sabato 7 maggio 2016

L’ ETERNITA’ SPEZZATA


La Sapienza è il timor di Dio, è timore della Sua legge, è obbedienza alla volontà di Dio.  La creazione non è altro che un universale atto di obbedienza alla volontà di Dio. Iddio, amore perfetto, non opera attraverso la forza, non costringe. La creazione non è avvenuta per un atto di forza ma di amore. Il cosmo si è ordinato corrispondendo all’amore di Dio, ha obbedito a Dio, ha ricambiato l’amore di Dio. In questo senso la Creazione è frutto della  Sapienza.  Quando recitiamo il Padre Nostro e diciamo: Sia fatta la tua volontà, manifestiamo, con queste parole, il nostro consenso alla Creazione, ci mettiamo al servizio di Dio, corrispondiamo al Suo amore. In queste parole del Padre Nostro è contenuta l’essenza della Sapienza: fare la volontà di Dio. 


Anzi  Gesù Cristo ha fatto una promessa precisa. La vigilia della sua Passione, Nostro Signore, dopo aver cenato con gli Apostoli ebbe con loro una conversazione affettuosissima: Se qualcuno mi ama, mio Padre ed io l'ameremo e verremo in lui e faremo in lui la nostra dimora."  E' da rilevare in queste parole che Cristo non dice presso di lui, con lui, ma in lui. Noi possiamo dire sono con  il mio amico Paolo, vicino od accanto a Paolo, ma nessuno può affermare che è in Paolo. Ebbene Cristo affermò testualmente, come riportano i Vangeli che Egli sarà in noi, se noi l'amiamo, e aggiunge: E noi faremo in lui la nostra dimora.  Orbene la dimora è il luogo dove si resta, ci si ferma a lungo, dove si soggiorna. Dio vuole dunque dimorare in noi, finché noi non lo cacceremo con il peccato. La mangiatoia in cui nasce il Bambino Gesù nel presepio portava l'Uomo-Dio; noi non portiamo in noi il corpo di Gesù Cristo, ma finché siamo in grazia di Dio cioè senza peccato, portiamo in noi la sua Divinità, siamo come tabernacoli. Sant'Ignazio di Antiochia allorché venne insultato dall'imperatore romano Traiano gli rispose di non trattarlo in quel modo perché egli portava in sé Cristo. L'imperatore si inalberò dicendo: Come puoi affermare questo?  Il martire gli rispose: E' la verità, quando sono in grazia, senza peccato, porto Dio in me, sono il suo tabernacolo.        


La Sapienza non va confusa con l’Islam, sottomissione a Dio. La Sapienza non è sottomissione ma amore dell’uomo verso Dio, corrispondenza dell’uomo all’amore di Dio. La sottomissione è effetto della forza che deriva dalla potenza non dall’amore, è la condizione dello schiavo. Dio è Padre e il rapporto fra Dio e l’uomo non è di sottomissione ma di amore.    La religione cattolica è l’unica a riconoscere Dio come Padre. La preghiera maomettana dei 99 nomi di Allah, infatti, non contiene quello di Padre. La religione cattolica è l’unica che riconosce all’uomo una paternità divina e si rivolge a Dio chiamandolo Padre. Cristo stesso ha insegnato a pregare in questo modo. 



Cristo quando prega, perché come vero-uomo prega, non si rivolge a  Dio ma al Padre. In tal modo egli stesso confessa la Trinità di Dio. Il  Padre nostro, infatti, è la preghiera alla Prima Persona della Trinità. Quando ci rivolgiamo al Padre Nostro facciamo una professione di fede nella Trinità. Rivolgendoci al Padre come Dio, riconosciamo Dio anche nel Figlio e nello Spirito. Lo Spirito come amore li unisce in modo perfetto e Spirito-amore, Padre e Figlio sono in unione perfetta. Il Padre Nostro è la preghiera ad imitazione di Cristo, dell’uomo cattolico. Cristo prega come cattolico perché è cattolico chi crede nel Dio Trinitario.
Il popolo di Dio si identifica con quanti, ad imitazione di Cristo, credono nel Dio Trinitario, con quanti cioè sono cattolici. Senza la fede nel Dio Trinitario non si è cattolici. Il Cristo-uomo è cattolico, non solo il primo dei battezzati ma anche il primo dei cattolici.  Cristo si è incarnato per rivelarci il mistero del Vero Dio. Solo la grazia, il salto di qualità dall’intelletto allo spirito, ci consente di avere fede nella Trinità.  Il primo passo è l’umiltà,  l’atteggiamento innocente del fanciullo, disponibile ad accogliere la Verità dentro di sé, appena bussa alle porte del cuore. Dio è il “mare” e noi siamo il “bicchiere”, secondo l’esempio di sant’Agostino. Dobbiamo accontentarci della “goccia” che ci regala la grazia e una “goccia” di Dio è il mare del mare ed è sufficiente a riempirci totalmente.
 


Una “goccia” di Dio basta a fare un santo. C’è stato un solo uomo che ha racchiuso in sé tutto il mare di Dio: Cristo, che si è incarnato come Dio ed in sé racchiude tutto il Bene:  generato e non creato della stessa sostanza del Padre, come recita  il Credo
A Cristo, non come Dio, essendo impossibile, ma in quanto uomo si contrappone satana. All’incarnazione del Bene si contrappone l’incarnazione del Male: satana, anche in questo scimmia di Dio. Come Cristo è vero Dio e vero uomo ed è realmente e concretamente presente nella Chiesa e agisce ed opera concretamente e realmente nella Storia come facitore del Bene, satana è concretamente e realmente l’attore del Male nella Storia dell’uomo. 
 La Storia umana deriva la sua dinamica da questo antagonismo in un luogo: il mondo e in un tempo: l’eternità-finita.  La Storia è già compiuta fuori da ogni luogo e da ogni tempo, nella dimensione infinita dell’eternità, nei Cieli.              Questa sulla terra è il riflesso confuso di quella già compiuta nell’eternità-infinita al di sopra del tempo terreno, con il trionfo di Dio, la realizzazione della Creazione perfetta, in Paradiso. E’ il mistero della Storia: l’eternità spezzata. L’uomo era stato condannato in eterno e solo Cristo ha potuto “spezzare” l’eternità. Quando tutto si è compiuto sul Calvario, il velo del tempio si è squarciato.( Matteo, 27, 51-52). Dio ha abbandonato quel tempio per farsi “tempio spirituale”: dove infatti sono due o tre riuniti nel mio nome, ivi sono anch’io in mezzo a loro ( Vangelo secondo Matteo, 18,

20) 
e l’eternità si è divisa in due tronconi: il prima e il dopo Cristo. 


 Nella dimensione dell’eternità spezzata si affrontano le schiere al servizio di Cristo Re e quelle del principe di questo mondo: satana. Queste ultime sono le forze del non serviam, poste per scelta volontaria contro la Creazione e, per questo, destinate ad essere poste fuori dal Creato, sono l’elemento di imperfezione, l’ultima resistenza del Caos all’opera di Dio.  A battaglia conclusa, l’eternità si ricomporrà nell’ immutabilità dei Cieli con il Giudizio Universale

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