Attualità:
Apocalypsis. Beati Joannis Apostoli.
( da “L’ Omo selvatico” di Giovanni Papini)
Nessuno
vive nel presente, eccetto forse i pittori, gli scienziati e gli ingegneri.
Costoro cercano di vedere il mondo com’è, anche se ( nel caso degli ingegneri)
solo per rifarlo. Tutti gli altri vivono in un miscuglio di futuro e passato:
il presente è là dove speranza ed esperienza si incontrano: l’insieme di dolore
e sogni. ( P. Barker. Introduction: Dreaming together-How to read the mass
art. in
Art in Society, London, Fontana, 1977)
-
L’oggi e l’eternità -
Queste pagine furono scritte, a
caldo, dopo l’attentato dell’11 settembre 2001 alle Torri Gemelle di New York.
Le titolammo “Avvertenze per il Terzo Millennio”. Aggiornandole dopo circa
sette anni, abbiamo ritenuto più giusto il titolo “L’oggi è l’Apocalisse”. Dare
indicazioni su come affrontare il Terzo Millennio ci è sembrato un atto di presunzione e, soprattutto,
allargavamo troppo l’ambito delle nostre previsioni. Anche se un millennio o un
giorno si equivalgono in termini spirituali. Nella dimensione dello Spirito,
infatti, esiste soltanto l’eternità. L’incommensurabile eguaglia il giorno e il
millennio. Da come viviamo anche un solo giorno può dipendere la nostra
eternità. E’ inutile, pertanto, preoccuparsi del “millennio”. Concentriamoci
sull’oggi. Questo ci viene ricordato nella preghiera al “Padre Nostro” allorché
chiediamo: dacci oggi il nostro pane quotidiano.
- La conoscenza razionale del futuro -
Nulla si crea e nulla si
distrugge. Questo vale anche riguardo al tempo. Il futuro già esiste non è
qualcosa che dovrà ancora venire ad esistenza. S.Giovanni nell’Apocalisse al
Capitolo 21 scrive che vede caelum novum et terram novam. Il “cielo
nuovo” e la “terra nuova” sono lì nel cieli dall’eternità e per l’eternità.
Tutto è già compiuto.Per conoscere il futuro occorre salire in cielo cioè
utilizzare le nostre capacità spirituali sorrette dalla ragione. Il futuro è
conoscibile con un procedimento logico-spirituale di deduzione. E’ abbastanza
elementare dedurre dalla condotta tenuta oggi gli effetti ad essa collegati che
naturalmente sono posti in un momento temporale successivo che chiamiamo
futuro. In tal modo dal fatto noto, l’oggi, possiamo risalire al fatto
ignoto:il futuro.Questo esiste già nella condotta tenuta oggi. E’ logico che se
il futuro non esistesse non potremmo conoscerlo. Accettato il presupposto della
reale ed attuale esistenza del futuro come conseguenza obbligata della nostra
condotta nell’oggi ne deriva che la sua esatta conoscenza dipende unicamente
dalla correttezza e completezza del nostro ragionamento basato sull’analisi
della nostra condotta attuale. Non si tratta, quindi, di porre in essere alcuna
operazione irrazionale, tipo lettura di astri o vaticini.
- II -
Queste
risultano inaffidabili perché si basano unicamente sulla sensibilità spirituale
del veggente e, pertanto, la loro esattezza non può essere razionalmente
controllata. La previsione razionale del futuro può invece essere verificata
attraverso il procedimento logico. Grandi veggenti,come Nostradamus, sono
riusciti a prevedere eventi futuri ma a noi non interessa conoscere “cosa”
accadrà ma “perché” accadrà. L’intuizione spirituale è un dono riservato a
pochi eletti; la ragione, invece, è data a tutti e basta questa per leggere il
futuro nei fatti. In questo senso la storia è maestra di vita; ci insegna a
conoscere l’oggi per costruire il futuro.
-Conoscere il futuro è vedere l’oggi -
Chi non conosce il futuro non
vede dove sta andando oggi. Non basta sapere quello che accade ma è necessario
rendersi conto dove i fatti ci conducono. Il futuro è come la vista per chi
cammina; consente di guardare dove mettiamo i piedi, cosa c’è sul nostro
cammino, davanti a noi. Il futuro ci consente di vedere la direzione del nostro
cammino, se è il Cielo o l’inferno. Se non conosciamo il futuro non sappiamo né
dove siamo né dove siamo diretti.
- Oggi si
conoscere e si costruisce il futuro –
Ciascuno è fabbro del proprio
destino. E’ un detto degli antichi romani. Questi sapevano che il futuro può
essere costruito da noi. Siamo come i capitani di una nave. Per indirizzare la
navigazione occorre preliminarmente sapere dove siamo diretti, vedere la
direzione e conformare la nostra condotta di guida al raggiungimento della
meta. Pertanto la nostra analisi storica seguirà questi passaggi logici. Prima
individueremo quali sono i fatti da prendere in considerazione per capire la
direzione in cui stiamo andando. Successivamente stabiliremo quale condotta ci porta alla meta e a quale meta.
.
- Il caos immobile-
L’attentato dell’11 settembre
2001 può considerarsi una seconda “Pearl Harbor”, ha costretto l’America a
prendere atto che, finita la Guerra Fredda, la minaccia alla sua
sopravvivenza veniva da un terrorismo islamico, nato e cresciuto nel suo seno.
I cittadini degli Stati Uniti d’America e dell’Europa, nella visione delle Torri
gemelle che si sbriciolano, hanno avuto la previsione della fine che può fare
il loro sistema di vita. L’Occidente è costretto ad aprire gli occhi e a
riconoscere che la Guerra Fredda aveva tenuto in caldo una secolare
guerra religiosa, universale e continua, la jihad islamica. La presa di
coscienza ha prodotto una situazione di “caos immobile” che allontana la
soluzione dei “grandi problemi del secolo” messi come un macigno sul cammino
del genere umano.
- III -
Si aspetta
una soluzione “tecnologica” ignorando l’aspetto “spirituale” dei problemi. Come
vedremo, nei confronti della jiad, si è scelto di adottare “il terzo
modo”, quello militare, ignorando anche nei confronti di questo problema
l’opzione spirituale.
- Il futuro
chiuso nei grandi problemi del secolo scorso
-
I grandi
problemi del secolo scorso: la pace, la fame, l’Aids, l’occupazione di massa,
le disuguaglianze sociali, i diritti umani, l’inquinamento dell’aria, delle
acque e della terra, il depauperamento della flora e della fauna del pianeta,
l’effetto serra, la crisi energetica, sono rimasti sostanzialmente irrisolti.
Non si è imboccata la strada giusta per risolverli, anzi ci si è avviati nella
direzione opposta quella della
globalizzazione del sistema industriale occidentale: “Fabbrica totale
per Mercato globale”. Questo si caratterizza per l’utilizzo di fonti
energetiche non rinnovabili, lo sfruttamento di manodopera, l’impiego ingente
di materie prime e di risorse finanziarie per la produzione anarchica di merci
di consumo in gran parte inutili ed inquinanti. Infatti l’utilità di queste è
data unicamente dal valore monetario artificialmente determinato dal sistema
produttivo delle multinazionali globalizzato che non paga i costi planetari
delle conseguenze dell’inquinamento, sociale, politico, economico e della
natura, provocato dalla sua attività imprenditoriale. Per la prima volta, nella
storia dell’umanità, è il valore monetario a stabilire non solo l’utilità di un
bene ma addirittura ciò che è bene e ciò che è male. La moneta è diventata
anche misura dell’etica e della morale e, addirittura, del valore dell’essere
umano. Ne è dimostrazione la ricomparsa della piaga della schiavitù su tutta la
Terra come non mai dai tempi dell’Impero romano. Si calcola che all’incirca 30milioni
di persone sono ridotte in schiavitù e 200milioni i bambini costretti a
lavorare. I dati si ricavano da un articolo dal titolo Uno schiavo 8.000
dollari pubblicato su L’Espresso del 24 gennaio 2008. Il pianeta è
ridotto ad “una fabbrica”, ad un “mercato” dove la “totalità”, tutto, anche gli
esseri umani, si compra e si vende. Il requisito che legittima l’esistenza
sulla faccia della Terra è la possibilità di essere “venduti”, di conseguenza
non c’è posto per quanto non può essere scambiato con la moneta. Questo stato
di cose procura “globalmente” uno squilibrio sociale, economico, politico,
ecologico, psicologico, etico e morale che acceca l’umanità e non le consente
di rendersi conto che,continuando su questa strada, si avvia alla catastrofe non appena
cominceranno ad esaurirsi le fonti energetiche ricavate dai combustibili
fossili: petrolio, carbone, gas naturale. E’ un’illusione pensare alla
soluzione meramente tecnologica dell’energia nucleare. Le scoperte della
biologia non serviranno ad eliminare gli effetti delle radiazioni sugli esseri
umani e sulla natura in genere.
- IV -
Il “fuoco
nucleare” non è controllabile dall’uomo perché la sua forza è “ignota”. Le
conseguenze, sul lungo periodo, sono una minaccia diretta alla sopravvivenza
dell’essere umano. Nell’immediato impediscono l’instaurarsi di una società
degna di essere considerata civile destinata ineluttabilmente al “ Collasso”
con alcuni degli effetti descritti nell’omonimo libro di James Howard Kunstler
( Nuovi Mondi Media- 2005) .
- Verso un
suicidio di massa ? –
Basta
andare a Napoli e provincia in questo fine gennaio 2008 per vivere nel futuro.
Dallo scorso dicembre la città e il suo hinterland sono sommersi dai rifiuti.
Non si riesce a ripulire le strade e si vive come nella più degradata delle
baraccopoli tra topi ed immondizie. Le discariche sono inagibili perché sono
state utilizzate illegalmente per lo smaltimenti di rifiuti tossico-nocivi. La
conseguenza è stata l’inquinamento dell’aria, delle falde acquifere e, di conseguenza,
del suolo. Sono stati compromessi in maniera, probabilmente irreversibile, tre
dei quattro elementi primari necessari
alla vita: aria, acqua e terra. Non resta che il fuoco ma neppure esso può
essere utilizzato. I rifiuti non possono essere bruciati, libererebbero
diossina nell’atmosfera con conseguenze tossiche per la popolazione. Il
disastro ambientale napoletano è utile per constatare cosa accade quando viene
a mancare anche uno solo dei servizi essenziali a mantenere il delicato
equilibrio sul quale si regge il sistema degli agglomerati urbani
contemporanei. Nel caso napoletano il servizio della nettezza urbana è andato
in tilt per carenze organizzative ed inettitudine amministrativa cioè per cause
riferibili esclusivamente a comportamenti umani, colpevoli, negligenti e
criminali. Immaginiamo che il collasso del servizio dello smaltimento dei
rifiuti avvenga per una carenza energetica globale come pronostica James Howard Kunstler nel suo libro innanzi
citato. Tutte le nostre città si ridurranno in breve tempo come è oggi Napoli e
le cittadine della sua provincia. La tragedia dei rifiuti a Napoli è un
avvertimento per tutti noi. Per scongiurare di ritrovarci tutti come si vive
oggi a Napoli occorre immediatamente cambiare stile di vita, modo di produrre
le merci e di costruire le nostre case e le nostre città e, soprattutto, di
“fare politica” e di relazionarci con il nostro prossimo. Non serve cercare
fonti di energia alternative ai combustibili fossili per continuare a vivere
sul pianeta terra così come si è iniziati a fare dall’inizio dell’era
industriale. Il pianeta non sostiene una civiltà tecnologica basata sullo
sfruttamento anarchico delle risorse naturali. La natura ha i meccanismi per
eliminare i suoi nemici. L’umanità oggi è in pericolosa contrapposizione con la natura. Nessuna
civiltà in passato si è mai trovata in un rapporto di antinomia con la natura
come quella attualmente predominante.
- V -
La
situazione globale presenta tutti i sintomi premonitori di un suicidio di
massa. Soltanto se si adotterà una
logica spirituale - ( vedasi il n. XVI –AprileMaggio2006- di Zamlap) - per
risolvere i “grandi problemi del secolo”, si riuscirà ad evitare che
l’incombente collasso energetico, finanziario e produttivo travolga i tre
quarti della popolazione mondiale pregiudicandone la sopravvivenza.
Hiroshima
( 1945): inizio della Era nucleare e della globalizzazione della Storia
– Divisione di Berlino (1948): Guerra Fredda e globalizzazione
economica - Chernobyl ( 1986): inizio della globalizzazione politica
– Attentato alle Torri gemelle
(2001): inizio della Guerra globale di pacificazione.
Gli
avvenimenti individuano le persone e costruiscono la storia. Tra questi alcuni
avvenimenti assumono particolare importanza in quanto si qualificano come
avvenimenti di “lunga durata” in quanto gli effetti si prolungano oltre il
momento del loro verificarsi. In tale categoria rientrano i fatti elencati
nell’intestazione di questo paragrafo.
Lo scoppio
della bomba atomica ad Hiroshima nel 1945 è un avvenimento non solo di lunga
durata ma anche il primo fatto storico di “immediata” portata “globale”. I suoi
effetti, infatti, non si esauriscono nel momento dell’accadimento ma si
prolungano a tempo indeterminato e sull’intera umanità. Per la prima volta
nella storia dell’umanità nessun essere umano può sottrarsi agli effetti di un
avvenimento. Si realizza quanto previsto dalla teoria dell’
<<interdipendenza globale>> formulata dal CFR ( Council on Foreign
Relations ) fondato nel 1921. Si ha l’impressione che la Storia venga progettata a tavolino tanto la
corrispondenza degli avvenimenti coincide con quanto previsto da alcuni
“teorizzatori”. E’ con l’avvento dell’era nucleare che si avvia un processo di
globalizzazione della storia umana. Nessun uomo è risparmiato dal terrore
nucleare perché nessun uomo può sottrarsi agli effetti di una guerra nucleare.
Non c’è angolo della terra dove esserne al riparo. Ognuno si rende conto che la
“Bomba” ha la capacità di distruggere il mondo intero. Questo significa anche
la possibilità di cancellare la Storia. Questa non esiste se non in noi stessi.
La Storia è quello che nell’uomo rimane di se. Dopo la “bomba” nessuno è in
grado di prevedere cosa può rimanere dell’uomo. Ogni uomo si ritrova, da quel 6
agosto del 1945, a vivere, e, a nascere, con la spada di Damocle della bomba
nucleare sulla testa. Questo non può non modificare il modo stesso di pensare
e, di conseguenza, di agire di ognuno. Lo spazio degli avvenimenti storici
perde rilevanza perché, ormai, gli effetti di quello che accade in una nazione
possono propagarsi al mondo intero se hanno rilevanza “nucleare”. La
possibilità che la “Bomba” ha di cancellare il tempo comporta un annullamento
anche dello spazio.
- VI -
Ci si rende
conto che una guerra tra potenze nucleari sarebbe globale in quanto i suoi
effetti non potrebbero restare confinati tra i belligeranti ma si
estenderebbero necessariamente al mondo intero. Una guerra nucleare, anche
limitata, a due nazioni avrebbe conseguenze distruttive per tutta l’umanità. La
“bomba” costringe a prendere atto che stiamo tutti su una stessa barca. Da
quell’agosto del ’45 non è più possibile pensare a destini separati. O ci si salva tutti o nessuno. Una guerra
potrebbe innescare il suicidio collettivo del genere umano. Non è più
concepibile pensare di risolvere i problemi con l’uccisione del proprio nemico.
Nell’era nucleare non è più possibile avere nemici. La pace tra i popoli
diventa una questione di sopravvivenza per tutti. Il mondo è un’arca di Noè, se
affonda nessuno si salva dal diluvio. Eppure questa chiarissima evidenza fa
fatica ad affermarsi tanto che la guerra continua ma “fredda”. Nel 1948 Berlino
viene divisa con un “muro”. L’umanità, invece, di affrettarsi a costruire una
pacificazione universale cammina separata. Si colloca su opposte sponde,da una
parte il “blocco sovietico” dall’altra i “Paesi occidentali”, in mezzo il
baratro nucleare. I Poteri politici continuano ad agire come ai tempi in cui le
guerre si combattevano a colpi di pietra e clava. Cioè si esibiscono nelle
danze rituali del delirio di onnipotenza, giocano allo scarica barile paranoico
delle responsabilità e dei lutti, coltivano l’immagine del diverso nell’altro
essere umano. Sia a livello individuale che collettivo viene ignorato il comando
evangelico dell’ << ama il tuo prossimo come te stesso >>. Mai come nell’era nucleare s’impone, con
evidenza, l’adozione di questo semplice comandamento, viene, invece, trascurata
come opzione astratta. Ci vuole l’incidente nucleare di Chernobyl nell’aprile
del 1986. Questo fa capire che il baratro che separa i due “blocchi” non è
largo abbastanza. Un incidente nucleare può avere conseguenze anche sull’altro.
L’evento Chernobyl fa capire che nell’era nucleare i confini che l’uomo ha
tracciato in secoli di guerre, per tenere fuori dal proprio territorio l’altro,
il “diverso”, non servono più allo scopo. Il “diverso”, l’altro, può
“invaderci” con le proprie “pacifiche” radiazioni nucleari anche se non è
nostro confinante e si trova nella parte opposta del mondo. E l’invasione
sfugge anche a qualsiasi misurazione. Chernobyl ha diffuso radiazioni nucleari
di quantità ignota. Ci si rende conto
che il fuoco nucleare è inestinguibile. Infatti dopo l’esplosione
l’unico modo per mettere in sicurezza il reattore della centrale termonucleare
<<Lenin>> è stato quello di chiuderlo in un “sarcofago” di cemento
armato. Il termine “sarcofago” è quello usato dai tecnici per indicare
l’intervento effettuato. Questo termine rivela la natura dell’evento; assume
una valenza simbolica, mette i brividi. L’etimologia della parola sarcofago,
infatti, deriva dalle parole greche: sarkòs
<< carne>> e phagèin << mangiare>>.
Orbene le radiazioni nucleari hanno la caratteristica di “mangiare le carni”.
Colpisce la terrificante valenza simbolica del termine in quanto il sarcofago è
la tomba del faraone, del re che è destinato a risorgere.
- VII -
L’energia
nucleare sembra assurgere al ruolo di sovrano che sull’umanità ha potere di
vita e di morte. E’ un’energia che ha caratteristiche divine e la sua scoperta
rassomiglia più al risveglio di una divinità infernale che ad un’invenzione
scientifica. L’uomo ha rubato agli dei il fuoco inestinguibile ed è
condannato a vivere sull’orlo dell’abisso nucleare. Può sottrarsi da questa condanna
soltanto se adotta il comando evangelico: ama il prossimo tuo come te
stesso. La conversione del genere umano è destinata a passare attraverso il
“fuoco” come ci avverte la parola del Vangelo. L’umanità, però, non si è
lasciata guidare neppure questa volta dal comandamento evangelico. Chernobyl ha
avuto come conseguenza la progressiva abolizione delle frontiere e l’avvio del
processo di “globalizzazione” basato sulla libera circolazione prima delle
merci, poi dei capitali ed infine delle persone. A questo punto la
continuazione della guerra fredda diventava inutile e la sua fine viene
simboleggiata dalla “caduta del muro di Berlino” nel 1989. La conclusione è
l’implosione dell’Impero sovietico e l’inizio di una emigrazione di massa dei
popoli ex-comunisti verso i Paesi occidentali. Una transumanza umana nei
pascoli del consumismo europeo. Si è persa un’altra occasione per ripensare il
modello di vita consumistico delle nazioni europee. Le popolazioni dell’Impero
sovietico caduta la “cortina di ferro” si sono riversate in massa nel “caos
immobile” del consumismo occidentale. Si sono date da fare per riprodurlo in
casa propria in completa assenza di regole. In tal modo i problemi irrisolti
dell’Occidente si sono “globalizzati”. Dell’apertura delle frontiere non ne
hanno approfittato soltanto le popolazioni dell’Europa orientale ma ad esse si
sono unite quelle a “Sud del mondo”. Per un decennio l’Europa ha subito
frastornata questa invasione “stracciona” di gente disposta a tutto pur di
sedersi alla tavola del consumismo, di partecipare alla ricchezza che crea
miseria, all’istruzione che crea ignoranza, alla democrazia egualitaria che
crea autocrazia e servilismo. Questa situazione nel contempo veniva utilizzata
dai fautori del mai sopito espansionismo islamico, attraverso la jihad,
per mettere radici nelle nazioni dell’Unione Europea e preparare da questa
“terra di tregua” l’attacco alla fortezza degli Stati Uniti d’America. Un
decennio ( dal 1989) è bastato ad incrementare la presenza di immigrati
islamici sul territorio europeo. Questo ha consentito di costruire un clima sociale e politico pronto
ad accettare come ineluttabile una islamizzazione dei paesi europei che si
affacciano sul Mediterraneo e, nel contempo, di
tollerare il diffondersi di cristianofobia e giudeofobia per prendere
“due piccioni”, Israele e la Chiesa cattolica, con l’unica “fava” della
islamofilia. L’opinione pubblica europea è stata così preparata ad ingoiare
l’attentato alle Torri gemelle. Infatti nell’Unione Europea, anche dopo l’ <<11
settembre>>, è continuata la politica del dialogo e del muticulturalismo
in un clima di strisciante antisionismo e antiamericanismo. Probabilmente il
motivo sta nella maggiore vulnerabilità dell’Unione Europea al ricatto di
“petrolio e terrorismo”.
- VIII -
( Per chi
volesse approfondire l’argomento consigliamo la lettura, oltre che dei noti
libri di Oriana Fallaci, del libro Eurabia – “Come l’Europa è diventata
anticristiana, antioccidentale, antiamericana, antisemita” di Bat Yeor, “ I
libri di Libero” 2007 e dell’articolo “Novus Ordo: che ora è della notte?” di
Paolo Taufer su La Tradizione Cattolica Anno XVI n.1(58)- 2005). La
reazione degli Stati Uniti d’America, invece, non poteva che essere “militare”
e ne è seguita una dichiarazione di guerra senza compromessi alla jiad,
una guerra di pacificazione globale. Gli americani, infatti, più degli
europei, si sono resi conto che, nei confronti dell’Occidente, l’Islam stava
conducendo una guerra occulta, non dichiarata nè esplicitamente manifestata,
combattuta dall’interno stesso della società occidentale con i sistemi della
guerra psicologica di cui il terrorismo è solo l’aspetto più violento.
- Dall’era nucleare all’era biocibernetica -
Un colonnello dell’esercito USA nel film “La
figlia del generale” ( 1999) dice al sergente della Polizia investigativa
militare (John Travolta) : Ci sono tre modi di fare le cose: quello giusto,
quello sbagliato e quello militare. La maggiore potenza del mondo, gli USA, ha
scelto di affrontare il problema della pacificazione mondiale nel “terzo modo”:
quello militare. Il modo giusto è quello della logica spirituale. Il principio
guida è il primo comandamento evangelico: ama il prossimo tuo come te stesso.
Ed il “prossimo” è qualsiasi uomo senza nessuna distinzione. Occorre
disattivare l’istinto innaturale dell’essere umano ad uccidere un altro essere
umano. L’umanità va purificata dal delirio di onnipotenza che l’acceca, dalla
proiezione paranoica del lutto con il riconoscimento delle proprie colpe e
relativa assunzione delle corrispondenti responsabilità senza cercare capri
espiatori. Queste sono le premesse per avviarci nell’era biocibernetica dove
uomini, macchine e natura ritorneranno a vivere sulla Terra in perfetta
simbiosi per i millenni a venire.
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