Lo
Stato-nazione, prodotto dell’Europa scristianizzata liberal-borghese, muore con
la Seconda Guerra Mondiale, l’epilogo della sua apoteosi titanica e
assolutista. Paradossalmente mentre in
Europa, nel dopoguerra, gli Stati-nazione si dissolvono a seguito del trattato
di Yalta, della Alleanza Nato, del Patto di Varsavia, delle Unioni o Comunità
economiche, giuridiche, commerciali, industriali e politiche, una nazione,
senza Stato da circa duemila anni, se ne conquista uno proprio.
Il 15 maggio
1948 il Consiglio nazionale degli ebrei proclama lo Stato di Israele
insediandosi in Palestina sul territorio
assegnato con la risoluzione ONU del 29
novembre 1947.
La principale
giustificazione dello Stato-nazione si fondava sul presupposto
socio-politico della esistenza di uno straniero visto come nemico del proprio
“spazio vitale”.
La politica a favore dello insediamento di
milioni di extracomunitari negli Stati europei dimostra che lo straniero non è
più “nemico” e lo stesso concetto di straniero perde ogni significato allorché
le associazioni immigrazioniste scandiscono slogan del tipo: nessuno è straniero nella mia città.
Se non esistono più stranieri, non ha più
alcun senso parlare di nazione, di patria. Infatti l’Impero Mondiale
Servile è fatto esclusivamente di popoli
nomadi.
Il ritorno al nomadismo del genere umano è già
ora pronosticato dall’uso, sempre più martellante, del termine mobilità con l’intento di presentare
tale condizione come un fattore positivo, una caratteristica di progresso della
società futura.
L’assenza dello
“straniero” e la “mobilità” costituiscono le principali caratteristiche
della cosiddetta società aperta, la versione tecnologica della primordiale società
nomade.
A quel tempo l’uomo non aveva ancora inventato il mattone, necessario
per costruire la casa che costituisce il primo necessario passo per
l’edificazione della città e del tempio, involucri materiali dove si svolge la
vita sociale e religiosa dell’essere umano.
La disgregazione degli Stati-nazione
prelude all’instaurarsi della società aperta costituita da popoli
senza casa, senza tempio, senza città, senza patria.
I confini dello Stato-nazione costituivano l’equivalente
della cinta muraria medievale del territorio nei cui confini vive il popolo con
una identità politica comune a tutti, un’identità nazionale comune alla
maggioranza e un’identità religiosa comune ai più. La cinta
muraria dell’Europa viene distrutta con la Seconda Guerra Mondiale e nel 1989 cade, per debilitazione economica,
quella dell’Impero Sovietico, l’esperimento di un modello di Impero Mondiale Servile alternativo a
quello “occidentale” tecnologico-finanziario.
Boris
Eltsin, in un discorso a un incontro in Russia Democratica, a Mosca, il 1°
giugno 1991, dimostra di averne piena consapevolezza: Il nostro paese non è stato fortunato. Infatti, fu deciso di condurre
l’esperimento marxista su di noi - il destino - più precisamente, ci spinse in
questa direzione. Piuttosto che da qualche paese africano, l’esperimento
cominciò da noi. E noi abbiamo alla fine dimostrato che non v’è nessun luogo
adatto a simile idea. Essa ci ha solo sospinti lontano dalla via che i paesi
civilizzati del mondo hanno imboccato. Tutto questo è oggi chiarissimo, quando
il 40 per cento della popolazione vive sotto il livello della povertà e
oltretutto in costante umiliazione, allorché riceve prodotti sotto forma di
tessere annonarie. E’ un’umiliazione continua, un promemoria che ad ogni ora ti
ricorda la tua condizione di schiavo in questo paese.( citato a pag.109 del
libro di Francis Fukuyama La fine della
Storia e l’ultimo uomo - Rizzoli
Libri S.p.A. - Milano - 1992).

La “parentesi democratica”, nell’Europa del
secondo dopo guerra, e, il periodo di
guerra fredda, contro il modello
sovietico di ispirazione marxista-leninista, servono a consolidare la
prevalenza del modello tecnologico anglo-americano e a completare la
“specializzazione” delle economie nazionali.
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