giovedì 17 novembre 2016



Riportiamo quello che abbiamo ricevuto dal Centro Studi Federici 



Jihadisti Uiguri in Siria Nota di http://oraprosiria.blogspot.it: Proponiamo ai nostri lettori la traduzione di un articolo un po' differente da quelli che solitamente pubblichiamo, inerenti le comunità cristiane... Ci ha colpito, perchè scritto da una persona che conosce bene gli accadimenti e, soprattutto, perchè ci offre uno sguardo dal di dentro su alcuni temi cruciali. Agli inizi del 2011, Steven Sahiounie (padre siriano, madre statunitense della California) era uno spensierato ragazzo che abitava a Latakia con la sua famiglia. A marzo dello stesso anno, la Siria fu spinta nel baratro infernale di una sporca guerra per procura. Adesso Steve fa il giornalista e racconta la guerra contro il suo Paese, come in questo interessante articolo sui jihadisti Uiguri, di cui quasi niente si scrive, che stanno in pratica colonizzando alcune località della Siria, ma hanno mire ancora più ambiziose e immaginano una jihad ben più vasta...  Milizie di Al-Qaida composte da jihadisti Uiguri Cinesi, reclutate da Erdogan e inviate in Siria, di Steven Sahiounie, 5/12/2016 Il presidente turco Erdogan ha utilizzato il suo esercito mercenario per lottare contro le forze armate siriane nell'intento di sovvertire l'ordinamento politico vigente. Questo progetto bellico contro la Siria è stato concepito, sostenuto ed elaborato dagli USA come risulta dal promemoria del 2007, che descrive come “noi distruggeremo sette Paesi in cinque anni, a cominciare dall'raq, poi la Siria, il Libano, la Libia, la Somalia, il Sudan e infine l'Iran”.http://www.globalresearch.ca/we-re-going-to-take-out-7-countries-in-5-years-iraq-syria-lebanon-libya-somalia-sudan-iran/5166 L'esercito mercenario del Presidente Erdogan è costituito da Cinesi Uiguri provenienti dalla regione estremo occidentale della Cina, la provincia autonoma dello Xinjiang (antico Turkestan orientale) con capitale Urumqi. Musulmani sunniti, gli Uiguri sono una delle cinquantasei nazionalità riconosciute ufficialmente dalla Repubblica popolare cinese. Parlano l'antico Turco, da cui deriva la lingua ufficiale che si usa oggigiorno in Turchia. Durante molti anni, Erdogan ha appoggiato le rivendicazioni degli Uiguri oppressi dal governo cinese, comparandoli agli antenati del popolo turco e sostenendo l'esistenza di uno stretto legame storico ed etnico tra la Turchia moderna e il popolo uiguro. In un suo discorso, egli ha dichiarato che “il Turkestan orientale non è soltanto la patria dei popoli turchi, ma anche la culla della storia, della civiltà e della cultura turca. I martiri del Turkestan orientale sono i nostri martiri.” e per Turkestan orientale egli intende appunto la provincia cinese dello Xinjiang, patria del popolo uiguro [che costituisce la maggioranza relativa della popolazione della regione, 42- 46% N.d.T.]Erdogan ha dunque utilizzato il suo esercito di mercenari uiguri, a cui ha rilasciato passaporti turchi per l'ingresso in Turchia. I servizi di immigrazione presso gli aeroporti turchi hanno riconosciuto questi passaporti e li hanno confiscati, permettendo, tuttavia, ai loro detentori l'ingresso nel Paese. Il Presidente ha organizzato anche il loro viaggio dagli aeroporti fino all'ingresso in Siria, attraverso la lunga e permeabile frontiera a nord di Idleb, una città di media grandezza della regione nord occidentale. Nel Distretto di Zeytinburnu a Istanbul, Nurali T., un Turco Uiguro che lavora al trasporto dei terroristi in Siria con il permesso implicito del governo turco e in particolare dei servizi segreti, fornisce passaporti ai militanti di tutto il mondo. Secondo un responsabile dell'ufficio di Nurali T., “oltre 50 000 Turchi Uiguri con passaporti falsi sono arrivati in Turchia, via Tailandia e Malesia, per entrare in Siria dopo aver trascorso una giornata a Istanbul”. Questi militanti trascorrono quindi un giorno in hotels o pensioni, prima di passare in Siria attraverso le frontiere controllate dai terroristi. http://chinamatters.blogspot.com/2015/07/turkey-plays-uyghur-card.html Idleb divenne un focolaio di violenza e distruzione sin dai primi mesi della crisi siriana nel marzo 2011. Alla fine dell'estate 2011, era stata abbandonata dai suoi abitanti in fuga verso i campi profughi turchi o a Latakia. Fu quindi trasformata in un quartier generale della Free Syrian Army (Esercito libero siriano) e in base operativa. Quando il senatore repubblicano John McCain, dell'Arizona, fece il suo famoso viaggio illegale in Siria, si incontrò con i comandanti dell'Esercito siriano libero (ASL) presso Idleb. Infine, l'ASL ha reclutato e invitato gruppi di Al-Qaeda di Libia, Afghanistan, Cecenia e di altri Paesi arabi e occidentali: dagli Stati Uniti all'Inghilterra, dall'Europa all'Australia. Poichè la maggioranza dei siriani non sostiene la rivoluzione armata, l'ASL ha scelto di convocare i fratelli jihadisti del mondo intero. L'ufficio statunitense della CIA ad Adana, in Turchia, che dirige il comando e gli approvvigionamenti dell'ASL, non si fa alcun problema nel permettere ad Al-Qaeda ed ai suoi affiliati di rafforzare le truppe assottigliate dell'ASL. Gli Stati Uniti hanno utilizzato l'ASL e filiali di Al-Qaeda come Jibhat al-Nusra, Esercito islamico, Nour-al Din al Zinki e Ahrar al Sham, per combattere contro le forze armate governative siriane, evitando così di dispiegare i loro soldati. In effetti, l'ASL e tutte le altre milizie armate agiscono come 'soldati statunitensi sul terreno'.Il Partito Islamico del Turkestan (TIP) è un grosso gruppo politico radicale islamico composto da Uiguri. Il loro capo è l'emiro Abd al-aqq al-TurkistānīDal 2001, il TIP è affiliato ad Al-Qaeda. I capi sul terreno di battaglia del TIP nella provincia di Idleb sono Abu Rida al-Turkestani e Ibrahim Mansur. Nel 2013, il TIP si è alleato con Jibhat al-Nusra, che figura nella lista dei gruppi terroristici vietati negli Stati Uniti. L'Osservatorio siriano dei Diritti Umani ha dichiarato: “I Ceceni che hanno lasciato I'ISIS (Islamic State of Iraq and the Levant) sono stati rimpiazzati dal Partito Islamico del Turkistan uiguro, alleato di Al-Qaeda”.'Islam Awazi', il celebre centro mediatico del Partito Islamico del Turkestan (TIP), pubblica tre o quattro video mensili nella rubrica 'Un appello dalla prima linea della jihad' che riportano i 'successi' militari dei combattenti del TIP. Inoltre, produce un video mensile 'Turismo dei credenti' che mostra la vita 'pacifica' et 'militare' dei combattenti uiguri in Siria. In particolare, il 22 luglio 2016, il Partito Islamico del Turkestan ha distribuito un video intitolato “Il mio Desiderio”, con fotografie di combattenti uiguri in Siria. http://thediplomat.com/2016/08/chinas-nightmare-xinjiang-jihadists-go-global/ Oggi, i radicali ispirati dallo Stato islamico ripetono l'esperienza del TIP che ha massacrato i cinesi Han (Gli Han sono il popolo cinese storico) nelle stazioni di Kunming e di Guangzhou con coltelli, asce e machetes nel 2014. In Cina, il TIP ha una lunga storia di attacchi terroristici contro i non musulmani, e adesso che i suoi membri sono numerosissimi in Siria, è diventato un serio concorrente nella jihad mondiale. A Pechino, nell'ottobre 2013, cinque persone sono morte quando un'auto si è schiantata contro un gruppo di pedoni vicino a piazza Tienanmen; e il TIP ha rivendicato l'attacco con un video. Questo fatto ricorda l'attacco con un camion nella Promenade des Anglais a Nizza, con numerosi morti e feriti, durante la festa nazionale francese, il 14 luglio 2016.I terroristi del TIP a Idleb sono stati molto fieri di distruggere le varie chiese cristiane nella regione. Come in numerose zone della Siria, la regione di Idleb aveva accolto musulmani, cristiani ed altre sette minoritarie. Il TIP ha ripreso in numerosi video i campanili con il loro vessillo e la distruzione delle chiese.Gli Uiguri sono una comunità povera e poco istruita, con forti legami familiari, e alcuni di essi hanno risentito l'alienazione politica del governo cinese e della società. Perciò la maggior parte gli Uiguri emigrati a Idleb hanno portato con sé le famiglie al completo: uomini sposati, donne, bambini e parenti anziani: una situazione completamente diversa della maggior parte dei jihadisti, giovani che viaggiano soli. Per questa composizione particolare del jiahdismo in Siria, sono nate nuove esigenze rispetto ai campi terroristi tipicamente maschili.Il TIP ha occupato un villaggio intero nella provincia di Idleb, Az-Zanbaqi, che ospita oggi3.500 Uiguri dei due sessi e di ogni età. Essendo i bambini molto numerosi, hanno creato le loro scuole. Il Corano e l'addestramento militare 'dei giovani jihadisti' sono le materie principali che si insegnano a questi bambini. Il loro sogno è sopravvivere alla jihad siriana e affermarsi nei combattimenti terroristici per poi tornare e combattere in Cina per trasformarla in uno Stato islamico.I petroldollari dell'Arabia Saudita e del Qatar servono per finanziare il progetto di cambiamento di regime in Siria. Il denaro viene distribuito in Turchia da un funzionario saudita. Gli Stati Uniti fomentano la politica di sovvertimento, la Turchia è la base logistica delle operazioni e la Siria il campo di battaglia in cui la maggior parte dei caduti sono civili inermi.La Turchia è una democrazia moderna che, da molto tempo, si vanta del suo governo laico, ma il AKP, partito al potere, è in realtà un partito islamista. Erdogan ha operato cambiamenti sostanziali nel tessuto sociale e politico del Paese, con lo scopo di orientare la società turca verso un islam radicale. L'islam radicale non è una religione e neppure una setta. E' una ideologia politica. I Fratelli musulmani sono un partito politico mondiale che si fonda sull'islam radicale e per questa ragione illegali in numerosi Paesi, tra cui Egitto e Siria. Il presidente turco invece è un loro partigiano e difensore e, infatti, ha ospitato a Istanbul la Coalizione nazionale siriana (SNC), ala politica dell'opposizione armata siriana. Anche gli Stati Uniti proteggono i Fratelli musulmani, che hanno appartenenti e uffici in quasi tutte le grandi città. Il Congresso ha dibattuto sulla loro proscrizione, ma la legge non è passata, e membri della Fratellanza islamica hanno occupato cariche importanti nell'amministrazione Obama e in Dipartimenti chiave come il Dipartimento della Giustizia e il Dipartimento della Difesa. Anche in Inghilterra li troviamo ovunque ed hanno forti legami con il governo britannico. Altrettanto può dirsi per l'Australia. L'Arabia Saudita è la terra di elezione del wahhabismo, il Qatar promuove il salafismo mentre la Turchia, gli Stati Uniti e l'Inghilterra sono basi di Fratelli musulmani. Tutti e tre rivendicano esattamente l'identico islam radicale. La Chinatown siriana non è un luogo turistico con sfavillanti lanterne rosse e saporiti piatti di Noodles,... per questo, bisogna andare a San Francisco o a Seattle. La 'Chinatown' siriana è un villaggio tra colli e uliveti, un centro abitato da terroristi non una città turistica. Un giorno, il visto di questi 'turisti' uiguri scadrà e loro avranno due opzioni: affrontare la morte nei campi di battaglia o tornarsene a casa attraverso l'antica e celebre Via della Seta dei loro antenati. http://www.globalresearch.ca/erdogans-al-qaeda-mercenary-army-of-uyyghur-chinese-jihadists-dispatched-to-syria/5555297http://arretsurinfo.ch/des-milices-dal-qaida-formees-de-djihadistes-ouighours-chinois-envoyees-en-syrie/ Traduzione Maria Antonietta Carta, http://oraprosiria.blogspot.it/2016/11/jihadisti-cinesi-in-siria.html http://www.centrostudifederici.org/jihadisti-uiguri-siria/  

domenica 6 novembre 2016

La guerra divina: LEZIONI PER PAPA BERGOGLIO la rivoluzione france...

La guerra divina:

LEZIONI PER PAPA BERGOGLIO la rivoluzione france...
: LEZIONI PER PAPA BERGOGLIO  la rivoluzione francese del 1789 La rivoluzione vuole le anime a) Cambiare tutto La...


LEZIONI PER PAPA BERGOGLIO

 la rivoluzione francese del 1789





La rivoluzione vuole le anime


a) Cambiare tutto


La rivoluzione francese del 1789 rivoluziona tutto, e niente; inaugura, con fiumi di sangue, il permanente cambiamento istituzionalizzato della società e dell'uomo contemporaneo.    La filosofia del Gattopardo, espressa nel detto: occorre che tutto cambi affinché nulla cambi, ispira, di fatto, ogni rivoluzione. Per la prima volta è stata applicata in quella francese. Il concetto di cambiamento permanente, tipicamente rivoluzionario, è in antitesi alla mentalità cattolica, ispirata a quello di perfezionamento. La rivoluzione, ogni rivoluzione, appare irrimediabilmente contraria al cattolicesimo, ad esso intrinsecamente ostile per l'irrinunciabile obiettivo di cambiamento che si riduce a rifiuto di servire Dio e a contrastare la Creazione, palesando in questo l'agire satanico. La rivoluzione si prefigge di cambiare tutto: l'uomo e la Creazione. Lo spirito rivoluzionario rifiuta di collaborare con Dio a perfezionare l'uomo e la Creazione attraverso il processo di santificazione del genere umano, avviato da Gesù Cristo. La rivoluzione si pone contro l'annuncio di salvezza; vuole invertire il corso salvifico della Storia. Questo svela il lato paradossalmente conservatore di ogni fenomeno rivoluzionario che, sostanzialmente, non vuol cambiare niente per lasciare inalterata la condizione di schiavitù dell'uomo nel peccato e per privarlo della libertà di scegliere l'opzione di salvezza offertagli dal Vangelo.



b) La Rivoluzione si fa anticristiana


La rivoluzione francese non si smentisce, si presenta anticristiana fin dal suo sorgere. Attacca l'istituzione dell'Antico Regime ma ha come obiettivo l'uomo. L’obiettivo è separare lo Stato da Dio per allontanare l'uomo da Dio. A Tocqueville non sfuggì il fatto che la rivoluzione francese è stata una rivoluzione politica, che pur odiando la religione ha assunto in un certo senso l'aspetto e il carattere di una rivoluzione religiosa...l'irreligione divenne una passione generale, ardente, intollerante, oppressiva...si attaccò con una specie di furore la religione cristiana, senza neppure tentare di sostituirla con un'altra. Si lavorò con ardore incessante a togliere dalle anime quella fede che le aveva riempite, e le anime furono lasciate vuote. ( dalla nota 41 a pag.63 di Tocqueville a cura di Lorenzo Caboara- Milano 1986)

c) Il cittadino appartiene allo Stato

Duecentocinquanta anni prima, la rivolta protestante era servita a distruggere il tutt'uno di politica e religione a governo della società umana. La religione fu ridotta a potere subordinato e servente di quello politico. Di fatto, in Europa, fu interrotta la maestosa impresa, avviata con la fondazione del Sacro Romano Impero, di costruire la Città di Dio sulle fondamenta della Chiesa cattolica. La rivoluzione francese non si limita alla separatezza delle due sfere, temporale e spirituale, ma ha come obiettivo l'annullamento del potere religioso, se non è dipendente dallo Stato. L'uomo non deve avere altro dio se non lo Stato al quale il cittadino appartiene anima e corpo. La rivoluzione protestante crea la nazione, come sintesi di popolo e territorio, quella francese, sul modello della nazione teocratica ebraica, crea lo Stato, come sintesi della nazione e di ogni singolo uomo ridotto a cellula dell'organismo statale. Il cittadino in quanto cellula dell'organismo statale da esso riceve nutrimento e vita, fuori dallo Stato è solo una cellula morta, un rifiuto.


d) Dai popoli-nazione agli Stati-nazione


Se la rivoluzione protestante era servita a dividere la Cristianità nazionalizzando i popoli, la rivoluzione francese serve a creare la nazione-Stato e stabilisce il principio che i popoli hanno diritto ad esistere solo se riescono a farsi Stato. Non solo l'individuo ma anche il popolo scompare nello Stato.     E' il principio  alla base dell'espansionismo napoleonico teso a fagocitare nello Stato francese le deboli nazioni europee. Sarà applicato per realizzare il cosiddetto Risorgimento italiano. Con la creazione dello Stato sabaudo scompariranno nazioni millenarie come la veneta e la napoletana e, persino, lo Stato della Chiesa.




La guerra divina: Lezioni per papa Bergoglio tratte dal saggio " La...

La guerra divina:
Lezioni per papa Bergoglio tratte dal saggio " La...
: Lezioni per papa Bergoglio   tratte dal saggio " La Guerra divina" ( 2013) di Iervolino Salvatore  3) Il maomettanesi...

Lezioni per papa Bergoglio

 tratte dal saggio " La Guerra divina" ( 2013) di Iervolino Salvatore 



3) Il maomettanesimo  europeo  a) La definizione di De Maistre 
Giuseppe De Maistre definisce il protestantesimo maomettanesimo europeo: Questa parola maomettanesimo potrebbe a prima vista sorprendervi: tuttavia si tratta di una cosa semplicissima. Abbadie, uno dei primi dottori della chiesa protestante, ha consacrato, come sapete, un volume intero alla sua meravigliosa opera sulle verità della religione cristiana, alla prova della divinità del Salvatore. Orbene, in quel volume, egli afferma con grande cognizione di causa, che se Gesù Cristo non è Dio, Maometto deve essere incontestabilmente considerato come l’apostolo e il benefattore del genere umano, perché l’avrebbe sottratto alla più colpevole idolatria. Il cavaliere Jones ha notato non so dove che il maomettanesimo è una setta cristiana, il che è incontestabile e notissimo. L’islamismo dunque, poiché ammette l’unità di Dio e la missione divina di Gesù Cristo, nel quale vede soltanto un’eccellente creatura, perché non dovrebbe appartenere al Cristianesimo tanto quanto l’arianesimo che professa la stessa dottrina? C’è di più; dal Corano si potrebbe ricavare una professione di fede che metterebbe in grande imbarazzo la delicata coscienza dei ministri protestanti, se dovessero sottoscriverla. Dunque, poiché il protestantesimo, dovunque è diffuso, professa quasi generalmente il socianesimo, esso ha annientato il Cristianesimo nella stessa proporzione. ( da pag.179,180 de “ Le serate di Pietroburgo” di Giuseppe De Maistre Edizioni Paoline 1961 Traduzione di Gennaro Auletta).
  b) Islam, teologicamente protestante
Mohammed Arkoun, islamista algerino, professore alla Sorbona, in un’intervista, rilasciata a Magdi Allam, pubblicata su la Repubblica di sabato 11 aprile 1998, conferma la definizione di De Maistre: Bisogna sapere che l’Islam è teologicamente protestante mentre è politicamente cattolico. Politicamente tende ad un’entità centrale che è stata statalizzata. E’ lo Stato che esercita il potere religioso nell’Islam sin dall’epoca dei califfati islamici. Ma da un punto di vista teologico è prerogativa di ciascun musulmano avere un rapporto personale e diretto con Dio. Questa è la ragione dell’assenza di un’autorità centrale e di una gerarchia religiosa nell’Islam, così come è il caso dei protestanti. Ora gli Stati vogliono confiscare questa libertà teologica che è invece conforme alla modernità. Anche l’Occidente vorrebbe imporre una gerarchia religiosa per controllare meglio i musulmani che risiedono nei suoi paesi ma è un errore. Il protestantesimo ha la stessa radice del musulmanesimo. In Europa il protestantesimo acquisì da subito quella duttilità politica che manca al musulmanesimo orientale. Per il resto le due religioni non differiscono. La Cristianità con la vittoria, a Lepanto, nel 1571, allontanò il pericolo di essere sottomessa al musulmanesimo islamico ma fu espugnata, dall’interno, dal musulmanesimo europeo. Ciò che non riuscì a Maometto lo realizzò Lutero.
  c) Il frate agostiniano
Il 31 ottobre 1517, verso mezzogiorno, sul portale della cattedrale di Ognissanti, nella cittadina di Wittenberg, in Sassonia, il frate agostiniano Martin Lutero affisse le 95 tesi con cui contestava il diritto del Papa di concedere le indulgenze. Il musulmanesimo europeo dichiarava guerra alla Cristianità.
  d) Il Concilio protestante in Vaticano
Fu quello l’avvio della cosiddetta Riforma Protestante tuttora in corso; il Concilio Vaticano II (1959-1965)  è un atto di quella Riforma. Giovanni XXIII, nel dicembre 1959, dichiarò espressamente che il Vaticano II non era da considerarsi la continuazione del Concilio Vaticano I ( 1869-70). Quel Concilio, pertanto, resta aperto e non concluso. Se ne deduce, inoltre, che se non è possibile indire un Concilio quando ne è ancora aperto un altro, il Concilio Vaticano II non può considerarsi un Concilio della Chiesa Cattolica ma un Concilio della Riforma Protestante. In questa ottica il Concilio Vaticano II è il maggiore evento della guerra divina nel XX secolo. La deduzione, di cui sopra, non risulta affatto infondata e concorda con commenti autorevoli ed imparziali quali quelli contenuti nell’aureo libro di Romano Amerio IOTA UNUM - Studio delle variazioni della Chiesa cattolica nel secolo XX (Milano-Napoli Riccardo Ricciardi Editore 1986 ).
    e) L’Epoca delle guerre di religione L’eresia luterana ammantò di pretesti spirituali una rivoluzione eminentemente mondana. La riforma fu una rivolta temporale e politica contro la Chiesa per dilacerare in maniera cruenta il Corpo mistico di Cristo. Infatti la riforma protestante diede l’avvio ad una era di guerre di religione, sul suolo europeo, durata fino al XX secolo, non ancora placata del tutto. Sono, infatti, da considerarsi guerre di religione anche la Prima e la Seconda Guerra Mondiale. La Prima servì a distruggere quello che restava in Europa degli imperi cattolici che ancora si ispiravano all’idea imperiale di Carlo Magno cioè ad una visione religiosa dell’ordine universale. La Provvidenza permise che questo avvenisse perché quegli imperi non erano serviti ad evitare la distruzione dello Stato della Chiesa da parte del Regno sabaudo d’Italia. Abbiamo già visto che quando un regno non serve Dio scompare dalla Storia, viene potato dalla vite di Cristo. La Seconda servì a punire, ancora una volta, l’orgoglio della nazione tedesca, la superficialità del popolo italiano e il paganesimo del Giappone dove l’imperatore era adorato come dio in terra. La Germania patì nella propria carne il comunismo che Marx, un altro suo figlio, aveva “regalato” al mondo.  Al di là dell’aspetto “punitivo”, il  secondo conflitto mondiale servì a stabilire il modello vincente di società secolarizzata e scristianizzata, a gettare le basi economiche, politiche, sociali e militari per la realizzazione del Governo Mondiale e per reinstaurare l’Impero Servile, di inspirazione pagana, abbattuto dal cristianesimo. A questo obiettivo serve, anche, la cosiddetta Riforma protestante.  f) Concomitanza di interessi
Dal punto di vista teologico, la rivolta luterana non aveva nulla di originale, rispetto alle tante eresie che l’avevano preceduta, e, che sul piano teologico erano state confutate e neutralizzate. Il terreno di coltura favorevole alla sua propagazione fu una concomitanza di interessi dinastici, razziali, nazionali ed economici che solo il distacco dall’influenza del  Papato avrebbe consentito di appagare. Lutero fornì l’alibi religioso all’ orgoglio della  nazione tedesca di  emanciparsi da Roma, ai nobili spiantati per depredare, senza rimorsi di coscienza, i beni ecclesiastici (sarà un effetto immancabile di tutte le rivoluzioni successive: francese, risorgimentale, bolscevica, ecc. ), ai contadini per reclamare la proprietà della terra e ai padroni per sterminarli senza pietà, ad Enrico VIII di avere sei mogli.
 g) Radice di assolutismo e plutocrazia
Il protestantesimo fu la radice da cui nacque l’assolutismo e la plutocrazia, la poligamia e il divorzio, esaltò la libertà di Dio, fino al punto di oscurare totalmente quella dell’uomo a cui la ragione serviva solo da prostituta. L’uomo protestante era una marionetta legata alla predestinazione di un dio tiranno. Così scriveva Lutero al duca di Savoia in una lettera del 7 settembre 1523: Merito itaque censemus omnia monasteria et cathedrales et quascumque similes abominationes in loco sancto stantes penitus abolendas aut deserendas esse. E lo scenario si ripeterà in tutte le successive rivoluzioni. Il potere per avere la strada libera dovrà spianare le chiese e togliere di mezzo i crocifissi.  Da Lutero in poi varrà il principio: Cuius regio, eius religio mentre Gesù aveva distinto la regio dalla religio, Cesare da Dio. Questo avviò la proliferazione delle chiese nazionali e la religione divenne un portato della politica, proprio come ai tempi di Decio e Caracalla. Quello che i cristiani si erano conquistato a prezzo del sangue versato nelle persecuzioni imperali fu cancellato. Cambiando principe il suddito doveva cambiare religione e questa da diritto individuale divenne dovere collettivo. La collettivizzazione spirituale forzata basata sul principio del cuius regio, eius religio gettò le basi per tutte le concezioni collettivistiche dei tempi a venire. Il protestantesimo riconobbe, di nuovo, come ai tempi della Roma pagana, il diritto del potere politico di decidere della vita spirituale dei cittadini . Chiunque si rende conto che se il potere politico può questo, può tutto.  La rivolta luterana sarà il seme da cui nasceranno tutti i totalitarismi e gli assolutismi che affliggeranno le generazioni future. Lutero portò il Vangelo fuori dalla Chiesa e vale ancora quanto in proposito disse de Maistre : il Vangelo fuori dalla Chiesa è veleno. A livello economico, il protestantesimo avvia la distruzione di quel sistema distributivo, basato sul possesso diffuso dei mezzi di produzione, che, sotto gli auspici cattolici, si era avviato nella società medioevale. E’ un portato della mentalità protestante l’accentramento piramidale dei mezzi di produzione che genera le attuali storture sociali del sistema capitalistico, prima fra esse la disoccupazione di massa. Le terre confiscate al clero da Enrico VIII finirono nelle mani di pochi lords ( a cui il suo successore Edoardo VI accordò con una legge persino il privilegio dell’omicidio semplice) e crearono quelle masse di contadini diseredati che costituirono le risorse umane per avviare l’attuale sistema capitalistico industrializzato.      Il sistema funziona, ancora ai nostri giorni, sullo stesso principio: accentramento, in poche mani, delle risorse tecnologiche e finanziarie da impiegare utilizzando una massa sterminata di lavoratori dipendenti. E’ la struttura produttiva delle società servili. Funzionava così anche l’impero romano precristiano. Così sarà anche l’organizzazione del nascente Impero Mondiale Servile.
  3-a) La veste inconsutile

La rivoluzione protestante non ebbe conseguenze solo sul piano religioso, spirituale, culturale, filosofico, economico e sociale. Dal punto di vista politico, il successo della rivolta luterana costituisce il definitivo fallimento del progetto di unire politicamente i popoli europei intorno alla religione cattolica, avviato, con l'incoronazione di Carlo Magno, nella notte di Natale dell'anno 799.            L'Europa con il protestantesimo si tribalizzava e militarizzava di nuovo, come al tempo dei regni barbarici dei Visigoti, dei Franchi, dei Longobardi, tornava indietro, di quasi mille anni, nei secoli dal Quinto al Settimo. Le nuove tribù sono le nazioni create dal trattato di Westfalia del 1648. Solo l'unità nel Sacro Romano Impero di Carlo Magno aveva permesso all'Europa di arrestare la conquista islamica. Questa unità veniva ora contestata dal protestante Erasmo da Rotterdam, il celebre autore dell'Elogio della pazzia (1511), contrario a muovere guerra ai turchi considerando la Chiesa il solo vero nemico. Ora che la Cristianità si sfaldava, la potenza ottomana cominciava, provvidenzialmente, a declinare ma il maomettanesimo europeo avrebbe compiuto dall'interno quanto non era riuscito all'Islam. Il protestantesimo, infatti, non solo distrusse l'unità politica della Cristianità ma annullò la stessa identità religiosa dei popoli europei di cui la Chiesa, per secoli, era stata custode e sostenitrice. Con la rivolta luterana iniziarono le guerre fratricide fra europei e si protrarranno fino al XX secolo. Ancora non si sono placate; basta solo considerare la situazione nell'Irlanda del Nord. L'eresia luterana riesce ad affermarsi perché, diversamente da quelle passate, come abbiamo già detto, è fatta propria dai detentori del potere politico e militare che le assicurano il braccio armato per difendersi e imporsi con la forza delle armi. La Chiesa non poteva rassegnarsi al dilagare dell'eresia sulla punta della spada e dovette mobilitarsi per non essere spazzata via.      La Chiesa non si darà mai per vinta contro i suoi nemici fino al pontificato di Giovanni XXIII. Con il Papa la Chiesa si rassegna alla frantumazione della Cristianità e rinuncia a ricomporre l'unità cristiana nell'unica vera Chiesa, quella fondata direttamente da Gesù Cristo su Pietro, ed accetta la perdita dell'identità del popolo cristiano provocata dal protestantesimo. La Chiesa non si era mai arresa al nemico e, sempre, aveva tenuto fermo il principio che l'unità cristiana fosse solo quella cattolica che non può né essere lacerata né rappezzata né ad essa possono essere aggiunti pezzi ma è unica e inconsutile come la veste del suo fondatore, Gesù Cristo.
 3-b) Il mattatoio europeo  
Nel febbraio del 1531, otto principi tedeschi e undici città libere fondarono la cosiddetta Lega Smalcaldica. In caso fossero stati attaccati per motivi religiosi, si sarebbero dati reciproco aiuto e assistenza. Questo patto sancisce la definitiva frattura della Cristianità. Carlo V, braccio armato del papato, mosse guerra ai principati ribelli della Germania e sconfisse i luterani a Muhlberg, in Sassonia, nel 1547 ma la vittoria non fu sufficiente ad estirpare l'eresia e a far rientrare la rivolta. Intanto, nell'Inghilterra anglicana del re-papa Enrico VIII, i cattolici che non accettano di aderire allo scisma vengono perseguitati e messi a morte, come ai tempi di Decio e Diocleziano. Le vittime furono migliaia. Morto Enrico VIII gli succede Edoardo VI, di soli nove anni. Di fatto, governa lo zio materno, il fanatico calvinista Edoardo Seymour. La Chiesa anglicana, da scismatica, diventa anche eretica e le persecuzioni contro i cattolici si inaspriscono. Nel 1549 il Parlamento inglese, come fosse un conclave cardinalizio, approva il "Libro della Preghiera comune" (Prayer Book). Il regno di Edoardo VI dura solo sette anni. Con l'ascesa al trono, nel 1553, di Maria d'Inghilterra, figlia legittima di Enrico VIII e Caterina d'Aragona, lo scisma d'Inghilterra venne meno. Nel 1554 furono ripristinate le corti papali e la legge canonica per la condanna dell'eresia. Durante i suoi cinque anni di regno, la regina Maria fece giustiziare trecento eretici, ostinati e ribelli alla Corona.         Nel novembre 1558, all'età di venticinque anni, sale al trono Elisabetta, figlia dell'unione illegittima di Enrico VIII con Anna Bolena. Elisabetta era stata calvinista sotto il regno calvinista di Edoardo e cattolica con la cattolica Maria. Il giorno dell'incoronazione, il 15 gennaio 1559, giurò solennemente di restare fedele alla Religione Cattolica e di ripristinare la Chiesa e il Clero negli antichi diritti, libertà e privilegi. Dieci giorni dopo, in Parlamento, ritrattò tutto e ripristinò l'Atto di supremazia (Supremacy Act)  che fonda la Chiesa Nazionale Anglicana, a capo della quale è il re che ha la guida e il primato spirituale sulla Chiesa d'Inghilterra, con giuramento obbligò a riconoscere nella persona della regina tale prerogativa. In tal modo, Elisabetta è regina e papessa. Contemporaneamente, si avviava una spietata persecuzione dei cattolici dissidenti, e, fu varato dal Parlamento l'Atto di uniformità con cui si promulgava la seconda edizione del "Libro di preghiera". I dogmi della Presenza Reale di Gesù Cristo nell'Eucarestia e della transustanziazione venivano negati e la messa cattolica proibita. All'uopo fu istituito un tribunale dell'inquisizione anticattolica. Nei sotterranei della Torre di Londra furono torturati centinaia di cattolici e la carneficina continuò anche sotto il regno dei successori di Elisabetta, Giacomo I, Carlo I e Carlo II. Le leggi dell'inquisizione anglicana furono in vigore sino all'inizio del XIX secolo. Nel 1689 fu varata la Dichiarazione dei diritti, uno dei cardini della Carta Costituzionale inglese, dove veniva previsto che i monarchi inglesi non possono essere cattolici né sposare un cattolico. Analoga disposizione si ritrova, ancora oggi, nella Costituzione svedese e norvegese. Paradossalmente oggi esistono stati confessionali di religione protestante ed islamica ma non di religione cattolica, se si eccettua lo Stato del Vaticano. Nello stesso anno(1689), fu emanato l'Atto di tolleranza che abrogò alcune leggi penali nei confronti dei protestanti dissidenti e riconobbe agli stessi la libertà religiosa ma né tolleranza né libertà furono riconosciute ai cattolici. Due episodi, della storia inglese di quel periodo, assumono particolare rilevanza: il martirio di Maria Stuarda, regina di Scozia, che fu decapitata l'8 febbraio 1547, perché fervente cattolica e fedele alla messa cattolica, e, la decapitazione di Carlo I, nel 1649. Mai prima d'allora, nell'Europa delle monarchie di origine divina, un re era stato fatto giustiziare pubblicamente dal suo Parlamento. Veniva anticipata, di circa centocinquanta anni, la desacralizzazione della figura del sovrano che sarebbe stata compiuta dai rivoluzionari francesi, con la decapitazione di Luigi XVI, nel 1793. L'Inghilterra, ancora una volta, si dimostrava anticipatrice degli eventi della guerra divina. Questi si sarebbero poi ripetuti, nell'Europa continentale, dove, dopo la Guerra della Lega Smalcaldica, le guerre di religione avevano avuto una relativa tregua, a seguito del Trattato di Augusta, nel 1555. Veniva sancito il principio cujus regio eius religio, in base ad esso, i sudditi avrebbero aderito alla religione del loro principe che era libero di scegliere, fra essere cattolico o protestante. Tale libertà era negata ai sudditi ai quali non era lasciata altra scelta che accettare la religione di Stato o emigrare.Con il Trattato di Augusta, l'unità religiosa di ogni singolo stato germanico fu salva ma quella del Sacro Romano Impero fu definitivamente distrutta. Intanto, anche in Francia, dopo la morte di Enrico II nel 1559, scoppiarono le guerre di religione e si protrassero per circa quarant'anni. Nella cosiddetta Terza Guerra (1568-70), i protestanti francesi, detti Ugonotti, ebbero la meglio e con il trattato di Saint-Germain (1570) ottennero il permesso di mantenere quattro cittadelle fortificate. Nell'agosto 1572, mentre i capi degli Ugonotti erano convenuti a Parigi per assistere al matrimonio di Margherita di Valois, fu scatenato il massacro, passato alla storia come strage di San Bartolomeo. In due giorni furono uccisi 3000 Ugonotti e, prima della fine dell'autunno, altri 10.000 verranno massacrati nei dintorni di Parigi. Solo nel 1598, le guerre si placarono a seguito dell'Editto di Nantes, promulgato da Enrico IV di Navarra, ramo borbone, con cui, agli Ugonotti veniva riconosciuta una quasi completa libertà religiosa e i diritti civili. L'Editto rimase in vigore fino al 1685 allorché fu revocato da Luigi XIV e, successivamente, ripristinato da Luigi XVI, il re finito decapitato nel 1793 per mano della rivoluzione. Ma il flagello della guerra, scatenatosi in Europa a seguito dell'eresia protestante, non era destinato a placarsi. Ogni nazione aveva, ormai, nel suo seno il germe della divisione e della ribellione, e, le conseguenze peggiori non ancora si erano sviluppate, in tutta la loro forza distruttiva, in particolare, dove l'eresia protestante era nata, la Germania. Nel 1618, scoppiò la Guerra dei Trent'Anni che, nella sola Germania, provocherà 12 milioni di morti e ritarderà lo sviluppo del Paese di tre secoli. Tutto ebbe inizio a Praga, nel maggio del 1618. I protestanti defenestrarono due deputati governativi cattolici e un loro segretario e dichiararono deposto Ferdinando II. Il volo dalla finestra, per circostanze miracolose, non ebbe conseguenze mortali per i tre malcapitati ma segnò l'inizio della rivolta della Boemia protestante contro l'Austria cattolica. A fianco della parte protestante si schierarono i principi luterani di Germania e i loro alleati, inglesi, olandesi, danesi, svedesi ma anche i cattolici francesi, tutti contro la Spagna e l'Austria.        Nella battaglia di Lutzen del 1632, le forze protestanti subirono delle perdite gravissime. Il re svedese Gustavo Adolfo, comandante degli eserciti protestanti, fu ucciso in battaglia. Dopo circa un anno, l'esercito austro-spagnolo vinse di nuovo, nella battaglia di Nordlingen, e, i principi protestanti tedeschi si decisero a firmare la pace, a Praga, nel 1635. Questa pose fine alla guerra civile fra tedeschi ma non alla Guerra che continuò per altri tredici anni per opera della Francia.            La Guerra dei Trent'Anni si concluderà solo con il Trattato di Westfalia nel 1648.
  3-c) La perdita dell'identità religiosa. Le tre "Europe". 
L'Europa, disegnata dal Trattato di Westfalia, rimarrà, sostanzialmente, immutata per trecento anni. Si affermarono gli Stati nazionali e il concetto di sovranità nazionale scalzò il ruolo dell'Impero e del Papato. L'Impero Asburgico si ritrovò ad essere composto da 334 stati e città libere. Ai calvinisti furono estesi gli effetti della pace di Augusta del 1555 e si affermò il principio che la religione doveva restare confinata nell'ambito spirituale. Si era così avviato il processo di laicizzazione dello Stato moderno. Il principio cuis regio eius religio ebbe un'ulteriore evoluzione. Dopo la Guerra dei Trent'Anni, l'identità di un popolo ebbe come punto di riferimento non più la religione ma la nazione. Il principale effetto della Guerra dei Trent'Anni fu la perdita dell'identità religiosa dell'Europa, la fine dell'Europa come Cristianità, della sua unità nella comune religione cattolica.   Con la pace di Westfalia, si stabilì che il punto di riferimento dell'identità e dell'appartenenza di un popolo e di ogni singolo individuo fosse la nazione, e, solo, subordinatamente, la religione, lasciata alla libera scelta individuale. Dal 1648, l'Europa è ridotta ad un'espressione geografica, come dirà Metternich, in una lettera del 19 novembre del 1849, riferendosi però all'Italia che, paradossalmente, pur non avendo un'unità politica, aveva conservata intatta la sua identità religiosa, a cui venne sovrapposta la fittizia unità politica risorgimentale.     Se prima di tale data, la comune identità religiosa poteva costituire un ostacolo alla guerra fra popoli della stessa religione, in nome della nazione questo impedimento era superato. Gli europei erano pronti a scannarsi nelle guerre fratricide. Non contava essere cattolici, protestanti, calvinisti ma francesi, spagnoli, tedeschi, austriaci, svizzeri, svedesi, danesi, olandesi, inglesi, eccetera e non c'era alcun ostacolo, a che si combattessero fra loro, se i governi nazionali decidevano in tal senso. L'unica abiura e tradimento condannabile diventa quello nei confronti della propria nazione. Ai cristiani non è più concesso avere la comune patria "celeste" ma solo quella politica. La Guerra dei Trent'Anni, riguardo alla pace, si dimostrò, al pari di tutte le guerre, completamente inutile. Infatti i "cocci" della Cristianità approfittarono della pace di Westfalia per riprendere le forze e ricominciarono a combattersi. La guerra, come spesso accade, non aveva portato la pace ma solo una tregua. Papa Innocenzo X denunziò la menzogna del Trattato di Westfalia bollando la sua "pace" come: nulla, illegale, invalida, iniqua, ingiusta, condannabile, biasimevole, insensata, priva per sempre di significato ed effetto. Era la voce della Chiesa che non poteva accettare la scristianizzazione dell'Europa, la definitiva perdita di una parte dell'Europa alla Cristianità. Dal 1648, l'Europa è divisa in tre Europe: un'Europa del Nord, protestante, un'Europa a Sud, cattolica, un'Europa, ad oriente, ortodossa. Come volevasi dimostrare, anche dopo il Trattato di Westfalia, la Francia e la Spagna, paesi cattolici, ripresero a combattersi: l'identità nazionale superava e annullava quella religiosa. La guerra fratricida tra Spagna e Francia porterà al definitivo declino della potenza spagnola. I Borboni di Francia con la sconfitta di Blenheim nel 1704, da parte delle truppe inglesi di Marlborough e tedesche del principe Eugenio, fecero il loro esordio perdente nel XVIII secolo. 
 
  4) L’Iliade cattolica
La Provvidenza volse a fin di Bene anche la rivolta protestante. Senza la rivolta, suscitata da Lutero, nel seno della Cristianità, probabilmente, non avremmo avuto il Concilio di Trento che Fra’ Paolo Sarpi, redattore di una famosa storia del Concilio, giustamente definì : Iliade del secol nostro. Il paragone è appropriato se si considera che il Concilio si svolse a Trento in un clima di assedio. Tutt’intorno, infatti, le armate cattoliche erano impegnate a combattere contro gli eserciti musulmani sia orientali che europei. Spesso i lavori si dovettero interrompere per la minaccia incombente di una violenza armata da parte delle soldatesche protestanti.  Il 22 maggio 1542, papa Paolo III, quello che, nel 1548, avrebbe approvato gli Esercizi spirituali di sant’Ignazio, lesse, in concistoro, la bolla Initio nostri pontificatus con cui convocava il Concilio a Trento, allora in territorio germanico. In una città germanica era nata la Riforma protestante e in una città germanica fu concepita la Controriforma cattolica. Il 29 giugno la bolla papale fu resa pubblica. In data 21 luglio 1542 con la bolla Licet ab initio fu istituita a Roma l’Inquisizione. La bolla del 22 maggio chiamava a raccolta le truppe, quella del 21 luglio era la dichiarazione di guerra contro gli eretici cioè i nemici che combattevano la Chiesa per distruggerla dallo interno.  L’Inquisizione altro non fu che una polizia spirituale con cui smascherare e assicurare alla giustizia i criminali spirituali che si adoperavano a diffondere la eretica pravità nel corpo della Chiesa. Infatti il tribunale dell’Inquisizione non si interessava di chi non era cattolico ma degli ecclesiastici  e di tutti quelli che si dichiaravano cattolici senza esserlo e con il loro comportamento mettevano in pericolo la Fede cristiana del popolo cattolico con grave pregiudizio per le anime e la salvezza spirituale. Il Concilio fu aperto, ufficialmente, da Paolo III, con la bolla Laetare Jerusalem, nel 1545, e, si chiuse, nel 1563, sotto il pontificato di Pio IV. Era durato 22 anni  e  si erano  avvicendati 5 papi. Pio IV nella bolla Benedictus Deus del gennaio 1564 confermò i decreti e le decisioni prese dal Concilio che furono accettate da tutti i Paesi cattolici. A distanza di oltre quattrocento anni, quei decreti e quelle decisioni sono la salda roccia di chi vuole essere cattolico cioè appartenente alla Chiesa fondata direttamente da Gesù Cristo, la Seconda Persona della Santissima Trinità. Il Concilio di Trento proclamò con chiarezza ineguagliata la dottrina della Chiesa Cattolica, riaffermò la fede nella Verità rivelata e nella tradizione e respinse tutte le posizioni eretiche avanzate dalla rivolta protestante. I protestanti non erano riusciti ad espugnare la Città di Dio con il “cavallo di Troia” delle cosiddette riforme. Vi riusciranno con Paolo VI, quattrocento anni dopo. Quelle “riforme” penetrate nella Chiesa con il Concilio Vaticano II. Oggi, pertanto, per i cattolici è fondamentale restare arroccati nella “cittadella” inespugnabile che il Concilio di Trento approntò per la salvezza delle generazioni di tutti i cristiani che vogliono rimanere cattolici, cioè fedeli alla Chiesa e al suo Capo, Cristo Re. Papa S. Pio V fece fruttificare l’opera del Concilio; nel 1566, pubblicò il Catechismus ex decreto SS.Concilii Tridentini ad Parochos (Catechismo Tridentino ad uso dei parroci) insuperato strumento per chi vuole prepararsi ad essere valente cattolico, ed, il 14 luglio del 1570, emanò la bolla Quo Primum Tempore con cui stabilì perennemente la Liturgia della Messa: ...poiché nella Chiesa di Dio uno solo è il modo di salmodiare, così sommamente conviene che uno solo sia il rito di celebrare la Messa. Quasi presentendo quello che sarebbe accaduto dopo quattrocento anni e cioè che si sarebbe attentato al Canone della Messa, stravolgendolo nel senso voluto da Lutero, chiuse la bolla con il seguente anatema: Nessuno dunque, e in nessun modo, si permetta con temerario ardimento di violare e trasgredire questo Nostro documento: facoltà, statuto, ordinamento, mandato, precetto, concessione, indulto, dichiarazione , volontà, decreto e inibizione. Che se qualcuno avrà l’audacia di attentarvi, sappia che incorrerà nell’indignazione di Dio onnipotente e dei suoi beati Apostoli Pietro e Paolo. Iddio premiò la Chiesa, per la saldezza nella Fede, concedendo un anno dopo, nel 1571, la vittoria a Lepanto sulla flotta islamica.
   5) La nascita dell’Impero Servile5-A) La merce lavoro a) La causa della disoccupazione

All’inizio del 1998, in Europa, si contano venti milioni di disoccupati. La tendenza non accenna a diminuire. E’ la conseguenza della privazione dei mezzi di produzione a livello individuale. La situazione dimostra che l’uomo non ha più la possibilità  di procacciarsi da vivere se non è inserito in un’organizzazione produttiva alla quale  “presta” il suo lavoro.La disoccupazione ha origini lontane, negli avvenimenti verificatisi in Europa nel XVI secolo. Prima di parlare delle sue cause storiche è utile capire che cosa in effetti è. Nel sistema capitalista, non diversamente da quanto avviene nell’economie collettivizzate di stampo comunista, di fatto è possibile solo il lavoro come lavoro dipendente. Quello autonomo appartiene ad un’èlite, spesso è solo apparentemente tale, oppure, è confinato in settori economici marginali. Essere disoccupati  significa essere fuori dal sistema organizzato dei mezzi di produzione. La disoccupazione scomparirebbe se fosse possibile fornire a tutti i disoccupati i mezzi di produzione per procacciarsi da vivere.  La causa della disoccupazione non è originata dalla mancanza di lavoro, è proprio quello che non manca ( ci sono venti milioni di persone che lo offrono), ma dalla penuria di moneta, cioè di capitale investito nella produzione di beni e servizi. Mancano i soldi per acquistare tutta la merce-lavoro che viene offerta o che è a disposizione. Questo significa che non c’è nessuno disposto a cedere moneta in cambio di prestazioni lavorative o perché non si ha moneta oppure perché il lavoro non è produttivo cioè non produce la quantità di moneta necessaria a remunerarlo. Valga il seguente esempio, proposto dal Centro Studi Storici << AD UNUM>> ( da pag.94 di “ Agricoltura e mondialismo” di Mario Di Giovanni e Fabio Pedretti - Effedieffe - 1998 - MI) : Se sul mercato vi sono dieci penne e dieci lire, si potranno vendere le penne ad un prezzo unitario di una lira: ma se si devono produrre altre dieci penne, si dovranno immettere sul mercato altre dieci lire, altrimenti si dovrebbero vendere le penne solo al prezzo di mezza lira. E se la penna costa, ad esempio, sessanta centesimi, è ovvio che il processo produttivo, in mancanza di incremento di liquidità monetaria, si arresta! Questo significa che ogni libertà decisionale sullo sviluppo o recessione dei mercati, non sta nelle mani dei produttori reali dei beni, ma in quelle del sistema bancario che produce moneta di riserva.
 b) Il lavoro come merce

Il fenomeno economico della disoccupazione non può essere compreso se non si tiene conto  che il lavoro è una merce. Se la merce-lavoro resta invenduta, non ci sono rimedi diversi da quelli adottati nei confronti di una qualsiasi altra merce: abbassare il prezzo, ( ....continua....)

sabato 5 novembre 2016


DICIAMO A PAPA BERGOGLIO che va ad abbracciare i luterani 


o) Il concetto cristiano e quello pagano di proprietà
 
 
Il protestantesimo cancella i legami feudali, riafferma il concetto di proprietà secondo il diritto romano, come possesso pieno con facoltà di usare e abusare. Nel Medioevo era prevalso il concetto cristianizzato di proprietà. Il padrone di fatto era un usufruttuario. Dalla terra era legittimato a trarre quanto necessario al suo sostentamento secondo lo stato ed il rango. Non poteva per il resto sottrarla all’uso altrui. Solo al nobile era concesso di cacciare nei suoi boschi ma non poteva impedire che la popolazione raccogliesse legna. Ognuno usava della proprietà secondo il proprio rango e nei limiti dei suoi bisogni. Con il protestantesimo il diritto si ispira di nuovo ai criteri della mentalità pagana romana.  Al nobile va la terra. Al contadino le braccia e per vivere deve trovare chi le compra.
 
p) L’inizio dell’Epoca capitalista. Il mercato
 
La nobiltà terriera ha usato l’eresia luterana per impadronirsi dell’intero sistema produttivo. Era iniziata l’epoca capitalista sullo scambio che si realizza nel punto in cui tutti i possibili scambi potenzialmente si incontrano: il mercato. Caratteristica fondamentale del sistema è che una controprestazione del rapporto di scambio è costituita sempre da moneta che, con reminiscenza pitagorica, può definirsi misura di tutte le cose.
 
q) Un unico prodotto: il denaro
 
Il fine dell’economia capitalista non è produrre beni ma denaro. I beni sono solo il mezzo con cui nel mercato ci si procura denaro, paragonabile al sangue in un organismo vivente. Quanto non è idoneo a produrre denaro è fuori mercato, di conseguenza, fuori dal sistema. La spiegazione delle enormi masse di disoccupati, oggi in Europa, è tutta qui. Il lavoro umano è sempre di più una merce fuori mercato, senza  valore di scambio in quanto sempre meno idonea a produrre denaro. Si continua a parlare di fattori di produzione ma la produzione non ha alcuna autonomia di scopo se non quello di essere destinata allo scambio con moneta. La terra non serve più a produrre cibo, né le officine aratri, né le fabbriche beni, né i cantieri case o navi ma tutto serve solo se produce denaro.
 
r) Le pecore hanno diritto a vivere, gli uomini no
 
In Inghilterra la rivoluzione protestante realizza con maggiore efficienza, rispetto alla Germania, i suoi obiettivi. Dall’Inghilterra la rivoluzione sarà esportata nel mondo come rivoluzione industriale e  nel modello, attualmente vincente, tecnologico-finanziario. Anche in Inghilterra il popolo cercò di ribellarsi al suo destino servile. Nel 1549 scoppiò la rivolta di Kent. I lord avevano recintato tutte le loro proprietà per far pascolare le loro pecore. I contadini si ritrovarono senza terra da coltivare e senza boschi dove far legna. Le pecore si ingrassavano e gli uomini morivano di fame. Secondo l’etica capitalista il comportamento dei Lord era pienamente legittimo. Il padrone può recintare la sua proprietà quando gli pare e piace. Se le pecore procurano denaro e gli uomini no, è più giusto assicurare l’esistenza alle pecore anziché agli uomini, improduttivi o poco remunerativi. I contadini insorsero contro l’etica capitalista ma finì come in Germania; furono massacrati dai soldati professionisti del Re e dei suoi Lord.
 
s) Il musulmanesimo finanziario
 
Il protestantesimo attraverso il calvinismo e il suo principale dogma, la predestinazione, offrì alla nascente società capitalista, fondata sulla redditività del capitale cioè della moneta a fini produttivi, la sua religione ideale, una sorta di islamismo economico in cui la sottomissione ad Allah veniva sostituita con la sottomissione al dio-moneta. Il dogma della predestinazione legittima anche la sottomissione, nell’organizzazione del lavoro. Il lavoratore deve essere sottomesso al suo datore di lavoro a cui spetta il ruolo di esecutore della volontà di Dio nel mondo produttivo. Il buon protestante deve accettare la condizione a cui il “Buon Dio”  lo ha predestinato e adoperarsi con tutte le sue forze allo svolgimento dei  compiti a tale condizione connessi, ad majorem gloriam Dei.
 
 
t) Lo Stato fagociterà mercato e moneta
 
L’accentramento di tutti mezzi di produzione in poche mani, iniziato con la rivoluzione protestante, è una tappa del processo il cui obiettivo finale è l’accentramento di tutti i mezzi di produzione nello Stato Unico a cui seguirà l’eliminazione della moneta e del mercato. Lo Stato, in questo modo, avrà, non solo, il controllo dei fattori della produzione ma, anche, il controllo totale di tutti i beni e i servizi. Potrà così  decidere chi ammettere e chi no alla loro fruizione. Non più, come avviene oggi, attraverso il possesso della moneta ma con una tessera magnetica, la cui attivazione e disattivazione sarà decisa unicamente dal potere statale.
                                      




Diciamo a papa Bergoglio


La rivolta protestante come inizio dell’Impero Servile  a) La prestazione e lo scambio
  L’economia dell’era feudale era fondata sulla prestazione. La rivolta protestante ribalta il sistema ed avvia l’era capitalista basata sullo scambio. Tutto diventa merce e può essere comprato e venduto. Misura di ogni valore è la moneta. Durante l’epoca feudale la moneta ha un ruolo marginale nell’economia complessiva, di fatto, serve solo in caso di guerra per pagare le truppe mercenarie. Il valore economico è dato dalla prestazione che un dato bene è in grado di assicurare. Il bene a più alto valore di prestazione è la terra, misura della ricchezza e del peso del potere. Anche il lavoro viene valutato come prestazione, raramente è remunerato  con un salario. Di norma viene ricompensato con una controprestazione: vitto, alloggio, vestiario, protezione. Anche i soldati, spesso, combattono per avere in concessione più terra che denaro.



b) La moneta


Dopo la rivolta protestante, inizia ad affermarsi il principio che la moneta è la normale controprestazione di ogni bene o servizio. All’inizio del XVI secolo, l’industria mineraria in Germania si perfeziona e permette di estrarre rame e argento in quantità tali da coniare abbastanza moneta. Si può, quindi, avviare un sistema di scambio fra prestazione, di beni o servizi, e moneta.  I principi tedeschi, proprietari delle miniere, capirono che il monopolio della moneta non avrebbe accresciuto il loro potere se non cambiava il sistema economico e sociale. Era necessario passare da un sistema basato sulla prestazione ad un sistema basato sullo scambio regolato dalla moneta.  La moneta aumentava la capacità di reclutare truppe mercenarie ed, in caso di guerra, dava un evidente vantaggio. Più utile poteva essere in tempo di pace per ricompensare tutte le prestazioni; principalmente quelle applicate al principale mezzo di produzione: la terra. Fino ad allora, non c’era stato alcun interesse a togliere la terra ai contadini. Non c’era abbastanza moneta per pagare i salari alla manodopera applicata alla conduzione dei terreni. La disponibilità di moneta rendeva, ora,  possibile coltivare la terra con personale salariato. Se chi aveva il monopolio della moneta, principi e sovrani, si fosse assicurato, anche, il monopolio della terra, avrebbe avuto il controllo dell’ intero sistema produttivo. A questo c’era un ostacolo, la Chiesa. La circolazione monetaria aveva accresciuto, anche, le entrate finanziarie del Papato. Le decime in natura, fino a quel momento, non avevano consentito di trasportare la ricchezza a Roma, con la moneta questo divenne possibile.

c) La Germania ai tempi di Lutero-Il Paese delle trecento patrie


Non a caso, la rivolta protestante scoppiò in Germania, nel paese dove maggiore era la quantità di denaro in circolazione, prendendo spunto, proprio, dalla raccolta di denaro, effettuata dalla Chiesa, con la  vendita delle indulgenze. La Germania, ai tempi di Lutero, dalle sue miniere estraeva argento sufficiente ad alimentare  una disponibilità monetaria tale da assicurarle una posizione egemonica in campo economico. L’egemonia tedesca si protrasse fino alla metà del Cinquecento allorché cominciò ad affluire, in Europa, l’oro e l’argento dalle colonie spagnole nelle Americhe. Al successo della rivolta luterana contribuì anche il sistema politico frammentato di una Germania, all’epoca, definita “il paese delle trecento patrie”.  Il potere politico, infatti, non era accentrato ma  diffuso fra molteplici principi e nobilotti locali che non dipendevano dalla Chiesa per la loro legittimazione politica e, quindi, ne potevano anche fare a meno. I principi tedeschi vedevano la Chiesa come un concorrente finanziario, in quanto, rastrellava denaro con la vendita delle indulgenze, oltre che  un ostacolo al possesso monopolistico della terra, in quanto, la Chiesa aveva terre che dava in concessione ai contadini. Attendevano solo l’occasione propizia per eliminare il “concorrente” dal loro territorio e questa fu fornita da Lutero.