domenica 21 febbraio 2016

 I “NEMICI” DEL GENERE UMANO



Il barbaro convertito
Nel mezzo del cammin di nostra vita sono andato indietro nei secoli; mi sono tuffato nelle profondità del passato. Dall’abisso sono risalito portando nel cuore la fiammella non spenta dal diluvio.Soltanto un barbaro, un omo salvatico, avrebbe detto Giovanni Papini, poteva riuscire nell’impresa.Non credo nel progresso come accrescimento materiale o appropriazione del futuro reputando entrambi imposture, ombre, miraggi, fantasmi, nuvole, fumo. Del primo nulla è destinato a restare, del secondo nulla esiste. Fortuna labilis, sapevano gli antichi romani. Ed Ovidio:Ludit in humanis divina potentia rebus; et certam  praesens vix habet hora fidem.( Gioca con le vicende umane la potenza divina e a stento possiamo avere certezza dell’ora presente.) (Ex Ponto,IV,III, 55-56). Questa del poeta latino è consapevolezza quasi cristiana e, nel contempo, denota l’amarezza smarrita di chi non conosce la virtù della speranza e non ancora ha ricevuto l’offerta dell’amicizia di Cristo per i pagani un Dio ignoto, nascosto ed inatteso. Eppure i romani, ai tempi di Ovidio, il popolo più potente della terra, avevano consapevolezza della “labilità” della loro potenza, contrariamente ai moderni stati scristianizzati dell’era contemporanea.    Cerco la luce, cerco il fuoco: O Dio,che per mezzo del Figlio tuo Gesù, vera pietra angolare, hai acceso nel cuore dei tuoi fratelli il fuoco del tuo splendore, santifica questo nuovo fuoco prodotto dalla pietra... Sono le parole del rito della Benedizione del fuoco durante la veglia pasquale del Sabato Santo. La pietra  quella del sepolcro da cui Cristo si slancia fuori, risorto. E tutte le lampade che nella chiesa sono spente si riaccendono con il nuovo fuoco. Per primo è stato acceso, ha ricevuto la luce, il cero pasquale:Il Signore sia con voi - E con il tuo spirito. Il celebrante si rivolge con queste parole al popolo dei fedeli e conclude il rito della veglia pasquale, quella che Sant’Agostino definì  madre di tutte le veglie. E’ per potere di Dio che la luce rifulge. E’ la mia certezza “illuminista”. Gli altri “lumi” sono quelli che nella notte sul Getsemani  guidano i carcerieri di Cristo; anch’essi cercano Cristo ma per crocifiggerlo. Cercare Cristo  accomuna nemici ed amici di Cristo ma  non ci consente di fare insieme la stessa strada. A chi cerca il Cristo bisogna chiedere: perché?Appare, quindi, ingenuamente fallace la convinzione ecumenica di poter costruire una super-Chiesa di tutti quelli che cercano Cristo senza fare distinzione fra quanti lo cercano per crocifiggerlo e quanti lo cercano per servirlo ed amarlo. L’ecumenismo commette l’errore di attribuire all’unità un valore maggiore della Verità. E’ la Verità a contenere l’unità e non viceversa. Chi ha la luce non ha bisogno dei “lumi”. La Verità è anche la luce che rende evidenti le diversità. Mentre è l’oscurità ad “unire” tutto nell’indistinto delle tenebre. Non si può spegnere la Verità in nome dell’unità. Occorre respingere l’unità delle tenebre offerta da satana. L’unità voluta da Cristo è quella definita dallo incontro dei “tre anelli” nella rappresentazione simbolica della Trinità, è  l’ unione nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, questo è il significato del ut unum sint.. Questa  è l’unica interpretazione conforme alla Fede cattolica. L’unità della luce opposta all’unità delle tenebre. Non credo nella democrazia intesa come potere del popolo, una menzogna demagogica. Il popolo non ha alcun potere, al più legittima. Il potere viene dall’ Alto e non dal basso.  Il rito elettorale può servire come sistema di legittimazione, per scegliere chi deve esercitare il potere ma non come sistema di investitura del potere assoluto. La maggioranza democratica non è Dio. Nel rituale democratico al popolo viene appioppato il ruolo di un dio chiamato ad abdicare la sua impotenza a favore delle creature elettorali nelle cui mani mette la sua testa e alle quali offre il suo sangue per la sete e il suo corpo come cibo. La democrazia è la decapitazione elettorale del popolo sovrano e l’urna è la ghigliottina della libertà individuale.Anche la Chiesa si piega alla democrazia ed è privilegiata la collegialità delle decisioni. Ai vari livelli dell’organizzazione ecclesiastica si adotta il sistema sessantottino del “lavoro di gruppo”, per produrre la decisione compromissoria, frutto della sintesi dialettica, accettata  anche se lontana dalla Verità, pur se in contrasto con la giustizia. Si importano in tal modo le prassi della concertazione sindacale nel cenacolo degli apostoli, fin nella liturgia della messa.

 

        Il discorso sotto la luna


Giovanni XXIII è stato il papa che ha avviato il processo di democratizzazione della Chiesa.Memorabile è rimasto l’invito rivolto, a conclusione del “discorso sotto la luna” (1962),  alla folla radunata in piazza San Pietro di portare la carezza del papa a tutti i bambini. Il Papa “buono”  non si presenta più come Capo, come Sovrano gravato del solenne incarico di essere il Vicario di Cristo sulla terra. Memorabile, la visita all’ospedale infantile del Bambin Gesù, a Roma, il giorno di Natale del 1958, il primo Natale del suo pontificato e quella alle carceri di Regina Coeli, il giorno seguente. Il Papa è “uno di famiglia”, è “uno di noi”.Non esiste più una differenza di prestigio o di potere ma solo di ruolo e di connessa responsabilità. Giovanni Paolo I, papa Luciani, il papa dei trentatré giorni, continua su questa linea: rinuncia alla tiara e alla cerimonia dell’incoronazione, ritiene sufficiente una cerimonia d’inizio pontificato. L’ aspetto “democratico” si è consolidato con Giovanni Paolo II, ritratto sul bordo della piscina vaticana, mentre sta per fare il bagno, oppure quando passeggia in montagna o scia. I frequenti viaggi intorno al mondo servono ad accorciare le distanze, tutte le distanze, fra il Papa e il suo popolo. L’arrivo del Pontefice suscita l’entusiasmo e l’emozione della visita di un parente o di un amico lontano. Il Papa si presenta, infatti, come l’amico personale di ognuno di noi e quando parla non si rivolge alla folla, ma ad ognuno di noi, a te, a me. Se la Chiesa è popolo, il Papa non può non essere democratico e, di conseguenza, agire, presentarsi  e comportarsi come, di solito, fanno i capi democratici, che si rivolgono ai cittadini con fare alla mano e discorsi tipo “quattro chiacchiere in famiglia”, con lo stile bonario e paternalistico di chi non comanda ma guida, di chi consiglia ma non ordina. Nel popolo bisogna creare la consapevolezza che le decisioni sono sue e non dei capi. Ingenerare questo convincimento è l’obiettivo della propaganda di tutti i moderni governi democratici. Lo stile autoritario è accantonato per far posto alla formazione cooperativa ed assembleare delle decisioni. Nulla cambia, il popolo partecipa, ma non decide un bel nulla, anzi viene facilitata l’obbedienza automatica e rafforzato  l’infondato convincimento di aver liberamente deciso il proprio destino. La Chiesa si è adeguata alla democrazia e ai suoi metodi e per questo il dogma dell’infallibilità del Papa, approvato nel Concilio Vaticano I del 1870, si rivela un ingombrante ed obsoleto  retaggio di uno stile di comando non più utilizzabile. La democratizzazione della Chiesa è l’effetto della scelta di stare nel “mondo” e il Papa non può non adottarne il “galateo” che non tollera alcuna regalità, non ammette alcuna autorità. Anche la Chiesa si adatta alla formula di Freud: Dove era l’Es deve subentrare l’Io.

 

       L’uomo è di Dio

       

Per rimettere la testa a posto, bisogna riportare il potere nelle mani di Dio e toglierlo da quelle degli “onorevoli” legislatori. E’ necessario restituire l’uomo a Dio. Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio. Sulla moneta è impressa l’effige di Cesare e nell’uomo l’immagine di Dio. E’ il “marchio” a stabilire la potestà. Non solo nessun Cesare, anche se “democraticamente legittimato”, ha il potere di  disporre dell’uomo come sua creatura ma ogni uomo deve ricordare di appartenere prima a Dio e poi a se stesso. Questa consapevolezza deve guidare ogni sua scelta. Per questo né il legislatore né il singolo uomo può mai valicare il limite oltre il quale l’uomo non è più di Dio ma della Bestia.

     La moneta di Cesare, scimmia di Cristo
 


Date a Cesare quel che è di Cesare, disse Cristo nel Vangelo. La moneta è di "Cesare"  cioè del potere politico che è tale solo se ha la sovranità monetaria, esercita il suo potere anche e soprattutto sulla moneta.  Non credo nelle leggi di mercato. Ogni luogo è mercato ed il mercato è in nessun luogo. Le leggi hanno come destinatario l’uomo e nel mercato non vi sono uomini ma cose. Se il popolo è un dio abdicante, il mercato è il dio fagocitante merci e denaro, è il Pantagruele della società onnivora e la sua digestione produce rifiuti e le sue feci ci ammorbano l’esistenza. Non credo nel denaro misura del mondo, anche della Provvidenza divina. La partecipazione all’amore di Dio non può essere stabilita dall’estratto conto. Dio non mi ama in proporzione al numero degli zero. Dio non può essere calcolato con la partita doppia e scomposto in valori monetari, non produce interessi e dividendi. Il denaro è l’estremo tentativo di racchiudere l’infinito nel finito. La demoniaca impresa della Bestia apocalittica consiste nel numerare ogni cosa, e gli uomini ridotti a cosa, con il 666, il suo marchio, simbolo della moneta in cui  tutto è compreso, del finito in cui è contenuto l’infinito. Solo Cristo è infinito (Dio) contenuto nel finito (uomo).

 

        Perfezionamento e santificazione

 

Non credo nell’innovazione intellettuale e sociale. Innovare significa fare nuovo, cambiare. Il cambiare presuppone una valutazione negativa.  Al cambiamento preferisco il miglioramento, il perfezionamento, la santificazione. Al fare altro mi dedico al fare meglio. Fra l’altro e il meglio non mi tenta la novità, sfido il limite dentro di me. Non  mi interessa incontrare il diverso ma l’anima gemella. Disponibile ad unirmi con chiunque in una verità superiore ma non sulla mezza verità o, peggio, sulla falsa verità per conseguire la pace del mondo e perdere quella di Dio. Anche satana ha la sua pace. In alternativa alla pace di Cristo non c’è che quella dell’anti-Cristo.

          Non sono del mondo
 


Nelle pagine iniziali de La Cripta dei Cappuccini ( J.Roth – Milano – 1995, p.10 ), l’ultimo dei Trotta dice: Io non sono figlio del mio tempo, anzi, mi riesce difficile non definirmi addirittura suo nemico. Non che io non lo capisca, come tante volte sostengo. Questa è solo una scusa di comodo. Per indolenza, semplicemente, non voglio essere aggressivo o astioso, e perciò dico che una cosa non la capisco, quando dovrei dire che la odio o la disprezzo. In sintesi, sono un barbaro perché non credo nel “mondo nuovo”, nel “mondo libero” ma nel “mondo salvato” , nel “non-mondo”.Voi siete di questo mondo, Io non sono di questo mondo - dice di se stesso Gesù ai Giudei ( S.Giovanni 8,23) e dei suoi discepoli dice al Padre: Ho comunicato ad essi la tua parola e il mondo li ha odiati perché non sono del mondo,siccome Io non sono del mondo ( S.Giovanni 17,14 ss). Ed aggiunge:Per essi io prego;non prego per il mondo, ma per coloro che tu mi hai dati perché sono tuoi ( S. Giovanni 17,9). Ed ai suoi discepoli: Se il mondo vi odia sappiate che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; invece, perché non siete del mondo, anzi io vi ho tolti di mezzo al mondo, per questo il mondo vi odia ( S.Giovanni 15,18 s.). Ma che cosa è il mondo, al quale Gesù si dichiara estraneo e per il quale non ha pregato e al quale il cristiano, ad imitazione di Cristo, è parimenti straniero? Il mondo è la vasta umanità spesso schiava dei desideri sensuali e che non consente a sottomettere la propria ragione alla fede e il proprio cuore alla legge della carità soprannaturale. Dopo aver riscaldato i suoi discepoli alla fiamma del proprio cuore [...] Gesù li mette subito dinanzi alla brutale realtà: essi saranno esposti all’odio del mondo, del quale sono chiamati a contrariare i perversi istinti.( da pag.512 de L’Evangelo di Gesù Cristo di M. J. Lagrange - Morcelliana  Brescia - 1935). E’ la spiegazione data in tutti i trattati di ascetica e mistica cristiana: Il mondo di cui parliamo non è il complesso delle persone che vivono nel mondo, fra cui si trovano ed anime elette ed increduli. E’ il complesso di coloro che si oppongono a Gesù Cristo e sono schiavi della triplice concupiscenza.[E’ quella descritta nel celebre passo della Prima Lettera  di  S.Giovanni: “Tutto ciò che è nel mondo, la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi, e la superbia della vita, non viene dal Padre”  ( II, 16) ] E’ questo il mondo che Gesù maledisse per i suoi scandali: “Vae mundo a scandalis!” e che S.Giovanni dice immerso tutto nel male: “Mundus totus in maligno positus est” . ( da A. Tanquerey Compendio di Teologia ascetica e mistica - 1948 - n. 210). E nel trattato di A.Royo Marin : Che cosa è il mondo [...]. Si tratta, in ultima analisi, del clima anticristiano che si forma tra le persone che vivono dimentiche di Dio e dedite solo alle cose della terra. ( da Teologia della perfezione cristiana - ed. Paoline n.160).

 

       Il nemico” del genere umano



Cristo è “barbaro” perché è  “straniero” nel mondo e “nemico del genere umano” è definito il cristiano dallo storico romano Tacito negli Annali ( XV,44). In quanto nemici, i cristiani venivano offerti in pasto alle belve e come torce umane illuminavano i giardini di Nerone. Cristo stesso era reputato il fondatore di una setta che aveva diffuso una “rovinosa superstizione”. San Paolo Apostolo nella seconda lettera ai Corinzi scrive (6,1) : Saremo chiamati impostori, mentre predichiamo la pura verità...e San Giovanni nella prima lettera (3,13): Carissimi: Non vi meravigliate se il mondo vi odia. Questa volta l’ “Impero” non si farà sconfiggere dai “nemici del genere umano”, ha in programma la contromossa vincente: trasformare tutti in “amici”, convertirli al “mondo nuovo”, al “mondo libero”, in seguaci del Cristo che trasforma le pietre in pane e accetta la corona di re che viene dal basso, dal popolo, forgiata nelle viscere della terra al fuoco dell’inferno.


     La guerra divina ed il vero nemico



Guerra divina  la lotta per restare “barbari”, “nemici del genere umano”  fino alla fine dei tempi. E la domanda è: Il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra? (Luca 18.8).          Pio XII è stato l’ultimo papa consapevole del vero, reale ed effettivo <<nemico>> del genere umano: Esso si trova dappertutto e in mezzo a tutti; sa essere violento e subdolo. In questi ultimi secoli ha tentato di operare la disgregazione intellettuale, morale, sociale dell’unità nell’organismo misterioso di Cristo. Ha voluto la natura senza la grazia; la ragione senza la fede; la libertà senza l’autorità; talvolta l’autorità senza la libertà. E’ un <<nemico>> divenuto sempre più concreto, con una spregiudicatezza che lascia ancora attoniti: Cristo sì, Chiesa no. Poi: Dio sì, Cristo no. Finalmente il grido empio: Dio è morto; anzi: Dio non è mai stato. Ed ecco il tentativo di edificare la struttura del mondo sopra fondamenti che Noi esitiamo ad additare come principali responsabili della minaccia che incombe sulla umanità: un’economia senza Dio, un diritto senza Dio, una politica senza Dio.(Discorso Nel contemplare agli Uomini di Azione Cattolica d’Italia, del 12.10.1952, in Discorsi e Radiomessaggi, Vol.XIV,p.359). Giovanni XXIII, al contrario, affermò: La Chiesa non ha nemici. E proprio a causa della perduta consapevolezza, papa Paolo VI se l’è ritrovato in “casa” :...per qualche fessura il fumo di Satana è entrato nel tempio di Dio: il dubbio, l’incertezza, la problematica, l’inquietudine, l’insoddisfazione, lo scontro si sono fatti largo. Noi avremmo creduto che l’indomani del Concilio sarebbe stato un giorno di sole per la Chiesa. Ma invece del sole abbiamo avuto le nuvole, la tempesta, le tenebre. Cosa è successo?...Una potenza avversa è intervenuta: il Diavolo, questo essere misterioso...( Discorso del 29.06.72). Nel Catechismo della Chiesa Cattolica, promulgato da papa Giovanni Paolo II, in data 11.10.92, il Diavolo è ampiamente citato. Nel paragrafo 391 si legge: Dietro la scelta disobbediente dei nostri progenitori c’è una voce seduttrice, che si oppone a Dio, la quale, per invidia, li fa cadere nella morte. La Scrittura e la Tradizione della Chiesa vedono in questo essere un angelo caduto, chiamato Satana o diavolo. La Chiesa insegna che all’inizio era un angelo buono, creato da Dio. <<Diabolus enim et alii daemones a Deo quidem natura creati sunt boni, sed ipsi per se facti sunt mali - Il diavolo infatti e gli altri demoni sono stati creati da Dio naturalmente buoni, ma da se stessi si sono trasformati in malvagi>>. E nel paragrafo 2851:..il Male non è un’astrazione; indica invece una persona:Satana, il Maligno, l’angelo che si oppone a Dio. Il <<diavolo>>[<<dia-bolos>>, colui che <<si getta di traverso>>] è colui che <<vuole ostacolare>> il Disegno di Dio e la sua <<opera di salvezza>> compiuta in Cristo. Nel paragrafo successivo è definito:...<<Omicida fin dal principio>>, <<menzognero e padre di menzogna>>(Gv 8,44), <<Satana, che seduce tutta la terra>>( Ap12,9), è a causa sua che il peccato e la morte sono entrati nel mondo, ed è in virtù della sua sconfitta definitiva che tutta la creazione sarà liberata <<dalla corruzione del peccato e della morte>>. ( Le citazioni sono tratte dall’edizione 1993 della Libreria Editrice Vaticana).Nel Nuovo Testamento il diavolo è citato più di 300 volte. Nell’Apocalisse di San Giovanni il demonio è descritto come la “fiera che sale dall’abisso...il dragone, rosso acceso, con sette teste e dieci corna la cui coda trascina dietro di sé la terza parte degli astri del cielo e li precipita sulla terra...”  Dalla sua bocca spalancata escono “locuste simili a cavalli preparati alla battaglia” . Il diavolo verrà gettato nello stagno di fuoco a fare compagnia alla Bestia e al falso profeta. (Apocalisse, 20,10)

       Il soldato di Cristo



Nella lettera agli Efesini (6,10-17) San Paolo raccomanda : Rivestitevi dell’armatura di Dio per poter resistere alle insidie del demonio. Infatti non abbiamo da combattere solamente contro gli uomini, ma contro i principi e le potestà, contro i padroni di questo mondo tenebroso, contro gli spiriti maligni delle regioni celesti. Adoperate pertanto tutta la forza che Dio vi concede per resistere alle tentazioni e vivere una vita santa. Tenetevi i lombi succinti nella verità, rivestitevi della corazza della giustizia e calzate i piedi per diffondere il Vangelo che insegna la pace. La fede contro ogni più forte tentazione diabolica vi servirà da scudo. Prendete l’elmo della salvezza e combattete con la spada dello Spirito Santo che è la parola di Dio. San Pietro apostolo avverte: Siate sobri e vigilanti, perché il vostro avversario, il demonio, come un leone ruggente, va girando attorno, cercando la preda da divorare...( Prima lettera 5,7). Con il Battesimo il cristiano rinunzia a Satana e con la Cresima diventa “soldato di Cristo” per combattere la sua  guerra divina. . Vale il motto dell’ inquisitore:Chi nega satana ne è posseduto.E ritorna l’invocazione del salmista: Exurge domine et judica causam tuam. (Psalm.73).Nella notte santa della veglia pasquale davanti al cero acceso che simboleggia Cristo risorto tutta la comunità cristiana è chiamata a rinnovare le promesse battesimali. Fino a questo momento, durante la celebrazione vigilare i fedeli sono restati in ascolto o in silenziosa preghiera, ora si inseriscono attivamente nel rito.Il celebrante, vestito della stola e del piviale bianco, recita: Fratelli carissimi, in questa sacratissima notte, la santa madre Chiesa, ricordando la morte e la sepoltura di nostro Signor Gesù Cristo, con rinnovato amore per Lui sta in veglia; e, celebrando la Sua gloriosa Risurrezione, sovrabbonda in letizia. E poiché, secondo l’insegnamento dell’Apostolo, noi, per mezzo del battesimo, siamo stati sepolti con Cristo nella morte, come Cristo risuscitò dai morti, così anche noi dobbiamo camminare in novità di vita; ben sapendo che il nostro vecchio uomo è stato crocifisso con Cristo, affinché non fossimo più schiavi del peccato. Riteniamoci dunque morti al peccato e viventi in Dio, nel Signore nostro Gesù Cristo. Perciò, fratelli carissimi, terminata ormai la preparazione quaresimale, rinnoviamo le promesse del santo battesimo con le quali rinunziammo un giorno a Satana e alle sue opere, e al mondo che è nemico di Dio, e promettemmo di servire fedelmente al Signore nella santa Chiesa cattolica... 
 

venerdì 19 febbraio 2016

RIPORTIAMO quanto ricevuto dal Centro studi Giuseppe Federici - Per una nuova insorgenza 

Comunicato n. 17/16 del 19 febbraio 2016, San Gabino

Il delirio di George Soros … e i veri nemici dell’Europa

In un recente editoriale sul Guardian (lo storico quotidiano britannico della sinistra laburista) George Soros, lo speculatore “illuminato”, è tornato a parlare di politica estera; ma, vuoi per l’età ormai avanzata, vuoi per il delirio di onnipotenza tipico di chi è abituato a manipolare impunemente verità e denaro, stavolta sembra aver superato la soglia del ridicolo.
Secondo Soros, la minaccia per l’Europa è Putin, non l’Isis.
E quale sarebbe la ragione di un’affermazione tanto azzardata? Semplice, Putin starebbe orchestrando la distruzione dell’Europa attraverso la crisi dei migranti. Siccome “l’obiettivo di Putin è la disintegrazione dell’Unione Europea -scrive Soros- il modo migliore per realizzarla è quello di inondare l’Europa di profughi siriani”.
I russi, in Siria, ci starebbero per bombardare la popolazione civile così da costringere milioni di disperati a fuggire e invadere il nostro continente.
Quindi l’esodo biblico d’immigrati che sta mettendo a rischio la tenuta sociale ed economica dell’Europa e il suo futuro, sarebbe opera di Putin. I barconi che attraversano il Mediterraneo, i milioni di profughi islamici (di cui più della metà non sono profughi) che premono ai nostri confini, il rischio di trasformarci in Eurabia, tutto questo sarebbe un complotto russo finalizzato a far implodere l’Unione Europea.

INCONGRUENZE
Che l’emergenza profughi sia iniziata molto prima dell’intervento russo in Siria, è una constatazione che non sembra scalfire le certezze di Soros. Così come nelle sue considerazioni, non vi è alcun cenno alle “guerre umanitarie” che l’Occidente ha condotto in questi anni, destabilizzando l’intera area che va dal nord Africa, al Medio Oriente.
Non rappresenta un elemento di valutazione neppure il fallimento della “Primavera araba” e il disastro libico (altro capolavoro occidentale) che hanno aperto la porta al dilagare dell’integralismo islamico nel Mediterraneo; né il fatto che l’Isis sia un prodotto di laboratorio delle centrali d’intelligence americane e saudite, creato apposta per distruggere la Siria e costruire una entità salafita sul Mediterraneo come ultimo tassello di un effetto domino che avrebbe dovuto portare alla rimozione di tutti i governi dell’area ostili al potere dei regnanti del Golfo.
Ma al di là delle incongruenze storiche, perché la Russia dovrebbe cercare di distruggere l’Europa col rischio di ampliare la minaccia islamica non solo in Asia centrale ma anche ai suoi confini occidentali? Per Soros la risposta è semplice: siccome la Russia sta per finire in default (altra vecchia ossessione del finanziere), “il modo più efficace con cui il regime di Putin può evitare il collasso è causare prima il crollo dell’Unione Europea. Una UE a pezzi non sarà in grado di mantenere le sanzioni inflitte alla Russia dopo la sua incursione in Ucraina”.
Ecco che nello schemino semplice di Soros, tutto viene riportato al suo maggiore interesse: l’Ucraina e il governo fantoccio di Kiev ennesimo prodotto delle rivoluzioni democratiche costruite a tavolino nei think tank d’oltreoceano e nei consigli d’amministrazione delle banche d’affari e dei fondi d’investimento degli amici di Soros che poi lui fa nominare ministri anche se sono cittadini stranieri (le collusioni scandalose tra Soros e il governo ucraino le abbiamo rivelate in questo articolo del Luglio scorso).
Questa mescolanza tra delirio e ossessione, tra interessi e manipolazione della verità attraverso i media di sistema, porta Soros a negare persino l’evidenza: e cioè che l’Isis ha fermato la sua avanzata solo dopo che la Russia è entrata in campo.

UN AVVERTIMENTO ALL’EUROPA
Quello di Soros è in realtà un avvertimento agli europei: “lasciate perdere l’Isis che tanto l’abbiamo creato noi e quindi lo distruggiamo quando non ci servirà più. Voi occupatevi della Russia, e non sognatevi di decidere liberamente quali sono i vostri interessi strategici”.
L’articolo di Soros non va relegato nel capitolo “disturbi senili” perché è lo specchio di cosa passa nella testa dell’élite tecnocratica che domina l’Occidente, la cui folle ideologia mischiata ad un’aggressività senza scrupoli, ci sta spingendo verso la guerra globale.
Questa élite che è finanziaria e tecno-militare, contamina i governi occidentali, controlla la Nato, domina Wall Street e condiziona l’informazione globale; ha bisogno di allargare la propria sfera d’influenza nella ricerca compulsiva di dominio.

PERCHÈ L’EUROPA MUORE
A differenza di ciò che dice Soros, l’Europa sta morendo non per colpa di Putin ma a causa della perdita di sovranità (monetaria, democratica e militare) che sta distruggendo le economie, la coesione sociale e l’identità delle nostre nazioni. Passo dopo passo gli spazi di libertà si stanno chiudendo ed una élite di tecnocrati senza volto, alchimisti della moneta, burocrati e politici scodinzolanti sta prendendo il potere sulle nostre vite e sul nostro destino.
Sono questi i veri nemici dell’Europa.



mercoledì 17 febbraio 2016

Leggete attentamente il "post" di ieri ( è un po' difficile, va studiato ma è fondamentale per comprendere quanto accade), capirete perché la Siria è flagellata dalla guerra ( gli USA si arrogano il potere di legittimare tutti i governi del mondo decidendo se sono democratici oppure no. Il governo di Assad hanno deciso che non ha diritto di esistere perché valutato non democratico.). La destabilizzazione del Medio Oriente
e degli Stati produttori di petrolio è una conseguenza della guerra in atto per il monopolio delle fonti energetiche.   

La guerra divina: La militarizzazione della società. Guerra globale...

La guerra divina:
La militarizzazione della società. Guerra globale...
: La militarizzazione della società.  Guerra globale - Stato globale. La guerra fece lo Stato, lo Stato fece la guerra. Scriveva...

La militarizzazione della società.

 Guerra globale - Stato globale.

La guerra fece lo Stato, lo Stato fece la guerra.


Scrivevamo NEL 2001  ed è SEMPRE ATTUALE 

 

Cominciano a volare le parole con la maiuscola tipiche dei tempi di guerra, Libertà, Civiltà, Giustizia, utilizzate secondo la bisogna a giustificare qualsiasi “necessario” intervento per riportare ordine pacifico nel mondo. 


Gli Stati si ricompattano dentro le frontiere e il filo spinato torna ad essere srotolato lungo i confini.  E’ prevedibile una militarizzazione della società come nelle epoche più buie della storia umana.  ( Con 15 anni di anticipo abbiamo previsto quello che sta accadendo oggi) 


Angelo Panebianco, sul Corriere della Sera ( 17 ottobre 2001), in un articolo intitolato Il ritorno dello Stato, in guerra e in pace, dal sottotitolo Nell’era globale sembrava destinato a scomparire, ma l’11 settembre ha cambiato qualcosa, riporta una citazione del politologo americano Charles Tilly:<< La guerra fece lo Stato, lo Stato fece la guerra.>> e da questa evidentemente trae lo spunto per osservare che:…Ma la globalizzazione era l’indiziato principale nelle inchieste sulla <<fine>> dello Stato. Se la globalizzazione arretra o ristagna, allora lo Stato torna a svolgere un ruolo politico di primo piano. La causa di ciò è proprio la guerra. Cinquanta e passa anni di pace hanno fatto credere a molti, in Europa, che lo Stato sia, essenzialmente, un erogatore di servizi, si tratti di pensioni, scuola o sicurezza interna. Non è così. Lo Stato, nella sua vera essenza, è una macchina da guerra. Lo Stato nasce, sulle ceneri dell’anarchia feudale, dalla guerra. Ed è la guerra che lo fa diventare, nei secoli, una grande organizzazione burocratica.  In Europa, terra che gli dà i natali, lo Stato sbaraglia, in una lunga competizione (armata) di tipo darwiniano, ogni altro genere di organizzazione politica, proprio perché si rivela la macchina da guerra più efficiente.[…] Con la guerra scatenata dall’islamismo radicale lo Stato è immediatamente tornato ad occupare l’intera scena. Gli Stati Uniti hanno dato vita a una coalizione antiterrorismo, ovviamente tutta composta di Stati. […] Lo stesso terrorismo, nonostante la sua pretesa di agire in nome della <<umma>>, la comunità dei credenti, ha in realtà di mira la conquista di alcuni Stati, Arabia Saudita in testa. E, per giunta, anche nell’epoca che era stata troppo facilmente definita post-statale e <<transnazionale>> da una certa vulgata sociologica, il terrorismo mostra di poter vivere solo finché può contare sulla complicità di certi Stati.  […] La dimensione dello Stato adeguata per combattere le guerre, naturalmente, varia al variare delle condizioni tecnologiche, politiche, economiche. Se la sfida bellica in corso dovesse durare anni ( e purtroppo nulla fa pensare che non sia così), persino ciò che gli addetti ai lavori hanno fin qui ritenuto assai improbabile, ossia un conferimento parziale, ma comunque significativo, di vera <<statualità>> all’Unione Europea, potrebbe, nel volger di poco tempo, realizzarsi. Mai nella storia sistemi statali federali sono nati senza lo stimolo di qualche tremenda minaccia militare. 


Lo Stato che alla fine verrà prodotto da questa guerra senza confini e senza frontiere, sarà uno Stato profondamente diverso da come lo abbiamo conosciuto fino ad ora.

 Uno Stato senza un proprio territorio ma che ha un unico territorio: il mondo. 


Questo è definito nella sua estensione dalle esigenze, principalmente, di difesa, e si estende fino a dove possono arrivare i suoi interessi economici. 


Il popolo di questo Stato non sarà solo quello all’interno dei suoi confini, questi, di fatto, sono mobili, ma quello di volta in volta legittimato come tale dallo Stato stesso. Infatti non è più il popolo a fare lo Stato ma viceversa. 


La guerra avviata a seguito dei fatti terroristici dell’11 settembre somiglia molto a quelle della Roma imperiale degli ultimi Cesari. 


L’Impero anche allora aveva confini fluttuanti. La romanitas era l’unico modello di civiltà consentito e tutto quanto non era ricompreso nell’Impero era barbaro. Anche gli dei dovevano adeguarsi a questo principio. Il cristianesimo che lo rifiutò fu considerato infiltrazione barbara, religione, destabilizzante e ribelle, contro l’ordine costituito e come tale venne perseguitata. 


L’obiettivo della guerra imperiale, allora, e globale, oggi, sostanzialmente è identico: eliminare la “barbarie” cioè quanto e quanti non si riconosco nel modello di civiltà imperiale, allora, globale, oggi. La condizione di “barbaro” si perde solo se e quando, anche, la propria diversità è vissuta all’interno dell’<<Impero>> . 


L’obiettivo della guerra globale non è più la conquista territoriale ma il controllo del sistema tecnologico, economico e finanziario imposto al mondo intero o con la forza o con il consenso. 

Questo non è altro che l’instaurarsi di quello che abbiamo definito l’Impero Mondiale Servile (Le sue caratteristiche verranno descritte nella Seconda Parte di questo libro). 


Gli Usa si propongono in tutto questo come Stato che legittima tutti gli altri Stati a far parte dell’Impero, nella funzione di fonte internazionale della sovranità per i governanti di tutti gli altri Paesi. 


Il Governo che venisse delegittimato dagli Usa non ha più titolo ad esercitare il potere, diventa automaticamente illegittimo, perciò stesso antidemocratico, contrario all’ordine costituito mondiale di cui la superpotenza statunitense si fa garante. Il presidente degli Usa, già oggi, nei confronti dei governanti degli altri Paesi del resto del mondo, svolge informalmente la funzione legittimante simile a quella che nel Medioevo fu svolta dal Papato, assiso fra i simboli imperiali romani, come garante dell’origine divina del potere dei monarchi dell’epoca sui rispettivi popoli. 


Ieri la legittimazione papale veniva accordata previa un’analisi di conformità istituzionale alla dottrina cattolica. Oggi il gradimento statunitense è subordinato ad una verifica sulla democraticità  dell’ordinamento, di fatto  secondo gli interessi americani. 


Se fino al 1989 questo potere “imperiale” era spartito con l’Unione Sovietica oggi è monopolio della sola superpotenza statunitense. 


La guerra in atto serve a sancire tale situazione di fronte a tutti i popoli della Terra. 


Come verrà combattuta la guerra per l’instaurazione dell’Impero Mondiale Servile, lo si può leggere su L’Espresso dell’11 ottobre 2001, sotto il titolo Con i missili e con il computer, è detto esplicitamente da Donald H. Rumsfeld, Segretario alla Difesa Usa: Questa sarà una guerra diversa da tutte le altre finora combattute dall’America. Non si tratterà di formare una grande alleanza unita per sconfiggere un’asse di potenze ostili, ma di creare paesi, che possono cambiare ed evolvere.Le varie nazioni coinvolte avranno funzioni e ruoli diversi. Alcune forniranno un sostegno diplomatico, altre finanziario, altre ancora, logistico o militare. Alcune ci aiuteranno pubblicamente, altre  invece, date le loro particolari circostanze, in modo riservato e segreto. In questa guerra sarà la missione da compiere a definire la coalizione, non il contrario. I paesi che consideriamo amici potranno aiutarci attivamente o passivamente, mentre altre azioni che intraprenderemo potranno dipendere dal coinvolgimento di Paesi che abbiamo considerato invece meno che amici. In questo contesto,la decisione degli Emirati Arabi Uniti e dell’Arabia saudita, amici degli Stati Uniti, di rompere i rapporti con i talebani è un primo importante successo, ma ciò non significa che parteciperanno ad ogni azione da noi concepita. Questa non sarà necessariamente una guerra in cui studieremo attentamente gli obiettivi militari e quali forze impiegare per raggiungerli. Le armi saranno soltanto uno degli strumenti che utilizzeremo per fermare individui, gruppi e nazioni che ricorrono al terrorismo. La nostra risposta potrà prevedere il lancio di missili Cruise contro bersagli militari in qualche parte del mondo. Ma già stiamo combattendo una guerra elettronica per individuare e bloccare investimenti di capitali che si spostano attraverso centri finanziari esteri. Le uniformi di questo conflitto non saranno soltanto le tute mimetiche, ma sicuramente anche le grisaglie dei funzionari di banca e gli abiti trasandati dei programmatori. Questa non è una guerra contro un singolo individuo, un gruppo, una religione o un paese. Il nostro nemico è una rete internazionale di organizzazioni terroristiche e di Stati che le proteggono, che impedisce agli uomini liberi di vivere come meglio credono. Pur contemplando azioni contro governi stranieri che favoriscono il terrorismo, possiamo anche stringere alleanze con i popoli che questi opprimono. Persino il vocabolario di questa guerra sarà diverso. Quando parliamo di “invasione del territorio nemico” , possiamo intendere anche l’invasione del suo cyberspazio. Non si tratta soltanto di lanciare teste di ponte ma anche di restringere i movimenti dell’avversario. Non dobbiamo pensare a strategie risolutive rapide, bensì prepararci a sostenere uno sforzo prolungato senza scadenze. Non abbiamo regole rigide sul dispiegamento delle nostre truppe, ma dovremo invece adottare dei criteri per stabilire se la forza militare sia o meno il modo migliore di raggiungere un determinato obiettivo. L’opinione pubblica può assistere a grandi mobilitazioni che non portano ad alcuna vittoria, o può non essere a conoscenza di altre azioni che invece producono grandi successi. Molte “battaglie” verranno combattute da funzionari di dogana che fermeranno persone sospette ai nostri confini e da diplomatici che otterranno una cooperazione nella lotta contro il riciclaggio di denaro sporco. Ma anche se questo è un diverso tipo di guerra, una cosa tuttavia non cambia: gli Stati Uniti restano indomabili. La nostra vittoria dipenderà dalla capacità degli americani di vivere la loro vita ogni giorno, andare al lavoro, allevare i figli e fare progetti per il futuro come ha sempre fatto questo popolo libero e coraggioso. ( traduzione di Mario Baccianini)  Mancano solo gli <<uomini in nero>>, i MIB, i Men in Black, protagonisti dell’omonimo film di fantascienza di Barry Sonnenfeld, girato negli USA nel 1997. Questi, nel film sopra citato, hanno il compito di controllare, segretamente, gli extraterrestri infiltratisi sotto sembianze umane fra la popolazione mondiale. 


Nel numero dell’Espresso del 3 gennaio 2008, in un articolo, intitolato “Desiderio di stelle e strisce” , a firma di Moises Naim ,direttore di “Foreign Policy” ,( traduzione di Anna Bissanti) si riscontra che il ruolo “imperiale” degli Stati Uniti sta evolvendo dalla fase dell’intervento “armato” a quello, di fatto, “governativo”. 


Come dicevamo, questo ricalca la strategia imperiale dell’Impero romano. Dalla fase “hard”, attuata se necessario anche con le armi, si passa a quella “soft” , l’instaurazione, attraverso la costruzione, con i mezzi di persuasione di massa, del consenso popolare, di un governo di “civiltà”. 


L’America è la superpotenza che sa farsi promotrice di iniziative internazionali innovative per affrontare le grandi sfide globali della nostra epoca, quali il cambiamento del clima, la proliferazione nucleare,il fondamentalismo islamico radicale e la criminalità.....Un esponente di primo piano del Governo americano ha dichiarato che <<Il successo consisterà sempre meno nell'imporre la propria volontà, e sempre più nel saper plasmare il comportamento di alleati, avversari e, più importante ancora, delle popolazioni di entrambi...Dobbiamo affrettarci a migliorare e incrementare sostanzialmente le spese legate al perfezionamento degli strumenti civili che garantiscono la sicurezza nazionale: la diplomazia, le comunicazioni strategiche,l’assistenza ai Paesi stranieri, l’azione civile, la ricostruzione e lo sviluppo economico>> ( dall’articolo sopra citato di Moises  Naim). 


Tutto questo l’America non lo farà “gratis” , neppure lo si può pretendere, ma  come si legge nel citato articolo ....l’alternativa alla passività o alla negligenza americana ha un costo molto più alto, equivarrebbe a vivere in un vuoto anarchico, o peggio ancora in un mondo nel quale i vuoti sono riempiti in maniera incompleta o ancor più maldestramente dai regimi autocratici della Russia e della Cina, o ancora riempiti senza vigore dalla spesso impreparata Europa. 


Nel mondo, da quando si è instaurata la civiltà, basata su regole giuridiche, inaugurata dall’Impero romano, non si è potuto più fare a meno di una potenza imperiale che assicurasse l’ordine e la giustizia, non solo tra gli uomini ma anche tra i popoli. 


Il Governo mondiale è una necessità. Proprio questo rende indispensabile stabilire nel nome di quali valori di giustizia esso deve essere attuato. Quelli voluti dagli americani, dagli islamici, dai buddisti, dai laici, dai cattolici, eccetera, eccetera.? 

Timone di una nave turca catturata nella battaglia di Lepanto del 1571 appeso come trofeo in una cappella della Chiesa di Sant'Anastasia a Verona


Su questo terreno si gioca la partita della civiltà e della pace, si decide il destino stesso del genere umano cioè l’esito della Guerra divina.