martedì 16 settembre 2014

e) La sottomissione dell’Islam


Nei confronti dell’Islam la strada “ consensuale”  è impraticabile e lo “scontro” sarà inevitabile ed è quello che sta accadendo. Una prima ragione fondamentale di frizione tra Islam e documenti delle Nazioni Unite consiste nella diversa identificazione del fondamento del diritto: nelle dichiarazioni internazionali è l’uomo stesso, dotato di prerogative e diritti che derivano dal suo essere uomo; nel diritto musulmano, invece, il fondamento del diritto è Dio, nel senso che la volontà di Dio determina i diritti doveri reciproci tra gli uomini. In questa prospettiva la sharia (Legge islamica) rappresenta l’unico riferimento a qualsiasi altra legge frutto di iniziativa umana. A questo divario di fondo si aggiungono poi i contrasti esistenti a livello di diritti specifici, peraltro inevitabili. I diritti universali dell’uomo si basano infatti sui due concetti fondamentali dell’eguaglianza di tutti gli esseri umani e della loro eguale libertà, mentre la sharia si articola invece sulla base di tre fondamentali relazioni di diseguaglianza che vengono espresse sul piano giuridico: la diseguaglianza tra uomo e donna, tra musulmano e non musulmano e tra libero e schiavo. Se l’ultimo punto è generalmente considerato superato all’interno del mondo islamico, per i primi due i problemi restano aperti, così come è ancora aperto il problema di fondo a essi sotteso, se cioè il soggetto pieno di diritti sia l’uomo inteso come <<essere umano>> o il musulmano. ( da un articolo di Andrea Pacini “Perché i musulmani non riconoscono i diritti umani proclamati dall’ONU”  su il Giornale di lunedì 4 gennaio 1999).


b) Lo scontro tra culture


Altre culture forti, in tal senso, sono soltanto l’Islam e quella ebraica, nel cui alveo va riportata anche la protestante, più vicina all’ebraismo che al cristianesimo. Per i cattolici, infatti, è inconcepibile un cristianesimo fuori della Chiesa fondata personalmente da Cristo. Quali di queste “culture” prevarrà? C’è da dire che solo apparentemente le “culture” sono tre. Se si va oltre le apparenze si riducono a due: l’ebraica e l’islamica sono accomunate dal fatto che negano il Dio Trinitario. La protestante ora lo nega ora lo ammette. Solo la cattolica lo afferma senza condizioni. Oggi appare prevalente la “cultura” ebraico-protestante, per una serie di considerazioni. Basta qui considerarne soltanto una. Non era mai accaduto che una nazione avesse il predominio assoluto in campo militare sul resto dei popoli della terra

c) La superpotenza statunitense
 

Gli Stati Uniti d’America, un Paese dove predomina la cultura ebraico-protestante, hanno oggi questa superiorità assoluta in fatto di armamenti. Sono in grado di controllare l’apocalisse nucleare anche su zone limitate del pianeta.  Il  settimanale L’Espresso del 24 giugno 1999 dedica uno “speciale” allo strapotere degli Stati Uniti d’America manifestatosi apertamente con la guerra esclusivamente  aerea del maggio ‘99 contro la Serbia. Wlodek Goldkorn titola il suo editoriale: E’ cominciato il dopo Yalta - più che l’89, caduta del Muro di Berlino, è il ‘99, vittoria nei Balcani, l’anno che sancisce l’avvento del nuovo ordine planetario. Con una sola potenza al timone. Ecco le regole del gioco per il Terzo millennio. Nel secondo articolo dello “speciale”, dedicato all’argomento, il corrispondente de L’Espresso da New York, Antonio Carlucci, intitola il suo pezzo: Invincibile soldato Ryan - Un bilancio enorme. Una forza aerea senza uguali. Ora anche uno scudo a prova di attacco atomico...E il resto del mondo? Quasi impotente. Nel testo dell’articolo di Carlucci colpisce la seguente considerazione:... Il confronto con il passato è questo: per essere sicuri di distruggere un obiettivo di 500 metri quadrati, i piloti della guerra del Vietnam dovevano scaricare 176 bombe. Oggi, ne basta una.



d) L’egemonia dell’americanismo

La potenza militare americana si fa cultura egemone e tende ad assorbire in sé tutte le altre, possiede una vis attractiva insita nella natura delle cose. L’americanismo pervade di sé tutto il mondo come un tempo avveniva per la civiltà romana.  Il cattolicesimo non è sostenuto, come è avvenuto in passato, da un “braccio” secolare in grado di  contrastare, con la forza, la cultura egemone dell’americanismo e potrebbe essere soffocato militarmente con estrema facilità ma tale soluzione non è considerata, come si dice, politicamente corretta.  E’ più facile e conveniente assorbire la fede cattolica come una delle tante manifestazioni  religiose nella cultura protestante, con il consenso indotto od inavvertito degli stessi fedeli. La Chiesa ha avuto costantemente due obiettivi: apostolato e salvezza dei fedeli, anche fisica cioè possibilità di essere cattolici senza rimetterci la pelle. Il primo obiettivo deve mettere nel conto il martirio cioè la testimonianza di fede fino all’estremo sacrificio della vita. L’apostolato efficace è quello fatto con l’esempio e non c’è maggiore dimostrazione di fede che quella di dare la propria vita per essa. Il concetto è ben espresso da Tertulliano quando dice: Il sangue dei martiri è semente di cristiani. Probabilmente per mancanza di disponibilità al martirio la Chiesa attuale ha rinunciato all’apostolato in nome del dialogo ecumenico. Questo significa che la Chiesa ha scelto di essere cattolica “a metà” . La libertà di essere cattolici è, di conseguenza, anch’essa una libertà “a metà”. Infatti è concessa e tollerata a patto che non abbia la pretesa di essere l’unica vera religione, fondata direttamente da Gesù Cristo.           Solo un “piccolissimo gregge”, il pusillimus grex, di cui parlano le Scritture, rimarrà effettivamente cattolico, raccolto sull’altare-Calvario intorno al Cristo crocifisso presente nel sacrificio della Messa di sempre. Toccherà a questi preservare e conservare il “ sacro Graal” della Messa e la  fiammella della Chiesa cattolica.


f) Le armi contro la Chiesa


Non sappiamo quando i Paesi islamici verranno ridotti alla “ragione” con un intervento repressivo; sappiamo solo che quando si è deciso un simile intervento nei confronti della Chiesa è stato fatto.Basta rammentare quanto è avvenuto in occasione del cosiddetto Risorgimento italiano i cui fatti  sono da ascrivere nella guerra divina. Da questo punto di vista le vicende dell’Unità d’Italia acquistano un particolare interesse in quanto per “fare” l’Italia non ci si fece scrupolo di usare la forza delle armi contro il cattolicesimo, contro la Chiesa, contro il Papa. Il 20 settembre 1870 i bersaglieri italiani attraverso la breccia di Porta Pia espugnarono la Città Santa. Il 2 ottobre 1870 Roma e le province romane erano annesse con le armi al Regno d’Italia e con legge 3 febbraio 1871 Roma da Caput mundi fu ridotta a capitale del regno sabaudo, precipitata, dopo secoli, dall’eternità nel tempo. Il vicario di Cristo fu relegato in quello che restava della Città Eterna. Come per legge di contrappasso gli ebrei uscirono dal ghetto e il Papa finiva confinato nel “ghetto” del Vaticano. Da allora il Papa non risiede più a Roma, espropriatagli dal Governo italiano, ma in quella zona di Roma detta Città del Vaticano.  Dal 1870 la sede della Chiesa non è più Roma ma quella dell’esilio vaticano. L’evento della presa di Roma nel 1870 da parte delle truppe sabaude è paragonabile soltanto alla caduta di Gerusalemme in mano musulmana.  I cattolici hanno provato nel 1870, quello che, milleottocento anni prima, patirono gli ebrei, allorché nell’agosto del 70 d.C. l’imperatore romano Vespasiano distrusse il tempio di Gerusalemme.


g) La Chiesa esce dal ghetto

La cacciata della Chiesa da Roma nel 1870 è l’evento più rilevante del XIX secolo e va ascritto fra quelli della guerra divina. L’impresa sacrilega solo parzialmente sarà riparata dai Patti Lateranensi  dell’11 febbraio 1929  fra l’Italia e la Santa Sede. Questi consentirono al Papa di uscire dal “ghetto” dei palazzi vaticani.           Alla Camera Benedetto Croce, il 24 maggio 1929, pronunziò il famoso discorso <<Parigi non vale una messa>> con cui espresse tutto il rancore delle forze anticlericali contro l’operato del Duce che, di fatto, aveva svuotato il vero obiettivo dell’impresa risorgimentale italiana: distruggere il Papato togliendo al Papa la sovranità temporale, scacciare la Chiesa da Roma ed esiliarla in Vaticano. Benito Mussolini pagò la firma di quel trattato  con l’esposizione a testa in giù del suo cadavere martoriato in Piazzale Loreto a Milano il 29 Aprile 1945.  Ai Savoia costò il regno, non meritavano più alcun “premio”.      Il cosiddetto Risorgimento italiano, infatti, va ricondotto al suo vero ambito: una guerra combattuta contro la Chiesa e va ricompreso nella guerra fra le due culture: la cattolica e la protestante. Chiaramente l’Unità d’Italia appare una creazione della potenza anglicana per eliminare il Papato ed avere il pieno controllo del Mediterraneo, fondamentale per chiunque voglia avere il dominio del Mondo.


h) L’islamizzazione dell’Europa



Si ha l’intenzione di far rivivere lo spirito dell’Europa? La recente guerra dei Balcani fra Nato e Serbia dimostra tutt’altra intenzione ed è animata da tutt’altro “spirito”. Ci sentiamo al riguardo di condividere le conclusioni a cui è giunto Paolo Taufer nel suo studio dal titolo Guerra in Jugoslavia ed Europa Cristiana, pubblicato come supplemento alla rivista La Tradizione cattolica (Anno X - n.1 (39)- 1999):<< ...Chiave di volta per la completa realizzazione della Repubblica Universale della Gnosi (o Governo Mondiale), passo decisivo della Grande Opera, resta oggi - ripetiamo - l’eliminazione dell’Islam, che si erge, colla sua prolificità, il suo proselitismo, la sua intolleranza e il suo esclusivismo teocratico a concorrente minaccioso della loggia nell’instaurazione di un nuovo ordine mondiale. Ecco quindi l’inizio del compimento delle fosche previsioni di Huntington, con la moltiplicazione dei disordini nelle zone di contatto con i cristiani, come l’Indonesia, il Sudan, l’India, la Palestina e oggi la Bosnia e il Kosovo. Ecco la necessità di favorire una massiccia penetrazione dell’Islam in Europa in grado di suscitare un giorno la reazione in grado di distruggerlo. Penetrazione che, come tutti gli atti militari, esige un avvicinamento, una conquista delle posizioni, un loro consolidamento e quindi una concentrazione delle forze per l’atto successivo. La forza per compiere la prima fase, per scacciare i serbi dalla loro terra, e insediarvisi al loro posto, attualmente gli islamici non la possiedono: ed ecco che l’esercito più potente del mondo sotto un ombrello di mille cacciabombardieri la mette a loro disposizione. Ecco la testa di ponte, inserita a mo’ di cuneo nei Balcani, trasformarsi in formidabile base di partenza delle milizie della jihad, verso quell’Europa per mille anni inespugnabile, milizie chiamate a raccolta dai quattro punti cardinali del mondo musulmano per fondersi con i 10-15 milioni di musulmani che in questi ultimi anni hanno invaso l’Europa, e precipitarsi verso il cuore morale di essa, la sede di Pietro, dove la debolezza e il tradimento dell’attuale gerarchia, che non cerca più di convertire e che ha spalancato le porte ai distruttori della Chiesa, avevano già provveduto ad erigere la più grande moschea d’Europa. “Nessun musulmano dubita - sostiene convinto lo sceicco Omar Bakri, che da Londra guida per l’Europa il Fronte Internazionale Islamico di Oussamah ben Laden - che l’Italia sarà islamizzata e che la bandiera dell’ Islam sventolerà su Roma.” Il Sudan cristiano è lì, ricoperto di cadaveri dei suoi martiri a garantire la tragica determinazione racchiusa in questi intendimenti. Parole non vane dunque, che si coniugano su quelle di M. J. Akbar, autore indiano musulmano che solo qualche anno prima pronosticava: “Il prossimo avversario dell’Occidente sarà certamente il mondo islamico. Nel grande arco delle nazioni musulmane, che si dispiega dal Maghreb al Pakistan, avrà inizio la lotta per un nuovo ordine mondiale.” Un ordine mondiale, tuttavia, che potrebbe vedere la NATO, il braccio armato della setta ridefinito, dopo le prove generali del Kosovo, nel suo nuovo concetto strategico di vettore di missioni a proiezione planetaria “per il conseguimento della pace” (peacekeeping) massonica, rischierarsi sull’onda di un’Europa sconvolta, in un’alleanza temporanea con la Cristianità, per distruggere fisicamente l’Islam nella gnostica ekpyrosis del fuoco nucleare così sinistramente riprodotta sul frontespizio del libro del CFR Samuel P. Huntington “Lo scontro delle civiltà.” >>



i) L’Occidente senz’anima. L’apostasia tranquilla
 

Su La Stampa dell’otto di ottobre 1999, Domenico Del Rio riporta la seguente dichiarazione dell’arcivescovo di Bordeaux, Pierre Eyt, al Sinodo europeo in svolgimento a Roma: Siamo di fronte a un’apostasia tranquilla da parte della maggioranza degli europei. L’anima europea è ormai naturalmente non cristiana. Questo vuol dire che L’Europa non esiste più, perché l’Europa, la civiltà europea o è cristiana o non è.  L’europarlamentare Luigi Colajanni, riguardo all’edificio di Strasburgo, destinato ad ospitare la sede dell’Europarlamento, ha dichiarato: Lasciamo stare pure il problema degli sprechi. Ma esteticamente un Parlamento deve riflettere l’anima culturale di un popolo. Invece hanno disegnato un palazzo che assomiglia a uno shopping center. E’ uno scatolone senz’anima: potrebbe essere in Giappone o in America e avrebbe lo stesso aspetto. ( da “Sette” supplemento del Corriere delle Sera  n.23 in data 10.6.99). L’architettura non riesce a mentire. Lo spirito dell’Europa cristiana è ben rappresentato dalle sue cattedrali, quella dell’euro-mammona dallo shopping-center-parlamento di Strasburgo. L’Europa, come parte di questo Occidente senz’anima, non è altro che un enorme supermercato che aspetta di essere saccheggiato dalle popolazioni affamate del Terzo Mondo. 


1) L’Islam, la forbice di Dio


a) Intorno all’anno Mille


La neonata Europa si trovò, intorno all’anno Mille, a fronteggiare il suo principale nemico esterno: l’Islam. I musulmani dividono il mondo in: daral - Islam (dominio dell’Islam) e daral - harb (dominio di guerra). I paesi posti in questa “parte” del mondo non hanno la pace dell’Islam cioè non sono sottomessi ad Allah. Il Corano, il libro sacro dei musulmani, prescrive la Jihad, la “guerra santa”. Per il musulmano combattere la mancata sottomissione a Dio è opera santa. Non uccidere è un comandamento valido anche per la legge coranica ma cade, se è necessario uccidere, per conseguire un bene sommo, quale l’ Islam, cioè la sottomissione ad Allah  di quella parte del mondo che, ancora, non è sotto il suo dominio. Il Corano prescrive che : Quando saranno trascorsi i mesi sacri, uccidete i politeisti, ovunque li troviate, prendeteli prigionieri, assediateli e opponetevi ad essi, in tutte le loro imboscate; però, se essi si convertiranno a Dio, osserveranno la preghiera e faranno elemosina, lasciateli tranquilli, poiché Dio è indulgente e compassionevole. ( Il Corano, IX, 5 -traduzione del Dott. Luigi Bonelli - Editore Ulrico Hoepli Milano - 1969).  Fra i popoli che gli islamici ritengono politeisti vi sono i cristiani che credono nel Dio composto da tre persone: Padre, Figlio e Spirito Santo.  L’anno di fondazione dell’ Islam si colloca nel 622, allorché Yatrib, la città dove Maometto compì la cosiddetta egira ( “fuga” ), in onore del profeta, cambiò nome e diventò Medina. Nel 633, l’anno dopo la morte del profeta, i musulmani avviano la Jihad, la “guerra santa”. Gerusalemme fu conquistata nell’anno 637. Per l’Islam Gerusalemme è città santa ( come per cristiani ed ebrei ), da lì credono che Maometto sia asceso al cielo. La Terrasanta è sotto il dominio di Allah. Nell’anno 711 i Berberi, convertiti all’Islam, attraversano lo stretto di Gibilterra e invadono la Spagna e il Portogallo. Gli ebrei accolsero i Mori come liberatori. L’avanzata degli arabi da ovest in Europa fu arrestata a Poitiers da Carlo Martello, nonno di Carlomagno, nel 732. Occorreranno ottocento anni per liberare la Spagna dalla mezzaluna dell’Islam e farne un  paese europeo cioè cristiano. Gli spagnoli si conquistarono con il loro sangue il titolo di cristiani. Dal luglio 1936 al marzo 1939 dovranno riconquistarselo con trentadue mesi di Guerra Civile e un milione di morti. Nel 1492, la Provvidenza concederà agli spagnoli l’onore di portare la Fede cattolica nelle Americhe che perderanno, allorché i “conquistadores” si dedicarono a conquistare oro anziché anime.  Nel 1095, Papa Urbano II proclama la “Guerra Santa” cristiana per fermare la “guerra santa” musulmana. Lo spirito europeo si fa spirito crociato per liberare la Terrasanta. Questo spirito non è solo militare ma si realizzerà in vari campi e sarà il modello a cui si ispirerà costantemente il militante cattolico.


b) La Guerra Santa


La “Guerra Santa”, è bene ripeterlo,  è solo uno degli aspetti dello spirito militante che nelle crociate di quel periodo raggiungerà alte, belle ed eroiche manifestazioni di Fede. Quella delle crociate non fu l’unica “Guerra Santa” né sarà l’ultima, fu solo la prima ad essere proclamata  esplicitamente come tale dalla Chiesa. La crociata contro il “maomettanesimo orientale” impegnerà le migliori forze europee, per oltre duecento anni. In quei due secoli fiorì la nobiltà di sangue dell’Europa. Il sangue versato per la Terrasanta creò una fratellanza di sangue con Gesù Cristo e fondò in perpetuo il modello per l’acquisto della nobiltà cristiana. L’ obiettivo spirituale fu pienamente raggiunto. Quello temporale mancò. L’epopea delle crociate in Terrasanta  si  concluse il 14 agosto 1291 quando  anche l’ultimo castello cristiano sul litorale africano fu espugnato e distrutto dai maomettani. La lotta contro l’Islam si spostò sul territorio europeo. Nel 1389 i musulmani turco-ottomani vincono la battaglia di Kosovo in Serbia e pongono sotto il loro governo la penisola balcanica.  Nel 1457 la marea dell’invasione islamica ha una prima battuta d’arresto presso Belgrado. La notizia giunse a Roma il 6 agosto e papa Callisto III  istituì, per commemorare in perpetuo la vittoria, la festa della Trasfigurazione di Nostro Signore Gesù Cristo.  Nel 1529, gli ottomani giungono fin sotto le mura di Vienna. Con Solimano il Magnifico, il maomettanesimo orientale raggiunge il massimo della sua potenza, è avanzato fin nel cuore dell’Europa, occupando la maggior parte dell’Ungheria. Occorrerà attendere la battaglia di Lepanto, nel 1571, per dare una definitiva battuta d’arresto all’espansionismo islamico nel Mediterraneo e dare inizio alla riscossa dell’Europa. Nel giorno della battaglia, il 7 ottobre, in tutta Europa, numerose confraternite del Santo Rosario si riunirono in preghiera, per onorare Maria Santissima, sotto l’invocazione di Madonna del Rosario. San Pio V, avuta notizia della vittoria, la attribuì alla potente intercessione della Madonna del Rosario e proclamò per sempre quel giorno dedicato alla sua festa. I successi cristiani proseguirono. Nel 1683, grazie all’intervento del re di Polonia, Giovanni Sobieski, forte di un esercito di 27.000 uomini, l’armata turca che assediava Vienna fu sbaragliata. Nel 1687, Carlo V di Lorena sconfigge i turchi a Mohàcs, e, con il trattato di Karlowitz, nel 1699, gli ottomani consegnarono agli Asburgo il possesso dell’Ungheria e della Transilvania. La potenza turca ne uscì fortemente ridimensionata e nulla poté più contro l’Europa. Erano trascorsi circa mille anni dall’occupazione musulmana di Gerusalemme. Nel 1453 Costantinopoli era stata espugnata dal sultano ottomano Maometto II. L’impero romano d’Oriente non esisteva più; da un Costantino era stato fondato e con un Costantino finiva, Costantino IX nel 1449 aveva ricevuto l’ultima corona di Bisanzio. Roma era stata fondata da un Romolo e finì con un Romolo, Costantinopoli fondata da un Costantino finiva con un Costantino. Il serpente, l’ouroboros,  anche in questo caso, si mordeva la coda. Quando un impero non serve più a Dio, il cerchio si chiude e viene tolto dalla Storia. A partire dal V secolo, infatti, l’Oriente cristiano aveva cominciato a prendere le distanze dalla Chiesa di Roma e si pose così  fuori  dall’Europa.



c) La forbice di Dio

In conclusione, può dirsi che l’Islam  fu la forbice con cui Cristo potò la sua vite dai “rami secchi” e ritagliò i confini dell’Europa. Non è casuale la circostanza che, a potatura avvenuta, con la caduta di Costantinopoli, nel 1453, inizia la riscossa dell’Europa contro l’Islam. L’Islam non serve più a Dio. Fino a quel momento, infatti, l’Islam aveva avuto una funzione provvidenziale per la Chiesa Cattolica Apostolica Romana; aveva impedito alla Chiesa Bizantina, che considerava Costantinopoli la nuova Roma, di avere l’appoggio di un Impero, talmente forte da espandersi, nel Mediterraneo, fino all’Italia. L’Islam, in effetti, ebbe, sul mare, la stessa funzione che i longobardi avevano avuto sulla terraferma, neutralizzare l’aggressività bizantina contro la Chiesa. Ciò consentì ai cattolici di non essere più minacciati dai cristiani bizantini distaccatisi, a seguito dello scisma di Fozio (sec.VIII-IX), dalla Chiesa di Cristo. Questo conferma che il pericolo maggiore per la Chiesa non deriva tanto dai nemici esterni quanto da quelli nati nel suo stesso seno. Nel duemila, oltre un miliardo di musulmani festeggerà l’anno 1378 dell’Egira e non è escluso che Cristo ricorra ancora alla “forbice” dell’Islam per potare la sua vite: Io sono la vera vite, il Padre mio è il coltivatore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo poterò, perché frutti di più...Chi non rimane in me sarà gettato via come tralcio e seccherà, e, raccolto sarà buttato nel fuoco a bruciare...( S.Giovanni, XV,1,5). Maurizio Molinari, su La Stampa del sette ottobre 1999, riferisce che, in occasione di una tavola rotonda sulle guerre di religione, organizzata dalla Fondazione Agnelli, il direttore Vitalj Tret’jakov del quotidiano russo Nezavisimaja Gazeta ha dichiarato: Basta dare un’occhiata a ciò che sta avvenendo nel Caucaso per capire che il conflitto di civiltà è vero e che oggi la storia uccide e la religione stupra. Ed ha portato ad esempio usi e costumi dei ribelli ceceni: mani tagliate e teste mozzate in nome della Sharia ( la legge islamica), abitazioni costruite con apposite camere sotterranee per gli schiavi, intimidazioni contro i sacerdoti. E’ un fenomeno che va oltre la Cecenia - ha sottolineato Tret’jakov - perché in altre repubbliche russe a guida musulmana c’è chi ha proposto di adottare la Sharia. Da qui il ruolo della Russia come zona-cuscinetto: Siamo noi che oggi subiamo l’impatto violento della offensiva islamica contro l’Occidente, se dovessimo cedere il conflitto si sposterebbe nel cuore dell’Europa. Leggendo l’articolo di Molinari non si può non temere che se questa volta “Costantinopoli” cadrà in mano islamica trascinerà nella sua caduta tutto l’Occidente e Roma non si salverà, la forbice di Dio taglierà fino alla radice. Qualche vescovo sembra averne il presentimento. Al centro della prima pagina de L’Arena del 14.10.99 titola: I vescovi lanciano l’allarme << L’Islam vuole dominarci>> ed, in seconda pagina, in un articolo a firma di Francesco Cerri, dalla Città del Vaticano, ove è in svolgimento il Sinodo europeo, è riportata la denuncia, fatta davanti al Papa e ai vescovi, di mons. Giuseppe Germano Bernardini, vescovo di Smirne in Turchia: Il  dominio è già cominciato con i petrodollari, usati non per creare lavoro nei Paesi poveri del Nord Africa e del Medio Oriente, ma per costruire moschee e centri culturali nei Paesi cristiani dell’immigrazione islamica, compresa Roma, centro della cristianità. Come non vedere in tutto questo - si è chiesto - un chiaro programma di espansione e di riconquista? E’ un fatto - ha aggiunto - che termini come dialogo, giustizia, reciprocità, o concetti come diritti dell’uomo, democrazia, hanno per i musulmani un significato completamente diverso dal nostro. Sappiamo tutti - ha proseguito Bernardini -  che bisogna distinguere la minoranza fanatica e violenta dalla maggioranza tranquilla e onesta, ma  questa, a un ordine dato in nome di Allah o del Corano, marcerà sempre compatta e senza esitazioni. Del resto la storia ci insegna che le minoranze decise riescono sempre ad imporsi alle maggioranze rinunciatarie e silenziose. A riprova del suo grido d’allarme sul pericolo Islam, mons. Bernardini cita diversi episodi, nei quali esponenti musulmani esprimono chiusure al dialogo con il cristianesimo e minacciano future dominazioni violente. Che fare di fronte a tutto ciò? Mons. Bernardini ha proposto innanzitutto la convocazione di un Sinodo per affrontare il problema degli islamici nei Paesi cristiani. Ma il vescovo ha lanciato, rivolgendosi al Papa, anche un suggerimento immediato e pratico: <<Non si conceda mai ai musulmani una chiesa cattolica per il loro culto, perché questo ai loro occhi è la prova più certa della nostra apostasia.>>  





2) I  fili d’erba si trasformano in guerrieri


Se dalle steppe dell’Asia non fossero dilagate, verso Occidente, le orde gialle dei Mongoli, oggi, finanche nelle Università inglesi, si parlerebbe arabo, e, si insegnerebbe il Corano, e, sulla Basilica di San Pietro vi sarebbe la mezzaluna. A fiaccare la forza delle armate islamiche, e, ad impedire l’islamizzazione della Cina e dell’India, si alzerà il muro dell’Impero Mongolo, sorto, dal cuore della steppa, come se i fili d’erba, si fossero all’improvviso trasformati in guerrieri. Ogni mongolo vale per tre, feroce e coraggioso, come nessun altro combattente, è, contemporaneamente, fante, arciere e cavaliere. La cavalleria mongola sarà il terrore degli eserciti dell’epoca. L’impero mongolo durerà alcuni secoli; il tempo necessario a svolgere un ruolo provvidenziale: ridimensionare la potenza delle armate ottomane tanto da contenerne l’avanzata militare nei territori asiatici, balcanici e mediorientali dell’Impero Bizantino. L’Impero ottomano scomparirà soltanto a seguito della Prima Guerra Mondiale e le armate mamelucche saranno neutralizzate definitivamente solo da Napoleone. Per valutare la potenzialità islamica, basta considerare che, se politicamente e militarmente non è più in grado, oggi, di minacciare l’Europa cristiana, avendo subito, in questo senso, un completo ridimensionamento, sopravvive, invece, intatta fino ai giorni nostri come forza religiosa, capace di crescere numericamente, conquistando sempre più  fedeli in tutto il mondo. Grazie all’Orda d’oro, Costantinopoli fu espugnata dagli ottomani con mezzo secolo di ritardo. Le frecce mongole tennero impegnati gli eserciti islamici impedendo che avanzassero in tutta l’Europa, e, sotto i piedi dei cavalli mongoli, finirono i loro propositi di asservire la Cristianità. I Mongoli, infatti, risultarono invincibili, fino alla sconfitta da parte dei Mamelucchi nel 1260, alla “fonte di Golia” vicino Nazareth. Erano gli stessi Mamelucchi, truppe scelte di origine turca, che avevano avuto un ruolo determinante nella sconfitta della crociata di Luigi IX (san Luigi) il 22 novembre 1249.Dopo la sconfitta del 1260, i Mongoli cercarono di allearsi con i Cristiani contro il comune nemico turco. Si ha notizia di ambascerie mongole presso la corte di Luigi IX e di tentativi di alleanze protrattisi fino all’inizio del XIV secolo. Per un certo periodo circolò addirittura la voce che i mongoli avessero sottratto Gerusalemme ai Mamelucchi  insediando un governo cristiano. Ambasciatori mongoli ebbero contatti anche con papa Bonifacio VIII, per chiedere di intercedere presso i re cristiani, al fine di stringere un’alleanza contro il comune nemico. Nonostante queste iniziative diplomatiche, l’alleanza non fu mai fattiva ma restò a livello di buone intenzioni. I Mamelucchi, pertanto, poterono facilmente conquistare la Galilea nel 1263 e distruggere la cattedrale di Nazareth, nel 1266 il castello cristiano di Safad, nel 1268 Giaffa. Nel 1277 i  cristiani furono confinati in una striscia di costa prospiciente l’isola di Cipro. La principale causa ad impedire l’alleanza con i Mongoli fu la mancata compattezza del fronte cristiano diviso in fazioni rivali e partiti  litigiosi, per conflitti di interesse e gelosie di potere. In particolare, i Templari preferirono spesso trattare armistizi separati con i sultani islamici in tal modo isolando le altre forze cristiane. Queste divisioni contribuirono in modo determinante alle successive sconfitte cristiane. Nel 1291, infatti, gli eserciti mamelucchi espugnarono Acri, poi il 19 maggio dello stesso anno toccò a Tiro subire la stessa sorte, il 14 luglio a Sidone, il 31 luglio a Beirut, il 3 agosto a Tartus ed infine a ‘Atlit. Probabilmente l’arresto di tutti i Templari avvenuto il 13 ottobre 1307 in Francia e la condanna al rogo del Gran Maestro del Tempio Jacques de Molay eseguita a Parigi il 18 marzo 1314 fu la conseguenza della scoperta del tradimento dei Templari, di fatto, trasformatisi in una setta segreta musulmana all’interno della Cristianità, e, principali artefici del fallimento dell’alleanza fra cristiani e mongoli, contro gli islamici.
 Intanto i Turchi-Mamelucchi erano diventati un’orda dilagante fin nel cuore dell’Europa. I Balcani furono conquistati, nel 1389, con la battaglia del Kossovo. Il dominio ottomano ebbe sotto di sé una fetta d’Europa dal Danubio al Mar Egeo, fino al golfo di Corinto. Costantinopoli era completamente circondata da territori sottomessi agli ottomani. Gli eserciti musulmani all’indomani della vittoria del Kosovo passarono sotto il comando di Bayazid I soprannominato il fulmine, per la rapidità con cui vinceva gli avversari. Infatti aveva sbaragliato l’esercito crociato a Nicopoli, nel 1396, dopo aver conquistato la Bulgaria e il Pelopponneso. Si dice che, nel 1402, apparve nei cieli, per la durata di tre mesi, una stella cometa, intensamente luminosa, con una scia lunghissima, rivolta ad Oriente. Era il segno atteso da Tamerlano lo zoppo, capo dei Mongoli, per muovere guerra contro gli Ottomani e si mise alla testa di un esercito forte di ottantamila uomini. Ad Angora (Ankara) in Anatolia, il 20 luglio 1402, si svolse la battaglia decisiva fra i due eserciti. I Turchi furono sconfitti, alcuni parlano di quarantamila, altri di duecentomila morti. I sopravvissuti si diedero alla fuga. I Mongoli li inseguirono inesorabilmente e anche Bayazid fu catturato. Le campane di Costantinopoli suonarono a festa quando giunse la notizia della disfatta ottomana.         Dopo circa mezzo secolo, però, gli ottomani riuscirono a riorganizzare le forze e sconfissero l’esercito ungherese nella seconda battaglia del Kosovo nel 1448; conquistarono Costantinopoli nel 1453, la Serbia nel 1454, Atene nel 1456, l’Eubea nel 1470, e, alla fine, l’isola di Rodi nel 1522 ma non riuscirono a penetrare fin dentro Europa, come avrebbero potuto, ai tempi di Bayazid, se questo non fosse stato sconfitto da Tamerlano. I Mongoli, dopo Tamerlano, ritorneranno, lentamente, ad essere “fili d’erba” nella steppa. Si trasformeranno in guerrieri, ancora una volta, quando dovranno fermare le armate napoleoniche e poi quelle naziste. Al vento della steppa si piegano i “fili d’erba” , pronti a trasformarsi in guerrieri.


3) Il maomettanesimo  europeo


a) La definizione di De Maistre


Giuseppe De Maistre definisce il protestantesimo maomettanesimo europeo: Questa parola maomettanesimo potrebbe a prima vista sorprendervi: tuttavia si tratta di una cosa semplicissima. Abbadie, uno dei primi dottori della chiesa protestante, ha consacrato, come sapete, un volume intero alla sua meravigliosa opera sulle verità della religione cristiana, alla prova della divinità del Salvatore. Orbene, in quel volume, egli afferma con grande cognizione di causa, che se Gesù Cristo non è Dio, Maometto deve essere incontestabilmente considerato come l’apostolo e il benefattore del genere umano, perché l’avrebbe sottratto alla più colpevole idolatria. Il cavaliere Jones ha notato non so dove che il maomettanesimo è una setta cristiana, il che è incontestabile e notissimo. L’islamismo dunque, poiché ammette l’unità di Dio e la missione divina di Gesù Cristo, nel quale vede soltanto un’eccellente creatura, perché non dovrebbe appartenere al Cristianesimo tanto quanto l’arianesimo che professa la stessa dottrina? C’è di più; dal Corano si potrebbe ricavare una professione di fede che metterebbe in grande imbarazzo la delicata coscienza dei ministri protestanti, se dovessero sottoscriverla. Dunque, poiché il protestantesimo, dovunque è diffuso, professa quasi generalmente il socianesimo, esso ha annientato il Cristianesimo nella stessa proporzione. ( da pag.179,180 de “ Le serate di Pietroburgo” di Giuseppe De Maistre Edizioni Paoline 1961 Traduzione di Gennaro Auletta).


b) Islam, teologicamente protestante

Mohammed Arkoun, islamista algerino, professore alla Sorbona, in un’intervista, rilasciata a Magdi Allam, pubblicata su la Repubblica di sabato 11 aprile 1998, conferma la definizione di De Maistre: Bisogna sapere che l’Islam è teologicamente protestante mentre è politicamente cattolico. Politicamente tende ad un’entità centrale che è stata statalizzata. E’ lo Stato che esercita il potere religioso nell’Islam sin dall’epoca dei califfati islamici. Ma da un punto di vista teologico è prerogativa di ciascun musulmano avere un rapporto personale e diretto con Dio. Questa è la ragione dell’assenza di un’autorità centrale e di una gerarchia religiosa nell’Islam, così come è il caso dei protestanti. Ora gli Stati vogliono confiscare questa libertà teologica che è invece conforme alla modernità. Anche l’Occidente vorrebbe imporre una gerarchia religiosa per controllare meglio i musulmani che risiedono nei suoi paesi ma è un errore. Il protestantesimo ha la stessa radice del musulmanesimo. In Europa il protestantesimo acquisì da subito quella duttilità politica che manca al musulmanesimo orientale. Per il resto le due religioni non differiscono. La Cristianità con la vittoria, a Lepanto, nel 1571, allontanò il pericolo di essere sottomessa al musulmanesimo islamico ma fu espugnata, dall’interno, dal musulmanesimo europeo. Ciò che non riuscì a Maometto lo realizzò Lutero.


c) Il frate agostiniano

Il 31 ottobre 1517, verso mezzogiorno, sul portale della cattedrale di Ognissanti, nella cittadina di Wittenberg, in Sassonia, il frate agostiniano Martin Lutero affisse le 95 tesi con cui contestava il diritto del Papa di concedere le indulgenze. Il musulmanesimo europeo dichiarava guerra alla Cristianità.


d) Il Concilio protestante in Vaticano


Fu quello l’avvio della cosiddetta Riforma Protestante tuttora in corso; il Concilio Vaticano II (1959-1965)  è un atto di quella Riforma. Giovanni XXIII, nel dicembre 1959, dichiarò espressamente che il Vaticano II non era da considerarsi la continuazione del Concilio Vaticano I ( 1869-70). Quel Concilio, pertanto, resta aperto e non concluso. Se ne deduce, inoltre, che se non è possibile indire un Concilio quando ne è ancora aperto un altro, il Concilio Vaticano II non può considerarsi un Concilio della Chiesa Cattolica ma un Concilio della Riforma Protestante. In questa ottica il Concilio Vaticano II è il maggiore evento della guerra divina nel XX secolo. La deduzione, di cui sopra, non risulta affatto infondata e concorda con commenti autorevoli ed imparziali quali quelli contenuti nell’aureo libro di Romano Amerio IOTA UNUM - Studio delle variazioni della Chiesa cattolica nel secolo XX (Milano-Napoli Riccardo Ricciardi Editore 1986 ).

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