La via della morte e la via della vita
La
caratteristica principale di questa società è quella di essere organizzata non
più per assicurare un cammino di salvezza cristianamente inteso ma di favorire
l’apostasia generalizzata negando la presenza di Cristo nel mondo ed
espropriando l’uomo del suo fine che è quello di servire Iddio e nessun’altro. Occorre
sempre tenere presente l’esortazione di San Paolo contenuta nella Epistola agli
Efesini: Fratelli, rinnovatevi nello
spirito della vostra mente, e rivestitevi dell’uomo nuovo, creato secondo Dio
nella giustizia e nella santa verità. Per la qual cosa, rigettata la menzogna,
parli ciascuno al suo prossimo secondo la verità, poiché siamo membri gli uni
degli altri. Se vi adirate, guardatevi dal peccare: non tramonti il sole sopra
l’ira vostra. Non date luogo al diavolo: colui che rubava, non rubi più, ma
anzi lavori con le proprie mani a qualche cosa di onesto, di modo che abbia da
dare a chi si trova nella necessità. Occorre quanto prima abbandonare la
via della morte sulla quale è incamminata gran parte dell’umanità e ritornare sulla retta via
della vita: Vi sono due vie: una della
vita e una della morte: grande è la differenza fra queste due vie. Orbene, la
via della vita è questa: amerai innanzi tutto Dio tuo creatore, poi il prossimo
tuo come te stesso e quanto vuoi non sia fatto a te, anche tu ad altri non
fare. Ora l’insegnamento di queste parole è questo: benedite coloro che vi
maledicono, pregate per i vostri nemici, digiunate per quelli che vi
perseguitano. Perché qual merito c’è ad amare coloro che vi amano, non fanno
ciò anche i gentili? Voi invece amate coloro che vi odiano

Zamlap Salvatore Iervolino 2014 © " L'albero d'oro"
e non avrete un nemico.
Astieniti dai carnali e corporei desideri. Se qualcuno ti percuoterà la guancia
destra, porgigli anche l’altra e sarai perfetto. Se qualcuno ti costringerà ( a
seguirlo) per un miglio, seguilo per due miglia. Se qualcuno ti toglierà il
mantello, cedigli anche la tunica. Se qualcuno ti toglierà il tuo, non
domandarglielo perché non puoi. Ad ognuno che ti chiede da’ e non richiedere,
perché a tutti vuol che si dia il Padre dei suoi propri doni. Beato chi dà
secondo il precetto, perché è senza colpa. Guai a chi prende, perché se uno
prende avendone bisogno, sarà senza colpa; chi invece non ha bisogno renderà
conto d’aver preso e del perché avrà preso, e gettato in carcere sarà giudicato
delle sue azioni e non ne uscirà finché non avrà restituito l’ultimo quadrante.
Ma anche questo è stato detto: si bagni di sudore l’elemosina nella tue mani,
finché tu sappia a chi dai. ( Dalla “Didaché o dottrina degli Apostoli” in Fonti e Studi di Storia della Chiesa di
Paolo Brezzi – Marzorati Editore Milano – 1962 – pagg. 249-250).

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