sabato 2 marzo 2013

Due marzo 2013


III) IL MATTINO PORTA LA NOTTE


1) L’eclissi

L’ultimo secolo del millennio sta per concludersi. Non è stato né “finito” né “infinito”, né breve né grande. E’ significativo che si chiude con un’eclissi totale di sole. A mezzogiorno dell’11 agosto 1999, il sole si è oscurato su tutta l’ Europa, dall’estremo lembo dell’ Inghilterra, la Cornovaglia, fino alle regioni desertiche dell’Iran, con il massimo d’intensità sulla Romania. Il mattino porta la notte.  La storia del Novecento si riduce ad un unico fatto rilevante: il compiuto sradicamento della Civiltà europea dalla sua radice cattolica.Dal 1789 la storia umana sembra ridursi, al di là delle immani distruzioni delle due Grandi Guerre e dei restanti eventi cruenti, a banale cronaca del crescente degrado spirituale.Questo da fare qui è certo un passo audace: l’uomo moderno questa audacia che lo mette contro lo spirito del mondo, contro il senso comune, contro il pensiero liberale dominante, questa audacia di tenere per la verità eroicamente, a costo di sacrificarle l’espressione della libertà, non l’accetta. ( da pag.73 di Stat Veritas di Romano Amerio - Milano Napoli - 1997). Il processo di disfacimento evidente è lo svolgimento di una guerra in atto: la guerra divina. La notte avvolge il mondo: Dall’ora sesta fino all’ora nona si fece buio su tutta la terra. ( vangelo di S. Matteo, 27,). La Chiesa-Cristo è in croce. Il sole sorge ma il mattino porta la notte. E’ l’inversione del tempo, l’involuzione della Creazione. San Tommaso ha spiegato che la Creazione non è originata dal nulla ma è “seguita” al nulla come il giorno segue alla notte. Se il mattino porta la notte, la Creazione è in bilico sull’alba del mondo e oscilla sull’abisso del nulla. L’alba somiglia al tramonto. La nascita porta la morte ma la morte può essere dies natalis cioè vera nascita. I nostri giorni sulla terra sono un’ombra. (Giobbe,8,9) e la notte non è altro che l’ombra del mattino in quanto ogni mattino ha in sé la sua ombra e porta la sua notte come ogni vita ha in sé la sua morte.E’ la regola del mondo e Cristo disse: Io non sono di questo mondo.  Gli animi vivono in una “notte oscura”. Questa civiltà ha il “color nero” della putrefazione, è il ricominciamento di quella che gli alchimisti indicavano come la Grande Opera . Il “ chicco di grano” si putrefà e il “color nero” segna l’inizio della Grande Opera.  Il “chicco di grano” è la parola del Vangelo che se cade sul cuore fertile muore come chicco ma germoglia come pianta e fruttifica, si moltiplica, si trasforma in bene diffusivo. Il “chicco di grano “ è simbolo di Cristo e quando sulla croce muore inizia l’ Opus Magnum, Grande Opera cioè la trasformazione del genere umano in carne di Cristo. Cristo è <<Dio vivente>> (Gs,3,10; Sal 43,3; ecc.) in quanto vive ed è presente nella Storia umana.“La nozione di adempimento della Grande Opera si applica esattamente alla Pietra filosofale presa talvolta a simbolo del Cristo essa è il pane del Signore, scrive Angelus Silesius:<<Si cerca la pietra dell’oro ( Goldstein) e si lascia la pietra angolare ( Eckstein), per mezzo della quale si può essere eternamente ricchi, sani e saggi>>( da notare che Eckstein ha anche il significato di diamante).” ( dalla voce: “Pietra” nel Dizionario dei simboli Volume secondo di Jean Chevalier e Alain Gheerbrant - 1987 - Milano)  Sono tempi di scandalo ma, come dice il Vangelo, “guai a coloro che faranno accadere lo scandalo!”In attesa di un capovolgimento delle sorti della battaglia nella quale, cosciente o no, nolente o no, ognuno si trova a vivere, non possiamo fare altro che chiedere:  Vedetta, che ci dici della notte? Vedetta, che ci dici della notte? La vedetta rispose: Viene il mattino e quindi la notte. Se volete domandare, domandate:convertitevi, venite.( Isaia, 21, 12)


 

 

V)L’ALBERO DELLA CONOSCENZA , L’ALBERO DELLA VITA , L’ALBERO DI JESSE.



a)         Il fuoco di Cristo: l’amore


Il peccato originale è stato causato dalla disubbidienza a Dio. Il fatto è aggravato dall’ aver accettato il consiglio e l’ “amicizia” del serpente, di aver creduto alla parola del serpente e non a Dio.  Questo peccato si ripete in ogni storia di perdizione. La dinamica è sempre la stessa: volontà di potenza, mancanza di fede, perdita della speranza, rifiuto dell’amore. Il frutto dell’albero della vita è stato portato all’umanità, scacciata dal Paradiso, da Gesù Cristo. Il prezzo di questo dono è stato la crocifissione. In Cristo si ritrova Prometeo, ha detto: Sono venuto ad accendere un fuoco sulla terra. Il fuoco viene acceso con l’acqua del Battesimo. San Giovanni Battista, a quelli che, in cuor loro, si chiedevano se fosse lui il Cristo, disse: Io vi battezzo con l’acqua; ma viene colui che è più forte di me, al quale non son degno neppure di sciogliere il legaccio dei sandali; egli vi battezzerà nello Spirito Santo e nel fuoco. ( Luca 3, 16-17). Questo fuoco scaccia il fuoco di satana.  L’anima è destinata a bruciare in eterno. Il cristianesimo afferma che l’uomo è stato creato libero; costringe ad esercitare la libertà di scegliere, fra bruciare nel fuoco di Cristo o in quello di satana.  Entrambi sono fuochi per l’eternità. Con il Battesimo viene compiuta la scelta, si diventa cristiani, si sceglie il fuoco di Cristo, ci vengono consegnate le armi per sottrarci al fuoco dell’inferno.  Sia il Paradiso che l’Inferno sono luoghi di fuoco eterno. In Paradiso le anime bruciano di Amore e danno pura luce, una luce senza ombra. Nell’Inferno bruciano di dolore e dannazione e non danno alcuna luce ma solo ombra e tenebra fredda e lurida.

b)        Il frutto dell’albero della conoscenza


Cristo ha portato in terra il frutto, dell’albero della conoscenza del Bene e del Male, chiuso nel Vangelo, la Parola di Dio; si è offerto all’umanità esiliata, come albero della vita. La venuta di Cristo in terra abolisce la proibizione data ad Adamo. Ogni uomo può mangiare liberamente il frutto della conoscenza( l’eucaristia): è questa la buona novella, il fatto nuovo nella storia dell’umanità, il momento cruciale della creazione dell’uomo, il mezzo del suo perfezionamento per essere creazione perfetta di Dio.

 

c)         L’uomo perfetto


Cristo, confrontato ad Adamo, risplende come uomo perfetto, fatto di obbedienza e fedeltà alla parola di Dio-Padre perché ama Dio secondo quanto prescrive il primo comandamento. La perfezione di Cristo consiste, come uomo, nella totale e perfetta osservanza della legge. E’ esempio per ogni uomo che voglia imitarlo percorrendo la sua via. Occorre essere sorretti da un amore totale verso Dio. Solo questo amore dà la forza di essere vigili e pazienti verso sé stessi, verso il prossimo, verso il mondo.

 

d)        Cristo, Signore del tempo



La vigilanza e la pazienza sono anche la misura del nostro amore. Una vigilanza affievolita, una pazienza debole sono il sintomo di un amore affievolito e debole. Senza l’amore non c’è più fede, non si crede più in Dio. Il rischio è di essere sorpresi impreparati: Si, il tempo è vicino. (Apocalisse,I,3). Cristo, secondo le parole dell’apostolo Giovanni: è, era e viene. Questo significa anche che Cristo è Signore del presente, del passato e del futuro. Come insegna Sant’Agostino:Il tempo è una distensione dell’animo. Nell’anima il tempo è “presente” come ricordo, se è passato, o come prefigurazione, se futuro. La coesistenza di questi momenti costituisce la coscienza del tempo. La morte la spegne ma il tempo come eternità resta. L’eternità non soffre alcun cambiamento né è soggetta ad alcuna successione, non è il prolungamento all’infinito del tempo ma specchio di Dio, motore immobile, è tempo compiuto fatto di eterno presente, di perfetta, piena ed infinita coscienza del tempo, di tutto il tempo da parte di Dio. L’eternità è un attributo di Dio e la morte dell’anima impedisce di partecipare alla coscienza divina dell’eternità.

 

e)         Non si sa il momento


La Storia dell’umanità può dividersi in tre fasi, corrispondenti alle fasi della vita di Cristo nel mondo: la passione, dove è resa testimonianza fedele a Dio; - la resurrezione - dove si sconfigge la morte; la glorificazione - dove Cristo trionfa come Signore dei re della terra.In quale epoca ci troviamo non ci è dato investigare. Ognuno nella propria coscienza dovrà trovare la risposta. Qualche volta quello che a noi può sembrare un “ ritardo” di Dio nell’intervenire a sradicare il male dal mondo, è solo misericordia. Per consentire che il numero degli eletti si completi, Dio non estirpa la zizzania.     L’uomo ritarda, non Dio. Il “ritardo”  di  Dio è solo tempo in più concesso all’umanità, con grande atto di misericordia, per convertirsi e salvarsi, per essere “ perfetti”.

 

f)         La prova di perfezione

           

Iddio vuole la sua creatura perfetta, a sua immagine e somiglianza. << Siate perfetti , come è perfetto il vostro Padre del cielo>>  dice Gesù ( Vangelo secondo Matteo - 5,48). Il divieto dato ad Adamo, probabilmente, non era solo una prova di obbedienza e di fede ma anche    di perfezione. L’uomo-Cristo Gesù  viene sottoposto alla medesima prova. Vacilla ma non fallisce: << Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice; però non come voglio io, ma come vuoi tu.>> ( Matt. 26,39).   E’ la stessa prova che ogni cristiano deve affrontare e superare. San Paolo nella Seconda Lettera a Timoteo così riassume la propria vita:<< Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede.>>

 

g)        E’ preferibile la guerra


Sant’Agostino dice: << Questa guerra non ci sarebbe mai stata, se la natura umana avesse perseverato liberamente nella rettitudine in cui fu creata. Ora invece essa, che non volle avere la pace nella felicità con Dio, combatte contro se stessa nell’infelicità; nonostante le miserie di questo male, esso è pur sempre preferibile agli inizi della propria vita. E’ sicuramente meglio, infatti, combattere contro i propri vizi che lasciarsi dominare da essi senza alcuna resistenza; è preferibile la guerra, voglio dire, nella speranza della pace eterna, alla schiavitù senza il pensiero di nessuna liberazione. Noi desideriamo vivamente di liberarci anche da questa guerra e bruciamo dal fuoco dell’amore divino per conseguire quella pace assolutamente ordinata in cui, nel modo più stabile e fermo, le cose inferiori si sottomettono a quelle superiori. Anche se noi non avessimo nessuna speranza di conseguire questo bene così grande ( e non sia mai!), dovremmo pur sempre preferire di rimanere nelle angustie di questo conflitto, piuttosto che lasciarci dominare dai vizi senza opporvi resistenza.>> ( “ La Città di Dio “, XXI,15 traduzione Luigi Alici- Milano-1992). Ogni cristiano deve affrontare la “ sua battaglia”. La posta in gioco è la vita eterna.

h)         La seconda prova

           
Cristo è non solo vero Dio ma anche vero uomo, vero Adamo, novello Prometeo che, con le sole forze umane, ha superato la prova. Con Cristo, Iddio, dà ad Adamo un’ulteriore possibilità per provarne l’obbedienza e la fede. Cristo supera la prova con l’amore; amando Dio, suo Padre, perché solo chi è capace di amore è capace di fiducia, di fede. Adamo non fidandosi della parola di Dio aveva dimostrato di non avere fiducia in Dio e, quindi, di non amarlo. Il peccato originale è non aver ricambiato l’amore di Dio. Gesù Cristo riesce a superare la prova. Vince la “battaglia”. Ha fede in Dio, ama Dio più della sua vita. Con il suo sacrificio riconquista per tutti gli uomini l’amore di Dio, mentre Adamo per tutti gli uomini lo aveva perduto.La croce non è simbolo di sconfitta ma di obbedienza alla volontà di Dio, di fede nella sua parola, di amore fino al totale dono di sé a Dio. L’amore che portiamo a Dio per il limitato tempo terreno ci viene ricambiato per l’eternità. Se siamo con Dio per il nostro attimo terreno Egli sarà con noi in eterno. La croce è la testimonianza di totale amore del Cristo a Dio-Padre e, nel contempo, simboleggia la sconfitta di satana, da parte di Cristo. Le seduzioni del serpente non hanno avuto effetto su Cristo mentre a causa di esse Adamo aveva fallito. Adamo non riesce a vincere il serpente e cade nella spirale del divenire. Attraverso l’anima (Eva) il serpente aveva attaccato e vinto lo spirito (Adamo). Cristo ( vero uomo) nasce da un’anima immacolata concepita dall’eternità per questo (la Madonna) come spirito invincibile e perfetto (Cristo vero Dio).  Cristo, come vero uomo, vince il mondo e dimostra con questo ad ogni uomo che è possibile; in tal modo  si sottrae al divenire, conquista l’essere, come uomo si ricongiunge a Dio, ritorna al Padre, guarito della natura umana. Cristo non si sottrae alla croce; affronta la morte con fede, per obbedienza al Padre e trasforma la croce nel trionfo dell’amore sull’egoismo, sul male.  Satana  rabbioso e sconfitto si rivolge contro l’umanità, contro l’Adamo redento. Ogni fedele, sull’esempio di Cristo, dovrà affrontarlo, vincerlo, solo così potrà sottrarsi al divenire per conquistare l’essere , guarire del peccato, conquistare la perfetta salvezza:  è la “ furibonda guerra” che  impegna il popolo di Dio fino al completamento del numero stabilito degli eletti : Chi vincerà, avrà queste cose: io sarò il suo Dio ed egli sarà mio figlio. Ma per gli ignavi e gli increduli, i fornicatori e gli omicidi, i corruttori e gli idolatri e per i propagatori di menzogna ci sarà lo stagno ardente di fuoco e di zolfo che è la seconda morte. ( Apocalisse XXI, 7,8 ). L’uomo può ora mangiare il frutto dell’albero della vita: l’Eucaristia. Il serpente-satana si adopera per convincerlo a privarsene. Se l’uomo fallisse la seconda prova, condanna definitiva sarà l’esilio eterno, la seconda morte.            L‘<<imperfezione>> sarà relegata per sempre nell’inferno, nello stagno ardente di fuoco e di zolfo. Al tempo della cacciata dal Paradiso Terrestre la condanna di Adamo ed Eva ha comportato la perdita non della vita ma una diminuzione dello stato di perfezione a cui Dio aveva destinato l’uomo. Questa volta la condanna sarà totale e definitiva, la morte eterna. La vita terrena è una prova senza appello.

 

 

 

i)         La nuova patria


La Gerusalemme celeste, la nuova patria nei cieli potrà ospitare solo uomini perfetti, da essa  è bandita ogni imperfezione, ogni maledizione: Non entrerà in essa nulla di profano, d’impuro, né chi commette cose abominevoli e pratica la menzogna, ma solo quelli i cui nomi si trovano scritti nel libro della vita tenuto dall’Agnello ( Apocalisse, XXI,27).Questa è la città di cui  parla l’apostolo Giovanni nel capitolo ventiduesimo dell’Apocalisse: ( L’angelo)  Mi indicò poi un fiume d’acqua viva, splendente come cristallo, che sgorgava dal trono di Dio e dell’Agnello. In mezzo alla piazza della città e da una parte e dall’altra del fiume si trova l’ albero della vita che dà frutto dodici volte all’anno e frutti ogni mese e le foglie dell’albero servono a guarire le nazioni. Ed ogni cosa maledetta non ci sarà più ma in quella ( città ) ci saranno i troni di Dio e dell’Agnello ed i suoi servi lo adorano e vedono il suo volto e portano il suo nome sulla loro fronte. Non ci sarà più la notte e non ci sarà bisogno della luce delle lampade né della luce del sole perché il Signore Iddio splenderà su di loro e regneranno in saecula saeculorum. (vv.1,5). L’albero della vita, nella città celeste, è moltiplicato per dodici ed i suoi frutti sono costanti e perenni e serve agli uomini e alle nazioni. Nel capitolo precedente era stata già descritta la città nuova:Et ego Iohannes vidi sanctam civitatem Hierusalem novam descendentem de caelo a Deo, paratam sponsam ornatam viro suo ed in questa città non ci sono più templi, Iddio e l’Agnello sono tempio di loro stessi; non c’è più bisogno di templi o di altari, l’uomo vede Iddio faccia a faccia, lo adora e lo serve direttamente. E non vidi in essa alcun tempio.Infatti il Signore Iddio onnipotente è Lui stesso tempio insieme all’Agnello ( Apocalisse,XXI,22).


l)  Popolo di santi e sacerdoti
Gli uomini della città sono tutti sacerdoti di Dio, il popolo di Dio sarà un popolo di santi e di sacerdoti  e ognuno potrà servire ed adorare Iddio senza alcuna mediazione ma direttamente. Non sarà più necessaria la Fede, si vedrà con i propri occhi, si avrà l’ “evidenza” immediata e diretta perché in Paradiso la Verità si impone in forza di se stessa. All’ “evidenza” della Fede verrà sostituita l’ “evidenza” della visione. In questo senso vanno interpretate le parole della prima lettera di San Pietro ( 2, 9 ): Voi siete una stirpe eletta, un organismo sacerdotale, regale, una nazione santa, un popolo predestinato da Dio  affinché  proclamiate la virtù di colui che vi ha chiamato dalle tenebre alla sua meravigliosa luce. Voi un tempo eravate non-popolo, ora siete popolo di Dio; voi che non avevate ottenuto misericordia,ora invece avete ottenuto misericordia. La perfetta coincidenza fra santità e sacerdozio in ogni uomo si realizzerà solo nella Città celeste, in Paradiso e sarà caratteristica soltanto degli uomini ammessi al cospetto di Dio. In terra al cristiano, per quanto santo, non è concesso di vedere Iddio e neppure di essere sacerdote, se non ha ricevuto la relativa consacrazione. Appare, pertanto evidente l’errore in cui satana ha tratto i protestanti e quelli fuorviati dall’insegnamento di Lutero. Il monaco eretico, proprio dalle surriportate parole della prima lettera di San Pietro, ricavò l’errata convinzione che ogni fedele fosse nel contempo sacerdote e non ci fosse, pertanto, alcuna differenza essenziale fra la gerarchia ecclesiale e i semplici fedeli. Lutero riconosce a tutti, indistintamente, una prerogativa di santità e sacerdozio che Iddio ha promesso solo a chi è ammesso alla Sua presenza nella Città Celeste, in Paradiso. L’ errore è ripetuto dai cattolici modernisti della Chiesa conciliare e viene recepito  nella riforma liturgica nella convinzione che il popolo concelebri con il sacerdote ed operi la consacrazione delle specie eucaristiche.



m)       Ascensori per l’inferno
Il protestantesimo è uno dei tanti ascensori sui quali il demonio tenta di far salire l’uomo annunciando come destinazione il Paradiso ma schiacciando il pulsante per l’inferno. Non ci sono ascensori per il Paradiso. Una è la via, stretta, difficile, irta di spine e sacrifici, la stessa percorsa da Gesù Cristo. Occorre essere costantemente vigili per non cadere negli inganni disseminati da satana sul nostro cammino. Soccorrono, a questo proposito, le parole di Sant’Agostino:<< Inoltre dobbiamo vigilare continuamente perché non ci inganni un’opinione simile al vero e non ci seduca un discorso accorto; perché non ci confondano le tenebre di un qualche errore e non si creda male ciò che è bene o bene ciò che è male; perché il timore non ci distragga da ciò che dobbiamo fare e l’egoismo non ci travolga nelle cose che non dobbiamo fare; perché il sole non tramonti sopra la nostra collera e l’inimicizia non ci porti a rendere male per male, perché non ci divori una tristezza ingiustificata e sconfinata e l’ingratitudine non intorpidisca la nostra benevolenza; perché la buona coscienza non soccomba alle chiacchiere malefiche e il nostro sospetto temerario non ci inganni; perché non ci abbattano le falsità degli altri riguardo a noi e non regni il peccato nel nostro corpo mortale, pronto ad obbedire ai suoi desideri; dobbiamo sempre vigilare perché le nostre membra non offrano al peccato strumenti di iniquità e il nostro occhio non serva alla concupiscenza; perché la sete di vendetta non possa sopraffarci; perché il nostro sguardo o il nostro pensiero non si soffermi sul piacere malvagio e non si ascolti volentieri un discorso disonesto o sconveniente; perché non si faccia quel che non è lecito, anche se ci piace, e perché non speriamo di riportare una vittoria in questo combattimento, pieno di fatiche e di pericoli, con le nostre forze o, una volta riportata, non la si attribuisca alle nostre forze, ma alla grazia, intorno alla quale l’Apostolo dice:Siano rese grazie a Dio che ci dà la vittoria per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo! E altrove: Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di Colui che ci ha amati. ( La città di Dio, XXII,23 op. cit.).
n) La Grazia ci fa vincere
Sant’Agostino ci dice che non dobbiamo attribuire mai la vittoria a noi stessi ma alla Grazia”. Ma che cosa è la “Grazia”? E’: Dono infuso da Dio nella creatura razionale la quale perciò diventa simile a Lui nell’essere e nell’operare e viene disposta a conseguire la vita eterna. In tal modo, la Grazia si aggiunge alla natura per perfezionarla come un dono assolutamente gratuito; e si dice perfezione aggiunta, non perché aderisca esteriormente alla natura umana ma perché non sgorga da principi costitutivi della natura stessa; essa viene inserita da Dio nella complessa struttura psicologica dell’uomo come principio radicale di giustificazione e di azioni deiformi. La Grazia è la “catarsi” spirituale e rigenerativa dell’uomo che, da nemico di Dio per il peccato di origine, è trasmutato in amico, figlio adottivo di Dio ed erede della sua gloria.( da “Enciclopedia del cattolico” voce: Grazia - 1948 - Milano). Romano Amerio, a proposito della Grazia, a pag. 118 del suo Stat Veritas, precisa: “...la Grazia mette nell’animo dell’uomo un elemento nuovo, un elemento ontologico , e non soltanto un elemento morale. Questo elemento della Grazia è proprio soltanto della nostra religione e ne fa, per ciò stesso, l’unica vera: le altre credenze o confessioni sono infatti false perché la Grazia, che non è altro che la vita divina di Cristo, non l’ hanno ....La Grazia non è soltanto qualcosa di accidentale, una affezione dei nostri sentimenti; è un elemento ontologico, è un elemento reale : anche se in forma incipiente e non ancora piena, qualcosa di divino si inserisce realmente nell’anima creata, nel nostro essere, nella nostra struttura metafisica. Bisogna superare la difficoltà di accettare un reale divino inserito nel nostro reale naturale. La difficoltà è nella disparità tra il naturale - finito - e il soprannaturale - eterno. Come è possibile che nel meno che è l’umano possa posarsi, possa inserirsi, il più che è il divino? La cosa è così profonda che non la si intende: è un mistero.”


o) L’esempio di Maria

Adamo seguì il consiglio di Eva e questo contribuì alla sua caduta. A seguito dell’Annunciazione a Maria, Eva si è trasformata in Ave e se allora Adamo avrebbe dovuto respingere il suggerimento di Eva, oggi all’incontrario deve accoglierne l’indicazione, l’ispirazione.  Oggi Adamo deve seguire l’esempio di Maria, Madre di Dio, affidarsi pienamente alla sua mediazione ed avvicinarsi all’Albero della vita-Cristo con amore per gustarne pienamente il frutto. L’ordine della creazione a seguito della maternità divina di Maria si inverte. Nel Genesi è Eva che nasce da Adamo,viceversa il Nuovo Testamento, la Nuova Alleanza fra Dio e l’uomo è sancita dalla nascita di Cristo, Dio-uomo, Adamo divino, dal ventre di una donna, della Vergine Maria, eletta a grembo dello Spirito Santo. Questa inversione sottolinea il ribaltamento del Nuovo Testamento rispetto al Vecchio Testamento. In quest’ultimo è la donna che “nasce”  dall’uomo. Nel Nuovo Testamento è l’uomo che “nasce” dalla donna, è parto della donna-Maria. Eva “nasce” dalla costola di Adamo, Cristo “nasce” dalla “costola-grembo” di Maria.


p) La nuova creazione

Adamo ed Eva  sono fatti di creta, nella creta è insufflato il soffio di Dio. Con l’avvento di Cristo è dalla creta di Maria che esce lo Spirito di Dio. Cristo è simbolo della nuova Creazione. Ogni uomo è chiamato a partecipare alla nuova Creazione sul modello di Cristo e sul modello di Maria, trasformare la propria carne in Spirito per essere assunto in Cielo. Infatti la prima resurrezione sarà in carne per il giudizio e riguarderà tutti ma la seconda sarà in Spirito e riguarderà soltanto gli eletti. Significa che ogni uomo per accedere alla Gerusalemme celeste deve ricevere Cristo in sé come lo ha ricevuto Maria, il primo essere umano ad essersi  trasformato per essere riammesso in Paradiso.  L’uomo fatto di creta,  a cui era stato precluso l’albero della conoscenza, deve trasformarsi in uomo spirituale sull’esempio di Maria. Se Maria avesse rifiutato lo Spirito Santo, la creazione dell’uomo-nuovo non si sarebbe compiuta.

q) Sia fatta la tua volontà

Non a caso l’Apocalisse e, quindi, la Bibbia si conclude con queste parole: Amen. Amen. Vieni, Signore Gesù.( Apocalisse, XXII, 20 ). Sono sostanzialmente le stesse parole che Maria dice all’annuncio dell’arcangelo Gabriele: Ecco la serva del Signore; si faccia di me secondo la tua parola. ( Vangelo secondo Luca, 1,38 ).Sono le stesse parole che Cristo pronuncia sul Getsèmani: ...si compia la tua volontà. ( vangelo secondo Matteo, 26,42).Sono le parole che il popolo di Dio dice alla fine dell’Apocalisse: Vieni, Signore Gesù.Sono le parole di  chi ama Dio, sono le parole pronunciate per la prima volta dalla Madonna quando accolse Gesù nel suo seno.

r)  L’albero di Jesse

<< Un virgulto uscirà dalla stirpe di Jesse e da questa radice verrà su  un fiore e lo Spirito del Signore si poserà su di esso: lo Spirito di sapienza e di intelletto, lo Spirito di consiglio e di fortezza, lo Spirito di scienza e di pietà, lo riempirà lo Spirito di timor di Dio >> ( Isaia, 11,1-3). Nel canone della messa dell’ Annunciazione alla Beata Vergine Maria  è scritto: Virga Jesse flòruit: Virgo Deum et hòminem génuit; pacem Deus réddidit, in se reconcìlians ima summis.  ( L’albero di Jesse fiorì: la Vergine ha generato l’Uomo-Dio: Dio ristabilì la pace, riconciliando in sé medesimo le cose infime con le altissime). “L’albero di Jesse è,  da solo, un fascio di simboli nella mistica cristiana. Rappresenta la Vergine Maria, la nuova Eva che ha concepito attraverso la grazia, il Cristo e tutti i popoli cristiani, la Chiesa universale che discende da Maria e dal Cristo, il Paradiso in cui si raduna la famiglia degli eletti. Esso allude anche al Cristo crocifisso, alla Croce, alla morte da cui sorge una nuova razza, una discendenza infinita, alla scala di Giacobbe, alla scala di fiamma di San Giovanni.”  ( Dal Dizionario dei simboli di Jean Chevalier e Alain Gheerbrant- Milano -1986).  San Luigi M. Grignion da Montfort inizia il suo Trattato della vera devozione alla santa Vergine con queste parole: << Per mezzo della santissima Vergine Maria Gesù Cristo è venuto al mondo; ugualmente per mezzo di lei, egli deve regnare nel mondo.>> ( Edizioni Paoline 1987 Milano). A Fatima la Santa Madre di Dio ha promesso al suo popolo: << Infine il mio Cuore Immacolato trionferà>>.



s)  La furibonda guerra
           

Queste certezze ci sorreggono nella “ buona battaglia”, nella “ furibonda guerra” che Papa Benedetto XV vide infuriare sul genere umano ( Enciclica << AD BEATISSIMI APOSTOLORUM PRINCIPIS>> ), ed a cui aveva già accennato il suo predecessore Pio IX  nell’enciclica << QUI PLURIBUS>> (1846) : << Tutti voi sapete, Venerabili Fratelli, che in questa nostra triste età è suscitata una ferocissima, tremenda guerra contro tutto ciò che è cattolico da quegli uomini che, legati in una nefanda unione, non sostenendo la dottrina sana e distogliendo gli orecchi dalla voce della verità, cercano di tirar fuori dalle tenebre ogni sorta di opinioni stravaganti, di esagerarle più che possono e di pubblicarle o diffonderle nel popolo. Siamo inorriditi e acerbamente addolorati quando ripensiamo a tutti i mostruosi errori e alle varie e molteplici arti nel commettere il male e alle insidiose macchinazioni con le quali questi nemici della verità e della luce, questi espertissimi artefici di frodi, si sforzano di spegnere in tutte le anime ogni amore di pietà, di giustizia e di onestà, di corrompere i costumi, di sconvolgere tutti i diritti divini e umani, di fiaccare, di minare e anzi, se possono, di demolire fin dalle fondamenta la religione cattolica o la società civile.>> ( tratta da Tutte le encicliche dei Sommi Pontefici – dall’Oglio,editore - Varese 1990 ).

t)  La generazione dell’Apocalisse


Questa << furibonda guerra>> è l’Apocalisse dei nostri tempi.  Nel “ Nuovo catechismo della Chiesa cattolica “ (1992) la parola Apocalisse non è mai menzionata. Per noi assume, invece, un riferimento costante per interpretare la realtà presente ed essenziale per verificare nella Storia il compimento del piano salvifico offerto da Cristo all’umanità. Ogni generazione di cristiani, vive come la prima generazione, quella dei tempi in cui Cristo era presente sulla terra, come Dio incarnato. E’ scritto: Infatti, dove sono riuniti due o tre nel mio nome, ivi sono io, in mezzo a loro.( Matt.18,20).L’Apocalisse non è un libro che l’Apostolo Giovanni scrive con l’intento di consolare e accrescere la fede dei cristiani del suo tempo, oggetto di spietate persecuzioni ma è un libro scritto per tutte le generazioni dei cristiani che Iddio ha stabilito dovranno susseguirsi fino alla fine dei tempi, fino al completamento del numero degli eletti. Il mondo, creato per amore, resta grazie alla misericordiosa pazienza di Dio. L’Apocalisse non è un libro del passato ma neanche sul futuro, è un libro nel presente. Ne era consapevole Giovanni Papini che nel suo libro  “L’Omo selvatico” così definisce l’attualità: Attualità: Apocalypsis Beati Joannis Apostoli.

Da questo punto di vista la generazione dei cristiani è unica nel tempo perché tutte le generazioni storicamente avvicendatesi ed avvicendantesi sono unificate, al di là del tempo storico, dalla presenza costante di Cristo in mezzo a loro.  In questo senso Cristo è l’ alfa e l’omega della Storia; in questa perfetta coincidenza, degli opposti termini della Storia, tutti i cristiani vivono in Cristo, un anticipo dell’eternità : Io sono l’Alfa e l’Omega, il primo e l’ultimo, il principio e la fine.( Apocalisse, XXII, 13 ). L’eternità è come un cerchio dove ogni punto è primo e ultimo punto, è alfa ed omega, è Cristo, è Dio. Un’immagine con cui satana imita questa caratteristica di Dio è l’Ouroboros, il serpente che si morde la coda. Questa è l’immagine non dello Spirito di Dio ma dello spirito del mondo che è divenire che ritorna a sé stesso, è il simbolo del cenere sei e cenere ritornerai. Storicamente ogni generazione di cristiani vive la sua Apocalisse. Per l’unità di tutte le generazioni in Cristo questa Apocalisse è unica e per la coincidenza degli opposti estremi del tempo in Cristo questa Apocalisse è anche quella attuale. E’ fondamentale per la salvezza che il cristiano “ora”  renda “ testimonianza”  cioè sia fedele a Cristo, accetti  Cristo e la parola di Dio: Vidi....le anime dei decapitati a causa della testimonianza a Cristo e alla parola di Dio e quelli che non adorarono la bestia, né la sua immagine né avevano accettato il suo marchio sulla fronte o sulla mano e vissero e regnarono con Cristo per mille anni. ( Apocalisse, XX, 4 ). La parola del Vangelo incatena satana sconfitto da Cristo sulla croce e tutti i cristiani hanno la possibilità di risorgere con Cristo: Questa è la prima resurrezione ( Apocalisse, XXI, 5 ), già ora. 

Ho creduto e per questo ho parlato.
(Salmo 116,10)





Io desiderai e mi fu data la prudenza. Invocai ed ottenni anche lo spirito di sapienza che preferii agli scettri i quali stimai un niente al suo confronto. Non ho paragonate con essa le pietre preziose, perché tutto l’oro di fronte a lei è un pò di sabbia e l’argento al suo confronto si deve stimare fango. Io l’amai più della santità e della bellezza e proposi di seguirla come mia luce, giacché il suo splendore è inestimabile e insieme con essa mi venne ogni bene spirituale e materiale ed io potei goderli, perché questa sapienza mi insegnava il loro retto uso. Prima non sapevo che essa era la madre di tutti questi beni, ma poi lo imparai senza inganni e ora la comunico senza invidia, giacché essa è un tesoro infinito per gli uomini e chi la usa diventa amico di Dio, e sarà celebre per i doni della sua scienza.

Dal “Libro della Sapienza” (7,7-14)



 Se gli uomini comprendessero la rivoluzione oggi, essa finirebbe domani.

Joseph de Maistre


....E le propensioni malvagie fanno che la condizione dell’umana vita, tirata da opposti motivi, sia una condizione di milizia, anzi di guerra, anzi di assediati. La vita è difficile e le cose difficili sono le cose interessanti perché interessante è quello che sta dentro l’essenza ( interest ) che  data come potenza e che vuol venir fuori ed esplicarsi. L’uomo non deve, come si suol dire, realizzarsi, realizzare i valori per cui è fatto e che esigono che egli si trasformi.

Romano Amerio

( da pag.172 di Iota unum -Seconda Edizione- Milano-Napoli Riccardo Ricciardi Editore      MCMLXXXVI )













 

 

 

 

 

PARTE PRIMA

LA CONSAPEVOLEZZA CRISTIANA



I)  I “NEMICI” DEL GENERE UMANO



a)Il barbaro convertito
Nel mezzo del cammin di nostra vita sono andato indietro nei secoli; mi sono tuffato nelle profondità del passato. Dall’abisso sono risalito portando nel cuore la fiammella non spenta dal diluvio.Soltanto un barbaro, un omo salvatico, avrebbe detto Giovanni Papini, poteva riuscire nell’impresa.Non credo nel progresso come accrescimento materiale o appropriazione del futuro reputando entrambi imposture, ombre, miraggi, fantasmi, nuvole, fumo. Del primo nulla è destinato a restare, del secondo nulla esiste. Fortuna labilis, sapevano gli antichi romani. Ed Ovidio:Ludit in humanis divina potentia rebus; et certam  praesens vix habet hora fidem.( Gioca con le vicende umane la potenza divina e a stento possiamo avere certezza dell’ora presente.) (Ex Ponto,IV,III, 55-56). Questa del poeta latino è consapevolezza quasi cristiana e, nel contempo, denota l’amarezza smarrita di chi non conosce la virtù della speranza e non ancora ha ricevuto l’offerta dell’amicizia di Cristo per i pagani un Dio ignoto, nascosto ed inatteso. Eppure i romani, ai tempi di Ovidio, il popolo più potente della terra, avevano consapevolezza della “labilità” della loro potenza, contrariamente ai moderni stati scristianizzati dell’era contemporanea.    Cerco la luce, cerco il fuoco: O Dio,che per mezzo del Figlio tuo Gesù, vera pietra angolare, hai acceso nel cuore dei tuoi fratelli il fuoco del tuo splendore, santifica questo nuovo fuoco prodotto dalla pietra... Sono le parole del rito della Benedizione del fuoco durante la veglia pasquale del Sabato Santo. La pietra  quella del sepolcro da cui Cristo si slancia fuori, risorto. E tutte le lampade che nella chiesa sono spente si riaccendono con il nuovo fuoco. Per primo è stato acceso, ha ricevuto la luce, il cero pasquale:Il Signore sia con voi - E con il tuo spirito. Il celebrante si rivolge con queste parole al popolo dei fedeli e conclude il rito della veglia pasquale, quella che Sant’Agostino definì  madre di tutte le veglie. E’ per potere di Dio che la luce rifulge. E’ la mia certezza “illuminista”. Gli altri “lumi” sono quelli che nella notte sul Getsemani  guidano i carcerieri di Cristo; anch’essi cercano Cristo ma per crocifiggerlo. Cercare Cristo  accomuna nemici ed amici di Cristo ma  non ci consente di fare insieme la stessa strada. A chi cerca il Cristo bisogna chiedere: perché?Appare, quindi, ingenuamente fallace la convinzione ecumenica di poter costruire una super-Chiesa di tutti quelli che cercano Cristo senza fare distinzione fra quanti lo cercano per crocifiggerlo e quanti lo cercano per servirlo ed amarlo. L’ecumenismo commette l’errore di attribuire all’unità un valore maggiore della Verità. E’ la Verità a contenere l’unità e non viceversa. Chi ha la luce non ha bisogno dei “lumi”. La Verità è anche la luce che rende evidenti le diversità. Mentre è l’oscurità ad “unire” tutto nell’indistinto delle tenebre. Non si può spegnere la Verità in nome dell’unità. Occorre respingere l’unità delle tenebre offerta da satana. L’unità voluta da Cristo è quella definita dallo incontro dei “tre anelli” nella rappresentazione simbolica della Trinità, è  l’ unione nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, questo è il significato del ut unum sint.. Questa  è l’unica interpretazione conforme alla Fede cattolica. L’unità della luce opposta all’unità delle tenebre. Non credo nella democrazia intesa come potere del popolo, una menzogna demagogica. Il popolo non ha alcun potere, al più legittima. Il potere viene dall’ Alto e non dal basso.  Il rito elettorale può servire come sistema di legittimazione, per scegliere chi deve esercitare il potere ma non come sistema di investitura del potere assoluto. La maggioranza democratica non è Dio. Nel rituale democratico al popolo viene appioppato il ruolo di un dio chiamato ad abdicare la sua impotenza a favore delle creature elettorali nelle cui mani mette la sua testa e alle quali offre il suo sangue per la sete e il suo corpo come cibo. La democrazia è la decapitazione elettorale del popolo sovrano e l’urna è la ghigliottina della libertà individuale.Anche la Chiesa si piega alla democrazia ed è privilegiata la collegialità delle decisioni. Ai vari livelli dell’organizzazione ecclesiastica si adotta il sistema sessantottino del “lavoro di gruppo”, per produrre la decisione compromissoria, frutto della sintesi dialettica, accettata  anche se lontana dalla Verità, pur se in contrasto con la giustizia. Si importano in tal modo le prassi della concertazione sindacale nel cenacolo degli apostoli, fin nella liturgia della messa.

 

b)         Il discorso sotto la luna


Giovanni XXIII è stato il papa che ha avviato il processo di democratizzazione della Chiesa.Memorabile è rimasto l’invito rivolto, a conclusione del “discorso sotto la luna” (1962),  alla folla radunata in piazza San Pietro di portare la carezza del papa a tutti i bambini. Il Papa “buono”  non si presenta più come Capo, come Sovrano gravato del solenne incarico di essere il Vicario di Cristo sulla terra. Memorabile, la visita all’ospedale infantile del Bambin Gesù, a Roma, il giorno di Natale del 1958, il primo Natale del suo pontificato e quella alle carceri di Regina Coeli, il giorno seguente. Il Papa è “uno di famiglia”, è “uno di noi”.Non esiste più una differenza di prestigio o di potere ma solo di ruolo e di connessa responsabilità. Giovanni Paolo I, papa Luciani, il papa dei trentatré giorni, continua su questa linea: rinuncia alla tiara e alla cerimonia dell’incoronazione, ritiene sufficiente una cerimonia d’inizio pontificato. L’ aspetto “democratico” si è consolidato con Giovanni Paolo II, ritratto sul bordo della piscina vaticana, mentre sta per fare il bagno, oppure quando passeggia in montagna o scia. I frequenti viaggi intorno al mondo servono ad accorciare le distanze, tutte le distanze, fra il Papa e il suo popolo. L’arrivo del Pontefice suscita l’entusiasmo e l’emozione della visita di un parente o di un amico lontano. Il Papa si presenta, infatti, come l’amico personale di ognuno di noi e quando parla non si rivolge alla folla, ma ad ognuno di noi, a te, a me. Se la Chiesa è popolo, il Papa non può non essere democratico e, di conseguenza, agire, presentarsi  e comportarsi come, di solito, fanno i capi democratici, che si rivolgono ai cittadini con fare alla mano e discorsi tipo “quattro chiacchiere in famiglia”, con lo stile bonario e paternalistico di chi non comanda ma guida, di chi consiglia ma non ordina. Nel popolo bisogna creare la consapevolezza che le decisioni sono sue e non dei capi. Ingenerare questo convincimento è l’obiettivo della propaganda di tutti i moderni governi democratici. Lo stile autoritario è accantonato per far posto alla formazione cooperativa ed assembleare delle decisioni. Nulla cambia, il popolo partecipa, ma non decide un bel nulla, anzi viene facilitata l’obbedienza automatica e rafforzato  l’infondato convincimento di aver liberamente deciso il proprio destino. La Chiesa si è adeguata alla democrazia e ai suoi metodi e per questo il dogma dell’infallibilità del Papa, approvato nel Concilio Vaticano I del 1870, si rivela un ingombrante ed obsoleto  retaggio di uno stile di comando non più utilizzabile. La democratizzazione della Chiesa è l’effetto della scelta di stare nel “mondo” e il Papa non può non adottarne il “galateo” che non tollera alcuna regalità, non ammette alcuna autorità. Anche la Chiesa si adatta alla formula di Freud: Dove era l’Es deve subentrare l’Io.

 

c)         L’uomo è di Dio

       
Per rimettere la testa a posto, bisogna riportare il potere nelle mani di Dio e toglierlo da quelle degli “onorevoli” legislatori. E’ necessario restituire l’uomo a Dio. Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio. Sulla moneta è impressa l’effige di Cesare e nell’uomo l’immagine di Dio. E’ il “marchio” a stabilire la potestà. Non solo nessun Cesare, anche se “democraticamente legittimato”, ha il potere di  disporre dell’uomo come sua creatura ma ogni uomo deve ricordare di appartenere prima a Dio e poi a se stesso. Questa consapevolezza deve guidare ogni sua scelta. Per questo né il legislatore né il singolo uomo può mai valicare il limite oltre il quale l’uomo non è più di Dio ma della Bestia.

d)         La moneta, scimmia di Cristo



Non credo nelle leggi di mercato. Ogni luogo è mercato ed il mercato è in nessun luogo. Le leggi hanno come destinatario l’uomo e nel mercato non vi sono uomini ma cose. Se il popolo è un dio abdicante, il mercato è il dio fagocitante merci e denaro, è il Pantagruele della società onnivora e la sua digestione produce rifiuti e le sue feci ci ammorbano l’esistenza. Non credo nel denaro misura del mondo, anche della Provvidenza divina. La partecipazione all’amore di Dio non può essere stabilita dall’estratto conto. Dio non mi ama in proporzione al numero degli zero. Dio non può essere calcolato con la partita doppia e scomposto in valori monetari, non produce interessi e dividendi. Il denaro è l’estremo tentativo di racchiudere l’infinito nel finito. La demoniaca impresa della Bestia apocalittica consiste nel numerare ogni cosa, e gli uomini ridotti a cosa, con il 666, il suo marchio, simbolo della moneta in cui  tutto è compreso, del finito in cui è contenuto l’infinito. Solo Cristo è infinito (Dio) contenuto nel finito (uomo).

 

e)         Perfezionamento e santificazione


Non credo nell’innovazione intellettuale e sociale. Innovare significa fare nuovo, cambiare. Al cambiamento preferisco il miglioramento, il perfezionamento, la santificazione. Al fare altro mi dedico al fare meglio. Fra l’altro e il meglio non mi tenta la novità, sfido il limite dentro di me. Non  mi interessa incontrare il diverso ma l’anima gemella. Disponibile ad unirmi con chiunque in una verità superiore ma non sulla mezza verità o, peggio, sulla falsa verità per conseguire la pace del mondo e perdere quella di Dio. Anche satana ha la sua pace. In alternativa alla pace di Cristo non c’è che quella dell’anti-Cristo.


f)         Non sono del mondo



Nelle pagine iniziali de La Cripta dei Cappuccini ( J.Roth – Milano – 1995, p.10 ), l’ultimo dei Trotta dice: Io non sono figlio del mio tempo, anzi, mi riesce difficile non definirmi addirittura suo nemico. Non che io non lo capisca, come tante volte sostengo. Questa è solo una scusa di comodo. Per indolenza, semplicemente, non voglio essere aggressivo o astioso, e perciò dico che una cosa non la capisco, quando dovrei dire che la odio o la disprezzo. In sintesi, sono un barbaro perché non credo nel “mondo nuovo”, nel “mondo libero” ma nel “mondo salvato” , nel “non-mondo”.Voi siete di questo mondo, Io non sono di questo mondo - dice di se stesso Gesù ai Giudei ( S.Giovanni 8,23) e dei suoi discepoli dice al Padre: Ho comunicato ad essi la tua parola e il mondo li ha odiati perché non sono del mondo,siccome Io non sono del mondo ( S.Giovanni 17,14 ss). Ed aggiunge:Per essi io prego;non prego per il mondo, ma per coloro che tu mi hai dati perché sono tuoi ( S. Giovanni 17,9). Ed ai suoi discepoli: Se il mondo vi odia sappiate che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; invece, perché non siete del mondo, anzi io vi ho tolti di mezzo al mondo, per questo il mondo vi odia ( S.Giovanni 15,18 s.). Ma che cosa è il mondo, al quale Gesù si dichiara estraneo e per il quale non ha pregato e al quale il cristiano, ad imitazione di Cristo, è parimenti straniero? Il mondo è la vasta umanità spesso schiava dei desideri sensuali e che non consente a sottomettere la propria ragione alla fede e il proprio cuore alla legge della carità soprannaturale. Dopo aver riscaldato i suoi discepoli alla fiamma del proprio cuore [...] Gesù li mette subito dinanzi alla brutale realtà: essi saranno esposti all’odio del mondo, del quale sono chiamati a contrariare i perversi istinti.( da pag.512 de L’Evangelo di Gesù Cristo di M. J. Lagrange - Morcelliana

Brescia - 1935). E’ la spiegazione data in tutti i trattati di ascetica e mistica cristiana: Il mondo di cui parliamo non è il complesso delle persone che vivono nel mondo, fra cui si trovano ed anime elette ed increduli. E’ il complesso di coloro che si oppongono a Gesù Cristo e sono schiavi della triplice concupiscenza.[E’ quella descritta nel celebre passo della Prima Lettera  di  S.Giovanni: “Tutto ciò che è nel mondo, la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi, e la superbia della vita, non viene dal Padre”  ( II, 16) ] E’ questo il mondo che Gesù maledisse per i suoi scandali: “Vae mundo a scandalis!” e che S.Giovanni dice immerso tutto nel male: “Mundus totus in maligno positus est” . ( da A. Tanquerey Compendio di Teologia ascetica e mistica - 1948 - n. 210). E nel trattato di A.Royo Marin : Che cosa è il mondo [...]. Si tratta, in ultima analisi, del clima anticristiano che si forma tra le persone che vivono dimentiche di Dio e dedite solo alle cose della terra. ( da Teologia della perfezione cristiana - ed. Paoline n.160).

 

 

g)         Il nemico” del genere umano



Cristo è “barbaro” perché è  “straniero” nel mondo e “nemico del genere umano” è definito il cristiano dallo storico romano Tacito negli Annali ( XV,44). In quanto nemici, i cristiani venivano offerti in pasto alle belve e come torce umane illuminavano i giardini di Nerone. Cristo stesso era reputato il fondatore di una setta che aveva diffuso una “rovinosa superstizione”. San Paolo Apostolo nella seconda lettera ai Corinzi scrive (6,1) : Saremo chiamati impostori, mentre predichiamo la pura verità...e San Giovanni nella prima lettera (3,13): Carissimi: Non vi meravigliate se il mondo vi odia. Questa volta l’ “Impero” non si farà sconfiggere dai “nemici del genere umano”, ha in programma la contromossa vincente: trasformare tutti in “amici”, convertirli al “mondo nuovo”, al “mondo libero”, in seguaci del Cristo che trasforma le pietre in pane e accetta la corona di re che viene dal basso, dal popolo, forgiata nelle viscere della terra al fuoco dell’inferno.

h)         La guerra divina ed il vero nemico



Guerra divina  la lotta per restare “barbari”, “nemici del genere umano”  fino alla fine dei tempi. E la domanda è: Il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra? (Luca 18.8).          Pio XII è stato l’ultimo papa consapevole del vero, reale ed effettivo <<nemico>> del genere umano: Esso si trova dappertutto e in mezzo a tutti; sa essere violento e subdolo. In questi ultimi secoli ha tentato di operare la disgregazione intellettuale, morale, sociale dell’unità nell’organismo misterioso di Cristo. Ha voluto la natura senza la grazia; la ragione senza la fede; la libertà senza l’autorità; talvolta l’autorità senza la libertà. E’ un <<nemico>> divenuto sempre più concreto, con una spregiudicatezza che lascia ancora attoniti: Cristo sì, Chiesa no. Poi: Dio sì, Cristo no. Finalmente il grido empio: Dio è morto; anzi: Dio non è mai stato. Ed ecco il tentativo di edificare la struttura del mondo sopra fondamenti che Noi esitiamo ad additare come principali responsabili della minaccia che incombe sulla umanità: un’economia senza Dio, un diritto senza Dio, una politica senza Dio.(Discorso Nel contemplare agli Uomini di Azione Cattolica d’Italia, del 12.10.1952, in Discorsi e Radiomessaggi, Vol.XIV,p.359). Giovanni XXIII, al contrario, affermò: La Chiesa non ha nemici. E proprio a causa della perduta consapevolezza, papa Paolo VI se l’è ritrovato in “casa” :...per qualche fessura il fumo di Satana è entrato nel tempio di Dio: il dubbio, l’incertezza, la problematica, l’inquietudine, l’insoddisfazione, lo scontro si sono fatti largo. Noi avremmo creduto che l’indomani del Concilio sarebbe stato un giorno di sole per la Chiesa. Ma invece del sole abbiamo avuto le nuvole, la tempesta, le tenebre. Cosa è successo?...Una potenza avversa è intervenuta: il Diavolo, questo essere misterioso...( Discorso del 29.06.72). Nel Catechismo della Chiesa Cattolica, promulgato da papa Giovanni Paolo II, in data 11.10.92, il Diavolo è ampiamente citato. Nel paragrafo 391 si legge: Dietro la scelta disobbediente dei nostri progenitori c’è una voce seduttrice, che si oppone a Dio, la quale, per invidia, li fa cadere nella morte. La Scrittura e la Tradizione della Chiesa vedono in questo essere un angelo caduto, chiamato Satana o diavolo. La Chiesa insegna che all’inizio era un angelo buono, creato da Dio. <<Diabolus enim et alii daemones a Deo quidem natura creati sunt boni, sed ipsi per se facti sunt mali - Il diavolo infatti e gli altri demoni sono stati creati da Dio naturalmente buoni, ma da se stessi si sono trasformati in malvagi>>. E nel paragrafo 2851:..il Male non è un’astrazione; indica invece una persona:Satana, il Maligno, l’angelo che si oppone a Dio. Il <<diavolo>>[<<dia-bolos>>, colui che <<si getta di traverso>>] è colui che <<vuole ostacolare>> il Disegno di Dio e la sua <<opera di salvezza>> compiuta in Cristo. Nel paragrafo successivo è definito:...<<Omicida fin dal principio>>, <<menzognero e padre di menzogna>>(Gv 8,44), <<Satana, che seduce tutta la terra>>( Ap12,9), è a causa sua che il peccato e la morte sono entrati nel mondo, ed è in virtù della sua sconfitta definitiva che tutta la creazione sarà liberata <<dalla corruzione del peccato e della morte>>. ( Le citazioni sono tratte dall’edizione 1993 della Libreria Editrice Vaticana).Nel Nuovo Testamento il diavolo è citato più di 300 volte. Nell’Apocalisse di San Giovanni il demonio è descritto come la “fiera che sale dall’abisso...il dragone, rosso acceso, con sette teste e dieci corna la cui coda trascina dietro di sé la terza parte degli astri del cielo e li precipita sulla terra...”  Dalla sua bocca spalancata escono “locuste simili a cavalli preparati alla battaglia” . Il diavolo verrà gettato nello stagno di fuoco a fare compagnia alla Bestia e al falso profeta. (Apocalisse, 20,10)

i)          Il soldato di Cristo


Nella lettera agli Efesini (6,10-17) San Paolo raccomanda : Rivestitevi dell’armatura di Dio per poter resistere alle insidie del demonio. Infatti non abbiamo da combattere solamente contro gli uomini, ma contro i principi e le potestà, contro i padroni di questo mondo tenebroso, contro gli spiriti maligni delle regioni celesti. Adoperate pertanto tutta la forza che Dio vi concede per resistere alle tentazioni e vivere una vita santa. Tenetevi i lombi succinti nella verità, rivestitevi della corazza della giustizia e calzate i piedi per diffondere il Vangelo che insegna la pace. La fede contro ogni più forte tentazione diabolica vi servirà da scudo. Prendete l’elmo della salvezza e combattete con la spada dello Spirito Santo che è la parola di Dio. San Pietro apostolo avverte: Siate sobri e vigilanti, perché il vostro avversario, il demonio, come un leone ruggente, va girando attorno, cercando la preda da divorare...( Prima lettera 5,7). Con il Battesimo il cristiano rinunzia a Satana e con la Cresima diventa “soldato di Cristo” per combattere la sua  guerra divina.  Vale il motto dell’ inquisitore:Chi nega satana ne è posseduto.E ritorna l’invocazione del salmista: Exurge domine et judica causam tuam. (Psalm.73).Nella notte santa della veglia pasquale davanti al cero acceso che simboleggia Cristo risorto tutta la comunità cristiana è chiamata a rinnovare le promesse battesimali. Fino a questo momento, durante la celebrazione vigilare i fedeli sono restati in ascolto o in silenziosa preghiera, ora si inseriscono attivamente nel rito.Il celebrante, vestito della stola e del piviale bianco, recita: Fratelli carissimi, in questa sacratissima notte, la santa madre Chiesa, ricordando la morte e la sepoltura di nostro Signor Gesù Cristo, con rinnovato amore per Lui sta in veglia; e, celebrando la Sua gloriosa Risurrezione, sovrabbonda in letizia. E poiché, secondo l’insegnamento dell’Apostolo, noi, per mezzo del battesimo, siamo stati sepolti con Cristo nella morte, come Cristo risuscitò dai morti, così anche noi dobbiamo camminare in novità di vita; ben sapendo che il nostro vecchio uomo è stato crocifisso con Cristo, affinché non fossimo più schiavi del peccato. Riteniamoci dunque morti al peccato e viventi in Dio, nel Signore nostro Gesù Cristo. Perciò, fratelli carissimi, terminata ormai la preparazione quaresimale, rinnoviamo le promesse del santo battesimo con le quali rinunziammo un giorno a Satana e alle sue opere, e al mondo che è nemico di Dio, e promettemmo di servire fedelmente al Signore nella santa Chiesa cattolica... 

 

III) IL MATTINO PORTA LA NOTTE


1) L’eclissi

L’ultimo secolo del millennio sta per concludersi. Non è stato né “finito” né “infinito”, né breve né grande. E’ significativo che si chiude con un’eclissi totale di sole. A mezzogiorno dell’11 agosto 1999, il sole si è oscurato su tutta l’ Europa, dall’estremo lembo dell’ Inghilterra, la Cornovaglia, fino alle regioni desertiche dell’Iran, con il massimo d’intensità sulla Romania. Il mattino porta la notte.  La storia del Novecento si riduce ad un unico fatto rilevante: il compiuto sradicamento della Civiltà europea dalla sua radice cattolica.Dal 1789 la storia umana sembra ridursi, al di là delle immani distruzioni delle due Grandi Guerre e dei restanti eventi cruenti, a banale cronaca del crescente degrado spirituale.Questo da fare qui è certo un passo audace: l’uomo moderno questa audacia che lo mette contro lo spirito del mondo, contro il senso comune, contro il pensiero liberale dominante, questa audacia di tenere per la verità eroicamente, a costo di sacrificarle l’espressione della libertà, non l’accetta. ( da pag.73 di Stat Veritas di Romano Amerio - Milano Napoli - 1997). Il processo di disfacimento evidente è lo svolgimento di una guerra in atto: la guerra divina. La notte avvolge il mondo: Dall’ora sesta fino all’ora nona si fece buio su tutta la terra. ( vangelo di S. Matteo, 27,). La Chiesa-Cristo è in croce. Il sole sorge ma il mattino porta la notte. E’ l’inversione del tempo, l’involuzione della Creazione. San Tommaso ha spiegato che la Creazione non è originata dal nulla ma è “seguita” al nulla come il giorno segue alla notte. Se il mattino porta la notte, la Creazione è in bilico sull’alba del mondo e oscilla sull’abisso del nulla. L’alba somiglia al tramonto. La nascita porta la morte ma la morte può essere dies natalis cioè vera nascita. I nostri giorni sulla terra sono un’ombra. (Giobbe,8,9) e la notte non è altro che l’ombra del mattino in quanto ogni mattino ha in sé la sua ombra e porta la sua notte come ogni vita ha in sé la sua morte.E’ la regola del mondo e Cristo disse: Io non sono di questo mondo.  Gli animi vivono in una “notte oscura”. Questa civiltà ha il “color nero” della putrefazione, è il ricominciamento di quella che gli alchimisti indicavano come la Grande Opera . Il