domenica 6 novembre 2016
La guerra divina: LEZIONI PER PAPA BERGOGLIO la rivoluzione france...
La guerra divina:
LEZIONI PER PAPA BERGOGLIO la rivoluzione france...: LEZIONI PER PAPA BERGOGLIO la rivoluzione francese del 1789 La rivoluzione vuole le anime a) Cambiare tutto La...
LEZIONI PER PAPA BERGOGLIO la rivoluzione france...: LEZIONI PER PAPA BERGOGLIO la rivoluzione francese del 1789 La rivoluzione vuole le anime a) Cambiare tutto La...
LEZIONI PER PAPA BERGOGLIO
la rivoluzione francese del 1789
La
rivoluzione vuole le anime
a) Cambiare tutto
La
rivoluzione francese del 1789 rivoluziona tutto, e niente; inaugura, con fiumi
di sangue, il permanente cambiamento istituzionalizzato della società e
dell'uomo contemporaneo. La filosofia
del Gattopardo, espressa nel detto: occorre che tutto cambi affinché nulla
cambi, ispira, di fatto, ogni rivoluzione. Per la prima volta è stata
applicata in quella francese. Il concetto di cambiamento permanente,
tipicamente rivoluzionario, è in antitesi alla mentalità cattolica, ispirata a
quello di perfezionamento. La rivoluzione, ogni rivoluzione, appare
irrimediabilmente contraria al cattolicesimo, ad esso intrinsecamente ostile
per l'irrinunciabile obiettivo di cambiamento che si riduce a rifiuto di
servire Dio e a contrastare la Creazione, palesando in questo l'agire satanico.
La rivoluzione si prefigge di cambiare tutto: l'uomo e la Creazione. Lo spirito
rivoluzionario rifiuta di collaborare con Dio a perfezionare l'uomo e la
Creazione attraverso il processo di santificazione del genere umano, avviato da
Gesù Cristo. La rivoluzione si pone contro l'annuncio di salvezza; vuole
invertire il corso salvifico della Storia. Questo svela il lato paradossalmente
conservatore di ogni fenomeno rivoluzionario che, sostanzialmente, non vuol
cambiare niente per lasciare inalterata la condizione di schiavitù dell'uomo
nel peccato e per privarlo della libertà di scegliere l'opzione di salvezza
offertagli dal Vangelo.
b) La Rivoluzione si fa anticristiana
La
rivoluzione francese non si smentisce, si presenta anticristiana fin dal suo
sorgere. Attacca l'istituzione dell'Antico Regime ma ha come obiettivo l'uomo.
L’obiettivo è separare lo Stato da Dio per allontanare l'uomo da Dio. A
Tocqueville non sfuggì il fatto che la rivoluzione francese è stata una
rivoluzione politica, che pur odiando la religione ha assunto in un certo senso
l'aspetto e il carattere di una rivoluzione religiosa...l'irreligione
divenne una passione generale, ardente, intollerante, oppressiva...si attaccò
con una specie di furore la religione cristiana, senza neppure tentare di
sostituirla con un'altra. Si lavorò con ardore incessante a togliere dalle
anime quella fede che le aveva riempite, e le anime furono lasciate vuote.
( dalla nota 41 a pag.63 di Tocqueville a cura di Lorenzo Caboara-
Milano 1986)
c) Il cittadino appartiene allo Stato
Duecentocinquanta
anni prima, la rivolta protestante era servita a distruggere il tutt'uno di
politica e religione a governo della società umana. La religione fu ridotta a
potere subordinato e servente di quello politico. Di fatto, in Europa, fu
interrotta la maestosa impresa, avviata con la fondazione del Sacro Romano
Impero, di costruire la Città di Dio sulle fondamenta della Chiesa cattolica.
La rivoluzione francese non si limita alla separatezza delle due sfere, temporale
e spirituale, ma ha come obiettivo l'annullamento del potere religioso, se non
è dipendente dallo Stato. L'uomo non deve avere altro dio se non lo Stato al
quale il cittadino appartiene anima e corpo. La rivoluzione protestante crea la
nazione, come sintesi di popolo e territorio, quella francese, sul modello
della nazione teocratica ebraica, crea lo Stato, come sintesi della nazione e
di ogni singolo uomo ridotto a cellula dell'organismo statale. Il cittadino in
quanto cellula dell'organismo statale da esso riceve nutrimento e vita, fuori
dallo Stato è solo una cellula morta, un rifiuto.
d) Dai popoli-nazione agli Stati-nazione
Se
la rivoluzione protestante era servita a dividere la Cristianità
nazionalizzando i popoli, la rivoluzione francese serve a creare la
nazione-Stato e stabilisce il principio che i popoli hanno diritto ad esistere
solo se riescono a farsi Stato. Non solo l'individuo ma anche il popolo
scompare nello Stato. E' il
principio alla base dell'espansionismo
napoleonico teso a fagocitare nello Stato francese le deboli nazioni europee.
Sarà applicato per realizzare il cosiddetto Risorgimento italiano. Con la
creazione dello Stato sabaudo scompariranno nazioni millenarie come la veneta e
la napoletana e, persino, lo Stato della Chiesa.
La guerra divina: Lezioni per papa Bergoglio tratte dal saggio " La...
La guerra divina:
Lezioni per papa Bergoglio tratte dal saggio " La...: Lezioni per papa Bergoglio tratte dal saggio " La Guerra divina" ( 2013) di Iervolino Salvatore 3) Il maomettanesi...
Lezioni per papa Bergoglio tratte dal saggio " La...: Lezioni per papa Bergoglio tratte dal saggio " La Guerra divina" ( 2013) di Iervolino Salvatore 3) Il maomettanesi...
Lezioni per papa Bergoglio
tratte dal saggio " La Guerra divina" ( 2013) di Iervolino Salvatore
3) Il maomettanesimo europeo a) La definizione di De Maistre
Giuseppe
De Maistre definisce il protestantesimo maomettanesimo europeo: Questa
parola maomettanesimo potrebbe a prima vista sorprendervi: tuttavia si tratta
di una cosa semplicissima. Abbadie, uno dei primi dottori della chiesa
protestante, ha consacrato, come sapete, un volume intero alla sua meravigliosa
opera sulle verità della religione cristiana, alla prova della divinità del
Salvatore. Orbene, in quel volume, egli afferma con grande cognizione di causa,
che se Gesù Cristo non è Dio, Maometto deve essere incontestabilmente
considerato come l’apostolo e il benefattore del genere umano, perché l’avrebbe
sottratto alla più colpevole idolatria. Il cavaliere Jones ha notato non so
dove che il maomettanesimo è una setta cristiana, il che è incontestabile e
notissimo. L’islamismo dunque, poiché ammette l’unità di Dio e la missione
divina di Gesù Cristo, nel quale vede soltanto un’eccellente creatura, perché
non dovrebbe appartenere al Cristianesimo tanto quanto l’arianesimo che
professa la stessa dottrina? C’è di più; dal Corano si potrebbe ricavare una
professione di fede che metterebbe in grande imbarazzo la delicata coscienza
dei ministri protestanti, se dovessero sottoscriverla. Dunque, poiché il
protestantesimo, dovunque è diffuso, professa quasi generalmente il
socianesimo, esso ha annientato il Cristianesimo nella stessa proporzione.
( da pag.179,180 de “ Le serate di Pietroburgo” di Giuseppe De Maistre Edizioni
Paoline 1961 Traduzione di Gennaro Auletta).
b)
Islam, teologicamente protestante
Mohammed
Arkoun, islamista algerino, professore alla Sorbona, in un’intervista,
rilasciata a Magdi Allam, pubblicata su la Repubblica di sabato 11
aprile 1998, conferma la definizione di De Maistre: Bisogna sapere che
l’Islam è teologicamente protestante mentre è politicamente cattolico.
Politicamente tende ad un’entità centrale che è stata statalizzata. E’ lo Stato
che esercita il potere religioso nell’Islam sin dall’epoca dei califfati
islamici. Ma da un punto di vista teologico è prerogativa di ciascun musulmano
avere un rapporto personale e diretto con Dio. Questa è la ragione dell’assenza
di un’autorità centrale e di una gerarchia religiosa nell’Islam, così come è il
caso dei protestanti. Ora gli Stati vogliono confiscare questa libertà
teologica che è invece conforme alla modernità. Anche l’Occidente vorrebbe
imporre una gerarchia religiosa per controllare meglio i musulmani che
risiedono nei suoi paesi ma è un errore. Il protestantesimo ha la stessa
radice del musulmanesimo. In Europa il protestantesimo acquisì da subito quella
duttilità politica che manca al musulmanesimo orientale. Per il resto le due
religioni non differiscono. La Cristianità con la vittoria, a Lepanto, nel
1571, allontanò il pericolo di essere sottomessa al musulmanesimo islamico ma
fu espugnata, dall’interno, dal musulmanesimo europeo. Ciò che non riuscì a
Maometto lo realizzò Lutero.
c) Il frate agostiniano
Il 31 ottobre 1517, verso mezzogiorno, sul portale
della cattedrale di Ognissanti, nella cittadina di Wittenberg, in Sassonia, il
frate agostiniano Martin Lutero affisse le 95 tesi con cui contestava il
diritto del Papa di concedere le indulgenze. Il musulmanesimo europeo
dichiarava guerra alla Cristianità.
d)
Il Concilio protestante in Vaticano
Fu quello l’avvio della cosiddetta Riforma
Protestante tuttora in corso; il Concilio Vaticano II (1959-1965) è un atto di quella Riforma. Giovanni XXIII,
nel dicembre 1959, dichiarò espressamente che il Vaticano II non era da
considerarsi la continuazione del Concilio Vaticano I ( 1869-70). Quel
Concilio, pertanto, resta aperto e non concluso. Se ne deduce, inoltre, che se
non è possibile indire un Concilio quando ne è ancora aperto un altro, il
Concilio Vaticano II non può considerarsi un Concilio della Chiesa Cattolica ma
un Concilio della Riforma Protestante. In questa ottica il Concilio Vaticano II
è il maggiore evento della guerra divina nel XX secolo. La deduzione, di
cui sopra, non risulta affatto infondata e concorda con commenti autorevoli ed
imparziali quali quelli contenuti nell’aureo libro di Romano Amerio IOTA
UNUM - Studio delle variazioni della Chiesa cattolica nel secolo XX
(Milano-Napoli Riccardo Ricciardi Editore 1986 ).
e)
L’Epoca delle guerre di religione L’eresia
luterana ammantò di pretesti spirituali una rivoluzione eminentemente mondana.
La riforma fu una rivolta temporale e politica contro la Chiesa per dilacerare
in maniera cruenta il Corpo mistico di Cristo. Infatti la riforma protestante
diede l’avvio ad una era di guerre di religione, sul suolo europeo, durata fino
al XX secolo, non ancora placata del tutto. Sono, infatti, da considerarsi
guerre di religione anche la Prima e la Seconda Guerra Mondiale. La Prima servì
a distruggere quello che restava in Europa degli imperi cattolici che ancora si
ispiravano all’idea imperiale di Carlo Magno cioè ad una visione religiosa
dell’ordine universale. La Provvidenza permise che questo avvenisse perché
quegli imperi non erano serviti ad evitare la distruzione dello Stato della
Chiesa da parte del Regno sabaudo d’Italia. Abbiamo già visto che quando un
regno non serve Dio scompare dalla Storia, viene potato dalla vite di Cristo.
La Seconda servì a punire, ancora una volta, l’orgoglio della nazione tedesca,
la superficialità del popolo italiano e il paganesimo del Giappone dove
l’imperatore era adorato come dio in terra. La Germania patì nella propria
carne il comunismo che Marx, un altro suo figlio, aveva “regalato” al
mondo. Al di là dell’aspetto “punitivo”,
il secondo conflitto mondiale servì a
stabilire il modello vincente di società secolarizzata e scristianizzata, a
gettare le basi economiche, politiche, sociali e militari per la realizzazione
del Governo Mondiale e per reinstaurare l’Impero Servile, di inspirazione
pagana, abbattuto dal cristianesimo. A questo obiettivo serve, anche, la
cosiddetta Riforma protestante. f)
Concomitanza di interessi
Dal punto di vista teologico, la rivolta luterana
non aveva nulla di originale, rispetto alle tante eresie che l’avevano
preceduta, e, che sul piano teologico erano state confutate e neutralizzate. Il
terreno di coltura favorevole alla sua propagazione fu una concomitanza di
interessi dinastici, razziali, nazionali ed economici che solo il distacco
dall’influenza del Papato avrebbe
consentito di appagare. Lutero fornì l’alibi religioso all’ orgoglio
della nazione tedesca di emanciparsi da Roma, ai nobili spiantati per
depredare, senza rimorsi di coscienza, i beni ecclesiastici (sarà un effetto
immancabile di tutte le rivoluzioni successive: francese, risorgimentale, bolscevica,
ecc. ), ai contadini per reclamare la proprietà della terra e ai padroni per
sterminarli senza pietà, ad Enrico VIII di avere sei mogli.
g)
Radice di assolutismo e plutocrazia
Il protestantesimo fu la radice da cui nacque
l’assolutismo e la plutocrazia, la poligamia e il divorzio, esaltò la libertà
di Dio, fino al punto di oscurare totalmente quella dell’uomo a cui la ragione
serviva solo da prostituta. L’uomo protestante era una marionetta legata alla
predestinazione di un dio tiranno. Così scriveva Lutero al duca di Savoia in
una lettera del 7 settembre 1523: Merito itaque censemus omnia monasteria et
cathedrales et quascumque similes abominationes in loco sancto stantes penitus
abolendas aut deserendas esse. E lo scenario si ripeterà in tutte le
successive rivoluzioni. Il potere per avere la strada libera dovrà spianare le
chiese e togliere di mezzo i crocifissi.
Da Lutero in poi varrà il principio: Cuius regio, eius religio
mentre Gesù aveva distinto la regio dalla religio, Cesare da Dio.
Questo avviò la proliferazione delle chiese nazionali e la religione divenne un
portato della politica, proprio come ai tempi di Decio e Caracalla. Quello che
i cristiani si erano conquistato a prezzo del sangue versato nelle persecuzioni
imperali fu cancellato. Cambiando principe il suddito doveva cambiare religione
e questa da diritto individuale divenne dovere collettivo. La
collettivizzazione spirituale forzata basata sul principio del cuius regio,
eius religio gettò le basi per tutte le concezioni collettivistiche
dei tempi a venire. Il protestantesimo riconobbe, di nuovo, come ai tempi della
Roma pagana, il diritto del potere politico di decidere della vita spirituale
dei cittadini . Chiunque si rende conto che se il potere politico può questo,
può tutto. La rivolta luterana sarà il
seme da cui nasceranno tutti i totalitarismi e gli assolutismi che
affliggeranno le generazioni future. Lutero portò il Vangelo fuori dalla Chiesa
e vale ancora quanto in proposito disse de Maistre : il Vangelo fuori dalla
Chiesa è veleno. A livello economico, il protestantesimo avvia la
distruzione di quel sistema distributivo, basato sul possesso diffuso dei mezzi
di produzione, che, sotto gli auspici cattolici, si era avviato nella società
medioevale. E’ un portato della mentalità protestante l’accentramento piramidale
dei mezzi di produzione che genera le attuali storture sociali del sistema
capitalistico, prima fra esse la disoccupazione di massa. Le terre confiscate
al clero da Enrico VIII finirono nelle mani di pochi lords ( a cui il
suo successore Edoardo VI accordò con una legge persino il privilegio
dell’omicidio semplice) e crearono quelle masse di contadini diseredati che
costituirono le risorse umane per avviare l’attuale sistema capitalistico
industrializzato. Il sistema
funziona, ancora ai nostri giorni, sullo stesso principio: accentramento, in
poche mani, delle risorse tecnologiche e finanziarie da impiegare utilizzando
una massa sterminata di lavoratori dipendenti. E’ la struttura produttiva delle
società servili. Funzionava così anche l’impero romano precristiano. Così sarà
anche l’organizzazione del nascente Impero Mondiale Servile.
3-a)
La veste inconsutile
La
rivoluzione protestante non ebbe conseguenze solo sul piano religioso,
spirituale, culturale, filosofico, economico e sociale. Dal punto di vista
politico, il successo della rivolta luterana costituisce il definitivo
fallimento del progetto di unire politicamente i popoli europei intorno alla
religione cattolica, avviato, con l'incoronazione di Carlo Magno, nella notte
di Natale dell'anno 799. L'Europa con il protestantesimo si
tribalizzava e militarizzava di nuovo, come al tempo dei regni barbarici dei
Visigoti, dei Franchi, dei Longobardi, tornava indietro, di quasi mille anni,
nei secoli dal Quinto al Settimo. Le nuove tribù sono le nazioni create dal
trattato di Westfalia del 1648. Solo l'unità nel Sacro Romano Impero di Carlo
Magno aveva permesso all'Europa di arrestare la conquista islamica. Questa
unità veniva ora contestata dal protestante Erasmo da Rotterdam, il celebre
autore dell'Elogio della pazzia (1511), contrario a muovere guerra ai
turchi considerando la Chiesa il solo vero nemico. Ora che la Cristianità si
sfaldava, la potenza ottomana cominciava, provvidenzialmente, a declinare ma il
maomettanesimo europeo avrebbe compiuto dall'interno quanto non era riuscito
all'Islam. Il protestantesimo, infatti, non solo distrusse l'unità politica
della Cristianità ma annullò la stessa identità religiosa dei popoli europei di
cui la Chiesa, per secoli, era stata custode e sostenitrice. Con la rivolta
luterana iniziarono le guerre fratricide fra europei e si protrarranno fino al
XX secolo. Ancora non si sono placate; basta solo considerare la situazione
nell'Irlanda del Nord. L'eresia luterana riesce ad affermarsi perché,
diversamente da quelle passate, come abbiamo già detto, è fatta propria dai
detentori del potere politico e militare che le assicurano il braccio armato
per difendersi e imporsi con la forza delle armi. La Chiesa non poteva
rassegnarsi al dilagare dell'eresia sulla punta della spada e dovette
mobilitarsi per non essere spazzata via. La
Chiesa non si darà mai per vinta contro i suoi nemici fino al pontificato di
Giovanni XXIII. Con il Papa la Chiesa si rassegna alla frantumazione della
Cristianità e rinuncia a ricomporre l'unità cristiana nell'unica vera Chiesa,
quella fondata direttamente da Gesù Cristo su Pietro, ed accetta la perdita
dell'identità del popolo cristiano provocata dal protestantesimo. La Chiesa non
si era mai arresa al nemico e, sempre, aveva tenuto fermo il principio che
l'unità cristiana fosse solo quella cattolica che non può né essere lacerata né
rappezzata né ad essa possono essere aggiunti pezzi ma è unica e inconsutile
come la veste del suo fondatore, Gesù Cristo.
3-b)
Il mattatoio europeo
Nel
febbraio del 1531, otto principi tedeschi e undici città libere fondarono la
cosiddetta Lega Smalcaldica. In caso fossero stati attaccati per motivi
religiosi, si sarebbero dati reciproco aiuto e assistenza. Questo patto
sancisce la definitiva frattura della Cristianità. Carlo V, braccio armato del
papato, mosse guerra ai principati ribelli della Germania e sconfisse i
luterani a Muhlberg, in Sassonia, nel 1547 ma la vittoria non fu sufficiente ad
estirpare l'eresia e a far rientrare la rivolta. Intanto, nell'Inghilterra
anglicana del re-papa Enrico VIII, i cattolici che non accettano di aderire
allo scisma vengono perseguitati e messi a morte, come ai tempi di Decio e
Diocleziano. Le vittime furono migliaia. Morto Enrico VIII gli succede Edoardo
VI, di soli nove anni. Di fatto, governa lo zio materno, il fanatico calvinista
Edoardo Seymour. La Chiesa anglicana, da scismatica, diventa anche eretica e le
persecuzioni contro i cattolici si inaspriscono. Nel 1549 il Parlamento
inglese, come fosse un conclave cardinalizio, approva il "Libro della
Preghiera comune" (Prayer Book). Il regno di Edoardo VI dura solo sette
anni. Con l'ascesa al trono, nel 1553, di Maria d'Inghilterra, figlia legittima
di Enrico VIII e Caterina d'Aragona, lo scisma d'Inghilterra venne meno. Nel
1554 furono ripristinate le corti papali e la legge canonica per la condanna
dell'eresia. Durante i suoi cinque anni di regno, la regina Maria fece
giustiziare trecento eretici, ostinati e ribelli alla Corona. Nel novembre 1558, all'età di
venticinque anni, sale al trono Elisabetta, figlia dell'unione illegittima di
Enrico VIII con Anna Bolena. Elisabetta era stata calvinista sotto il regno
calvinista di Edoardo e cattolica con la cattolica Maria. Il giorno
dell'incoronazione, il 15 gennaio 1559, giurò solennemente di restare fedele
alla Religione Cattolica e di ripristinare la Chiesa e il Clero negli antichi
diritti, libertà e privilegi. Dieci giorni dopo, in Parlamento, ritrattò tutto
e ripristinò l'Atto di supremazia (Supremacy Act) che fonda la Chiesa Nazionale Anglicana, a
capo della quale è il re che ha la guida e il primato spirituale sulla Chiesa
d'Inghilterra, con giuramento obbligò a riconoscere nella persona della regina
tale prerogativa. In tal modo, Elisabetta è regina e papessa. Contemporaneamente,
si avviava una spietata persecuzione dei cattolici dissidenti, e, fu varato dal
Parlamento l'Atto di uniformità con cui si promulgava la seconda edizione del
"Libro di preghiera". I dogmi della Presenza Reale di Gesù Cristo
nell'Eucarestia e della transustanziazione venivano negati e la messa cattolica
proibita. All'uopo fu istituito un tribunale dell'inquisizione anticattolica.
Nei sotterranei della Torre di Londra furono torturati centinaia di cattolici e
la carneficina continuò anche sotto il regno dei successori di Elisabetta,
Giacomo I, Carlo I e Carlo II. Le leggi dell'inquisizione anglicana furono in
vigore sino all'inizio del XIX secolo. Nel 1689 fu varata la Dichiarazione dei
diritti, uno dei cardini della Carta Costituzionale inglese, dove veniva
previsto che i monarchi inglesi non possono essere cattolici né sposare un
cattolico. Analoga disposizione si ritrova, ancora oggi, nella Costituzione
svedese e norvegese. Paradossalmente oggi esistono stati confessionali di
religione protestante ed islamica ma non di religione cattolica, se si eccettua
lo Stato del Vaticano. Nello stesso anno(1689), fu emanato l'Atto di tolleranza
che abrogò alcune leggi penali nei confronti dei protestanti dissidenti e
riconobbe agli stessi la libertà religiosa ma né tolleranza né libertà furono
riconosciute ai cattolici. Due episodi, della storia inglese di quel periodo,
assumono particolare rilevanza: il martirio di Maria Stuarda, regina di Scozia,
che fu decapitata l'8 febbraio 1547, perché fervente cattolica e fedele alla
messa cattolica, e, la decapitazione di Carlo I, nel 1649. Mai prima d'allora,
nell'Europa delle monarchie di origine divina, un re era stato fatto
giustiziare pubblicamente dal suo Parlamento. Veniva anticipata, di circa
centocinquanta anni, la desacralizzazione della figura del sovrano che sarebbe
stata compiuta dai rivoluzionari francesi, con la decapitazione di Luigi XVI,
nel 1793. L'Inghilterra, ancora una volta, si dimostrava anticipatrice degli
eventi della guerra divina. Questi si sarebbero poi ripetuti, nell'Europa
continentale, dove, dopo la Guerra della Lega Smalcaldica, le guerre di
religione avevano avuto una relativa tregua, a seguito del Trattato di Augusta,
nel 1555. Veniva sancito il principio cujus regio eius religio, in base
ad esso, i sudditi avrebbero aderito alla religione del loro principe che era
libero di scegliere, fra essere cattolico o protestante. Tale libertà era
negata ai sudditi ai quali non era lasciata altra scelta che accettare la
religione di Stato o emigrare.Con il Trattato di Augusta, l'unità religiosa di
ogni singolo stato germanico fu salva ma quella del Sacro Romano Impero fu
definitivamente distrutta. Intanto, anche in Francia, dopo la morte di Enrico
II nel 1559, scoppiarono le guerre di religione e si protrassero per circa
quarant'anni. Nella cosiddetta Terza Guerra (1568-70), i protestanti francesi,
detti Ugonotti, ebbero la meglio e con il trattato di Saint-Germain (1570)
ottennero il permesso di mantenere quattro cittadelle fortificate. Nell'agosto
1572, mentre i capi degli Ugonotti erano convenuti a Parigi per assistere al
matrimonio di Margherita di Valois, fu scatenato il massacro, passato alla
storia come strage di San Bartolomeo. In due giorni furono uccisi 3000
Ugonotti e, prima della fine dell'autunno, altri 10.000 verranno massacrati nei
dintorni di Parigi. Solo nel 1598, le guerre si placarono a seguito dell'Editto
di Nantes, promulgato da Enrico IV di Navarra, ramo borbone, con cui, agli
Ugonotti veniva riconosciuta una quasi completa libertà religiosa e i diritti
civili. L'Editto rimase in vigore fino al 1685 allorché fu revocato da Luigi
XIV e, successivamente, ripristinato da Luigi XVI, il re finito decapitato nel
1793 per mano della rivoluzione. Ma il flagello della guerra, scatenatosi in Europa
a seguito dell'eresia protestante, non era destinato a placarsi. Ogni nazione
aveva, ormai, nel suo seno il germe della divisione e della ribellione, e, le
conseguenze peggiori non ancora si erano sviluppate, in tutta la loro forza
distruttiva, in particolare, dove l'eresia protestante era nata, la Germania.
Nel 1618, scoppiò la Guerra dei Trent'Anni che, nella sola Germania, provocherà
12 milioni di morti e ritarderà lo sviluppo del Paese di tre secoli. Tutto ebbe
inizio a Praga, nel maggio del 1618. I protestanti defenestrarono due deputati
governativi cattolici e un loro segretario e dichiararono deposto Ferdinando
II. Il volo dalla finestra, per circostanze miracolose, non ebbe conseguenze
mortali per i tre malcapitati ma segnò l'inizio della rivolta della Boemia
protestante contro l'Austria cattolica. A fianco della parte protestante si
schierarono i principi luterani di Germania e i loro alleati, inglesi,
olandesi, danesi, svedesi ma anche i cattolici francesi, tutti contro la Spagna
e l'Austria. Nella battaglia di
Lutzen del 1632, le forze protestanti subirono delle perdite gravissime. Il re
svedese Gustavo Adolfo, comandante degli eserciti protestanti, fu ucciso in
battaglia. Dopo circa un anno, l'esercito austro-spagnolo vinse di nuovo, nella
battaglia di Nordlingen, e, i principi protestanti tedeschi si decisero a
firmare la pace, a Praga, nel 1635. Questa pose fine alla guerra civile fra
tedeschi ma non alla Guerra che continuò per altri tredici anni per opera della
Francia. La Guerra dei Trent'Anni si concluderà solo con il Trattato
di Westfalia nel 1648.
3-c)
La perdita dell'identità religiosa. Le tre "Europe".
L'Europa, disegnata dal Trattato di Westfalia,
rimarrà, sostanzialmente, immutata per trecento anni. Si affermarono gli Stati
nazionali e il concetto di sovranità nazionale scalzò il ruolo dell'Impero e
del Papato. L'Impero Asburgico si ritrovò ad essere composto da 334 stati e
città libere. Ai calvinisti furono estesi gli effetti della pace di Augusta del
1555 e si affermò il principio che la religione doveva restare confinata
nell'ambito spirituale. Si era così avviato il processo di laicizzazione dello
Stato moderno. Il principio cuis regio eius religio ebbe
un'ulteriore evoluzione. Dopo la Guerra dei Trent'Anni, l'identità di un popolo
ebbe come punto di riferimento non più la religione ma la nazione. Il
principale effetto della Guerra dei Trent'Anni fu la perdita dell'identità
religiosa dell'Europa, la fine dell'Europa come Cristianità, della sua unità
nella comune religione cattolica. Con la
pace di Westfalia, si stabilì che il punto di riferimento dell'identità e
dell'appartenenza di un popolo e di ogni singolo individuo fosse la nazione, e,
solo, subordinatamente, la religione, lasciata alla libera scelta individuale. Dal
1648, l'Europa è ridotta ad un'espressione geografica, come dirà Metternich, in
una lettera del 19 novembre del 1849, riferendosi però all'Italia che,
paradossalmente, pur non avendo un'unità politica, aveva conservata intatta la
sua identità religiosa, a cui venne sovrapposta la fittizia unità politica
risorgimentale. Se prima di tale data,
la comune identità religiosa poteva costituire un ostacolo alla guerra fra
popoli della stessa religione, in nome della nazione questo impedimento era
superato. Gli europei erano pronti a scannarsi nelle guerre fratricide. Non
contava essere cattolici, protestanti, calvinisti ma francesi, spagnoli,
tedeschi, austriaci, svizzeri, svedesi, danesi, olandesi, inglesi, eccetera e
non c'era alcun ostacolo, a che si combattessero fra loro, se i governi
nazionali decidevano in tal senso. L'unica abiura e tradimento condannabile
diventa quello nei confronti della propria nazione. Ai cristiani non è più
concesso avere la comune patria "celeste" ma solo quella politica. La
Guerra dei Trent'Anni, riguardo alla pace, si dimostrò, al pari di tutte le
guerre, completamente inutile. Infatti i "cocci" della Cristianità
approfittarono della pace di Westfalia per riprendere le forze e ricominciarono
a combattersi. La guerra, come spesso accade, non aveva portato la pace ma solo
una tregua. Papa Innocenzo X denunziò la menzogna del Trattato di Westfalia
bollando la sua "pace" come: nulla,
illegale, invalida, iniqua, ingiusta, condannabile, biasimevole, insensata,
priva per sempre di significato ed effetto. Era la voce della Chiesa che
non poteva accettare la scristianizzazione dell'Europa, la definitiva perdita
di una parte dell'Europa alla Cristianità. Dal 1648, l'Europa è divisa in tre
Europe: un'Europa del Nord, protestante, un'Europa a Sud, cattolica, un'Europa,
ad oriente, ortodossa. Come volevasi dimostrare, anche dopo il Trattato di
Westfalia, la Francia e la Spagna, paesi cattolici, ripresero a combattersi:
l'identità nazionale superava e annullava quella religiosa. La guerra
fratricida tra Spagna e Francia porterà al definitivo declino della potenza
spagnola. I Borboni di Francia con la sconfitta di Blenheim nel 1704, da parte
delle truppe inglesi di Marlborough e tedesche del principe Eugenio, fecero il
loro esordio perdente nel XVIII secolo.
4) L’Iliade cattolica
La
Provvidenza volse a fin di Bene anche la rivolta protestante. Senza la rivolta,
suscitata da Lutero, nel seno della Cristianità, probabilmente, non avremmo
avuto il Concilio di Trento che Fra’ Paolo Sarpi, redattore di una famosa
storia del Concilio, giustamente definì : Iliade del secol nostro.
Il paragone è appropriato se si considera che il Concilio si svolse a Trento in
un clima di assedio. Tutt’intorno, infatti, le armate cattoliche erano
impegnate a combattere contro gli eserciti musulmani sia orientali che europei.
Spesso i lavori si dovettero interrompere per la minaccia incombente di una
violenza armata da parte delle soldatesche protestanti. Il 22 maggio 1542, papa Paolo III, quello
che, nel 1548, avrebbe approvato gli Esercizi spirituali di
sant’Ignazio, lesse, in concistoro, la bolla Initio nostri pontificatus
con cui convocava il Concilio a Trento, allora in territorio germanico. In una
città germanica era nata la Riforma protestante e in una città germanica fu
concepita la Controriforma cattolica. Il 29 giugno la bolla papale fu resa
pubblica. In data 21 luglio 1542 con la bolla Licet ab initio fu
istituita a Roma l’Inquisizione. La bolla del 22 maggio chiamava a raccolta le
truppe, quella del 21 luglio era la dichiarazione di guerra contro gli eretici
cioè i nemici che combattevano la Chiesa per distruggerla dallo interno. L’Inquisizione altro non fu che una polizia
spirituale con cui smascherare e assicurare alla giustizia i criminali
spirituali che si adoperavano a diffondere la eretica pravità nel corpo
della Chiesa. Infatti il tribunale dell’Inquisizione non si interessava di chi
non era cattolico ma degli ecclesiastici
e di tutti quelli che si dichiaravano cattolici senza esserlo e con il
loro comportamento mettevano in pericolo la Fede cristiana del popolo cattolico
con grave pregiudizio per le anime e la salvezza spirituale. Il Concilio fu
aperto, ufficialmente, da Paolo III, con la bolla Laetare Jerusalem, nel
1545, e, si chiuse, nel 1563, sotto il pontificato di Pio IV. Era durato 22
anni e
si erano avvicendati 5 papi. Pio
IV nella bolla Benedictus Deus del gennaio 1564 confermò i decreti e le
decisioni prese dal Concilio che furono accettate da tutti i Paesi cattolici. A
distanza di oltre quattrocento anni, quei decreti e quelle decisioni sono la
salda roccia di chi vuole essere cattolico cioè appartenente alla Chiesa
fondata direttamente da Gesù Cristo, la Seconda Persona della Santissima
Trinità. Il Concilio di Trento proclamò con chiarezza ineguagliata la dottrina
della Chiesa Cattolica, riaffermò la fede nella Verità rivelata e nella
tradizione e respinse tutte le posizioni eretiche avanzate dalla rivolta
protestante. I protestanti non erano riusciti ad espugnare la Città di Dio
con il “cavallo di Troia” delle cosiddette riforme. Vi riusciranno con Paolo
VI, quattrocento anni dopo. Quelle “riforme” penetrate nella Chiesa con il
Concilio Vaticano II. Oggi, pertanto, per i cattolici è fondamentale restare
arroccati nella “cittadella” inespugnabile che il Concilio di Trento approntò
per la salvezza delle generazioni di tutti i cristiani che vogliono rimanere
cattolici, cioè fedeli alla Chiesa e al suo Capo, Cristo Re. Papa S. Pio V fece
fruttificare l’opera del Concilio; nel 1566, pubblicò il Catechismus ex
decreto SS.Concilii Tridentini ad Parochos (Catechismo Tridentino ad uso
dei parroci) insuperato strumento per chi vuole prepararsi ad essere valente
cattolico, ed, il 14 luglio del 1570, emanò la bolla Quo Primum Tempore
con cui stabilì perennemente la Liturgia della Messa: ...poiché nella Chiesa
di Dio uno solo è il modo di salmodiare, così sommamente conviene che uno solo
sia il rito di celebrare la Messa. Quasi presentendo quello che sarebbe
accaduto dopo quattrocento anni e cioè che si sarebbe attentato al Canone della
Messa, stravolgendolo nel senso voluto da Lutero, chiuse la bolla con il
seguente anatema: Nessuno dunque, e in nessun modo, si permetta con
temerario ardimento di violare e trasgredire questo Nostro documento: facoltà,
statuto, ordinamento, mandato, precetto, concessione, indulto, dichiarazione ,
volontà, decreto e inibizione. Che se qualcuno avrà l’audacia di attentarvi,
sappia che incorrerà nell’indignazione di Dio onnipotente e dei suoi
beati Apostoli Pietro e Paolo. Iddio premiò la Chiesa, per la saldezza
nella Fede, concedendo un anno dopo, nel 1571, la vittoria a Lepanto sulla
flotta islamica.
5) La nascita dell’Impero Servile5-A) La merce lavoro a) La causa della disoccupazione
All’inizio del 1998, in
Europa, si contano venti milioni di disoccupati. La tendenza non accenna a
diminuire. E’ la conseguenza della privazione dei mezzi di produzione a livello
individuale. La situazione dimostra che l’uomo non ha più la possibilità di procacciarsi da vivere se non è inserito in
un’organizzazione produttiva alla quale
“presta” il suo lavoro.La disoccupazione ha origini lontane, negli
avvenimenti verificatisi in Europa nel XVI secolo. Prima di parlare delle sue
cause storiche è utile capire che cosa in effetti è. Nel sistema capitalista,
non diversamente da quanto avviene nell’economie collettivizzate di stampo
comunista, di fatto è possibile solo il lavoro come lavoro dipendente. Quello
autonomo appartiene ad un’èlite, spesso è solo apparentemente tale, oppure, è
confinato in settori economici marginali. Essere disoccupati significa essere fuori dal sistema
organizzato dei mezzi di produzione. La disoccupazione scomparirebbe se fosse
possibile fornire a tutti i disoccupati i mezzi di produzione per procacciarsi
da vivere. La causa della disoccupazione
non è originata dalla mancanza di lavoro, è proprio quello che non manca ( ci
sono venti milioni di persone che lo offrono), ma dalla penuria di moneta, cioè
di capitale investito nella produzione di beni e servizi. Mancano i soldi per
acquistare tutta la merce-lavoro che viene offerta o che è a disposizione.
Questo significa che non c’è nessuno disposto a cedere moneta in cambio di
prestazioni lavorative o perché non si ha moneta oppure perché il lavoro non è
produttivo cioè non produce la quantità di moneta necessaria a remunerarlo.
Valga il seguente esempio, proposto dal Centro Studi Storici << AD
UNUM>> ( da pag.94 di “ Agricoltura e mondialismo” di Mario Di Giovanni e
Fabio Pedretti - Effedieffe - 1998 - MI) : Se sul mercato vi sono dieci
penne e dieci lire, si potranno vendere le penne ad un prezzo unitario di una
lira: ma se si devono produrre altre dieci penne, si dovranno immettere sul
mercato altre dieci lire, altrimenti si dovrebbero vendere le penne solo al
prezzo di mezza lira. E se la penna costa, ad esempio, sessanta centesimi, è
ovvio che il processo produttivo, in mancanza di incremento di liquidità
monetaria, si arresta! Questo significa che ogni libertà decisionale sullo
sviluppo o recessione dei mercati, non sta nelle mani dei produttori reali dei
beni, ma in quelle del sistema bancario che produce moneta di riserva.
b) Il lavoro come merce
Il fenomeno economico della
disoccupazione non può essere compreso se non si tiene conto che il lavoro è una merce. Se la merce-lavoro
resta invenduta, non ci sono rimedi diversi da quelli adottati nei confronti di
una qualsiasi altra merce: abbassare il prezzo, ( ....continua....)
All’inizio del 1998, in
Europa, si contano venti milioni di disoccupati. La tendenza non accenna a
diminuire. E’ la conseguenza della privazione dei mezzi di produzione a livello
individuale. La situazione dimostra che l’uomo non ha più la possibilità di procacciarsi da vivere se non è inserito in
un’organizzazione produttiva alla quale
“presta” il suo lavoro.La disoccupazione ha origini lontane, negli
avvenimenti verificatisi in Europa nel XVI secolo. Prima di parlare delle sue
cause storiche è utile capire che cosa in effetti è. Nel sistema capitalista,
non diversamente da quanto avviene nell’economie collettivizzate di stampo
comunista, di fatto è possibile solo il lavoro come lavoro dipendente. Quello
autonomo appartiene ad un’èlite, spesso è solo apparentemente tale, oppure, è
confinato in settori economici marginali. Essere disoccupati significa essere fuori dal sistema
organizzato dei mezzi di produzione. La disoccupazione scomparirebbe se fosse
possibile fornire a tutti i disoccupati i mezzi di produzione per procacciarsi
da vivere. La causa della disoccupazione
non è originata dalla mancanza di lavoro, è proprio quello che non manca ( ci
sono venti milioni di persone che lo offrono), ma dalla penuria di moneta, cioè
di capitale investito nella produzione di beni e servizi. Mancano i soldi per
acquistare tutta la merce-lavoro che viene offerta o che è a disposizione.
Questo significa che non c’è nessuno disposto a cedere moneta in cambio di
prestazioni lavorative o perché non si ha moneta oppure perché il lavoro non è
produttivo cioè non produce la quantità di moneta necessaria a remunerarlo.
Valga il seguente esempio, proposto dal Centro Studi Storici << AD
UNUM>> ( da pag.94 di “ Agricoltura e mondialismo” di Mario Di Giovanni e
Fabio Pedretti - Effedieffe - 1998 - MI) : Se sul mercato vi sono dieci
penne e dieci lire, si potranno vendere le penne ad un prezzo unitario di una
lira: ma se si devono produrre altre dieci penne, si dovranno immettere sul
mercato altre dieci lire, altrimenti si dovrebbero vendere le penne solo al
prezzo di mezza lira. E se la penna costa, ad esempio, sessanta centesimi, è
ovvio che il processo produttivo, in mancanza di incremento di liquidità
monetaria, si arresta! Questo significa che ogni libertà decisionale sullo
sviluppo o recessione dei mercati, non sta nelle mani dei produttori reali dei
beni, ma in quelle del sistema bancario che produce moneta di riserva.
sabato 5 novembre 2016
DICIAMO A PAPA BERGOGLIO che va ad abbracciare i luterani
o) Il concetto cristiano e quello pagano di proprietà
Il protestantesimo
cancella i legami feudali, riafferma il concetto di proprietà secondo il
diritto romano, come possesso pieno con facoltà di usare e abusare. Nel
Medioevo era prevalso il concetto cristianizzato di proprietà. Il padrone di
fatto era un usufruttuario. Dalla terra era legittimato a trarre quanto
necessario al suo sostentamento secondo lo stato ed il rango. Non poteva per il
resto sottrarla all’uso altrui. Solo al nobile era concesso di cacciare nei
suoi boschi ma non poteva impedire che la popolazione raccogliesse legna.
Ognuno usava della proprietà secondo il proprio rango e nei limiti dei suoi
bisogni. Con il protestantesimo il diritto si ispira di nuovo ai criteri della
mentalità pagana romana. Al nobile va la
terra. Al contadino le braccia e per vivere deve trovare chi le compra.
p) L’inizio dell’Epoca capitalista. Il mercato
La nobiltà terriera ha
usato l’eresia luterana per impadronirsi dell’intero sistema produttivo. Era
iniziata l’epoca capitalista sullo scambio che si realizza nel punto in cui
tutti i possibili scambi potenzialmente si incontrano: il mercato.
Caratteristica fondamentale del sistema è che una controprestazione del
rapporto di scambio è costituita sempre da moneta che, con reminiscenza
pitagorica, può definirsi misura di tutte le cose.
q) Un unico prodotto: il denaro
Il fine dell’economia
capitalista non è produrre beni ma denaro. I beni sono solo il mezzo con cui
nel mercato ci si procura denaro, paragonabile al sangue in un organismo
vivente. Quanto non è idoneo a produrre denaro è fuori mercato, di conseguenza,
fuori dal sistema. La spiegazione delle enormi masse di disoccupati, oggi in
Europa, è tutta qui. Il lavoro umano è sempre di più una merce fuori mercato,
senza valore di scambio in quanto sempre
meno idonea a produrre denaro. Si continua a parlare di fattori di produzione
ma la produzione non ha alcuna autonomia di scopo se non quello di essere
destinata allo scambio con moneta. La terra non serve più a produrre cibo, né
le officine aratri, né le fabbriche beni, né i cantieri case o navi ma tutto
serve solo se produce denaro.
r) Le pecore hanno diritto a vivere, gli uomini no
In Inghilterra la
rivoluzione protestante realizza con maggiore efficienza, rispetto alla
Germania, i suoi obiettivi. Dall’Inghilterra la rivoluzione sarà esportata nel
mondo come rivoluzione industriale e nel
modello, attualmente vincente, tecnologico-finanziario. Anche in Inghilterra il
popolo cercò di ribellarsi al suo destino servile. Nel 1549 scoppiò la rivolta
di Kent. I lord avevano recintato tutte le loro proprietà per far pascolare le
loro pecore. I contadini si ritrovarono senza terra da coltivare e senza boschi
dove far legna. Le pecore si ingrassavano e gli uomini morivano di fame.
Secondo l’etica capitalista il comportamento dei Lord era pienamente legittimo.
Il padrone può recintare la sua proprietà quando gli pare e piace. Se le pecore
procurano denaro e gli uomini no, è più giusto assicurare l’esistenza alle
pecore anziché agli uomini, improduttivi o poco remunerativi. I contadini
insorsero contro l’etica capitalista ma finì come in Germania; furono
massacrati dai soldati professionisti del Re e dei suoi Lord.
s) Il musulmanesimo finanziario
Il protestantesimo
attraverso il calvinismo e il suo principale dogma, la predestinazione, offrì
alla nascente società capitalista, fondata sulla redditività del capitale cioè
della moneta a fini produttivi, la sua religione ideale, una sorta di islamismo
economico in cui la sottomissione ad Allah veniva sostituita con la
sottomissione al dio-moneta. Il dogma della predestinazione legittima anche la
sottomissione, nell’organizzazione del lavoro. Il lavoratore deve essere
sottomesso al suo datore di lavoro a cui spetta il ruolo di esecutore della
volontà di Dio nel mondo produttivo. Il buon protestante deve accettare la
condizione a cui il “Buon Dio” lo ha
predestinato e adoperarsi con tutte le sue forze allo svolgimento dei compiti a tale condizione connessi, ad
majorem gloriam Dei.
t) Lo Stato fagociterà mercato e moneta
L’accentramento di
tutti mezzi di produzione in poche mani, iniziato con la rivoluzione
protestante, è una tappa del processo il cui obiettivo finale è l’accentramento
di tutti i mezzi di produzione nello Stato Unico a cui seguirà
l’eliminazione della moneta e del mercato. Lo Stato, in questo modo, avrà, non
solo, il controllo dei fattori della produzione ma, anche, il controllo totale
di tutti i beni e i servizi. Potrà così
decidere chi ammettere e chi no alla loro fruizione. Non più, come
avviene oggi, attraverso il possesso della moneta ma con una tessera magnetica,
la cui attivazione e disattivazione sarà decisa unicamente dal potere statale.
Diciamo a papa Bergoglio
La rivolta protestante come inizio dell’Impero Servile a) La prestazione e lo scambio
L’economia dell’era
feudale era fondata sulla prestazione. La rivolta protestante ribalta il
sistema ed avvia l’era capitalista basata sullo scambio. Tutto diventa merce e
può essere comprato e venduto. Misura di ogni valore è la moneta. Durante
l’epoca feudale la moneta ha un ruolo marginale nell’economia complessiva, di
fatto, serve solo in caso di guerra per pagare le truppe mercenarie. Il valore
economico è dato dalla prestazione che un dato bene è in grado di assicurare.
Il bene a più alto valore di prestazione è la terra, misura della ricchezza e
del peso del potere. Anche il lavoro viene valutato come prestazione, raramente
è remunerato con un salario. Di norma
viene ricompensato con una controprestazione: vitto, alloggio, vestiario,
protezione. Anche i soldati, spesso, combattono per avere in concessione più
terra che denaro.
b) La moneta
Dopo la rivolta protestante,
inizia ad affermarsi il principio che la moneta è la normale controprestazione
di ogni bene o servizio. All’inizio del XVI secolo, l’industria mineraria in
Germania si perfeziona e permette di estrarre rame e argento in quantità tali
da coniare abbastanza moneta. Si può, quindi, avviare un sistema di scambio fra
prestazione, di beni o servizi, e moneta.
I principi tedeschi, proprietari delle miniere, capirono che il
monopolio della moneta non avrebbe accresciuto il loro potere se non cambiava
il sistema economico e sociale. Era necessario passare da un sistema basato
sulla prestazione ad un sistema basato sullo scambio regolato dalla
moneta. La moneta aumentava la capacità
di reclutare truppe mercenarie ed, in caso di guerra, dava un evidente
vantaggio. Più utile poteva essere in tempo di pace per ricompensare tutte le
prestazioni; principalmente quelle applicate al principale mezzo di produzione:
la terra. Fino ad allora, non c’era stato alcun interesse a togliere la terra
ai contadini. Non c’era abbastanza moneta per pagare i salari alla manodopera
applicata alla conduzione dei terreni. La disponibilità di moneta rendeva,
ora, possibile coltivare la terra con
personale salariato. Se chi aveva il monopolio della moneta, principi e
sovrani, si fosse assicurato, anche, il
monopolio della terra, avrebbe avuto il controllo dell’ intero sistema
produttivo. A questo c’era un ostacolo, la Chiesa. La circolazione monetaria
aveva accresciuto, anche, le entrate finanziarie del Papato. Le decime in
natura, fino a quel momento, non avevano consentito di trasportare la ricchezza
a Roma, con la moneta questo divenne possibile.
c) La Germania ai tempi di Lutero-Il Paese delle trecento patrie
Non a caso, la rivolta
protestante scoppiò in Germania, nel paese dove maggiore era la quantità di
denaro in circolazione, prendendo spunto, proprio, dalla raccolta di denaro,
effettuata dalla Chiesa, con la vendita
delle indulgenze. La Germania, ai tempi di Lutero, dalle sue miniere estraeva
argento sufficiente ad alimentare una
disponibilità monetaria tale da assicurarle una posizione egemonica in campo
economico. L’egemonia tedesca si protrasse fino alla metà del Cinquecento
allorché cominciò ad affluire, in Europa, l’oro e l’argento dalle colonie
spagnole nelle Americhe. Al successo della rivolta luterana contribuì anche il
sistema politico frammentato di una Germania, all’epoca, definita “il paese
delle trecento patrie”. Il potere
politico, infatti, non era accentrato ma
diffuso fra molteplici principi e nobilotti locali che non dipendevano
dalla Chiesa per la loro legittimazione politica e, quindi, ne potevano anche
fare a meno. I principi tedeschi vedevano la Chiesa come un concorrente
finanziario, in quanto, rastrellava denaro con la vendita delle indulgenze,
oltre che un ostacolo al possesso
monopolistico della terra, in quanto, la Chiesa aveva terre che dava in
concessione ai contadini. Attendevano solo l’occasione propizia per eliminare
il “concorrente” dal loro territorio e questa fu fornita da Lutero.
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