mercoledì 27 febbraio 2013

Il segreto dello Zamlap


Il segreto dello ZAMLAP
Come avere la conoscenza spirituale o soprannaturale

La più piccola conoscenza di Dio è più preziosa
che la conoscenza di tutte le altre cose. ( Aristotele)

La premessa è riconoscere che solo la semplicità e l’umiltà ci regala la voglia di vivere. E’ questa che ci tiene in vita. Si accompagna al piacere della vita semplice anche quando la vecchiaia o la malattia logora i sensi e rende più difficile il piacere ed affievolisce così la voglia di vivere. Per mantenersi giovani è essenziale, quindi, recuperare la capacità dell’infanzia di gioire delle cose semplici, alla portata di tutti. La gioia è un sentimento più forte e rivitalizzante del piacere. Gioire, quindi, nel rinfrescarsi il viso accaldato ad una fonte, nel bere un bicchiere d’acqua fresca per toglierci la sete, anche solo nel vedere sorgere il sole, nel guardare il tramonto sulle montagne, nel contemplare i riflessi della luna sul mare, nel tuffarsi tra le onde azzurre, nel camminare nel silenzio di un bosco, nel sentire la brezza serotina, nello stare davanti al fuoco mentre fuori nevica, nel gustare un piatto di spaghetti al pomodoro, magari profumato da una foglia di basilico coltivato nel vaso sul nostro balcone, nel seguire con lo sguardo la Via Lattea fino alla curva del cielo, nellaspettare le stelle cadenti, la notte di san Lorenzo, nel lanciare  un desiderio verso l’infinito, nel guardare negli occhi le persone care. Sono le cose semplici della vita ad alimentare la nostra voglia di vivere, la gioia di sentire la vita, quella che ci tiene in vita. La semplicità è il segreto del  camminare verso l’eternità. La fatica quotidiana è eliminare la zavorra del complicato, del difficile, dell’inutile al fine ultimo: la vita eterna. La prima regola dello Zamlap è  ridurre il complicato al semplice, un agire scientifico. Se la  scienza è la consapevolezza che si può fare meglio di quanto è stato fatto fino ad ora, Zamlap è scienza. L’umiltà dello scienziato è quella di non possedere la perfezione, riconosciuta solo a Dio. Il risultato della scienza è la perfezione in continuo divenire. Ad ognuno, però, è concesso dalla misericordia di Dio il proprio tempo per poter conseguire quella perfezione, necessaria e sufficiente,  a tutti possibile se si ha la grazia della Fede. Vivere “scientificamente” per perfezionare se stessi, per fare della propria vita un successo per l’eternità. Chi ha tempo non aspetti tempo. La perfezione inizia con l’eliminazione di quanto non è essenziale alla salvezza eterna. L’azione perfetta non comincia mai aggiungendo ma togliendo. Anche quando apparentemente aggiunge questo non è altro che un togliere.  In ogni situazione abbiamo sempre più cose da eliminare che da aggiungere. Per rendere l’idea possiamo dire che quello che può essere mangiato crudo è inutile cuocerlo. Dove basta l’acqua è inutile aggiungere il fuoco. Se una casa può essere fatta di legno è inutile faticare con la pietra. Fare con quello che si ha. Privilegiare il poco rispetto al molto. Ridurre la quantità sia essa materiale che immateriale. Arrivare al grande attraverso il piccolo. Una delle regole del semplificare è il massimo risultato con il minimo sforzo. Nel nostro caso basta avere Fede, è il primo passo senza il quale non esiste via né cammino, siamo praticamente a vagare nel nulla.  La distanza più breve tra due punti è una retta. La nostra retta è il Verbo incarnato. L’immagine esprime efficacia ed efficienza riguardo all’obiettivo di collegare i due punti. Questi concetti esprimono un giudizio di valore, il primo riferito al rapporto tra obiettivo e risultato, il secondo tra  risorse impiegate e risultato raggiunto. Come si può notare, vengono riferiti entrambi all’obiettivo prefissato. Se questo manca, ne discende logicamente, che non è possibile alcuna misurazione di efficienza e di efficacia. Solo chi ha un obiettivo prefissato è interessato ad agire con efficienza ed efficacia. Il nostro è la vita eterna. Solo se sono stati prefissati degli obiettivi è possibile misurare l’efficacia e l’efficienza dell’azione. Non si può parlare di efficienza e efficacia dove non ci sono obiettivi prefissati. La fissazione dell’obiettivo è attività strategica. Il modo di agire per raggiungerlo è attività tattica. In questa fase viene programmata anche l’efficacia e l’efficienza dell’azione, con un giudizio ante rispetto agli obiettivi. La strategia intermedia fissa i sub-obiettivi in vista dell’obiettivo finale e ad essa si adegua la tattica. Per restare nell’esempio della retta, se incontriamo un ostacolo sarà necessario aggirarlo e, quindi, rinunciare alla distanza più breve. La deviazione incide sull’efficienza ma è efficace per il raggiungimento della meta. Da questo si ricava che l’efficacia è un valore maggiore rispetto all’efficienza. Questa  può essere sacrificata per assicurare l’efficacia dell’azione. La decisione naturalmente è regolata dal valore dell’obiettivo che non può mai essere inferiore al sacrificio di efficienza. Più è alto il valore dell’obiettivo, maggiore può essere il sacrificio di efficienza  per salvaguardare l’efficacia dell’azione. Nel nostro caso anche rinunciare a tutto è una scelta sempre efficiente tenuto conto del valore dell’obiettivo: la vita eterna. L’efficienza attiene ai costi per raggiungere un determinato risultato e non esiste nulla che abbia un valore maggiore dell’obiettivo  che ci siamo prefissi. Esso va conseguito a qualsiasi prezzo, fosse anche la propria vita. L’efficacia è il rapporto che intercorre tra il mezzo ed il risultato. Accendere un fiammifero sotto una pentola d’acqua per portarla ad ebollizione è un’azione assolutamente inefficace ed anche non efficiente in quanto il costo dell’azione non è costituito tanto dal valore del fiammifero sprecato in sé irrisorio ma nello spreco di tempo. E’ quello che di solito facciamo della nostra vita quando non abbiamo come obiettivo la vita eterna. Il fattore “tempo” è spesso trascurato come costo, porta a non considerare la durata sia dal punto di vista della permanenza del risultato che dell’azione impiegata. Infatti il risultato non va valutato soltanto secondo il metro dell’efficacia e dell’efficienza ma anche con quello della durata. Se una soluzione è efficace ed efficiente ma non dura abbiamo semplicemente conseguito un risultato non-risultato, una condanna alla coazione che alla fine si traduce in mancanza di efficacia ed efficienza. Efficace ed efficiente è soprattutto ciò che dura, che permane, che si conserva nel tempo, il cosiddetto risultato acquisito o che si rinnova per forza propria. Solo ciò che è eterno vale la pena di essere conseguito.  Questo ci fornisce la guida sia per l’azione strategica che per quella tattica. Entrambe le azioni vanno realizzate perfettamente per essere funzionali al risultato fissato che nel nostro caso è uno solo: la vita eterna, il Paradiso, l’unione con Dio ( di questa possiamo avere anticipazione con la Fede). Una strategia senza tattica è destinata a fallire, una tattica senza strategia è inutile. Zamlap non ha strategia o tattica riguardo a tutto ciò che non è eterno, basta fare il contrario del mondo, è la contraddizione vincente per sottrazione, toglie potere a quanto è umano, agisce nell’eterno. Zamlap prende atto che nulla si crea e nulla si distrugge ma tutto resta. Elimina dall’agire qualsiasi obiettivo non eterno, l’azione è sempre efficace ed efficiente in sé rispetto al transeunte, non utilizza il concetto di utilità come valore. Non afferma che tutto è inutile o che nulla è utile nel transitorio, lascia ad ognuno la sua tattica, quello che conta è l’obiettivo strategico: la vita eterna. Zamlap è una freccia scagliata senza bersaglio, o, meglio, ha raggiunto il bersaglio prima ancora di scagliare la freccia, agisce nell’eternità.  Zamlap è obiettivo ed azione, non esiste dualismo tra la freccia ed il bersaglio, è freccia e bersaglio, nella dimensione dell’eternità colpisce il bersaglio ancor prima di aver scoccato la freccia. L’unico volere e potere è la Fede, il potere per agire e vivere nella dimensione dell’eterno. Zamlap passa dall’azione umana, relegata nel tempo, a quella divina, ottenuta per Fede e con Fede, per agire e vivere nella dimensione dell’eternità.  La Fede sposta le montagne. Si habuero omnem fidem ita ut montes transferam dice San Paolo ne “I Corinzi” (13,2). Nel Vangelo secondo Matteo ( 17,20) si legge: ….in verità vi dico: se avrete fede anche quanto un chicco di senape e direte a questo monte: “Spostati da qui a lì” , esso si sposterà; nulla sarà a voi impossibile.  Dal “Compendio di Teologia Ascetica e Mistica “ di Adolfo Tanquerey – Desclée & Co. Paris – riportiamo alcuni brani che ci illustrano quali sono le caratteristiche della Fede ( da pag.721 e seguenti dell’ottava edizione anno 1948): ” …La parola Fede significa per lo più un’adesione dell’intelletto alla verità ma fondata sulla confidenza, del resto, per credere a qualcuno, bisogna pure aver fiducia in lui. …Nel Vecchio Testamento la fede  è presentata come virtù essenziale, da cui dipende la salute o la rovina del popolo….Nel Nuovo Testamento la fede è cosa talmente essenziale che credere vale professare il cristianesimo, non credere vale non essere cristiani…La fede è l’accettazione del Vangelo predicato da Gesù Cristo e dagli Apostoli, onde presuppone la predicazione: “ fides ex auditu”. Questa fede non è dunque né un’intuizione del cuore, né una visione diretta …; è un’adesione alla testimonianza divina, adesione libera ed illuminata…E’ il fondamento della nostra vita soprannaturale….la fede è il fondamento dell’umiltà ..”( n.d.r.: L’umiltà è una virtù sconosciuta ai pagani. La superbia è il grande ostacolo alla fede. Cristo praticò l’umiltà come costante di vita e in ogni circostanza. Ne parleremo in un prossimo numero dedicato espressamente a questa virtù.). La fede necessariamente è il principio della santificazione e, di conseguenza, il fondamento della vita spirituale. La Fede non solo ci mette in contatto ma ci unisce a Dio per cui la Sua luce si trasmette a noi, così come la Sua sapienza, la Sua scienza, noi ci compenetriamo nella mente di Dio e la Sua vita si trasmette a noi, così come il Suo potere, quello che consente di spostare le montagne, secondo la parabola del Vangelo di S. Matteo innanzi citata.  Tanquerey, a pag.725 dell’opera anzidetta, spiega che la Fede: “ E’ luce che illumina l’intelletto e distingue il cristiano dal filosofo, come la ragione distingue l’uomo dall’animale. Vi è in noi una triplice conoscenza: la conoscenza sensitiva, che si ha con i sensi; la conoscenza razionale, che si acquista con l’intelletto; la conoscenza spirituale o soprannaturale, a cui si perviene colla fede. Quest’ultima conoscenza è di molto superiore alle altre due.” Questa è la conoscenza a cui dirigiamo la nostra attività scientifica e letteraria, una conoscenza ottenuta attraverso la Fede, con la Fede. Quella stessa Fede che abbiamo chiesto al momento del Battesimo quando abbiamo bussato alla porta della Chiesa e ci è stato chiesto: Che cosa domandi alla Chiesa di Dio? E, per noi, risposero i nostri genitori: La Fede. Ed il sacerdote ci domandò: Che ti procura la Fede? Ed il nostro padrino rispose: La vita eterna. Ed il sacerdote colse l’occasione per ricordarlo a se stesso e agli altri: Se dunque vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti: Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta l’anima tua, con tutta la tua mente, ed il prossimo tuo come te stesso. Il segreto Zamlap è osservare le promesse fatte col Battesimo, lasciare che lo Spirito Santo ci trasformi, come trasformò gli Apostoli, così da vivere nella Comunione dei Santi e anticipare con la Fede l’unione con Dio.
Justum autem ex fide vivit
 Lo Studio “Zamlap” con il suo staff occasionale progetta installazioni e collocazioni museali non convenzionali,  realizza opere esclusive per collezioni private, crea design, è moda, letteratura, poesia, opera d’arte vissuta, teatro di formazione, scienza antiaccademica e  non riconosciuta..
La nostra rivista non ha pubblicità perché è pubblicità, di noi stessi. “Zamlap” è una rivista che viene diffusa gratuitamente, non riceve contributi pubblici, si finanzia in proprio, con risorse personali o erogazioni liberali private, svolge ricerca scientifica in campo spirituale adempiendo al dettato dell’art..4 della Costituzione Italiana. Chi ritenesse di aiutarci, può contribuire, anche economicamente, alla nostra attività scientifica e alla sua diffusione, con una donazione a mezzo bonifico sul conto corrente N° 000019721364 presso BANCO POSTA intestato a Iervolino Salvatore con la seguente causale: “ Donazione per la ricerca scientifica   Zamlap”  - Informazione 

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