La
predicazione della colpa
a)
L’industria della colpa
Nel
febbraio del 1999, un gruppo di prelati, sotto lo pseudonimo “I Millenari”, ha
pubblicato, presso la casa editrice Kaos di Milano, un libro dal titolo Via col vento in Vaticano:<< E’ venuto il tempo che la Chiesa chieda perdono a
Cristo per le tante infedeltà e tradimenti dei suoi ministri, specialmente di
quelli costituiti in autorità al vertice della gerarchia ecclesiastica>>.
Il testo del libro è preceduto dalla seguente “Nota dell’editore”: Benché laica e anticlericale, la Kaos
edizioni pubblica questo pamphlet a carattere religioso, scritto da alcuni
prelati della curia vaticana, per una duplice ragione: si tratta di un
documento, duramente critico verso la nomenklatura vaticana, che proviene
dall’interno del Palazzo della Chiesa di Roma; ed è un testo che l’editoria
cattolica avrebbe condannato a rimanere inedito. Il libro, quindi, sarebbe animato dalla buona intenzione di
correggere ed emendare l’attuale gerarchia ecclesiastica, per migliorare la
Chiesa, denunciare le rilassatezze, gli
agi, i raggiri, gli intrallazzi, gli
ozi, i privilegi di una certa casta clericale. Il libro denuncia gli
effetti, non la causa, dell’attuale crisi della Chiesa, provocata dalla
apostasia di una certa casta clericale.
Gli anonimi estensori del pamphlet fanno
parte dell’industria della colpa che è all’opera per attaccare e
disgregare la Chiesa con il sistema usato un tempo dalla propaganda sovietica
per colpevolizzare l’Occidente e portarlo alla resa psicologica al comunismo. A
chi deve arrendersi la Chiesa? Chi ha interesse a conquistarla? Quelli che la
combattono da duemila anni, fin dal suo nascere. I nemici si riducono, di
fatto, ad uno: Lucifero alias l’antico serpente alias il rio dragone alias
satana o diavolo. La Chiesa e l’uomo hanno lo stesso nemico. Chi vuol
distruggere la Chiesa ha come obiettivo finale la distruzione, la perdizione
del genere umano.
b)
Tertio Millennio Adveniente
La
predicazione della colpa fa parte
della ”guerra divina” contro la Chiesa ed è stata “ufficialmente” avviata da Giovanni Paolo II con la lettera
apostolica Tertio Millennio Adveniente emanata il 10 novembre 1994 e
rivolta all’episcopato, al clero e ai fedeli circa la preparazione del Giubileo
dell’anno 2000 : “ Tra i peccati che esigono un maggiore impegno di penitenza e
di conversione devono essere annoverati certamente quelli che hanno
pregiudicato l’unità voluta da Dio per il suo Popolo. Nel corso
dei mille anni che si stanno concludendo, ancor più che nel primo millennio, la
comunione ecclesiale, <<talora non senza colpa di uomini d’entrambe le
parti>>, ha conosciuto dolorose lacerazioni che contraddicono apertamente
alla volontà di Cristo e sono di scandalo al mondo. Tali peccati del passato
fanno sentire ancora, purtroppo, il loro peso e permangono come altrettante
tentazioni anche nel presente. E’ necessario farne ammenda, invocando con forza
il perdono di Cristo.” (la sottolineatura è nostra).Con questa lettera la
Chiesa è diventata freccia e bersaglio
della rivoluzione per dirla con Mao Tse Tung.
c)
Il divieto di giudicare
Papa
Wojtyla non tiene conto delle parole di San Paolo:. Quanto a me, non mi preoccupa affatto l’essere giudicato dagli uomini o
da voi: anzi neppur io posso giudicarmi. E’ pur vero che mi sento tranquillo in
coscienza, ma per questo non sono scusato. Infatti chi mi giudica è soltanto
Iddio. Perciò non giudicate mai prima che sia venuto il Signore. Egli, quando
verrà, rivelerà i più intimi segreti
e i desideri del cuore. Allora darà a ciascuno il premio meritato. (Prima
lettera ai Corinti). Giovanni Paolo
II contraddice San Paolo; “giudica” la Chiesa, la “condanna” ad accusarsi di
colpe, tutte da provare e da dimostrare, non aspetta la venuta del Signore, non
rimette a Dio il giudizio e la sentenza. Non rientra nella missione del Papa
sostituirsi a Dio, giudicare e condannare la “sposa di Cristo” di cui dovrebbe
essere “amministratore fedele a tutta prova”, come, nella citata lettera, San
Paolo esige che siano i ministri di Cristo e gli amministratori dei misteri divini.
d)
La colpevolizzazione della Chiesa
Luigi
Accattoli, nel libro “Quando il papa chiede perdono” ( Arnoldo Mondadori
Editore - Milano 1997), ha raccolto novantaquattro
testi di papa Wojtyla nei quali il papa riconosce colpe storiche della Chiesa o
chiede perdono. E forse non sono tutti. In venticinque di essi Giovanni Paolo
usa l’espressione <<io chiedo perdono>> o un suo equivalente. (
da pag. 7 del libro citato). La “confessione di peccato” è un istituto
tipicamente protestante. E’ in casa protestante che si avvia la
“colpevolizzazione” della Chiesa sotto l’ambiguo paludamento dell’ecumenismo e
delle buone intenzioni di ricomporre le divisioni avvenute in passato. In breve
i protestanti si dolgono delle scissioni e delle mutilazioni avvenute nel corpo
di Cristo, ma non accolgono mai l’invito, a loro rivolto da Pio XI
nell’enciclica Mortalium animus
(1928), a ritornare “alla casa del padre, il quale, dimenticando le ingiurie
ingiustamente da loro rivolte alla Sede apostolica, li accoglierà con grandissimo
amore”.
e)
La richiesta di perdono ai “fratelli separati”
Per
converso con Paolo VI (settembre 1963), all’apertura della seconda sessione del
Concilio Vaticano II, la Chiesa inizia a chiedere perdono ai “fratelli
separati” e con il decreto sull’ecumenismo si sposano in materia tutte le
impostazioni protestanti. In breve avviene che la Chiesa rinuncia a convertire gli eretici cioè a fare
apostolato, ad essere apostolica e spegne la propria luce per non disturbare
gli occhi abituati alle tenebre.
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