Ho
creduto e per questo ho parlato.
(Salmo
116,10)
Io
desiderai e mi fu data la prudenza. Invocai ed ottenni anche lo spirito di
sapienza che preferii agli scettri i quali stimai un niente al suo confronto.
Non ho paragonate con essa le pietre preziose, perché tutto l’oro di fronte a
lei è un pò di sabbia e l’argento al suo confronto si deve stimare fango. Io
l’amai più della santità e della bellezza e proposi di seguirla come mia luce,
giacché il suo splendore è inestimabile e insieme con essa mi venne ogni bene
spirituale e materiale ed io potei goderli, perché questa sapienza mi insegnava
il loro retto uso. Prima non sapevo che essa era la madre di tutti questi beni,
ma poi lo imparai senza inganni e ora la comunico senza invidia, giacché essa è
un tesoro infinito per gli uomini e chi la usa diventa amico di Dio, e sarà
celebre per i doni della sua scienza.
Dal “Libro della Sapienza” (7,7-14)
Se gli
uomini comprendessero la rivoluzione oggi, essa finirebbe domani.
Joseph de Maistre
....E le propensioni malvagie fanno che la
condizione dell’umana vita, tirata da opposti motivi, sia una condizione di
milizia, anzi di guerra, anzi di assediati. La vita è difficile e le cose
difficili sono le cose interessanti perché interessante è quello che sta dentro
l’essenza ( interest ) che data come
potenza e che vuol venir fuori ed esplicarsi. L’uomo non deve, come si suol
dire, realizzarsi, realizzare i valori per cui è fatto e
che esigono che egli si trasformi.
Romano
Amerio
( da
pag.172 di Iota unum -Seconda
Edizione- Milano-Napoli Riccardo
Ricciardi Editore MCMLXXXVI )
PARTE
PRIMA
LA CONSAPEVOLEZZA
CRISTIANA
I) I
“NEMICI” DEL GENERE UMANO
a)Il
barbaro convertito
Nel mezzo del cammin di nostra vita sono andato indietro nei secoli; mi
sono tuffato nelle profondità del passato. Dall’abisso sono risalito portando
nel cuore la fiammella non spenta dal diluvio.Soltanto un barbaro, un omo salvatico,
avrebbe detto Giovanni Papini, poteva riuscire nell’impresa.Non credo nel progresso come accrescimento
materiale o appropriazione del futuro reputando entrambi imposture, ombre,
miraggi, fantasmi, nuvole, fumo. Del primo nulla è destinato a restare, del
secondo nulla esiste. Fortuna labilis,
sapevano gli antichi romani. Ed Ovidio:Ludit in humanis divina potentia rebus; et certam
praesens vix habet hora fidem.( Gioca con le vicende umane la potenza divina e a
stento possiamo avere certezza dell’ora presente.) (Ex Ponto,IV,III,
55-56). Questa del poeta latino è consapevolezza quasi cristiana e, nel
contempo, denota l’amarezza smarrita di chi non conosce la virtù della speranza
e non ancora ha ricevuto l’offerta dell’amicizia di Cristo per i pagani un Dio
ignoto, nascosto ed inatteso. Eppure i romani, ai tempi di Ovidio, il popolo
più potente della terra, avevano consapevolezza della “labilità” della loro
potenza, contrariamente ai moderni stati scristianizzati dell’era
contemporanea. Cerco la luce, cerco il
fuoco: O Dio,che per mezzo del Figlio tuo Gesù, vera pietra angolare, hai
acceso nel cuore dei tuoi fratelli il fuoco del tuo splendore, santifica questo
nuovo fuoco prodotto dalla pietra... Sono le parole del rito della Benedizione
del fuoco durante la veglia pasquale del Sabato Santo. La pietra quella del sepolcro da cui Cristo si slancia
fuori, risorto. E tutte le lampade che nella chiesa sono spente si riaccendono
con il nuovo fuoco. Per primo è stato acceso, ha ricevuto la luce, il cero
pasquale:Il Signore sia con voi - E con il tuo spirito. Il celebrante si rivolge con
queste parole al popolo dei fedeli e conclude il rito della veglia pasquale,
quella che Sant’Agostino definì madre di
tutte le veglie. E’ per potere di Dio che la luce rifulge. E’ la mia certezza
“illuminista”. Gli altri “lumi” sono quelli che nella notte sul Getsemani guidano i carcerieri di Cristo; anch’essi
cercano Cristo ma per crocifiggerlo. Cercare Cristo accomuna nemici ed amici di Cristo ma non ci consente di fare insieme la stessa
strada. A chi cerca il Cristo bisogna chiedere: perché?Appare, quindi, ingenuamente
fallace la convinzione ecumenica di poter costruire una super-Chiesa di tutti
quelli che cercano Cristo senza fare distinzione fra quanti lo cercano per
crocifiggerlo e quanti lo cercano per servirlo ed amarlo. L’ecumenismo
commette l’errore di attribuire all’unità un valore maggiore della Verità.
E’ la Verità a
contenere l’unità e non viceversa. Chi ha la luce non ha bisogno dei “lumi”. La Verità è anche la luce che
rende evidenti le diversità. Mentre è l’oscurità ad “unire” tutto
nell’indistinto delle tenebre. Non si può spegnere la Verità in nome dell’unità.
Occorre respingere l’unità delle tenebre offerta da satana. L’unità voluta da
Cristo è quella definita dallo incontro dei “tre anelli” nella rappresentazione
simbolica della Trinità, è l’ unione nel
nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, questo è il significato del ut unum sint.. Questa è l’unica interpretazione conforme alla Fede
cattolica. L’unità della luce opposta all’unità delle tenebre. Non credo nella
democrazia intesa come potere del popolo, una menzogna demagogica. Il popolo
non ha alcun potere, al più legittima. Il potere viene dall’ Alto e non dal basso. Il rito elettorale
può servire come sistema di legittimazione, per scegliere chi deve esercitare
il potere ma non
come sistema di investitura del potere assoluto. La maggioranza democratica non
è Dio. Nel rituale democratico al popolo
viene appioppato il ruolo di un dio chiamato ad abdicare la sua impotenza a
favore delle creature elettorali nelle cui mani mette la sua testa e alle quali
offre il suo sangue per la sete e il suo corpo come cibo. La democrazia è la
decapitazione elettorale del popolo sovrano e l’urna è la ghigliottina della
libertà individuale.Anche la
Chiesa si piega alla democrazia ed è privilegiata la collegialità
delle decisioni. Ai vari livelli dell’organizzazione ecclesiastica si adotta il
sistema sessantottino del “lavoro di gruppo”, per produrre la decisione
compromissoria, frutto della sintesi dialettica, accettata anche se lontana dalla Verità, pur se in
contrasto con la giustizia. Si importano in tal modo le prassi della
concertazione sindacale nel cenacolo degli apostoli, fin nella liturgia della
messa.
b) Il discorso sotto la luna
Giovanni XXIII è
stato il papa che ha avviato il processo di democratizzazione della Chiesa.Memorabile è rimasto l’invito rivolto, a conclusione
del “discorso sotto la luna” (1962),
alla folla radunata in piazza San Pietro di portare la carezza del papa
a tutti i bambini. Il Papa “buono” non
si presenta più come Capo, come Sovrano gravato del solenne incarico di essere
il Vicario di Cristo sulla terra. Memorabile, la visita all’ospedale infantile
del Bambin Gesù, a Roma, il giorno di Natale del 1958, il primo Natale del suo
pontificato e quella alle carceri di Regina Coeli, il giorno seguente. Il Papa
è “uno di famiglia”, è “uno di noi”.Non esiste più una differenza di prestigio
o di potere ma solo di ruolo e di connessa responsabilità. Giovanni Paolo I,
papa Luciani, il papa dei trentatré giorni, continua su questa linea: rinuncia
alla tiara e alla cerimonia dell’incoronazione, ritiene sufficiente una
cerimonia d’inizio pontificato. L’ aspetto “democratico” si è consolidato con
Giovanni Paolo II, ritratto sul bordo della piscina vaticana, mentre sta per
fare il bagno, oppure quando passeggia in montagna o scia. I frequenti viaggi
intorno al mondo servono ad accorciare le distanze, tutte le distanze, fra il
Papa e il suo popolo. L’arrivo del Pontefice suscita l’entusiasmo e l’emozione
della visita di un parente o di un amico lontano. Il Papa si presenta, infatti,
come l’amico personale di ognuno di noi e quando parla non si rivolge alla
folla, ma ad ognuno di noi, a te, a me. Se la Chiesa è popolo, il Papa non può non essere
democratico e, di conseguenza, agire, presentarsi e comportarsi come, di solito, fanno i capi
democratici, che si rivolgono ai cittadini con fare alla mano e discorsi tipo
“quattro chiacchiere in famiglia”, con lo stile bonario e paternalistico di chi
non comanda ma guida, di chi consiglia ma non ordina. Nel popolo bisogna creare
la consapevolezza che le decisioni sono sue e non dei capi. Ingenerare questo
convincimento è l’obiettivo della propaganda di tutti i moderni governi
democratici. Lo stile autoritario è accantonato per far posto alla formazione
cooperativa ed assembleare delle decisioni. Nulla cambia, il popolo partecipa,
ma non decide un bel nulla, anzi viene facilitata l’obbedienza automatica e
rafforzato l’infondato convincimento di
aver liberamente deciso il proprio destino. La Chiesa si è adeguata alla
democrazia e ai suoi metodi e per questo il dogma dell’infallibilità del Papa,
approvato nel Concilio Vaticano I del 1870, si rivela un ingombrante ed
obsoleto retaggio di uno stile di
comando non più utilizzabile. La
democratizzazione della Chiesa è l’effetto della scelta di stare nel “mondo” e
il Papa non può non adottarne il “galateo” che non tollera alcuna regalità, non
ammette alcuna autorità. Anche la
Chiesa si adatta alla formula di Freud: Dove era l’Es deve subentrare l’Io.
c) L’uomo è di Dio
Per rimettere la
testa a posto, bisogna riportare il potere nelle mani di Dio e toglierlo da
quelle degli “onorevoli” legislatori. E’ necessario restituire l’uomo a Dio. Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio
quel che è di Dio. Sulla moneta è impressa l’effige di Cesare e nell’uomo
l’immagine di Dio. E’ il “marchio” a stabilire la potestà. Non solo nessun
Cesare, anche se “democraticamente legittimato”, ha il potere di disporre dell’uomo come sua creatura ma ogni
uomo deve ricordare di appartenere prima a Dio e poi a se stesso. Questa
consapevolezza deve guidare ogni sua scelta. Per questo né il legislatore né il
singolo uomo può mai valicare il limite oltre il quale l’uomo non è più di Dio
ma della Bestia.
d) La moneta, scimmia di Cristo
Non credo nelle leggi di mercato. Ogni luogo è mercato
ed il mercato è in nessun luogo. Le leggi hanno come destinatario l’uomo e nel
mercato non vi sono uomini ma cose. Se il popolo è un dio abdicante, il mercato
è il dio fagocitante merci e denaro, è il Pantagruele della società onnivora e
la sua digestione produce rifiuti e le sue feci ci ammorbano l’esistenza. Non
credo nel denaro misura del mondo, anche della Provvidenza divina. La
partecipazione all’amore di Dio non può essere stabilita dall’estratto conto.
Dio non mi ama in proporzione al numero degli zero. Dio non può essere
calcolato con la partita doppia e scomposto in valori monetari, non produce
interessi e dividendi. Il denaro è l’estremo tentativo di racchiudere
l’infinito nel finito. La demoniaca impresa della Bestia apocalittica consiste nel numerare ogni cosa, e gli uomini
ridotti a cosa, con il 666, il suo
marchio, simbolo della moneta in cui
tutto è compreso, del finito in cui è contenuto l’infinito. Solo Cristo
è infinito (Dio) contenuto nel finito (uomo).
e) Perfezionamento e santificazione
Non credo nell’innovazione intellettuale e sociale.
Innovare significa fare nuovo, cambiare. Al cambiamento preferisco il
miglioramento, il perfezionamento, la santificazione. Al fare altro mi dedico
al fare meglio. Fra l’altro e il meglio non mi tenta la novità, sfido il limite
dentro di me. Non mi interessa
incontrare il diverso ma l’anima gemella. Disponibile ad unirmi con chiunque in
una verità superiore ma non sulla mezza verità o, peggio, sulla falsa verità
per conseguire la pace del mondo e perdere quella di Dio. Anche satana ha la
sua pace. In alternativa alla pace di Cristo non c’è che quella
dell’anti-Cristo.
f) Non sono del mondo
Nelle pagine
iniziali de La Cripta dei Cappuccini ( J.Roth – Milano –
1995, p.10 ), l’ultimo dei Trotta dice: Io
non sono figlio del mio tempo, anzi, mi riesce difficile non definirmi
addirittura suo nemico. Non che io non lo capisca, come tante volte sostengo.
Questa è solo una scusa di comodo. Per indolenza, semplicemente, non voglio
essere aggressivo o astioso, e perciò dico che una cosa non la capisco, quando
dovrei dire che la odio o la disprezzo. In sintesi, sono un barbaro perché
non credo nel “mondo nuovo”, nel “mondo libero” ma nel “mondo salvato” , nel
“non-mondo”.Voi siete di questo mondo, Io
non sono di questo mondo - dice di se stesso Gesù ai Giudei ( S.Giovanni
8,23) e dei suoi discepoli dice al Padre: Ho
comunicato ad essi la tua parola e il mondo li ha odiati perché non sono del
mondo,siccome Io non sono del mondo ( S.Giovanni 17,14 ss). Ed aggiunge:Per essi io prego;non prego per il mondo, ma
per coloro che tu mi hai dati perché
sono tuoi ( S. Giovanni 17,9). Ed ai suoi discepoli: Se il mondo vi odia sappiate che prima di voi ha odiato me. Se foste
del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; invece, perché non siete del mondo,
anzi io vi ho tolti di mezzo al mondo, per questo il mondo vi odia (
S.Giovanni 15,18 s.). Ma che cosa è il mondo,
al quale Gesù si dichiara estraneo e per il quale non ha pregato e al quale il
cristiano, ad imitazione di Cristo, è parimenti straniero? Il mondo è la vasta umanità spesso schiava dei desideri sensuali e che
non consente a sottomettere la propria ragione alla fede e il proprio cuore
alla legge della carità soprannaturale. Dopo aver riscaldato i suoi discepoli
alla fiamma del proprio cuore [...] Gesù li mette subito dinanzi alla brutale
realtà: essi saranno esposti all’odio del mondo, del quale sono chiamati a
contrariare i perversi istinti.( da pag.512 de L’Evangelo di Gesù Cristo di
M. J. Lagrange - Morcelliana
Brescia - 1935). E’
la spiegazione data in tutti i trattati di ascetica e mistica cristiana: Il mondo di cui parliamo non è il complesso
delle persone che vivono nel mondo, fra cui si trovano ed anime elette ed
increduli. E’ il complesso di coloro che si oppongono a Gesù Cristo e sono
schiavi della triplice concupiscenza.[E’ quella descritta nel celebre passo
della Prima Lettera di S.Giovanni: “Tutto ciò che è nel mondo, la
concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi, e la superbia della
vita, non viene dal Padre” ( II, 16) ] E’ questo il mondo che Gesù maledisse per i
suoi scandali: “Vae mundo a scandalis!” e
che S.Giovanni dice immerso tutto nel male: “Mundus totus in maligno positus
est” . ( da A. Tanquerey Compendio di Teologia ascetica e mistica - 1948 - n.
210). E nel trattato di A.Royo Marin : Che
cosa è il mondo [...]. Si tratta, in ultima analisi, del clima anticristiano
che si forma tra le persone che vivono dimentiche di Dio e dedite solo alle
cose della terra. ( da Teologia della perfezione cristiana - ed. Paoline
n.160).
g) Il nemico” del genere umano
Cristo è “barbaro”
perché è “straniero” nel mondo e “nemico
del genere umano” è definito il cristiano dallo storico romano Tacito negli Annali ( XV,44). In quanto nemici, i cristiani venivano offerti in pasto
alle belve e come torce umane illuminavano i giardini di Nerone. Cristo stesso
era reputato il fondatore di una setta che aveva diffuso una “rovinosa
superstizione”. San Paolo Apostolo nella seconda lettera ai Corinzi scrive
(6,1) : Saremo chiamati impostori, mentre predichiamo la pura verità...e
San Giovanni nella prima lettera (3,13): Carissimi:
Non vi meravigliate se il mondo vi odia. Questa volta l’ “Impero” non si
farà sconfiggere dai “nemici del genere umano”, ha in programma la contromossa
vincente: trasformare tutti in “amici”, convertirli al “mondo nuovo”, al “mondo
libero”, in seguaci del Cristo che trasforma le pietre in pane e accetta la
corona di re che viene dal basso, dal
popolo, forgiata nelle viscere della terra al fuoco dell’inferno.
h) La guerra divina ed il vero nemico
Guerra divina
la lotta per restare “barbari”, “nemici del genere umano” fino alla fine dei tempi. E la domanda è: Il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà
la fede sulla terra? (Luca 18.8). Pio
XII è stato l’ultimo papa consapevole del vero, reale ed effettivo
<<nemico>> del genere umano: Esso
si trova dappertutto e in mezzo a tutti; sa essere violento e subdolo. In
questi ultimi secoli ha tentato di operare la disgregazione intellettuale,
morale, sociale dell’unità nell’organismo misterioso di Cristo. Ha voluto la
natura senza la grazia; la ragione senza la fede; la libertà senza l’autorità;
talvolta l’autorità senza la libertà. E’ un <<nemico>> divenuto
sempre più concreto, con una spregiudicatezza che lascia ancora attoniti:
Cristo sì, Chiesa no. Poi: Dio sì, Cristo no. Finalmente il grido empio: Dio è
morto; anzi: Dio non è mai stato. Ed ecco il tentativo di edificare la struttura del mondo sopra fondamenti che Noi esitiamo
ad additare come principali responsabili della minaccia che incombe sulla
umanità: un’economia senza Dio, un diritto senza Dio, una politica senza Dio.(Discorso
Nel contemplare agli Uomini di Azione Cattolica d’Italia, del 12.10.1952, in
Discorsi e Radiomessaggi, Vol.XIV,p.359). Giovanni XXIII, al contrario,
affermò: La Chiesa
non ha nemici. E proprio a causa della perduta consapevolezza, papa Paolo VI se
l’è ritrovato in “casa” :...per qualche fessura il fumo di Satana è entrato nel
tempio di Dio: il dubbio, l’incertezza, la problematica, l’inquietudine,
l’insoddisfazione, lo scontro si sono fatti largo. Noi avremmo creduto che
l’indomani del Concilio sarebbe stato un giorno di sole per la Chiesa. Ma invece del
sole abbiamo avuto le nuvole, la tempesta, le tenebre. Cosa è successo?...Una
potenza avversa è intervenuta: il Diavolo, questo essere misterioso...(
Discorso del 29.06.72). Nel Catechismo
della Chiesa Cattolica, promulgato da papa Giovanni Paolo II, in data
11.10.92, il Diavolo è ampiamente citato. Nel paragrafo 391 si legge: Dietro la scelta disobbediente dei nostri
progenitori c’è una voce seduttrice, che si oppone a Dio, la quale, per
invidia, li fa cadere nella morte. La Scrittura e la Tradizione della Chiesa
vedono in questo essere un angelo caduto, chiamato Satana o diavolo. La Chiesa insegna che
all’inizio era un angelo buono, creato da Dio. <<Diabolus enim et alii
daemones a Deo quidem natura creati sunt boni, sed ipsi per se facti sunt mali
- Il diavolo infatti e gli altri demoni sono stati creati da Dio naturalmente
buoni, ma da se stessi si sono trasformati in malvagi>>. E nel
paragrafo 2851:..il Male non è
un’astrazione; indica invece una persona:Satana, il Maligno, l’angelo che si
oppone a Dio. Il <<diavolo>>[<<dia-bolos>>, colui che
<<si getta di traverso>>] è colui che <<vuole
ostacolare>> il Disegno di Dio e la sua <<opera di salvezza>>
compiuta in Cristo. Nel paragrafo successivo è definito:...<<Omicida fin dal principio>>, <<menzognero e
padre di menzogna>>(Gv 8,44), <<Satana, che seduce tutta la
terra>>( Ap12,9), è a causa sua che il peccato e la morte sono entrati
nel mondo, ed è in virtù della sua sconfitta definitiva che tutta la creazione
sarà liberata <<dalla corruzione del peccato e della morte>>. (
Le citazioni sono tratte dall’edizione 1993 della Libreria Editrice Vaticana).Nel Nuovo Testamento il diavolo è
citato più di 300 volte. Nell’Apocalisse di San Giovanni il demonio è descritto
come la “fiera che sale dall’abisso...il dragone, rosso acceso, con sette teste
e dieci corna la cui coda trascina dietro di sé la terza parte degli astri del
cielo e li precipita sulla terra...”
Dalla sua bocca spalancata escono “locuste simili a cavalli preparati
alla battaglia” . Il diavolo verrà gettato nello stagno di fuoco a fare
compagnia alla Bestia e al falso profeta. (Apocalisse,
20,10)
i) Il soldato di Cristo
Nella
lettera agli Efesini (6,10-17) San Paolo raccomanda : Rivestitevi dell’armatura
di Dio per poter resistere alle insidie del demonio. Infatti non abbiamo da
combattere solamente contro gli uomini, ma contro i principi e le potestà,
contro i padroni di questo mondo tenebroso, contro gli spiriti maligni delle
regioni celesti. Adoperate pertanto tutta la forza che Dio vi concede per
resistere alle tentazioni e vivere una vita santa. Tenetevi i lombi succinti
nella verità, rivestitevi della corazza della giustizia e calzate i piedi per
diffondere il Vangelo che insegna la pace. La fede contro ogni più forte
tentazione diabolica vi servirà da scudo. Prendete l’elmo della salvezza e
combattete con la spada dello Spirito Santo che è la parola di Dio. San Pietro
apostolo avverte: Siate sobri e vigilanti, perché il vostro avversario, il
demonio, come un leone ruggente, va girando attorno, cercando la preda da
divorare...( Prima lettera 5,7). Con il Battesimo il cristiano rinunzia a
Satana e con la Cresima
diventa “soldato di Cristo” per combattere la sua guerra divina. Vale il motto dell’
inquisitore:Chi nega satana ne è posseduto.E ritorna l’invocazione del
salmista: Exurge domine et judica causam tuam. (Psalm.73).Nella notte santa della veglia pasquale davanti al
cero acceso che simboleggia Cristo risorto tutta la comunità cristiana è
chiamata a rinnovare le promesse battesimali. Fino a questo momento, durante la
celebrazione vigilare i fedeli sono restati in ascolto o in silenziosa
preghiera, ora si inseriscono attivamente nel rito.Il celebrante, vestito della stola e del piviale bianco, recita: Fratelli
carissimi, in questa sacratissima notte, la santa madre Chiesa, ricordando la
morte e la sepoltura di nostro Signor Gesù Cristo, con rinnovato amore per Lui
sta in veglia; e, celebrando la
Sua gloriosa Risurrezione, sovrabbonda in letizia. E poiché,
secondo l’insegnamento dell’Apostolo, noi, per mezzo del battesimo, siamo stati
sepolti con Cristo nella morte, come Cristo risuscitò dai morti, così anche noi
dobbiamo camminare in novità di vita; ben sapendo che il nostro vecchio uomo è
stato crocifisso con Cristo, affinché non fossimo più schiavi del peccato.
Riteniamoci dunque morti al peccato e viventi in Dio, nel Signore nostro Gesù
Cristo. Perciò, fratelli carissimi, terminata ormai la preparazione
quaresimale, rinnoviamo le promesse del santo battesimo con le quali
rinunziammo un giorno a Satana e alle sue opere, e al mondo che è nemico di
Dio, e promettemmo di servire fedelmente al Signore nella santa Chiesa
cattolica...
III) IL MATTINO PORTA LA NOTTE
1) L’eclissi
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