martedì 26 febbraio 2013


Attualità: Apocalypsis. Beati Joannis Apostoli.

( da “L’ Omo selvatico” di Giovanni Papini)

 

 

Nessuno vive nel presente, eccetto forse i pittori, gli scienziati e gli ingegneri. Costoro cercano di vedere il mondo com’è, anche se ( nel caso degli ingegneri) solo per rifarlo. Tutti gli altri vivono in un miscuglio di futuro e passato: il presente è là dove speranza ed esperienza si incontrano: l’insieme di dolore e sogni.  ( P. Barker. Introduction: Dreaming together-How to read the mass art. in Art in Society, London, Fontana, 1977)


 

 


- L’oggi e l’eternità -

Queste pagine furono scritte, a caldo, dopo l’attentato dell’11 settembre 2001 alle Torri Gemelle di New York. Le titolammo “Avvertenze per il Terzo Millennio”. Aggiornandole dopo circa sette anni, abbiamo ritenuto più giusto il titolo “L’oggi è l’Apocalisse”. Dare indicazioni su come affrontare il Terzo Millennio ci è sembrato  un atto di presunzione e, soprattutto, allargavamo troppo l’ambito delle nostre previsioni. Anche se un millennio o un giorno si equivalgono in termini spirituali. Nella dimensione dello Spirito, infatti, esiste soltanto l’eternità. L’incommensurabile eguaglia il giorno e il millennio. Da come viviamo anche un solo giorno può dipendere la nostra eternità. E’ inutile, pertanto, preoccuparsi del “millennio”. Concentriamoci sull’oggi. Questo ci viene ricordato nella preghiera al “Padre Nostro” allorché chiediamo: dacci oggi il nostro pane quotidiano. 

- La conoscenza razionale del futuro -                              

Nulla si crea e nulla si distrugge. Questo vale anche riguardo al tempo. Il futuro già esiste non è qualcosa che dovrà ancora venire ad esistenza. S.Giovanni nell’Apocalisse al Capitolo 21 scrive che vede caelum novum et terram novam. Il “cielo nuovo” e la “terra nuova” sono lì nel cieli dall’eternità e per l’eternità. Tutto è già compiuto.Per conoscere il futuro occorre salire in cielo cioè utilizzare le nostre capacità spirituali sorrette dalla ragione. Il futuro è conoscibile con un procedimento logico-spirituale di deduzione. E’ abbastanza elementare dedurre dalla condotta tenuta oggi gli effetti ad essa collegati che naturalmente sono posti in un momento temporale successivo che chiamiamo futuro. In tal modo dal fatto noto, l’oggi, possiamo risalire al fatto ignoto:il futuro.Questo esiste già nella condotta tenuta oggi. E’ logico che se il futuro non esistesse non potremmo conoscerlo. Accettato il presupposto della reale ed attuale esistenza del futuro come conseguenza obbligata della nostra condotta nell’oggi ne deriva che la sua esatta conoscenza dipende unicamente dalla correttezza e completezza del nostro ragionamento basato sull’analisi della nostra condotta attuale. Non si tratta, quindi, di porre in essere alcuna operazione irrazionale, tipo lettura di astri o vaticini.





- II -


Queste risultano inaffidabili perché si basano unicamente sulla sensibilità spirituale del veggente e, pertanto, la loro esattezza non può essere razionalmente controllata. La previsione razionale del futuro può invece essere verificata attraverso il procedimento logico. Grandi veggenti,come Nostradamus, sono riusciti a prevedere eventi futuri ma a noi non interessa conoscere “cosa” accadrà ma “perché” accadrà. L’intuizione spirituale è un dono riservato a pochi eletti; la ragione, invece, è data a tutti e basta questa per leggere il futuro nei fatti. In questo senso la storia è maestra di vita; ci insegna a conoscere l’oggi per costruire il futuro. 


-Conoscere il futuro è vedere l’oggi -

Chi non conosce il futuro non vede dove sta andando oggi. Non basta sapere quello che accade ma è necessario rendersi conto dove i fatti ci conducono. Il futuro è come la vista per chi cammina; consente di guardare dove mettiamo i piedi, cosa c’è sul nostro cammino, davanti a noi. Il futuro ci consente di vedere la direzione del nostro cammino, se è il Cielo o l’inferno. Se non conosciamo il futuro non sappiamo né dove siamo né dove siamo diretti.

-  Oggi si conoscere e si costruisce il futuro  –

Ciascuno è fabbro del proprio destino. E’ un detto degli antichi romani. Questi sapevano che il futuro può essere costruito da noi. Siamo come i capitani di una nave. Per indirizzare la navigazione occorre preliminarmente sapere dove siamo diretti, vedere la direzione e conformare la nostra condotta di guida al raggiungimento della meta. Pertanto la nostra analisi storica seguirà questi passaggi logici. Prima individueremo quali sono i fatti da prendere in considerazione per capire la direzione in cui stiamo andando. Successivamente stabiliremo quale  condotta ci porta alla  meta e a quale meta. 

- Il caos immobile-

L’attentato dell’11 settembre 2001 può considerarsi una seconda “Pearl Harbor”, ha costretto l’America a prendere atto che, finita la Guerra Fredda, la minaccia alla sua sopravvivenza veniva da un terrorismo islamico, nato e cresciuto nel suo seno. I cittadini degli Stati Uniti d’America e dell’Europa, nella visione delle Torri gemelle che si sbriciolano, hanno avuto la previsione della fine che può fare il loro sistema di vita. L’Occidente è costretto ad aprire gli occhi e a riconoscere che la Guerra Fredda aveva tenuto in caldo una secolare guerra religiosa, universale e continua, la jihad islamica. La presa di coscienza ha prodotto una situazione di “caos immobile” che allontana la soluzione dei “grandi problemi del secolo” messi come un macigno sul cammino del genere umano.



- III -



Si aspetta una soluzione “tecnologica” ignorando l’aspetto “spirituale” dei problemi. Come vedremo, nei confronti della jiad, si è scelto di adottare “il terzo modo”, quello militare, ignorando anche nei confronti di questo problema l’opzione spirituale.  

- Il  futuro chiuso nei grandi problemi del secolo scorso  -

I grandi problemi del secolo scorso: la pace, la fame, l’Aids, l’occupazione di massa, le disuguaglianze sociali, i diritti umani, l’inquinamento dell’aria, delle acque e della terra, il depauperamento della flora e della fauna del pianeta, l’effetto serra, la crisi energetica, sono rimasti sostanzialmente irrisolti. Non si è imboccata la strada giusta per risolverli, anzi ci si è avviati nella direzione opposta quella della  globalizzazione del sistema industriale occidentale: “Fabbrica totale per Mercato globale”. Questo si caratterizza per l’utilizzo di fonti energetiche non rinnovabili, lo sfruttamento di manodopera, l’impiego ingente di materie prime e di risorse finanziarie per la produzione anarchica di merci di consumo in gran parte inutili ed inquinanti. Infatti l’utilità di queste è data unicamente dal valore monetario artificialmente determinato dal sistema produttivo delle multinazionali globalizzato che non paga i costi planetari delle conseguenze dell’inquinamento, sociale, politico, economico e della natura, provocato dalla sua attività imprenditoriale. Per la prima volta, nella storia dell’umanità, è il valore monetario a stabilire non solo l’utilità di un bene ma addirittura ciò che è bene e ciò che è male. La moneta è diventata anche misura dell’etica e della morale e, addirittura, del valore dell’essere umano. Ne è dimostrazione la ricomparsa della piaga della schiavitù su tutta la Terra come non mai dai tempi dell’Impero romano. Si calcola che all’incirca 30milioni di persone sono ridotte in schiavitù e 200milioni i bambini costretti a lavorare. I dati si ricavano da un articolo dal titolo Uno schiavo 8.000 dollari pubblicato su L’Espresso del 24 gennaio 2008. Il pianeta è ridotto ad “una fabbrica”, ad un “mercato” dove la “totalità”, tutto, anche gli esseri umani, si compra e si vende. Il requisito che legittima l’esistenza sulla faccia della Terra è la possibilità di essere “venduti”, di conseguenza non c’è posto per quanto non può essere scambiato con la moneta. Questo stato di cose procura “globalmente” uno squilibrio sociale, economico, politico, ecologico, psicologico, etico e morale che acceca l’umanità e non le consente di rendersi conto che,continuando su questa strada,  si avvia alla catastrofe non appena cominceranno ad esaurirsi le fonti energetiche ricavate dai combustibili fossili: petrolio, carbone, gas naturale. E’ un’illusione pensare alla soluzione meramente tecnologica dell’energia nucleare. Le scoperte della biologia non serviranno ad eliminare gli effetti delle radiazioni sugli esseri umani e sulla natura in genere.




-  IV -



Il “fuoco nucleare” non è controllabile dall’uomo perché la sua forza è “ignota”. Le conseguenze, sul lungo periodo, sono una minaccia diretta alla sopravvivenza dell’essere umano. Nell’immediato impediscono l’instaurarsi di una società degna di essere considerata civile destinata ineluttabilmente al “ Collasso” con alcuni degli effetti descritti nell’omonimo libro di James Howard Kunstler ( Nuovi Mondi Media- 2005) .

- Verso un  suicidio di massa ? –

Basta andare a Napoli e provincia in questo fine gennaio 2008 per vivere nel futuro. Dallo scorso dicembre la città e il suo hinterland sono sommersi dai rifiuti. Non si riesce a ripulire le strade e si vive come nella più degradata delle baraccopoli tra topi ed immondizie. Le discariche sono inagibili perché sono state utilizzate illegalmente per lo smaltimenti di rifiuti tossico-nocivi. La conseguenza è stata l’inquinamento dell’aria, delle falde acquifere e, di conseguenza, del suolo. Sono stati compromessi in maniera, probabilmente irreversibile, tre dei quattro elementi  primari necessari alla vita: aria, acqua e terra. Non resta che il fuoco ma neppure esso può essere utilizzato. I rifiuti non possono essere bruciati, libererebbero diossina nell’atmosfera con conseguenze tossiche per la popolazione. Il disastro ambientale napoletano è utile per constatare cosa accade quando viene a mancare anche uno solo dei servizi essenziali a mantenere il delicato equilibrio sul quale si regge il sistema degli agglomerati urbani contemporanei. Nel caso napoletano il servizio della nettezza urbana è andato in tilt per carenze organizzative ed inettitudine amministrativa cioè per cause riferibili esclusivamente a comportamenti umani, colpevoli, negligenti e criminali. Immaginiamo che il collasso del servizio dello smaltimento dei rifiuti avvenga per una carenza energetica globale come pronostica  James Howard Kunstler nel suo libro innanzi citato. Tutte le nostre città si ridurranno in breve tempo come è oggi Napoli e le cittadine della sua provincia. La tragedia dei rifiuti a Napoli è un avvertimento per tutti noi. Per scongiurare di ritrovarci tutti come si vive oggi a Napoli occorre immediatamente cambiare stile di vita, modo di produrre le merci e di costruire le nostre case e le nostre città e, soprattutto, di “fare politica” e di relazionarci con il nostro prossimo. Non serve cercare fonti di energia alternative ai combustibili fossili per continuare a vivere sul pianeta terra così come si è iniziati a fare dall’inizio dell’era industriale. Il pianeta non sostiene una civiltà tecnologica basata sullo sfruttamento anarchico delle risorse naturali. La natura ha i meccanismi per eliminare i suoi nemici. L’umanità oggi è in pericolosa  contrapposizione con la natura. Nessuna civiltà in passato si è mai trovata in un rapporto di antinomia con la natura come quella attualmente predominante.





- V -


La situazione globale presenta tutti i sintomi premonitori di un suicidio di massa.  Soltanto se si adotterà una logica spirituale - ( vedasi il n. XVI –AprileMaggio2006- di Zamlap) - per risolvere i “grandi problemi del secolo”, si riuscirà ad evitare che l’incombente collasso energetico, finanziario e produttivo travolga i tre quarti della popolazione mondiale pregiudicandone la sopravvivenza.   

Hiroshima ( 1945): inizio della Era nucleare e della globalizzazione della Storia – Divisione di Berlino (1948): Guerra Fredda e globalizzazione economica - Chernobyl ( 1986): inizio della globalizzazione politica  – Attentato alle Torri gemelle (2001): inizio della Guerra globale di pacificazione.

Gli avvenimenti individuano le persone e costruiscono la storia. Tra questi alcuni avvenimenti assumono particolare importanza in quanto si qualificano come avvenimenti di “lunga durata” in quanto gli effetti si prolungano oltre il momento del loro verificarsi. In tale categoria rientrano i fatti elencati nell’intestazione di questo paragrafo.

Lo scoppio della bomba atomica ad Hiroshima nel 1945 è un avvenimento non solo di lunga durata ma anche il primo fatto storico di “immediata” portata “globale”. I suoi effetti, infatti, non si esauriscono nel momento dell’accadimento ma si prolungano a tempo indeterminato e sull’intera umanità. Per la prima volta nella storia dell’umanità nessun essere umano può sottrarsi agli effetti di un avvenimento. Si realizza quanto previsto dalla teoria dell’ <<interdipendenza globale>> formulata dal CFR ( Council on Foreign Relations ) fondato nel 1921. Si ha l’impressione che la Storia  venga progettata a tavolino tanto la corrispondenza degli avvenimenti coincide con quanto previsto da alcuni “teorizzatori”. E’ con l’avvento dell’era nucleare che si avvia un processo di globalizzazione della storia umana. Nessun uomo è risparmiato dal terrore nucleare perché nessun uomo può sottrarsi agli effetti di una guerra nucleare. Non c’è angolo della terra dove esserne al riparo. Ognuno si rende conto che la “Bomba” ha la capacità di distruggere il mondo intero. Questo significa anche la possibilità di cancellare la Storia. Questa non esiste se non in noi stessi. La Storia è quello che nell’uomo rimane di se. Dopo la “bomba” nessuno è in grado di prevedere cosa può rimanere dell’uomo. Ogni uomo si ritrova, da quel 6 agosto del 1945, a vivere, e, a nascere, con la spada di Damocle della bomba nucleare sulla testa. Questo non può non modificare il modo stesso di pensare e, di conseguenza, di agire di ognuno. Lo spazio degli avvenimenti storici perde rilevanza perché, ormai, gli effetti di quello che accade in una nazione possono propagarsi al mondo intero se hanno rilevanza “nucleare”. La possibilità che la “Bomba” ha di cancellare il tempo comporta un annullamento anche dello spazio.





- VI -

Ci si rende conto che una guerra tra potenze nucleari sarebbe globale in quanto i suoi effetti non potrebbero restare confinati tra i belligeranti ma si estenderebbero necessariamente al mondo intero. Una guerra nucleare, anche limitata, a due nazioni avrebbe conseguenze distruttive per tutta l’umanità. La “bomba” costringe a prendere atto che stiamo tutti su una stessa barca. Da quell’agosto del ’45 non è più possibile pensare a destini separati.  O ci si salva tutti o nessuno. Una guerra potrebbe innescare il suicidio collettivo del genere umano. Non è più concepibile pensare di risolvere i problemi con l’uccisione del proprio nemico. Nell’era nucleare non è più possibile avere nemici. La pace tra i popoli diventa una questione di sopravvivenza per tutti. Il mondo è un’arca di Noè, se affonda nessuno si salva dal diluvio. Eppure questa chiarissima evidenza fa fatica ad affermarsi tanto che la guerra continua ma “fredda”. Nel 1948 Berlino viene divisa con un “muro”. L’umanità, invece, di affrettarsi a costruire una pacificazione universale cammina separata. Si colloca su opposte sponde,da una parte il “blocco sovietico” dall’altra i “Paesi occidentali”, in mezzo il baratro nucleare. I Poteri politici continuano ad agire come ai tempi in cui le guerre si combattevano a colpi di pietra e clava. Cioè si esibiscono nelle danze rituali del delirio di onnipotenza, giocano allo scarica barile paranoico delle responsabilità e dei lutti, coltivano l’immagine del diverso nell’altro essere umano. Sia a livello individuale che collettivo viene ignorato il comando evangelico dell’ << ama il tuo prossimo come te stesso >>.  Mai come nell’era nucleare s’impone, con evidenza, l’adozione di questo semplice comandamento, viene, invece, trascurata come opzione astratta. Ci vuole l’incidente nucleare di Chernobyl nell’aprile del 1986. Questo fa capire che il baratro che separa i due “blocchi” non è largo abbastanza. Un incidente nucleare può avere conseguenze anche sull’altro. L’evento Chernobyl fa capire che nell’era nucleare i confini che l’uomo ha tracciato in secoli di guerre, per tenere fuori dal proprio territorio l’altro, il “diverso”, non servono più allo scopo. Il “diverso”, l’altro, può “invaderci” con le proprie “pacifiche” radiazioni nucleari anche se non è nostro confinante e si trova nella parte opposta del mondo. E l’invasione sfugge anche a qualsiasi misurazione. Chernobyl ha diffuso radiazioni nucleari di quantità ignota. Ci si rende conto  che il fuoco nucleare è inestinguibile. Infatti dopo l’esplosione l’unico modo per mettere in sicurezza il reattore della centrale termonucleare <<Lenin>> è stato quello di chiuderlo in un “sarcofago” di cemento armato. Il termine “sarcofago” è quello usato dai tecnici per indicare l’intervento effettuato. Questo termine rivela la natura dell’evento; assume una valenza simbolica, mette i brividi. L’etimologia della parola sarcofago, infatti, deriva dalle parole  greche: sarkòs << carne>> e phagèin << mangiare>>. Orbene le radiazioni nucleari hanno la caratteristica di “mangiare le carni”. Colpisce la terrificante valenza simbolica del termine in quanto il sarcofago è la tomba del faraone, del re che è destinato a risorgere.






- VII -

L’energia nucleare sembra assurgere al ruolo di sovrano che sull’umanità ha potere di vita e di morte. E’ un’energia che ha caratteristiche divine e la sua scoperta rassomiglia più al risveglio di una divinità infernale che ad un’invenzione scientifica. L’uomo ha rubato agli dei il fuoco inestinguibile ed è condannato a vivere sull’orlo dell’abisso nucleare. Può sottrarsi da questa condanna soltanto se adotta il comando evangelico: ama il prossimo tuo come te stesso. La conversione del genere umano è destinata a passare attraverso il “fuoco” come ci avverte la parola del Vangelo. L’umanità, però, non si è lasciata guidare neppure questa volta dal comandamento evangelico. Chernobyl ha avuto come conseguenza la progressiva abolizione delle frontiere e l’avvio del processo di “globalizzazione” basato sulla libera circolazione prima delle merci, poi dei capitali ed infine delle persone. A questo punto la continuazione della guerra fredda diventava inutile e la sua fine viene simboleggiata dalla “caduta del muro di Berlino” nel 1989. La conclusione è l’implosione dell’Impero sovietico e l’inizio di una emigrazione di massa dei popoli ex-comunisti verso i Paesi occidentali. Una transumanza umana nei pascoli del consumismo europeo. Si è persa un’altra occasione per ripensare il modello di vita consumistico delle nazioni europee. Le popolazioni dell’Impero sovietico caduta la “cortina di ferro” si sono riversate in massa nel “caos immobile” del consumismo occidentale. Si sono date da fare per riprodurlo in casa propria in completa assenza di regole. In tal modo i problemi irrisolti dell’Occidente si sono “globalizzati”. Dell’apertura delle frontiere non ne hanno approfittato soltanto le popolazioni dell’Europa orientale ma ad esse si sono unite quelle a “Sud del mondo”. Per un decennio l’Europa ha subito frastornata questa invasione “stracciona” di gente disposta a tutto pur di sedersi alla tavola del consumismo, di partecipare alla ricchezza che crea miseria, all’istruzione che crea ignoranza, alla democrazia egualitaria che crea autocrazia e servilismo. Questa situazione nel contempo veniva utilizzata dai fautori del mai sopito espansionismo islamico, attraverso la jihad, per mettere radici nelle nazioni dell’Unione Europea e preparare da questa “terra di tregua” l’attacco alla fortezza degli Stati Uniti d’America. Un decennio ( dal 1989) è bastato ad incrementare la presenza di immigrati islamici sul territorio europeo. Questo ha consentito di  costruire un clima sociale e politico pronto ad accettare come ineluttabile una islamizzazione dei paesi europei che si affacciano sul Mediterraneo e, nel contempo, di  tollerare il diffondersi di cristianofobia e giudeofobia per prendere “due piccioni”, Israele e la Chiesa cattolica, con l’unica “fava” della islamofilia. L’opinione pubblica europea è stata così preparata ad ingoiare l’attentato alle Torri gemelle. Infatti nell’Unione Europea, anche dopo l’ <<11 settembre>>, è continuata la politica del dialogo e del muticulturalismo in un clima di strisciante antisionismo e antiamericanismo. Probabilmente il motivo sta nella maggiore vulnerabilità dell’Unione Europea al ricatto di “petrolio e terrorismo”.







- VIII -


( Per chi volesse approfondire l’argomento consigliamo la lettura, oltre che dei noti libri di Oriana Fallaci, del libro Eurabia – “Come l’Europa è diventata anticristiana, antioccidentale, antiamericana, antisemita” di Bat Yeor, “ I libri di Libero” 2007 e dell’articolo “Novus Ordo: che ora è della notte?” di Paolo Taufer su La Tradizione Cattolica Anno XVI n.1(58)- 2005). La reazione degli Stati Uniti d’America, invece, non poteva che essere “militare” e ne è seguita una dichiarazione di guerra senza compromessi alla jiad, una guerra di pacificazione globale. Gli americani, infatti, più degli europei, si sono resi conto che, nei confronti dell’Occidente, l’Islam stava conducendo una guerra occulta, non dichiarata nè esplicitamente manifestata, combattuta dall’interno stesso della società occidentale con i sistemi della guerra psicologica di cui il terrorismo è solo l’aspetto più violento.

- Dall’era nucleare all’era biocibernetica -


 Un colonnello dell’esercito USA nel film “La figlia del generale” ( 1999) dice al sergente della Polizia investigativa militare (John Travolta) : Ci sono tre modi di fare le cose: quello giusto, quello sbagliato e quello militare.  La maggiore potenza del mondo, gli USA, ha scelto di affrontare il problema della pacificazione mondiale nel “terzo modo”: quello militare. Il modo giusto è quello della logica spirituale. Il principio guida è il primo comandamento evangelico: ama il prossimo tuo come te stesso. Ed il “prossimo” è qualsiasi uomo senza nessuna distinzione. Occorre disattivare l’istinto innaturale dell’essere umano ad uccidere un altro essere umano. L’umanità va purificata dal delirio di onnipotenza che l’acceca, dalla proiezione paranoica del lutto con il riconoscimento delle proprie colpe e relativa assunzione delle corrispondenti responsabilità senza cercare capri espiatori. Queste sono le premesse per avviarci nell’era biocibernetica dove uomini, macchine e natura ritorneranno a vivere sulla Terra in perfetta simbiosi per i millenni a venire.                     





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