherà
12 milioni di morti e ritarderà lo sviluppo del Paese di tre secoli. Tutto ebbe
inizio a Praga, nel maggio del 1618. I protestanti defenestrarono due deputati
governativi cattolici e un loro segretario e dichiararono deposto Ferdinando
II. Il volo dalla finestra, per circostanze miracolose, non ebbe conseguenze
mortali per i tre malcapitati ma segnò l'inizio della rivolta della Boemia
protestante contro l'Austria cattolica. A fianco della parte protestante si
schierarono i principi luterani di Germania e i loro alleati, inglesi,
olandesi, danesi, svedesi ma anche i cattolici francesi, tutti contro la Spagna
e l'Austria. Nella battaglia di Lutzen
del 1632, le forze protestanti subirono delle perdite gravissime. Il re svedese
Gustavo Adolfo, comandante degli eserciti protestanti, fu ucciso in battaglia.
Dopo circa un anno, l'esercito austro-spagnolo vinse di nuovo, nella battaglia
di Nordlingen, e, i principi protestanti tedeschi si decisero a firmare la
pace, a Praga, nel 1635. Questa pose fine alla guerra civile fra tedeschi ma
non alla Guerra che continuò per altri tredici anni per opera della
Francia. La Guerra dei Trent'Anni si concluderà solo con il Trattato di
Westfalia nel 1648.
3-c)
La perdita dell'identità religiosa. Le tre "Europe".
L'Europa, disegnata dal Trattato di Westfalia,
rimarrà, sostanzialmente, immutata per trecento anni. Si affermarono gli Stati
nazionali e il concetto di sovranità nazionale scalzò il ruolo dell'Impero e
del Papato. L'Impero Asburgico si ritrovò ad essere composto da 334 stati e
città libere. Ai calvinisti furono estesi gli effetti della pace di Augusta del
1555 e si affermò il principio che la religione doveva restare confinata
nell'ambito spirituale. Si era così avviato il processo di laicizzazione dello
Stato moderno. Il principio cuis regio eius religio ebbe un'ulteriore
evoluzione. Dopo la Guerra dei Trent'Anni, l'identità di un popolo ebbe come
punto di riferimento non più la religione ma la nazione. Il principale effetto
della Guerra dei Trent'Anni fu la perdita dell'identità religiosa dell'Europa,
la fine dell'Europa come Cristianità, della sua unità nella comune religione
cattolica. Con la pace di Westfalia, si
stabilì che il punto di riferimento dell'identità e dell'appartenenza di un
popolo e di ogni singolo individuo fosse la nazione, e, solo, subordinatamente,
la religione, lasciata alla libera scelta individuale.Dal 1648, l'Europa è
ridotta ad un'espressione geografica, come dirà Metternich, in una lettera del
19 novembre del 1849, riferendosi però all'Italia che, paradossalmente, pur non
avendo un'unità politica, aveva conservata intatta la sua identità religiosa, a
cui venne sovrapposta la fittizia unità politica risorgimentale. Se prima di tale data, la comune identità
religiosa poteva costituire un ostacolo alla guerra fra popoli della stessa
religione, in nome della nazione questo impedimento era superato. Gli europei
erano pronti a scannarsi nelle guerre fratricide. Non contava essere cattolici,
protestanti, calvinisti ma francesi, spagnoli, tedeschi, austriaci, svizzeri,
svedesi, danesi, olandesi, inglesi, eccetera e non c'era alcun ostacolo, a che
si combattessero fra loro, se i governi nazionali decidevano in tal senso.
L'unica abiura e tradimento condannabile diventa quello nei confronti della
propria nazione. Ai cristiani non è più concesso avere la comune patria
"celeste" ma solo quella politica. La Guerra dei Trent'Anni, riguardo
alla pace, si dimostrò, al pari di tutte le guerre, completamente inutile.
Infatti i "cocci" della Cristianità approfittarono della pace di Westfalia
per riprendere le forze e ricominciarono a combattersi. La guerra, come spesso
accade, non aveva portato la pace ma solo una tregua. Papa Innocenzo X denunziò
la menzogna del Trattato di Westfalia bollando la sua "pace" come: nulla, illegale, invalida, iniqua, ingiusta,
condannabile, biasimevole, insensata, priva per sempre di significato ed
effetto. Era la voce della Chiesa che non poteva accettare la
scristianizzazione dell'Europa, la definitiva perdita di una parte dell'Europa
alla Cristianità. Dal 1648, l'Europa è divisa in tre Europe: un'Europa del
Nord, protestante, un'Europa a Sud, cattolica, un'Europa, ad oriente,
ortodossa. Come volevasi dimostrare, anche dopo il Trattato di Westfalia, la
Francia e la Spagna, paesi cattolici, ripresero a combattersi: l'identità nazionale
superava e annullava quella religiosa. La guerra fratricida tra Spagna e
Francia porterà al definitivo declino della potenza spagnola. I Borboni di
Francia con la sconfitta di Blenheim nel 1704, da parte delle truppe inglesi di
Marlborough e tedesche del principe Eugenio, fecero il loro esordio perdente
nel XVIII secolo.
4) L’Iliade cattolica
La
Provvidenza volse a fin di Bene anche la rivolta protestante. Senza la rivolta,
suscitata da Lutero, nel seno della Cristianità, probabilmente, non avremmo
avuto il Concilio di Trento che Fra’ Paolo Sarpi, redattore di una famosa
storia del Concilio, giustamente definì : Iliade del secol nostro.
Il paragone è appropriato se si considera che il Concilio si svolse a Trento in
un clima di assedio. Tutt’intorno, infatti, le armate cattoliche erano
impegnate a combattere contro gli eserciti musulmani sia orientali che europei.
Spesso i lavori si dovettero interrompere per la minaccia incombente di una
violenza armata da parte delle soldatesche protestanti. Il 22 maggio 1542, papa Paolo III, quello
che, nel 1548, avrebbe approvato gli Esercizi spirituali di
sant’Ignazio, lesse, in concistoro, la bolla Initio nostri pontificatus
con cui convocava il Concilio a Trento, allora in territorio germanico. In una
città germanica era nata la Riforma protestante e in una città germanica fu
concepita la Controriforma cattolica. Il 29 giugno la bolla papale fu resa
pubblica. In data 21 luglio 1542 con la bolla Licet ab initio fu
istituita a Roma l’Inquisizione. La bolla del 22 maggio chiamava a raccolta le
truppe, quella del 21 luglio era la dichiarazione di guerra contro gli eretici
cioè i nemici che combattevano la Chiesa per distruggerla dallo interno. L’Inquisizione altro non fu che una polizia
spirituale con cui smascherare e assicurare alla giustizia i criminali
spirituali che si adoperavano a diffondere la eretica pravità nel corpo
della Chiesa. Infatti il tribunale dell’Inquisizione non si interessava di chi
non era cattolico ma degli ecclesiastici
e di tutti quelli che si dichiaravano cattolici senza esserlo e con il
loro comportamento mettevano in pericolo la Fede cristiana del popolo cattolico
con grave pregiudizio per le anime e la salvezza spirituale. Il Concilio fu
aperto, ufficialmente, da Paolo III, con la bolla Laetare Jerusalem, nel
1545, e, si chiuse, nel 1563, sotto il pontificato di Pio IV. Era durato 22
anni e
si erano avvicendati 5 papi. Pio
IV nella bolla Benedictus Deus del gennaio 1564 confermò i decreti e le
decisioni prese dal Concilio che furono accettate da tutti i Paesi cattolici. A
distanza di oltre quattrocento anni, quei decreti e quelle decisioni sono la
salda roccia di chi vuole essere cattolico cioè appartenente alla Chiesa
fondata direttamente da Gesù Cristo, la Seconda Persona della Santissima
Trinità. Il Concilio di Trento proclamò con chiarezza ineguagliata la dottrina
della Chiesa Cattolica, riaffermò la fede nella Verità rivelata e nella
tradizione e respinse tutte le posizioni eretiche avanzate dalla rivolta
protestante. I protestanti non erano riusciti ad espugnare la Città di Dio
con il “cavallo di Troia” delle cosiddette riforme. Vi riusciranno con Paolo
VI, quattrocento anni dopo. Quelle “riforme” penetrate nella Chiesa con il
Concilio Vaticano II. Oggi, pertanto, per i cattolici è fondamentale restare
arroccati nella “cittadella” inespugnabile che il Concilio di Trento approntò
per la salvezza delle generazioni di tutti i cristiani che vogliono rimanere
cattolici, cioè fedeli alla Chiesa e al suo Capo, Cristo Re. Papa S. Pio V fece
fruttificare l’opera del Concilio; nel 1566, pubblicò il Catechismus ex
decreto SS.Concilii Tridentini ad Parochos (Catechismo Tridentino ad uso
dei parroci) insuperato strumento per chi vuole prepararsi ad essere valente
cattolico, ed, il 14 luglio del 1570, emanò la bolla Quo Primum Tempore
con cui stabilì perennemente la Liturgia della Messa: ...poiché nella Chiesa
di Dio uno solo è il modo di salmodiare, così sommamente conviene che uno solo
sia il rito di celebrare la Messa. Quasi presentendo quello che sarebbe
accaduto dopo quattrocento anni e cioè che si sarebbe attentato al Canone della
Messa, stravolgendolo nel senso voluto da Lutero, chiuse la bolla con il
seguente anatema: Nessuno dunque, e in nessun modo, si permetta con
temerario ardimento di violare e trasgredire questo Nostro documento: facoltà,
statuto, ordinamento, mandato, precetto, concessione, indulto, dichiarazione ,
volontà, decreto e inibizione. Che se qualcuno avrà l’audacia di attentarvi,
sappia che incorrerà nell’indignazione di Dio onnipotente e dei suoi
beati Apostoli Pietro e Paolo. Iddio premiò la Chiesa, per la saldezza
nella Fede, concedendo un anno dopo, nel 1571, la vittoria a Lepanto sulla
flotta islamica.
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