Il segreto dello ZAMLAP
Come avere la conoscenza spirituale o soprannaturale
La più piccola conoscenza di Dio è più
preziosa
che la conoscenza di tutte le altre cose.
( Aristotele)
La premessa è riconoscere che solo la semplicità e l’umiltà ci regala la
voglia di vivere. E’ questa che ci tiene in vita. Si accompagna al piacere
della vita semplice anche quando la vecchiaia o la malattia logora i sensi e
rende più difficile il piacere ed affievolisce così la voglia di vivere. Per
mantenersi giovani è essenziale, quindi, recuperare la capacità dell’infanzia
di gioire delle cose semplici, alla portata di tutti. La gioia è un sentimento
più forte e rivitalizzante del piacere. Gioire, quindi, nel rinfrescarsi il viso
accaldato ad una fonte, nel bere un bicchiere d’acqua fresca per toglierci la
sete, anche solo nel vedere sorgere il sole, nel guardare il tramonto sulle
montagne, nel contemplare i riflessi della luna sul mare, nel tuffarsi tra le
onde azzurre, nel camminare nel silenzio di un bosco, nel sentire la brezza
serotina, nello stare davanti al fuoco mentre fuori nevica, nel gustare un
piatto di spaghetti al pomodoro, magari profumato da una foglia di basilico
coltivato nel vaso sul nostro balcone, nel seguire con lo sguardo la Via Lattea
fino alla curva del cielo, nell’aspettare le stelle cadenti, la notte di san
Lorenzo, nel lanciare un desiderio verso
l’infinito, nel guardare negli occhi le persone care. Sono le cose semplici
della vita ad alimentare la nostra voglia di vivere, la gioia di sentire la vita, quella
che ci tiene in vita. La semplicità è il segreto del camminare verso l’eternità. La fatica
quotidiana è eliminare la zavorra del
complicato, del difficile, dell’inutile al fine ultimo: la vita eterna. La prima regola dello Zamlap è ridurre il complicato al semplice, un agire
scientifico. Se la scienza è la
consapevolezza che si può fare meglio di
quanto è stato fatto fino ad ora, Zamlap è scienza. L’umiltà dello scienziato è
quella di non possedere la perfezione, riconosciuta solo a Dio. Il risultato
della scienza è la perfezione in continuo divenire. Ad ognuno, però, è concesso
dalla misericordia di Dio il proprio tempo per poter conseguire quella
perfezione, necessaria e sufficiente, a
tutti possibile se si ha la grazia della Fede. Vivere “scientificamente” per
perfezionare se stessi, per fare della propria vita un successo per l’eternità.
Chi ha tempo non aspetti tempo. La perfezione inizia con l’eliminazione di
quanto non è essenziale alla salvezza
eterna. L’azione perfetta non comincia mai aggiungendo ma togliendo. Anche
quando apparentemente aggiunge questo non è altro che un togliere. In ogni situazione abbiamo sempre più cose da
eliminare che da aggiungere. Per rendere l’idea possiamo dire che quello che
può essere mangiato crudo è inutile cuocerlo. Dove basta l’acqua è inutile
aggiungere il fuoco. Se una casa può essere fatta di legno è inutile faticare
con la pietra. Fare con quello che si ha. Privilegiare il poco rispetto al
molto. Ridurre la quantità sia essa materiale che immateriale. Arrivare al
grande attraverso il piccolo. Una delle regole del semplificare è il massimo
risultato con il minimo sforzo. Nel nostro caso basta avere Fede, è il primo
passo senza il quale non esiste via né cammino, siamo praticamente a vagare nel
nulla. La distanza più breve tra due
punti è una retta. La nostra retta è il
Verbo incarnato. L’immagine esprime efficacia ed efficienza riguardo
all’obiettivo di collegare i due punti. Questi concetti esprimono un giudizio
di valore, il primo riferito al rapporto tra obiettivo e risultato, il secondo
tra risorse impiegate e risultato
raggiunto. Come si può notare, vengono riferiti entrambi all’obiettivo
prefissato. Se questo manca, ne discende logicamente, che non è possibile
alcuna misurazione di efficienza e di efficacia. Solo chi ha un obiettivo
prefissato è interessato ad agire con efficienza ed efficacia. Il nostro è la vita
eterna. Solo se sono stati prefissati degli obiettivi è possibile misurare
l’efficacia e l’efficienza dell’azione. Non si può parlare di efficienza e
efficacia dove non ci sono obiettivi prefissati. La fissazione dell’obiettivo è
attività strategica. Il modo di agire per raggiungerlo è attività tattica. In
questa fase viene programmata anche l’efficacia e l’efficienza dell’azione, con
un giudizio ante rispetto agli
obiettivi. La strategia intermedia fissa i sub-obiettivi in vista
dell’obiettivo finale e ad essa si adegua la tattica. Per restare nell’esempio
della retta, se incontriamo un ostacolo sarà necessario aggirarlo e, quindi,
rinunciare alla distanza più breve. La deviazione incide sull’efficienza ma è
efficace per il raggiungimento della meta. Da questo
si ricava che l’efficacia è un valore maggiore rispetto all’efficienza. Questa può essere sacrificata per assicurare
l’efficacia dell’azione. La decisione naturalmente è regolata dal valore
dell’obiettivo che non può mai essere inferiore al sacrificio di efficienza.
Più è alto il valore dell’obiettivo, maggiore può essere il sacrificio di
efficienza per salvaguardare l’efficacia
dell’azione. Nel nostro caso anche rinunciare a tutto è una scelta sempre
efficiente tenuto conto del valore dell’obiettivo: la vita eterna. L’efficienza
attiene ai costi per raggiungere un determinato risultato e non esiste nulla
che abbia un valore maggiore dell’obiettivo
che ci siamo prefissi. Esso va conseguito a qualsiasi prezzo, fosse
anche la propria vita. L’efficacia è il rapporto che intercorre tra il mezzo ed
il risultato. Accendere un fiammifero sotto una pentola d’acqua per portarla ad
ebollizione è un’azione assolutamente inefficace ed anche non efficiente in
quanto il costo dell’azione non è costituito tanto dal valore del fiammifero
sprecato in sé irrisorio ma nello spreco di tempo. E’ quello che di solito
facciamo della nostra vita quando non abbiamo come obiettivo la vita eterna. Il
fattore “tempo” è spesso trascurato come costo, porta a non considerare la
durata sia dal punto di vista della permanenza del risultato che dell’azione
impiegata. Infatti il risultato non va valutato soltanto secondo il metro
dell’efficacia e dell’efficienza ma anche con quello della durata. Se una
soluzione è efficace ed efficiente ma non dura abbiamo semplicemente conseguito
un risultato non-risultato, una condanna alla coazione che alla fine si traduce
in mancanza di efficacia ed efficienza. Efficace ed efficiente è soprattutto
ciò che dura, che permane, che si conserva nel tempo, il cosiddetto risultato
acquisito o che si rinnova per forza propria. Solo ciò che è eterno vale la pena di essere conseguito. Questo ci fornisce la guida sia per l’azione
strategica che per quella tattica. Entrambe le azioni vanno realizzate
perfettamente per essere funzionali al risultato fissato che nel nostro caso è
uno solo: la vita eterna, il Paradiso,
l’unione con Dio ( di questa possiamo avere anticipazione con la Fede). Una strategia senza tattica è
destinata a fallire, una tattica senza strategia è inutile. Zamlap non ha strategia o tattica riguardo a tutto ciò che non è
eterno, basta fare il contrario del mondo, è la contraddizione vincente per
sottrazione, toglie potere a quanto è umano, agisce nell’eterno. Zamlap prende
atto che nulla si crea e nulla si distrugge ma tutto resta. Elimina dall’agire
qualsiasi obiettivo non eterno, l’azione è sempre efficace ed efficiente in sé
rispetto al transeunte, non utilizza il concetto di utilità come valore. Non
afferma che tutto è inutile o che nulla è utile nel transitorio, lascia ad
ognuno la sua tattica, quello che conta è l’obiettivo strategico: la vita eterna. Zamlap è una freccia
scagliata senza bersaglio, o, meglio, ha raggiunto il bersaglio prima ancora di
scagliare la freccia, agisce nell’eternità. Zamlap è obiettivo ed azione, non esiste
dualismo tra la freccia ed il bersaglio, è freccia e bersaglio, nella
dimensione dell’eternità colpisce il bersaglio ancor prima di aver scoccato la
freccia. L’unico volere e potere è la Fede, il potere per agire e vivere nella
dimensione dell’eterno. Zamlap passa dall’azione umana, relegata nel tempo, a
quella divina, ottenuta per Fede e con Fede, per agire e vivere nella
dimensione dell’eternità. La Fede sposta
le montagne. Si habuero omnem fidem ita
ut montes transferam dice San Paolo ne “I Corinzi” (13,2). Nel Vangelo
secondo Matteo ( 17,20) si legge: ….in
verità vi dico: se avrete fede anche quanto un chicco di senape e direte a
questo monte: “Spostati da qui a lì” , esso si sposterà; nulla sarà a voi
impossibile. Dal “Compendio di
Teologia Ascetica e Mistica “ di Adolfo Tanquerey – Desclée & Co. Paris – riportiamo alcuni brani che ci
illustrano quali sono le caratteristiche della Fede ( da pag.721 e seguenti
dell’ottava edizione anno 1948): ” …La parola Fede significa per lo più un’adesione
dell’intelletto alla verità ma fondata sulla confidenza, del resto, per credere a qualcuno, bisogna pure aver
fiducia in lui. …Nel Vecchio Testamento
la fede è presentata come virtù
essenziale, da cui dipende la salute o la rovina del popolo….Nel Nuovo Testamento la fede è cosa talmente
essenziale che credere vale professare il cristianesimo, non credere vale non
essere cristiani…La fede è l’accettazione del Vangelo predicato da Gesù Cristo
e dagli Apostoli, onde presuppone la predicazione: “ fides ex auditu”. Questa fede non è dunque né un’intuizione del cuore,
né una visione diretta …; è un’adesione alla testimonianza divina, adesione
libera ed illuminata…E’ il fondamento della nostra vita soprannaturale….la fede
è il fondamento dell’umiltà ..”(
n.d.r.: L’umiltà è una virtù sconosciuta ai pagani. La superbia è il grande
ostacolo alla fede. Cristo praticò l’umiltà come costante di vita e in ogni
circostanza. Ne parleremo in un prossimo numero dedicato espressamente a questa
virtù.). La fede necessariamente è il principio della santificazione e, di
conseguenza, il fondamento della vita
spirituale. La Fede non solo ci mette in contatto ma ci unisce a Dio
per cui la Sua luce si trasmette a noi, così come la Sua sapienza, la Sua
scienza, noi ci compenetriamo nella mente di Dio e la Sua vita si trasmette a
noi, così come il Suo potere, quello che consente di spostare le
montagne, secondo la parabola del Vangelo
di S. Matteo innanzi citata.
Tanquerey, a pag.725 dell’opera anzidetta, spiega che la Fede: “ E’ luce che illumina l’intelletto e
distingue il cristiano dal filosofo, come la ragione distingue l’uomo
dall’animale. Vi è in noi una triplice conoscenza: la conoscenza sensitiva, che si ha con i sensi; la
conoscenza razionale, che si acquista
con l’intelletto; la conoscenza spirituale
o soprannaturale, a cui si perviene
colla fede. Quest’ultima conoscenza è di molto superiore alle altre due.”
Questa è la conoscenza a cui dirigiamo la nostra attività scientifica e
letteraria, una conoscenza ottenuta attraverso la Fede, con la Fede. Quella
stessa Fede che abbiamo chiesto al momento del Battesimo quando abbiamo bussato
alla porta della Chiesa e ci è stato chiesto: Che cosa domandi alla Chiesa di Dio? E, per noi, risposero i nostri
genitori: La Fede. Ed il sacerdote ci
domandò: Che ti procura la Fede? Ed
il nostro padrino rispose: La vita eterna.
Ed il sacerdote colse l’occasione per ricordarlo a se stesso e agli altri: Se dunque vuoi entrare nella vita, osserva i
comandamenti: Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta l’anima
tua, con tutta la tua mente, ed il prossimo tuo come te stesso. Il segreto
Zamlap è osservare le promesse fatte col Battesimo, lasciare che lo Spirito
Santo ci trasformi, come trasformò gli Apostoli, così da vivere nella Comunione dei Santi e anticipare con la Fede l’unione con Dio.
Justum autem ex fide vivit
Lo Studio “Zamlap” con il
suo staff occasionale progetta installazioni e collocazioni museali non
convenzionali, realizza opere esclusive per
collezioni private, crea design, è moda, letteratura, poesia, opera d’arte
vissuta, teatro di formazione, scienza antiaccademica e non riconosciuta..
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