domenica 17 aprile 2016

La via della morte e la via della vita



  La caratteristica principale di questa società è quella di essere organizzata non più per assicurare un cammino di salvezza cristianamente inteso ma di favorire l’apostasia generalizzata negando la presenza di Cristo nel mondo ed espropriando l’uomo del suo fine che è quello di servire Iddio e nessun’altro. Occorre sempre tenere presente l’esortazione di San Paolo contenuta nella Epistola agli Efesini: Fratelli, rinnovatevi nello spirito della vostra mente, e rivestitevi dell’uomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia e nella santa verità. Per la qual cosa, rigettata la menzogna, parli ciascuno al suo prossimo secondo la verità, poiché siamo membri gli uni degli altri. Se vi adirate, guardatevi dal peccare: non tramonti il sole sopra l’ira vostra. Non date luogo al diavolo: colui che rubava, non rubi più, ma anzi lavori con le proprie mani a qualche cosa di onesto, di modo che abbia da dare a chi si trova nella necessità. Occorre quanto prima abbandonare la via della morte sulla quale è incamminata gran parte  dell’umanità e ritornare sulla retta via della vita: Vi sono due vie: una della vita e una della morte: grande è la differenza fra queste due vie. Orbene, la via della vita è questa: amerai innanzi tutto Dio tuo creatore, poi il prossimo tuo come te stesso e quanto vuoi non sia fatto a te, anche tu ad altri non fare. Ora l’insegnamento di queste parole è questo: benedite coloro che vi maledicono, pregate per i vostri nemici, digiunate per quelli che vi perseguitano. Perché qual merito c’è ad amare coloro che vi amano, non fanno ciò anche i gentili? Voi invece amate coloro che vi odiano
Zamlap Salvatore Iervolino 2014 © " L'albero d'oro"


e non avrete un nemico. Astieniti dai carnali e corporei desideri. Se qualcuno ti percuoterà la guancia destra, porgigli anche l’altra e sarai perfetto. Se qualcuno ti costringerà ( a seguirlo) per un miglio, seguilo per due miglia. Se qualcuno ti toglierà il mantello, cedigli anche la tunica. Se qualcuno ti toglierà il tuo, non domandarglielo perché non puoi. Ad ognuno che ti chiede da’ e non richiedere, perché a tutti vuol che si dia il Padre dei suoi propri doni. Beato chi dà secondo il precetto, perché è senza colpa. Guai a chi prende, perché se uno prende avendone bisogno, sarà senza colpa; chi invece non ha bisogno renderà conto d’aver preso e del perché avrà preso, e gettato in carcere sarà giudicato delle sue azioni e non ne uscirà finché non avrà restituito l’ultimo quadrante. Ma anche questo è stato detto: si bagni di sudore l’elemosina nella tue mani, finché tu sappia a chi dai. (
Dalla “Didaché o dottrina degli Apostoli” in Fonti e Studi di Storia della Chiesa di Paolo Brezzi – Marzorati Editore Milano – 1962 – pagg. 249-250).   

         Guidati da questi principi, non solo, potremo orientare la nostra condotta di vita ma anche distinguere la via giusta e controllare costantemente il nostro cammino fra gli uomini e gli uomini stessi ai quali accompagnarci e le cose a cui dare spazio e quelle a cui toglierlo in modo da tenerci fuori dalla società demoniaca che ci circonda. I demoni sono usciti allo scoperto, i loro servi hanno acquistato baldanza, con arroganza si mostrano, si propongono come modello e guida, li vediamo onorati, omaggiati, coronati di successo, ricompensati con ingenti somme di danaro. I rotocalchi e, in particolare, la televisione osannano con immagini colorate e accattivanti le loro imprese, ce li mostrano in un alone di splendore e trionfo; è deificata la loro caduca bellezza, l’effimero stile di vita diventa moda e modello. Allorché cadono, scompaiono dalla scena del mondo come ombre al sorgere del sole, non si racconta come muoiono, spesso disperati, dannati, si ricorda fuggevolmente l’immagine della loro vita ma è un racconto senza parola perché questa è solo di Dio e del male resterà solo silenzio.       

    Paolo Brezzi, nella sua opera “Fonti e Studi di Storia della Chiesa”, scrive: Se tra le due venute del Signore – quella temporale e quella finale – si deve assistere a tante persecuzioni, alle dolorose vicende della storia della Chiesa è anche vero che dall’insieme di quelle stesse vicende sgorga una parola di fiducia perché il trionfo del bene sarà immancabile; in tal modo la parusia non è ( come di solito si crede) qualcosa di estrinseco, da attendere supinamente, ma è un fatto che si realizza un po’ tutti i giorni, con la nostra sofferta partecipazione e con il faticoso lavorio che libera lo spirito soltanto attraverso lo scotto di dure prove e di severi collaudi. Tra i vari capitoli riportati ( l’autore allude a quelli dell’Apocalisse) merita una particolare segnalazione quello in cui si parla della “donna ravvolta dal Sole” ( è il capitolo dodicesimo dell’Apocalisse) avendo esso dato luogo a due tipi di esegesi, una imperniata sulla convinzione che la donna fosse Maria, madre di Gesù, l’altra che ivi si facesse riferimento, invece, alla Chiesa. Poiché in quel punto del libro viene descritta la suprema lotta tra Satana e Cristo e poiché accanto a quest’ultimo – anzi, più protagonista di lui nel cimento – è la donna, viene naturale pensare che si volesse alludere alla società dei credenti nel Signore. Ma all’autore interessava soprattutto sottolineare l’esito confortante della prova con la vittoria finale di Dio alo scopo di rincuorare i fedeli, e ciò proprio nel momento in cui l’urto era più aspro; in questo abbiamo una conferma della “tesi” dell’Apocalisse, che è affine ad un tema ricorrente spesso in san Paolo: la storia della nostra salvezza si compie tra due avvenimenti, la risurrezione di Cristo e quella  finale della Parusia. Il periodo intermedio costituisce il Regno di Cristo, che continua la sua missione perseverando nella lotta contro gli avversari fino a quando avrà messo sotto i piedi tutti i nemici; soltanto allora il Cristo potrà effettivamente consegnare il Regno al Padre, ma in precedenza il compito, benché assolto in se stesso, non è finito nella sua estrinsecazione storica ed è proprio questo periodo intermedio ( ovverosia il tempo della Chiesa) che attira l’attenzione, merita ogni esame, risulta decisivo ai fini della salvezza, dà luogo a grandiosi scontri, ecc.. ( Paolo Brezzi, pagg. 248-249 op.cit.).      

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