e)
La sottomissione dell’Islam
Nei confronti dell’Islam la
strada “ consensuale” è impraticabile e
lo “scontro” sarà inevitabile ed è quello che sta accadendo. Una prima ragione
fondamentale di frizione tra Islam e documenti delle Nazioni Unite consiste
nella diversa identificazione del fondamento del diritto: nelle dichiarazioni
internazionali è l’uomo stesso, dotato di prerogative e diritti che derivano
dal suo essere uomo; nel diritto musulmano, invece, il fondamento del diritto è
Dio, nel senso che la volontà di Dio determina i diritti doveri reciproci tra
gli uomini. In questa prospettiva la sharia (Legge islamica) rappresenta
l’unico riferimento a qualsiasi altra legge frutto di iniziativa umana. A
questo divario di fondo si aggiungono poi i contrasti esistenti a livello di
diritti specifici, peraltro inevitabili. I diritti universali dell’uomo si
basano infatti sui due concetti fondamentali dell’eguaglianza di tutti gli
esseri umani e della loro eguale libertà, mentre la sharia si articola invece
sulla base di tre fondamentali relazioni di diseguaglianza che vengono espresse
sul piano giuridico: la diseguaglianza tra uomo e donna, tra musulmano e non
musulmano e tra libero e schiavo. Se l’ultimo punto è generalmente considerato
superato all’interno del mondo islamico, per i primi due i problemi restano
aperti, così come è ancora aperto il problema di fondo a essi sotteso, se cioè
il soggetto pieno di diritti sia l’uomo inteso come <<essere
umano>> o il musulmano. ( da un
articolo di Andrea Pacini “Perché i musulmani non riconoscono i diritti umani
proclamati dall’ONU” su il Giornale di lunedì 4 gennaio 1999).
b) Lo scontro tra culture
Altre culture forti, in tal senso,
sono soltanto l’Islam e quella ebraica, nel cui alveo va riportata anche la
protestante, più vicina all’ebraismo che al cristianesimo. Per i cattolici,
infatti, è inconcepibile un cristianesimo fuori della Chiesa fondata
personalmente da Cristo. Quali di queste “culture” prevarrà? C’è da dire che
solo apparentemente le “culture” sono tre. Se si va oltre le apparenze si
riducono a due: l’ebraica e l’islamica sono accomunate dal fatto che negano il
Dio Trinitario. La protestante ora lo nega ora lo ammette. Solo la cattolica lo
afferma senza condizioni. Oggi appare prevalente la “cultura”
ebraico-protestante, per una serie di considerazioni. Basta qui considerarne
soltanto una. Non era mai accaduto che una nazione avesse il predominio
assoluto in campo militare sul resto dei popoli della terra
c)
La superpotenza statunitense
Gli Stati Uniti d’America, un Paese dove predomina
la cultura ebraico-protestante, hanno oggi questa superiorità assoluta in fatto
di armamenti. Sono in grado di controllare l’apocalisse nucleare anche su zone
limitate del pianeta. Il settimanale L’Espresso del 24 giugno 1999 dedica uno “speciale” allo strapotere
degli Stati Uniti d’America manifestatosi apertamente con la guerra
esclusivamente aerea del maggio ‘99
contro la Serbia. Wlodek Goldkorn titola il suo editoriale: E’ cominciato il dopo Yalta - più che l’89,
caduta del Muro di Berlino, è il ‘99, vittoria nei Balcani, l’anno che sancisce
l’avvento del nuovo ordine planetario. Con una sola potenza al timone. Ecco le
regole del gioco per il Terzo millennio.
Nel secondo articolo dello “speciale”, dedicato all’argomento, il
corrispondente de L’Espresso da New
York, Antonio Carlucci, intitola il suo pezzo: Invincibile soldato Ryan - Un bilancio enorme. Una forza aerea senza
uguali. Ora anche uno scudo a prova di attacco atomico...E il resto del mondo? Quasi impotente. Nel
testo dell’articolo di Carlucci colpisce la seguente considerazione:... Il confronto con il passato è questo: per
essere sicuri di distruggere un obiettivo
di 500 metri quadrati, i piloti della guerra del Vietnam dovevano scaricare 176
bombe. Oggi, ne basta una.
d)
L’egemonia dell’americanismo
La
potenza militare americana si fa cultura egemone e tende ad assorbire in sé
tutte le altre, possiede una vis
attractiva insita nella natura delle cose. L’americanismo pervade di sé tutto il mondo come un tempo avveniva
per la civiltà romana. Il cattolicesimo non è sostenuto, come è
avvenuto in passato, da un “braccio” secolare in grado di contrastare, con la forza, la cultura egemone
dell’americanismo e potrebbe essere
soffocato militarmente con estrema facilità ma tale soluzione non è
considerata, come si dice, politicamente corretta. E’ più facile e conveniente assorbire la fede
cattolica come una delle tante manifestazioni
religiose nella cultura protestante, con il consenso indotto od
inavvertito degli stessi fedeli. La Chiesa ha avuto costantemente due
obiettivi: apostolato e salvezza dei fedeli, anche fisica cioè possibilità di
essere cattolici senza rimetterci la pelle. Il primo obiettivo deve mettere nel
conto il martirio cioè la testimonianza di fede fino all’estremo sacrificio
della vita. L’apostolato efficace è quello fatto con l’esempio e non c’è
maggiore dimostrazione di fede che quella di dare la propria vita per essa. Il
concetto è ben espresso da Tertulliano quando dice: Il sangue dei martiri è semente di cristiani. Probabilmente per
mancanza di disponibilità al martirio la Chiesa attuale ha rinunciato
all’apostolato in nome del dialogo ecumenico. Questo significa che la Chiesa ha
scelto di essere cattolica “a metà” . La libertà di essere cattolici è, di
conseguenza, anch’essa una libertà “a metà”. Infatti è concessa e tollerata a
patto che non abbia la pretesa di essere l’unica vera religione, fondata
direttamente da Gesù Cristo. Solo un “piccolissimo gregge”, il pusillimus grex, di cui parlano le
Scritture, rimarrà effettivamente cattolico, raccolto sull’altare-Calvario
intorno al Cristo crocifisso presente nel sacrificio della Messa di sempre. Toccherà a questi preservare e conservare il “
sacro Graal” della Messa e la fiammella della Chiesa cattolica.
f)
Le armi contro la Chiesa
Non
sappiamo quando i Paesi islamici verranno ridotti alla “ragione” con un
intervento repressivo; sappiamo solo che quando si è deciso un simile
intervento nei confronti della Chiesa è stato fatto.Basta rammentare quanto è
avvenuto in occasione del cosiddetto Risorgimento italiano i cui fatti sono da ascrivere nella guerra divina. Da questo punto di vista le vicende dell’Unità
d’Italia acquistano un particolare interesse in quanto per “fare” l’Italia non
ci si fece scrupolo di usare la forza delle armi contro il cattolicesimo,
contro la Chiesa, contro il Papa. Il 20 settembre 1870 i bersaglieri italiani
attraverso la breccia di Porta Pia espugnarono la Città Santa. Il 2 ottobre
1870 Roma e le province romane erano annesse con le armi al Regno d’Italia e
con legge 3 febbraio 1871 Roma da Caput
mundi fu ridotta a capitale del regno sabaudo, precipitata, dopo secoli,
dall’eternità nel tempo. Il vicario di Cristo fu relegato in quello che restava
della Città Eterna. Come per legge di contrappasso gli ebrei uscirono dal
ghetto e il Papa finiva confinato nel “ghetto” del Vaticano. Da allora il Papa
non risiede più a Roma, espropriatagli dal Governo italiano, ma in quella zona
di Roma detta Città del Vaticano. Dal
1870 la sede della Chiesa non è più Roma ma quella dell’esilio vaticano.
L’evento della presa di Roma nel 1870 da parte delle truppe sabaude è
paragonabile soltanto alla caduta di Gerusalemme in mano musulmana. I cattolici hanno provato nel 1870, quello
che, milleottocento anni prima, patirono gli ebrei, allorché nell’agosto del 70
d.C. l’imperatore romano Vespasiano distrusse il tempio di Gerusalemme.
g)
La Chiesa esce dal ghetto
La cacciata della Chiesa da Roma nel 1870 è l’evento
più rilevante del XIX secolo e va ascritto fra quelli della guerra divina. L’impresa sacrilega solo
parzialmente sarà riparata dai Patti Lateranensi dell’11 febbraio 1929 fra l’Italia e la Santa Sede. Questi
consentirono al Papa di uscire dal “ghetto” dei palazzi vaticani. Alla Camera Benedetto Croce, il 24
maggio 1929, pronunziò il famoso discorso <<Parigi non vale una
messa>> con cui espresse tutto il rancore delle forze anticlericali
contro l’operato del Duce che, di fatto, aveva svuotato il vero obiettivo dell’impresa risorgimentale italiana:
distruggere il Papato togliendo al Papa la sovranità temporale, scacciare la
Chiesa da Roma ed esiliarla in Vaticano. Benito Mussolini pagò la firma di quel
trattato con l’esposizione a testa in
giù del suo cadavere martoriato in Piazzale Loreto a Milano il 29 Aprile
1945. Ai Savoia costò il regno, non
meritavano più alcun “premio”. Il
cosiddetto Risorgimento italiano, infatti, va ricondotto al suo vero ambito:
una guerra combattuta contro la Chiesa e va ricompreso nella guerra fra le due
culture: la cattolica e la protestante. Chiaramente l’Unità d’Italia appare una
creazione della potenza anglicana per eliminare il Papato ed avere il pieno
controllo del Mediterraneo, fondamentale per chiunque voglia avere il dominio
del Mondo.
h)
L’islamizzazione dell’Europa
Si
ha l’intenzione di far rivivere lo spirito dell’Europa? La recente guerra dei
Balcani fra Nato e Serbia dimostra tutt’altra intenzione ed è animata da
tutt’altro “spirito”. Ci sentiamo al riguardo di condividere le conclusioni a
cui è giunto Paolo Taufer nel suo studio dal titolo Guerra in Jugoslavia ed
Europa Cristiana, pubblicato come supplemento alla rivista La Tradizione
cattolica (Anno X - n.1 (39)- 1999):<< ...Chiave di volta per la
completa realizzazione della Repubblica Universale della Gnosi (o Governo
Mondiale), passo decisivo della Grande Opera, resta oggi - ripetiamo -
l’eliminazione dell’Islam, che si erge, colla sua prolificità, il suo
proselitismo, la sua intolleranza e il suo esclusivismo teocratico a
concorrente minaccioso della loggia nell’instaurazione di un nuovo ordine
mondiale. Ecco quindi l’inizio del compimento delle fosche previsioni di
Huntington, con la moltiplicazione dei disordini nelle zone di contatto con i
cristiani, come l’Indonesia, il Sudan, l’India, la Palestina e oggi la Bosnia e
il Kosovo. Ecco la necessità di favorire una massiccia penetrazione dell’Islam
in Europa in grado di suscitare un giorno la reazione in grado di distruggerlo.
Penetrazione che, come tutti gli atti militari, esige un avvicinamento, una
conquista delle posizioni, un loro consolidamento e quindi una concentrazione
delle forze per l’atto successivo. La forza per compiere la prima fase,
per scacciare i serbi dalla loro terra, e insediarvisi al loro posto,
attualmente gli islamici non la possiedono: ed ecco che l’esercito più potente
del mondo sotto un ombrello di mille cacciabombardieri la mette a loro
disposizione. Ecco la testa di ponte, inserita a mo’ di cuneo nei Balcani,
trasformarsi in formidabile base di partenza delle milizie della jihad, verso
quell’Europa per mille anni inespugnabile, milizie chiamate a raccolta dai
quattro punti cardinali del mondo musulmano per fondersi con i 10-15 milioni di
musulmani che in questi ultimi anni hanno invaso l’Europa, e precipitarsi verso
il cuore morale di essa, la sede di Pietro, dove la debolezza e il tradimento
dell’attuale gerarchia, che non cerca più di convertire e che ha spalancato le
porte ai distruttori della Chiesa, avevano già provveduto ad erigere la più
grande moschea d’Europa. “Nessun musulmano dubita - sostiene convinto lo
sceicco Omar Bakri, che da Londra guida per l’Europa il Fronte Internazionale
Islamico di Oussamah ben Laden - che l’Italia sarà islamizzata e che la
bandiera dell’ Islam sventolerà su Roma.” Il Sudan cristiano è lì, ricoperto di
cadaveri dei suoi martiri a garantire la tragica determinazione racchiusa in
questi intendimenti. Parole non vane dunque, che si coniugano su quelle di M.
J. Akbar, autore indiano musulmano che solo qualche anno prima pronosticava:
“Il prossimo avversario dell’Occidente sarà certamente il mondo islamico. Nel
grande arco delle nazioni musulmane, che si dispiega dal Maghreb al Pakistan,
avrà inizio la lotta per un nuovo ordine mondiale.” Un ordine mondiale,
tuttavia, che potrebbe vedere la NATO, il braccio armato della setta
ridefinito, dopo le prove generali del Kosovo, nel suo nuovo concetto
strategico di vettore di missioni a proiezione planetaria “per il conseguimento
della pace” (peacekeeping) massonica, rischierarsi sull’onda di
un’Europa sconvolta, in un’alleanza temporanea con la Cristianità, per
distruggere fisicamente l’Islam nella gnostica ekpyrosis del fuoco nucleare
così sinistramente riprodotta sul frontespizio del libro del CFR Samuel P.
Huntington “Lo scontro delle civiltà.” >>
i)
L’Occidente senz’anima. L’apostasia tranquilla
Su
La Stampa dell’otto di ottobre 1999, Domenico Del Rio riporta la
seguente dichiarazione dell’arcivescovo di Bordeaux, Pierre Eyt, al Sinodo
europeo in svolgimento a Roma: Siamo di fronte a un’apostasia tranquilla da
parte della maggioranza degli europei. L’anima europea è ormai naturalmente non
cristiana. Questo vuol dire che L’Europa non esiste più, perché l’Europa,
la civiltà europea o è cristiana o non è.
L’europarlamentare Luigi Colajanni, riguardo all’edificio di Strasburgo,
destinato ad ospitare la sede dell’Europarlamento, ha dichiarato: Lasciamo
stare pure il problema degli sprechi. Ma esteticamente un Parlamento deve
riflettere l’anima culturale di un popolo. Invece hanno disegnato un palazzo
che assomiglia a uno shopping center. E’ uno scatolone senz’anima: potrebbe
essere in Giappone o in America e avrebbe lo stesso aspetto. ( da “Sette”
supplemento del Corriere delle Sera
n.23 in data 10.6.99). L’architettura non riesce a mentire. Lo spirito
dell’Europa cristiana è ben rappresentato dalle sue cattedrali, quella
dell’euro-mammona dallo shopping-center-parlamento di Strasburgo. L’Europa,
come parte di questo Occidente senz’anima, non è altro che un enorme
supermercato che aspetta di essere saccheggiato dalle popolazioni affamate del
Terzo Mondo.
1) L’Islam, la forbice di Dio
a) Intorno all’anno Mille
La neonata
Europa si trovò, intorno all’anno Mille, a fronteggiare il suo principale
nemico esterno: l’Islam. I musulmani dividono il mondo in: daral - Islam
(dominio dell’Islam) e daral - harb (dominio di guerra). I paesi posti
in questa “parte” del mondo non hanno la pace dell’Islam cioè non sono
sottomessi ad Allah. Il Corano, il libro sacro dei musulmani, prescrive la Jihad,
la “guerra santa”. Per il musulmano combattere la mancata sottomissione a Dio è
opera santa. Non uccidere è un comandamento valido anche per la legge coranica
ma cade, se è necessario uccidere, per conseguire un bene sommo, quale l’ Islam,
cioè la sottomissione ad Allah di quella
parte del mondo che, ancora, non è sotto il suo dominio. Il Corano prescrive
che : Quando saranno trascorsi i mesi sacri, uccidete i politeisti, ovunque
li troviate, prendeteli prigionieri, assediateli e opponetevi ad essi, in tutte
le loro imboscate; però, se essi si convertiranno a Dio, osserveranno la preghiera
e faranno elemosina, lasciateli tranquilli, poiché Dio è indulgente e
compassionevole. ( Il Corano, IX, 5 -traduzione del Dott. Luigi
Bonelli - Editore Ulrico Hoepli Milano - 1969).
Fra i popoli che gli islamici ritengono politeisti vi sono i cristiani
che credono nel Dio composto da tre persone: Padre, Figlio e Spirito Santo. L’anno di fondazione dell’ Islam si colloca
nel 622, allorché Yatrib, la città dove Maometto compì la cosiddetta egira (
“fuga” ), in onore del profeta, cambiò nome e diventò Medina. Nel 633, l’anno
dopo la morte del profeta, i musulmani avviano la Jihad, la “guerra
santa”. Gerusalemme fu conquistata nell’anno 637. Per l’Islam Gerusalemme è
città santa ( come per cristiani ed ebrei ), da lì credono che Maometto sia
asceso al cielo. La Terrasanta è sotto il dominio di Allah. Nell’anno 711 i
Berberi, convertiti all’Islam, attraversano lo stretto di Gibilterra e invadono
la Spagna e il Portogallo. Gli ebrei accolsero i Mori come liberatori.
L’avanzata degli arabi da ovest in Europa fu arrestata a Poitiers da Carlo
Martello, nonno di Carlomagno, nel 732. Occorreranno ottocento anni per
liberare la Spagna dalla mezzaluna dell’Islam e farne un paese europeo cioè cristiano. Gli spagnoli si
conquistarono con il loro sangue il titolo di cristiani. Dal luglio 1936 al
marzo 1939 dovranno riconquistarselo con trentadue mesi di Guerra Civile e un
milione di morti. Nel 1492, la Provvidenza concederà agli spagnoli l’onore di
portare la Fede cattolica nelle Americhe che perderanno, allorché i
“conquistadores” si dedicarono a conquistare oro anziché anime. Nel 1095, Papa Urbano II proclama la “Guerra
Santa” cristiana per fermare la “guerra santa” musulmana. Lo spirito europeo si
fa spirito crociato per liberare la Terrasanta. Questo spirito non è solo
militare ma si realizzerà in vari campi e sarà il modello a cui si ispirerà
costantemente il militante cattolico.
b) La Guerra Santa
La “Guerra Santa”, è bene ripeterlo, è solo uno degli aspetti dello spirito
militante che nelle crociate di quel periodo raggiungerà alte, belle ed eroiche
manifestazioni di Fede. Quella delle crociate non fu l’unica “Guerra Santa” né
sarà l’ultima, fu solo la prima ad essere proclamata esplicitamente come tale dalla Chiesa. La
crociata contro il “maomettanesimo orientale” impegnerà le migliori forze
europee, per oltre duecento anni. In quei due secoli fiorì la nobiltà di sangue
dell’Europa. Il sangue versato per la Terrasanta creò una fratellanza di sangue
con Gesù Cristo e fondò in perpetuo il modello per l’acquisto della nobiltà
cristiana. L’ obiettivo spirituale fu pienamente raggiunto. Quello temporale
mancò. L’epopea delle crociate in Terrasanta
si concluse il 14 agosto 1291 quando anche l’ultimo castello cristiano sul
litorale africano fu espugnato e distrutto dai maomettani. La lotta contro
l’Islam si spostò sul territorio europeo. Nel 1389 i musulmani turco-ottomani
vincono la battaglia di Kosovo in Serbia e pongono sotto il loro governo la
penisola balcanica. Nel 1457 la marea
dell’invasione islamica ha una prima battuta d’arresto presso Belgrado. La
notizia giunse a Roma il 6 agosto e papa Callisto III istituì, per commemorare in perpetuo la
vittoria, la festa della Trasfigurazione di Nostro Signore Gesù Cristo. Nel 1529, gli ottomani giungono fin sotto le
mura di Vienna. Con Solimano il Magnifico, il maomettanesimo orientale
raggiunge il massimo della sua potenza, è avanzato fin nel cuore dell’Europa,
occupando la maggior parte dell’Ungheria. Occorrerà attendere la battaglia di
Lepanto, nel 1571, per dare una definitiva battuta d’arresto all’espansionismo
islamico nel Mediterraneo e dare inizio alla riscossa dell’Europa. Nel giorno
della battaglia, il 7 ottobre, in tutta Europa, numerose confraternite del
Santo Rosario si riunirono in preghiera, per onorare Maria Santissima, sotto
l’invocazione di Madonna del Rosario. San Pio V, avuta notizia della vittoria,
la attribuì alla potente intercessione della Madonna del Rosario e proclamò per
sempre quel giorno dedicato alla sua festa. I successi cristiani proseguirono.
Nel 1683, grazie all’intervento del re di Polonia, Giovanni Sobieski, forte di
un esercito di 27.000 uomini, l’armata turca che assediava Vienna fu
sbaragliata. Nel 1687, Carlo V di Lorena sconfigge i turchi a Mohàcs, e, con il
trattato di Karlowitz, nel 1699, gli ottomani consegnarono agli Asburgo il
possesso dell’Ungheria e della Transilvania. La potenza turca ne uscì
fortemente ridimensionata e nulla poté più contro l’Europa. Erano trascorsi
circa mille anni dall’occupazione musulmana di Gerusalemme. Nel 1453
Costantinopoli era stata espugnata dal sultano ottomano Maometto II. L’impero
romano d’Oriente non esisteva più; da un Costantino era stato fondato e con un
Costantino finiva, Costantino IX nel 1449 aveva ricevuto l’ultima corona di Bisanzio.
Roma era stata fondata da un Romolo e finì con un Romolo, Costantinopoli
fondata da un Costantino finiva con un Costantino. Il serpente, l’ouroboros, anche in questo caso, si mordeva la coda.
Quando un impero non serve più a Dio, il cerchio si chiude e viene tolto dalla
Storia. A partire dal V secolo, infatti, l’Oriente cristiano aveva cominciato a
prendere le distanze dalla Chiesa di Roma e si pose così fuori
dall’Europa.
c) La forbice di Dio
In conclusione, può dirsi che l’Islam fu la forbice con cui Cristo potò la sua vite
dai “rami secchi” e ritagliò i confini dell’Europa. Non è casuale la
circostanza che, a potatura avvenuta, con la caduta di Costantinopoli, nel
1453, inizia la riscossa dell’Europa contro l’Islam. L’Islam non serve più a
Dio. Fino a quel momento, infatti, l’Islam aveva avuto una funzione
provvidenziale per la Chiesa Cattolica Apostolica Romana; aveva impedito alla
Chiesa Bizantina, che considerava Costantinopoli la nuova Roma, di avere
l’appoggio di un Impero, talmente forte da espandersi, nel Mediterraneo, fino
all’Italia. L’Islam, in effetti, ebbe, sul mare, la stessa funzione che i
longobardi avevano avuto sulla terraferma, neutralizzare l’aggressività
bizantina contro la Chiesa. Ciò consentì ai cattolici di non essere più
minacciati dai cristiani bizantini distaccatisi, a seguito dello scisma di
Fozio (sec.VIII-IX), dalla Chiesa di Cristo. Questo conferma che il pericolo
maggiore per la Chiesa non deriva tanto dai nemici esterni quanto da quelli
nati nel suo stesso seno. Nel duemila, oltre un miliardo di musulmani
festeggerà l’anno 1378 dell’Egira e non è escluso che Cristo ricorra ancora
alla “forbice” dell’Islam per potare la sua vite: Io sono la vera vite, il
Padre mio è il coltivatore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo poterò,
perché frutti di più...Chi non rimane in me sarà gettato via come tralcio e
seccherà, e, raccolto sarà buttato nel fuoco a bruciare...(
S.Giovanni, XV,1,5). Maurizio Molinari, su La Stampa del sette ottobre
1999, riferisce che, in occasione di una tavola rotonda sulle guerre di
religione, organizzata dalla Fondazione Agnelli, il direttore Vitalj Tret’jakov
del quotidiano russo Nezavisimaja Gazeta ha dichiarato: Basta dare
un’occhiata a ciò che sta avvenendo nel Caucaso per capire che il conflitto di
civiltà è vero e che oggi la storia uccide e la religione stupra. Ed ha
portato ad esempio usi e costumi dei ribelli ceceni: mani tagliate e teste
mozzate in nome della Sharia ( la legge islamica), abitazioni costruite
con apposite camere sotterranee per gli schiavi, intimidazioni contro i
sacerdoti. E’ un fenomeno che va oltre la Cecenia - ha
sottolineato Tret’jakov - perché in altre repubbliche russe a guida
musulmana c’è chi ha proposto di adottare la Sharia. Da qui il
ruolo della Russia come zona-cuscinetto: Siamo noi che oggi subiamo l’impatto
violento della offensiva islamica contro l’Occidente, se dovessimo cedere il
conflitto si sposterebbe nel cuore dell’Europa. Leggendo l’articolo di Molinari
non si può non temere che se questa volta “Costantinopoli” cadrà in mano
islamica trascinerà nella sua caduta tutto l’Occidente e Roma non si salverà,
la forbice di Dio taglierà fino alla radice. Qualche vescovo sembra averne il
presentimento. Al centro della prima pagina de L’Arena del 14.10.99
titola: I vescovi lanciano l’allarme << L’Islam vuole
dominarci>> ed, in seconda pagina, in un articolo a firma di
Francesco Cerri, dalla Città del Vaticano, ove è in svolgimento il Sinodo
europeo, è riportata la denuncia, fatta davanti al Papa e ai vescovi, di mons.
Giuseppe Germano Bernardini, vescovo di Smirne in Turchia: Il dominio è già cominciato con i petrodollari,
usati non per creare lavoro nei Paesi poveri del Nord Africa e del Medio
Oriente, ma per costruire moschee e centri culturali nei Paesi cristiani
dell’immigrazione islamica, compresa Roma, centro della cristianità. Come non
vedere in tutto questo - si è chiesto - un chiaro programma di espansione e di
riconquista? E’ un fatto
- ha aggiunto - che termini come dialogo, giustizia, reciprocità, o concetti
come diritti dell’uomo, democrazia, hanno per i musulmani un significato
completamente diverso dal nostro. Sappiamo tutti - ha proseguito Bernardini
- che bisogna distinguere la minoranza
fanatica e violenta dalla maggioranza tranquilla e onesta, ma questa, a un ordine dato in nome di Allah o
del Corano, marcerà sempre compatta e senza esitazioni. Del resto la storia ci
insegna che le minoranze decise riescono sempre ad imporsi alle maggioranze rinunciatarie
e silenziose. A riprova del suo grido d’allarme sul pericolo Islam, mons. Bernardini cita diversi
episodi, nei quali esponenti musulmani esprimono chiusure al dialogo con il
cristianesimo e minacciano future dominazioni violente. Che fare di fronte a
tutto ciò? Mons. Bernardini ha proposto innanzitutto la convocazione di un
Sinodo per affrontare il problema degli islamici nei Paesi cristiani. Ma il
vescovo ha lanciato, rivolgendosi al Papa, anche un suggerimento immediato e
pratico: <<Non si conceda mai ai musulmani una chiesa cattolica per il
loro culto, perché questo ai loro occhi è la prova più certa della
nostra apostasia.>>
2) I fili d’erba si trasformano in guerrieri
Se dalle steppe dell’Asia non
fossero dilagate, verso Occidente, le orde gialle dei Mongoli, oggi, finanche
nelle Università inglesi, si parlerebbe arabo, e, si insegnerebbe il Corano, e,
sulla Basilica di San Pietro vi sarebbe la mezzaluna. A fiaccare la forza delle
armate islamiche, e, ad impedire l’islamizzazione della Cina e dell’India, si
alzerà il muro dell’Impero Mongolo, sorto, dal cuore della steppa, come se i
fili d’erba, si fossero all’improvviso trasformati in guerrieri. Ogni mongolo
vale per tre, feroce e coraggioso, come nessun altro combattente, è,
contemporaneamente, fante, arciere e cavaliere. La cavalleria mongola sarà il
terrore degli eserciti dell’epoca. L’impero mongolo durerà alcuni secoli; il
tempo necessario a svolgere un ruolo provvidenziale: ridimensionare la potenza
delle armate ottomane tanto da contenerne l’avanzata militare nei territori
asiatici, balcanici e mediorientali dell’Impero Bizantino. L’Impero ottomano
scomparirà soltanto a seguito della Prima Guerra Mondiale e le armate
mamelucche saranno neutralizzate definitivamente solo da Napoleone. Per
valutare la potenzialità islamica, basta considerare che, se politicamente e
militarmente non è più in grado, oggi, di minacciare l’Europa cristiana, avendo
subito, in questo senso, un completo ridimensionamento, sopravvive, invece,
intatta fino ai giorni nostri come forza religiosa, capace di crescere
numericamente, conquistando sempre più
fedeli in tutto il mondo. Grazie all’Orda d’oro, Costantinopoli fu
espugnata dagli ottomani con mezzo secolo di ritardo. Le frecce mongole tennero
impegnati gli eserciti islamici impedendo che avanzassero in tutta l’Europa, e,
sotto i piedi dei cavalli mongoli, finirono i loro propositi di asservire la
Cristianità. I Mongoli, infatti, risultarono invincibili, fino alla sconfitta
da parte dei Mamelucchi nel 1260, alla “fonte di Golia” vicino Nazareth. Erano
gli stessi Mamelucchi, truppe scelte di origine turca, che avevano avuto un
ruolo determinante nella sconfitta della crociata di Luigi IX (san Luigi) il 22
novembre 1249.Dopo la sconfitta del 1260, i Mongoli cercarono di allearsi con i
Cristiani contro il comune nemico turco. Si ha notizia di ambascerie mongole
presso la corte di Luigi IX e di tentativi di alleanze protrattisi fino
all’inizio del XIV secolo. Per un certo periodo circolò addirittura la voce che
i mongoli avessero sottratto Gerusalemme ai Mamelucchi insediando un governo cristiano. Ambasciatori
mongoli ebbero contatti anche con papa Bonifacio VIII, per chiedere di
intercedere presso i re cristiani, al fine di stringere un’alleanza contro il
comune nemico. Nonostante queste iniziative diplomatiche, l’alleanza non fu mai
fattiva ma restò a livello di buone intenzioni. I Mamelucchi, pertanto,
poterono facilmente conquistare la Galilea nel 1263 e distruggere la cattedrale
di Nazareth, nel 1266 il castello cristiano di Safad, nel 1268 Giaffa. Nel 1277
i cristiani furono confinati in una
striscia di costa prospiciente l’isola di Cipro. La principale causa ad
impedire l’alleanza con i Mongoli fu la mancata compattezza del fronte
cristiano diviso in fazioni rivali e partiti
litigiosi, per conflitti di interesse e gelosie di potere. In
particolare, i Templari preferirono spesso trattare armistizi separati con i
sultani islamici in tal modo isolando le altre forze cristiane. Queste
divisioni contribuirono in modo determinante alle successive sconfitte
cristiane. Nel 1291, infatti, gli eserciti mamelucchi espugnarono Acri, poi il
19 maggio dello stesso anno toccò a Tiro subire la stessa sorte, il 14 luglio a
Sidone, il 31 luglio a Beirut, il 3 agosto a Tartus ed infine a ‘Atlit.
Probabilmente l’arresto di tutti i Templari avvenuto il 13 ottobre 1307 in
Francia e la condanna al rogo del Gran Maestro del Tempio Jacques de Molay
eseguita a Parigi il 18 marzo 1314 fu la conseguenza della scoperta del
tradimento dei Templari, di fatto, trasformatisi in una setta segreta musulmana
all’interno della Cristianità, e, principali artefici del fallimento
dell’alleanza fra cristiani e mongoli, contro gli islamici.
Intanto i Turchi-Mamelucchi erano
diventati un’orda dilagante fin nel cuore dell’Europa. I Balcani furono
conquistati, nel 1389, con la battaglia del Kossovo. Il dominio ottomano ebbe
sotto di sé una fetta d’Europa dal Danubio al Mar Egeo, fino al golfo di
Corinto. Costantinopoli era completamente circondata da territori sottomessi
agli ottomani. Gli eserciti musulmani all’indomani della vittoria del Kosovo
passarono sotto il comando di Bayazid I soprannominato il fulmine, per la
rapidità con cui vinceva gli avversari. Infatti aveva sbaragliato l’esercito
crociato a Nicopoli, nel 1396, dopo aver conquistato la Bulgaria e il
Pelopponneso. Si dice che, nel 1402, apparve nei cieli, per la durata di tre
mesi, una stella cometa, intensamente luminosa, con una scia lunghissima,
rivolta ad Oriente. Era il segno atteso da Tamerlano lo zoppo, capo dei
Mongoli, per muovere guerra contro gli Ottomani e si mise alla testa di un
esercito forte di ottantamila uomini. Ad Angora (Ankara) in Anatolia, il 20
luglio 1402, si svolse la battaglia decisiva fra i due eserciti. I Turchi
furono sconfitti, alcuni parlano di quarantamila, altri di duecentomila morti.
I sopravvissuti si diedero alla fuga. I Mongoli li inseguirono inesorabilmente
e anche Bayazid fu catturato. Le campane di Costantinopoli suonarono a festa
quando giunse la notizia della disfatta ottomana. Dopo circa mezzo
secolo, però, gli ottomani riuscirono a riorganizzare le forze e sconfissero
l’esercito ungherese nella seconda battaglia del Kosovo nel 1448; conquistarono
Costantinopoli nel 1453, la Serbia nel 1454, Atene nel 1456, l’Eubea nel 1470,
e, alla fine, l’isola di Rodi nel 1522 ma non riuscirono a penetrare fin dentro
Europa, come avrebbero potuto, ai tempi di Bayazid, se questo non fosse stato
sconfitto da Tamerlano. I Mongoli, dopo Tamerlano, ritorneranno, lentamente, ad
essere “fili d’erba” nella steppa. Si trasformeranno in guerrieri, ancora una
volta, quando dovranno fermare le armate napoleoniche e poi quelle naziste. Al
vento della steppa si piegano i “fili d’erba” , pronti a trasformarsi in
guerrieri.
3) Il maomettanesimo europeo
a) La definizione di De Maistre
Giuseppe
De Maistre definisce il protestantesimo maomettanesimo europeo: Questa
parola maomettanesimo potrebbe a prima vista sorprendervi: tuttavia si tratta
di una cosa semplicissima. Abbadie, uno dei primi dottori della chiesa
protestante, ha consacrato, come sapete, un volume intero alla sua meravigliosa
opera sulle verità della religione cristiana, alla prova della divinità del
Salvatore. Orbene, in quel volume, egli afferma con grande cognizione di causa,
che se Gesù Cristo non è Dio, Maometto deve essere incontestabilmente
considerato come l’apostolo e il benefattore del genere umano, perché l’avrebbe
sottratto alla più colpevole idolatria. Il cavaliere Jones ha notato non so
dove che il maomettanesimo è una setta cristiana, il che è incontestabile e
notissimo. L’islamismo dunque, poiché ammette l’unità di Dio e la missione
divina di Gesù Cristo, nel quale vede soltanto un’eccellente creatura, perché
non dovrebbe appartenere al Cristianesimo tanto quanto l’arianesimo che
professa la stessa dottrina? C’è di più; dal Corano si potrebbe ricavare una
professione di fede che metterebbe in grande imbarazzo la delicata coscienza
dei ministri protestanti, se dovessero sottoscriverla. Dunque, poiché il
protestantesimo, dovunque è diffuso, professa quasi generalmente il
socianesimo, esso ha annientato il Cristianesimo nella stessa proporzione.
( da pag.179,180 de “ Le serate di Pietroburgo” di Giuseppe De Maistre Edizioni
Paoline 1961 Traduzione di Gennaro Auletta).
b)
Islam, teologicamente protestante
Mohammed
Arkoun, islamista algerino, professore alla Sorbona, in un’intervista,
rilasciata a Magdi Allam, pubblicata su la Repubblica di sabato 11
aprile 1998, conferma la definizione di De Maistre: Bisogna sapere che
l’Islam è teologicamente protestante mentre è politicamente cattolico.
Politicamente tende ad un’entità centrale che è stata statalizzata. E’ lo Stato
che esercita il potere religioso nell’Islam sin dall’epoca dei califfati
islamici. Ma da un punto di vista teologico è prerogativa di ciascun musulmano
avere un rapporto personale e diretto con Dio. Questa è la ragione dell’assenza
di un’autorità centrale e di una gerarchia religiosa nell’Islam, così come è il
caso dei protestanti. Ora gli Stati vogliono confiscare questa libertà
teologica che è invece conforme alla modernità. Anche l’Occidente vorrebbe
imporre una gerarchia religiosa per controllare meglio i musulmani che
risiedono nei suoi paesi ma è un errore. Il protestantesimo ha la stessa
radice del musulmanesimo. In Europa il protestantesimo acquisì da subito quella
duttilità politica che manca al musulmanesimo orientale. Per il resto le due
religioni non differiscono. La Cristianità con la vittoria, a Lepanto, nel
1571, allontanò il pericolo di essere sottomessa al musulmanesimo islamico ma
fu espugnata, dall’interno, dal musulmanesimo europeo. Ciò che non riuscì a
Maometto lo realizzò Lutero.
c) Il frate agostiniano
Il 31 ottobre 1517, verso mezzogiorno, sul portale
della cattedrale di Ognissanti, nella cittadina di Wittenberg, in Sassonia, il
frate agostiniano Martin Lutero affisse le 95 tesi con cui contestava il
diritto del Papa di concedere le indulgenze. Il musulmanesimo europeo
dichiarava guerra alla Cristianità.
d)
Il Concilio protestante in Vaticano
Fu quello l’avvio della cosiddetta Riforma
Protestante tuttora in corso; il Concilio Vaticano II (1959-1965) è un atto di quella Riforma. Giovanni XXIII,
nel dicembre 1959, dichiarò espressamente che il Vaticano II non era da
considerarsi la continuazione del Concilio Vaticano I ( 1869-70). Quel
Concilio, pertanto, resta aperto e non concluso. Se ne deduce, inoltre, che se
non è possibile indire un Concilio quando ne è ancora aperto un altro, il
Concilio Vaticano II non può considerarsi un Concilio della Chiesa Cattolica ma
un Concilio della Riforma Protestante. In questa ottica il Concilio Vaticano II
è il maggiore evento della guerra divina nel XX secolo. La deduzione, di
cui sopra, non risulta affatto infondata e concorda con commenti autorevoli ed
imparziali quali quelli contenuti nell’aureo libro di Romano Amerio IOTA
UNUM - Studio delle variazioni della Chiesa cattolica nel secolo XX
(Milano-Napoli Riccardo Ricciardi Editore 1986 ).
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